De Napoli, Ferdinando

Ferdinando De Napoli [Firmo (Cosenza), 26 marzo 1874 – Bologna 6 gennaio 1936]

Figlio di un avvocato di Firmo, orfano della madre che morì quando lui aveva solo quattro anni, crebbe in libertà e senza regole ma ben presto il padre lo mandò in collegio e lì conforto e sprone nel desiderio innato di sapere, nell’orgoglio di non essere secondo a nessuno con un ingegno di primordine.
Licenziando liceale primo tra i compagni, rinunziò al meritato premio in favore di uno studente povero e anche dopo continuò a tessere la sua vita di questi atti di bontà e di solidarietà, desideroso sempre di giovare agli altri.
Nel 1898 conseguì la laurea di medicina e chirurgia nella Università di Napoli e nello stesso anno fu chiamato alle armi ed entrò nella scuola di Sanità militare. Indotto dai superiori ad abbracciare la carriera militare, nella quale si distinse sempre per sapere e per opere, continuò a perfezionarsi negli studi prediletti di dermosifilografia, settore in cui divenne specialista insigne e originale. Benché ufficiale (raggiunse il grado di tenente colonnello medico) dal 1909 al 1920 fu assistente onorario e poi aiuto onorario della Clinica dermosifilopatica di Bologna diretta da Domenico Maiocchi, il quale gli fu maestro e amico.
Libero docente nella stessa clinica dal 1914, portò a compimento e pubblicò molti pregevolissimi lavori scientifici, uno dei quali meritò la prefazione del grande patologo Paolo Ehrlinch.
La guerra mondiale lo trovò al suo posto di combattimento come maggiore medico e fu notevole il contributo che egli recò nel campo sanitario, ove la forza dell’ingegno, l’originalità, lo zelo, la pietà tradusse in miracoli mirabili opere di assistenza e di profilassi in zona di operazioni, apprezzate dal comando d’Armata, da stranieri e dallo stesso nemico. Esemplare fra l’altro fu l’organizzazione e la direzione a lui affidata di un lazzaretto per colerosi, giudicato l’ultimo argine contro l’epidemia che minacciava seriamente i combattenti e le retrovie.
Molti furono gli incarichi delicati affidatigli dal comando supremo per designazione dell’autorità sanitaria, che gli acquistarono meriti eccezionali riconosciuti con promozioni e onorificenze.
Anche dopo la guerra, ritornato ormai a vita privata, continuò la sua attività di studioso, di professionista e instancabile propugnatore di iniziative sociali e umanitarie, tra le quali vanno segnalate quelle che miravano a tutelare e riabilitare le minorenni traviate e le donne in generale, come – convinto che dovere di ogni cittadino era quello di considerare il matrimonio un «funzione sociale» – l’obbligo per gli uomini di presentare prima del matrimonio (proposta fatta con i colleghi Achille Sclavo e Cesaree Ducrey) un certificato attestante le condizioni di salute relativamente alle malattie veneree in quanto «nei riguardi della sifilide sarà più facilmente accettabile in quanto dovrà imporsi esclusivamente al futuro sposo, nella quasi totalità dei casi responsabile dei contagi coniugali»: la proposta non ebbe alcun esito legislativo). Per lui, la questione sessuale aveva bisogno, infatti, «di disciplina e di freni»: «Per il solo uomo, che è quasi costantemente colui che porta le infezioni veneree nel talamo coniugale, contaminando egli frequentissimamente la purezza e la poesia dell’imeneo, io chiedo che intervenga il medico, insieme col sindaco e col prete, per dare il suo assenso ad un legame duraturo e sacro, che deve oramai rappresentare non più un fatto individuale, ma statale».
Propose anche l’istituzione della giornata della madre, e l’opera di protezione «Pro derelitte», sorta in tempo di guerra e poi fiorente in Bologna. Negli anni del fascismo, assecondando la politica demografica del regime, propose di punire con una tassa anche i coniugi senza figli, ma la proposta rimane inascoltata. Nei primi anni trenta, manifestò la sua avversione verso la “donna libera”, sostenendo che diventano femministe quelle donne che avevano rinunziato alla propria femminilità e ai diritti e doversi biologici e sociali del proprio sesso».
La sua fama di sifilografo a ogni modo è legata soprattutto a un’opera monumentale di più di mille pagine che lo fece conoscere anche all’estero e che esgli con giusto orgoglio usava chiamare «il mio libro»: Sesso e amore nella vita degli uomini e degli animali, un volume pregevole per la vastità della dottrina, l’originalità tutta soggettiva degli spunti filosofici, sociali, polemici, e il fine eminentemente didattico che riassume le direttive spirituali ed etiche dell’autore. Con uno studio biologico comparativo degli esseri viventi animati, l’autore si propose di insegnare a interpretare i misteri della natura e in seguito a meglio regolare la vita umana e i rapporti che intercorrono tra gli uomini. Il moralista, il filosofo, il legislatore avrebbero trovato in quel libro i principi ai quali ispirarsi nelle loro battaglie, e nutrimento intellettuale e spirituale tutti coloro che hanno lume dell’intelletto e bontà di cuore.
Il libro della cui elaborazione l’autore trasse conforto nel grave lutto per la perdita della moglie, fu pubblicato con la prefazione di Augusto Murri, il grande tra i grandi clinici d’Italia, e questa, insieme alla larga diffusione che, nonostante la mole, l’opera ebbe e ha, sono meritato premio all’improba fatica che gli costò sei anni di lavoro.
A Cosenza una via Ferdinando De Napoli lo ricorda. (Matteo Caruso) © ICSAIC 2022 – 3 

Opere

  • Sulle febbri estive o dei tre giorni, dominanti in Bologna, Tip. E. Voghera, Roma 1911 (Estratto dal «Giornale di medicina militare», febbraio 1911);
  • Guerra e problema sessuale, Tip. Gamberini e Parmeggiani, Bologna 1915 (Estratto da «Bullettino delle scienze mediche», 9.s., 86, 3, 1915).
  • Sesso e amore nella vita degli uomini e degli animali, sessuologia, sociologia, fisiopatologia, igiene, pedagogia, psicologia, etica e legislazione sessuale, 2 voll., Fratelli Bocca, Torino 1927 (poi, III ed., 1942);
  • La bisessualità latente come carattere individuale costante e consecutiva opoterapia antiomosessuale, E. Tinto, Roma 1928;
  • La sifilide ereditaria dal punto di vista clinico sperimentale e sociale, Istituto editoriale scientifico, Milano 1929;
  • Da Malthus a Mussolini. La guerra che noi preferiamo, Cappelli, Bologna 1934.

Nota bibliografica

  • Nicola Serra, Ferdinando De Napoli, Tipi Cronaca di Calabria, Cosenza 1929 (Estr. da «Cronaca di Calabria» a cura dell’Accademia Cosentina, n. 10);
  • Prof. Ferdinando De Napoli, «Cronaca di Calabria», 24 maggio 1933;
  • Ferdinando De Napoli: una gloria calabrese della medicina italiana, «Cronaca di Calabria», 24 dicembre 1933;
  • Francesco Serra, Ferdinando De Napoli, «Cronaca di Calabria», Cosenza 1937;
  • Marta Boneschi, Senso. I costumi sessuali degli italiani, Mondadori, Milano, 2000, ad indicem;
  • Francesco Cassata, Molti, sani e forti, L’eugenetica in Italia, Bollati Boringhieri, Torino 2006;
  • Bruno Wanrooij, Zefthe Akaira, o delle identità smarrite, Eiu working paper, n. 89/399. European University Institute, Firenze 2020;