Del Pozzo, Rodolfo

Rodolfo Del Pozzo [Mammola (Reggio Calabria), 11 dicembre 1867 – Catanzaro, 6 agosto 1935]

Figlio di Antonio e di Francesca Gallucci. Poco si conosce della sua infanzia, della sua adolescenza e prima giovinezza che trascorse a Mammola in compagnia della sorella Clementina e del fratello Enrico, futuro parroco della Chiesa del Carmine. Fu pittore, scultore in cartapesta e fondatore di una scuola d’arte locale. Ancora fanciullo iniziò a formarsi presso la «Scuola Mammolese» che annoverava pittori e scultori d’indiscusso talento, tra i quali si distinsero Giuseppe Bruzzese, Vincenzo Fonti, Vincenzo Gallucci, Domenico Antonio Scarfò, Vincenzo Valerioti e Antonio Spina, discepolo del napoletano Francesco Saverio Citarelli.
Nsel 1893, con un contributo della Provincia di Reggio Calabria, partì alla volta di Napoli per frequentare il Regio Istituto delle Belle Arti sotto la guida dei maestri Domenico Morelli e Michele Tedesco. Rimase nella città partenopea all’incirca dal 1893 al 1899 poiché risalgono appunto al 1893 e al 1894 due attestati con lode, rilasciati dall’Accademia per l’iscrizione alle classi successive; un altro attestato è del 1896, a conclusione del terzo anno di corso, e un altro è del 1899.
Inoltre si riscontra un documento datato Napoli, 5 febbraio 1895, firmato dal Preside dell’Ateneo “Cristoforo Colombo”, in cui si dimostra il compimento lodevole del corso degli studi nell’anno scolastico 1895-96 per gli esami di ammissione alla Scuola Militare di Modena, dove egli non andrà mai. Sul certificato risulta anche l’elenco delle materie sostenute dal giovane per le varie prove.
La fama di Rodolfo Del Pozzo, purtroppo, non fu pari al valore intrinseco dell’artista perché «spesso I’uomo è impedito a seguire fino in fondo le sue autentiche vocazioni in quanto le vicissitudini della vita portano a decisioni improvvise e traumatiche, che ne segnano per sempre il destino», come ha scritto. Problemi familiari gli impedirono di completare gli studi, per cui dovette lasciare Napoli con una grande tristezza nel cuore e rinunciare cosi ai suoi sogni, a ogni possibilità di aggiornamento e d’inserimento nel mondo dell’Arte quando il padre lo richiamò per due volte a Mammola.
Rientrato nel “natìo borgo selvaggio”, attraversò alcuni mesi di profondo travaglio interiore che superò grazie ad un’indole forte e riservata, velata di una sorta di timidezza e d’istintiva bontà che gli conferirono quel tratto di pacata malinconia e fanciullesca innocenza ben riflesse nelle sue composizioni.
Nel 1900 sposò la cugina Francesca Gallucci, figlia di Domenico, fratello della madre. Da lei avrà quattro figli: Filomena, chiamata familiarmente Memé (Mammola 1904 – Catanzaro 1970), Amelia, pittrice di luminosi ed inquieti paesaggi, conservati per la maggior parte in collezioni private e nel Museo provinciale di Catanzaro (Mammola 1907 – Catanzaro 2000), Clementina, morta a un anno, e Antonio, morto a soli undici mesi.
In seguito a tale tragico avvenimento l’artista smise di lavorare al presepe di cartapesta e creta, del quale restano due pastori e le suggestive statue della Madonna e di San Giuseppe.
Già qualche anno prima, mentre era studente a Napoli, aveva scolpito undici statuette da presepe, in creta.
A Mammola visse interamente dedito alla famiglia, alla pittura e alla scultura, consacrato ai doveri di cittadino e cristiano, circondato da parenti ed amici.
Fondò una scuola d’Arte locale. Mantenne una fitta corrispondenza con alcuni allievi e diede loro consigli, come dimostra l’affettuosa lettera del 13 febbraio 1935 dell’allievo per il Disegno Michele Pisani, trasferitosi a Roma per svolgere l’attività di ebanista ed intagliatore. Il giovane, ritratto da Rodolfo nel quadro “Battaglie dell’anima”, in questa missiva commenta e loda la scultura dell’artista mammolese “Animae Purganti”, che si trova a Caulonia.
Nel 1916 espose alla lotteria “Pro Combattenti” il quadro patriottico “Pace”, raffigurante una giovane donna che tiene in braccio la figlioletta, «ambedue con gli occhi fissi sul lontano orizzonte ove si scorge una candida nube, simboleggiante la Pace».
Nel 1921 intrecciò un carteggio con il Prof. Gustavo Girosi, di Napoli, Maestro e critico di chiara fama, il quale lo invitava a lasciare il suo eremo calabrese per tornare alla vita cittadina.
allo stesso anno una lettera del Vescovo di Gerace, Giorgio Del Rio, in data 14 aprile, in cui l’Eccellenza, prima di recarsi nella nuova sede di Oristano, ringrazia Rodolfo del ritratto.
Nel 1934 espose alla Mostra del Sindacato Fascista, a Reggio Calabria, tre tele: “Battaglie dell’anima”; “Sonno innocente”; “Lo Sgridato”. Queste opere, pur non essendo né le migliori né le più importanti, suscitarono l’interesse e l’ammirazione della critica. Ricordiamo, ad esempio, i giudizi
positivi di «Brutium» (anno XII, 1984, luglio-agosto) e della “Revue Moderne” di Parigi, su cui il 5 settembre 1934, da Rue Saint Denis 88, cosi scrisse, tra l’altro, Clemènt Morro al Salone del Sindacato Fascista delle Belle Arti di Calabria: «Paesaggista e ritrattista, Rodolfo Del Pozzo si distingue per la sua sincerità, per la sua semplicità coloristica (..). Spero di poter un giorno ritornare su questo artista che merita tutta la nostra stima».
L’ultimo lavoro di Rodolfo Del Pozzo è «L’autoritratto», di tipo impressionista, datato presumibilmente un anno prima della morte, avvenuta a Catanzaro il 6 agosto 1935.
Le figlie Filomena ed Amelia raccontavano con affettuoso rimpianto un aneddoto alquanto singolare che metteva in risalto l’inclinazione naturale del loro genitore per l’arte.
Talvolta, dopo cena, quando la famiglia si attardava intorno alla tavola, Rodolfo tracciava distrattamente sulla tovaglia bianca qualche rapido abbozzo, uno schizzo istantaneo con la matita che teneva a portata di mano: tale azione provocava un certo comprensibile disappunto da parte dell’amatissima moglie Francesca; poi, però, tutto si risolveva stemperandosi in una indulgente risata che riconduceva l’artista alla realtà.
Come ricorda la storica dell’Arte Antonietta De Fazio «della vasta produzione del pittore, una parte consistente è dedicata al paesaggio, di cui Primavera, Campagna di Cinquefrondi, Nevicata, Panorama marino, Effetto lunare, Tramonto, rappresentano solo alcuni titoli. Al tema sacro rimandano: San Nicodemo benedicente il borgo di Mammola (1897), Madonna del Rosario, Consegna delle chiavi a san Domenico, tutte nella Matrice di Mammola, mentre Il bacio di Giuda, Anime purganti, San Francesco di Paola trovano accoglienza nella chiesa dell’Annunziata. (Sulla base di una biografia redatta da Maria Amelia Comito) © ICSAIC 2022 – 2 

Nota bibliografica

  • Antonio Pelaggi, Catalogo delle opere di pittura del Museo Provinciale di Catanzaro, Frama Sud, Chiaravalle Centrale 1976, pp. 46-52;
  • Stefano Scarfò, Artisti calabresi scomparsi: Rodolfo De Pozzo, in «Calabria Letteraria», XXXII, 1/3, 1984.
  • Amelia Comito Parise, Rodolfo del Pozzo, Edizione F. C., Cosenza 1992;
  • Armando Giorno La Calabria nell’arte. Catalogo storico-artistico dei pittori calabresi dalle origini ai giorni nostri, Orizzonti Meridionali, Cosenza 1993, p. 110;
  • Reggio Calabria e la sua provincia. L’arte e i segni della storia, a cura di C. Nostro, Napoli 2000, p. 239;
  • Enzo Le Pera, Arte di Calabria tra Otto e Novecento. Dizionario degli artisti calabresi natai nell’Ottocento, Rubbettino, Soveria Mannelli 2001, p. 70;
  • Pinacoteca e Gipsoteca provinciale. Arte dal XVI al XX secolo, catalogo del MARCA a cura di Sergio Risaliti, Electa Milano 2008, p. 130;
  • Renato Ruotolo, Gli studenti calabresi al Reale Istituto di Belle Arti di Napoli. Una breve traccia archivistica, in Cosenza e le arti. La collezione di dipinti dell’800 della Provincia di Cosenza (1861-1931), a cura di Anna Cipparrone, catalogo della mostra (Cosenza), Provincia di Cosenza, Cosenza 2013, pp. 70-77;
  • Maria Amelia Comito, Rodolfo Del PozzoPittore e scultore di Mammola, Nuova Santelli Edizioni, Cosenza 2016;
  • Antonietta De Fazio, La Calabria e i suoi artisti. Dizionario dei pittori (1700-1930), Rubbettino, Soveria Mannelli 2020, p. 127.

Nota archivistica

  • Archivio Famiglia del Pozzo (Mammola), Attestati del Regio Istituto delle Belle Arti; carteggi; appunti dell’artista.