Marchese, Giuseppe

Giuseppe Marchese [Luzzi (Cosenza), 28 agosto 1892 – 4 settembre 1977)

Nasce da Cesare e Rosaria Gardi, famiglia benestante che vanta ascendenze illustri nel campo giuridico, in quello religioso e in quello politico. A quel tempo il piccolo centro della media valle del Crati conta 4000 anime, di cui tre quarti abitano in campagna e solo un quarto nel centro abitato. È un paese caratterizzato da una forte stratificazione economica e sociale, con un’aristocrazia nobiliare e una borghesia della terra e delle professioni in posizione dominante, da un lato, e una borghesia artigiana, la piccola proprietà coltivatrice e il vasto mondo del proletariato rurale in posizione subalterna, dall’altro. 
In questo ambiente il Marchese frequenta la scuola elementare, segue, quindi, il corso ginnasiale nel seminario di San Marco Argentano, ma presto se ne allontana perché non sopporta l’eccessiva pesantezza delle pratiche religiose, e lo completa nel rinomato collegio Garopoli di Corigliano. Gli anni di Liceo li inizia presso il Telesio di Cosenza, ma non li porta a termine con ciò deludendo la volontà del genitore che voleva avviarlo agli studi giuridici, per continuare la tradizione di famiglia. Si iscrive invece al Corso magistrale annesso al ginnasio di Rossano dove si distingue per le notevoli doti intellettuali e organizzative, collaborando con alcune testate giornalistiche («Il popolano» di Corigliano Calabro, «La Nuova Rossano» di Rossano, «L’Attualità» di Teramo e il «Roma» di Napoli), fondando il periodico umoristico «U strolacu»), e dando vita, con l’aiuto del Preside, alla rivista «La voce dei corsi magistrali d’Italia», che in breve si diffonde in tutto il territorio nazionale.
Conseguita la patente di maestro elementare nel 1913, viene chiamato lo stesso anno a insegnare nella scuola del suo paese, gestita dal Comune. 
Allo scoppio della grande Guerra lascia forzatamente l’insegnamento per la chiamata alle armi, ma l’interruzione è di pochi mesi, perché viene presto congedato per motivi di salute. Torna a insegnare nella stessa scuola e partecipa attivamente alle iniziative promosse negli anni del conflitto dagli amministratori comunali locali e dalle Associazioni a favore delle famiglie dei soldati al fronte, dell’infanzia e della popolazione in difficoltà. 
Si fa anche promotore dell’apertura di un Educandato femminile per le orfanelle e si attiva per la costruzione di un edificio scolastico al suo paese che sarà realizzato molti anni dopo col concorso di un’associazione del Nord (il «Gruppo d’azione» di Milano). 
Nel 1919 partecipa al primo Concorso magistrale bandito dallo Stato a livello provinciale e lo vince, classificandosi ai primi posti in graduatoria. Inizia così da maestro titolare il suo apostolato educativo che durerà fino al 1958, anno del suo pensionamento, dopo 9 lustri di insegnamento. 
Tra insegnamento e opere umanitarie, si dedica con passione allo studio. 
Il primo lavoro a stampa risale al 1914 ed è un saggio di pedagogia sociale (Come ci siamo affermati) che risente molto dei principi dell’indirizzo culturale allora in auge: il Positivismo. In esso il giovane autore (ha soltanto 22 anni) vede nell’educazione e nella scuola il mezzo e il luogo più idonei per il miglioramento dell’individuo e della società. 
L’anno dopo pubblica un breve ma denso studio critico sulla psicologia del maggior filosofo del positivismo italiano: La psicologia come scienza positiva di Roberto Ardigò.  
Ancor più significative dal punto di vista scientifico e dell’originalità sono altre due opere successive, frutto di un lavoro di ricerca e di approfondimento durato anni.
La prima del 1932 è La Badia di Sambucina, un saggio storico sul movimento cistercense nel Mezzogiorno, nel quale rivendica alla Sambucina, il monastero dei monaci benedettini ubicato nel territorio di Luzzi, la priorità nella diffusione del movimento cistercense nell’Italia meridionale.
La seconda del 1957 è Tebe Lucana, Val di Crati e l’odierna Luzzi, un’opera, frutto di oltre 40 anni di ricerche pazienti e minuziose, nella quale ricostruisce la storia del suo paese dalle origini agli anni Cinquanta. In essa, facendo uso di un’abbondante documentazione di carattere storico, archeologico, archivistico, numismatico e letterario e rispondendo alle obiezioni mosse alla sua tesi, dimostra che l’antica Tebe Lucana corrisponde all’odierna Luzzi. 
Due anni dopo, nel 1959, pubblica uno scritto Idee e controversie sulle origini del monachesimo medievale di Valle di Crati, occasionato dall’uscita di tre volumi sulla storia del monachesimo in Calabria e, segnatamente, nella Valle del Crati che contengono, a suo giudizio, diverse omissioni e alcune affermazioni prive di riscontri documentari.
Tralasciando altri suoi scritti minori, in gran parte collaborazioni a iniziative editoriali di varia natura (Il costume popolare in ItaliaGrande Dizionario Enciclopedico UtetCondottieri e capitani), che contribuiscono a caratterizzarlo come studioso prolifico e dai molteplici interessi, preme dar conto di un’altra sua pubblicazione del 1937 dal titolo La rivoluzione fascista e il problema educativo, che contiene la presentazione del pedagogista di origine calabrese Giuseppe Michele Ferrari e un giudizio storico-critico del medievista Pietro Fedele. In essa il Marchese spiega le ragioni che hanno portato il fascismo al potere, enuclea i principi fondativi della sua dottrina, ne individua la finalità educativa nella formazione di un uomo nuovo, il fascista perfetto, attivo e impegnato nell’azione. 
Questa visione dell’educazione legata strettamente ai principi direttivi della filosofia e della politica del fascismo informa la pratica educativa e scolastica del Marchese durante il Ventennio.
Tra i partecipanti alla marcia su Roma con un manipolo di squadristi del suo paese, è un esponente di primo piano del fascismo luzzese. Su questo non v’è alcun dubbio, ne fanno fede i numerosi incarichi di prestigio ricoperti: Segretario del fascio locale, Direttore del dopolavoro comunale, Ispettore dei fasci di combattimento, membro della Federazione combattenti, membro del Consiglio federale di Cosenza, e 1934 Commissario prefettizio del Comune di Luzzi. Per i suoi meriti culturali e politici a favore della sua comunità riceve numerosi riconoscimenti e benemerenze dalle autorità e dalle istituzioni.
Pur tuttavia, nell’azione educativa e didattica la sua preoccupazione costante è la crescita degli allievi, specie di quelli socialmente e culturalmente più deboli: portarli a un grado di alfabetizzazione e di condivisione dei valori fondamentali della convivenza (amore verso la famiglia e verso il prossimo, fedeltà al Re e alla Patria, rispetto per i superiori e le istituzioni) che li abiliti quali cittadini stimati e onesti.
Dalla lettura delle «Cronache scolastiche» annesse ai suoi «Giornali di classe» viene chiaramente fuori la sua consonanza con la dottrina e la politica dominante, ma emerge anche il suo attaccamento alla scuola e ai suoi doveri di maestro e di educatore. Sempre prodigo di elogi al Duce e di esaltazione delle opere del Regime, il suo interesse prevalente rimane quello educativo e didattico. 
Dal complesso delle sue annotazioni emerge netta l’immagine, confermata dalle dichiarazioni di alcuni suoi concittadini che l’hanno conosciuto, di un uomo rigoroso e severo, dal forte senso del dovere che lo porta a rispettare le leggi e le regole su cui si regge la vita di una comunità. Anche quando non è d’accordo con l’Autorità, come nel caso dell’entrata dell’Italia nel secondo conflitto mondiale, soffre in silenzio ma non si sottrae ai doveri che il Regime gli chiede. 
Per la sua fedeltà al fascismo e la sua coerenza con le scelte operate, paga un prezzo assai alto. Nel 1944, nell’ambito dell’iniziativa epurativa avviata nei confronti dei soggetti più compromessi con il Regime, viene allontanato dalla scuola e riabilitato l’anno successivo. 
Con la nascita della Repubblica e il ritorno della democrazia manifesta lealtà alla nuova realtà politica e sociale, svolgendo con coscienza il proprio dovere di insegnante e di educatore fino all’ultimo giorno di scuola. 
In considerazione del servizio reso con i suoi studi e il suo insegnamento alla comunità di Luzzi l’Amministrazione comunale, guidata dal comunista Umile Peluso, nel 1957 lo premia con un attestato di benemerenza «per la sua opera di educatore, di studioso e di cittadino», e l’Ufficio scolastico regionale della Calabria nel 2008, su proposta della locale Direzione didattica, gli intitola il Circolo didattico, oggi Istituto comprensivo. 
Nel 1975 tiene l’orazione commemorativa in morte del fratello Eugenio, ultimo suo scritto. Amorevolmente assistito dalla fedele compagna della sua vita, Cristina Alfano, sposata nel 1927, e ben voluto e rispettato dall’intera comunità, muore nel 1977 all’età di 85 anni. (Nicola Trebisacce) © ICSAIC 2022 – 3

Opere

  • Come ci siamo affermati, Tip. Brisson e Pappini, Milano 1914;
  • La psicologia come scienza positiva di Roberto Ardigò, Editrice Libraria “L’Attualità”, Teramo 1915;
  • La Badia di Sambucina. Saggio storico sul movimento cistercense nel Mezzogiorno d’Italia, Edizione Promessa, Lecce 1932;
  • Contributo, in Emma Calderini, Il costume popolare in Italia, Milano, Sperling e Kupfer, 1933; 
  • Contributo, in Grande Dizionario Enciclopedico Utet, Milano, Edizioni Pietro Fedele, 1933;
  • Contributo, in Corrado Argegni, Condottieri e capitani, Istituto Editoriale B. Tosi, Milano 1936;
  • La rivoluzione fascista e il problema educativo, Saita edizioni, Cosenza 1937.
  • Tebe Lucana, Val di Crati e l’odierna Luzzi. Studio storico con documenti inediti e rari, Stab. Tip. Gennaro d’Agostino, Napoli 1957;
  • Idee e controversie sulle origini del monachesimo medievale di Valle di Crati, Tip. F. Chiappetta, Cosenza 1959.

Nota bibliografica

  • Attilio Gallo Cristiani, Giuseppe Marchese. Studio critico-biografico, Studio di propaganda editoriale, Napoli 1934;
  • Luigi Genesio Coppa, Giuseppe Marchese e la sua opera, in G. Marchese, Tebe Lucana, Val di Crati e l’odierna Luzzi, n. ed., Brenner, Cosenza 1992, p. 635-641. (1ª ed. Napoli, 1957);
  • Umile Montalto (a cura di), Don Giuseppe Marchese, Grafiche Calabria, Amantea 2010;
  • Nicola Trebisacce, Il maestro Giuseppe Marchese e l’irrisolta questione della transizione dal fascismo alla democrazia, «Scuola e Vita, n. 1, 2021, pp. 3-11.