Martire, Mario

Mario Martire [Cosenza, 11 luglio 1911 – Mauthausen, 17 febbraio 1945]

Nacque in una famiglia della borghesia professionistica, con ragguardevoli esponenti della politica e della cultura cosentina, da Francesco, avvocato, e Gaetana Lombardi, che ebbero altri cinque figli: due maschi, Filippo e Salvatore, e tre femmine, le gemelle Elisabetta (“donna Bettina”, maestra elementare) e Giulia e quindi Italia.
Sin da giovinetto evidenziò una spiccata predisposizione per l’atletica e l’agonismo sportivo nonché una tempra ardimentosa che lo caratterizzeranno per il resto della sua vita.
Amava il calcio e fu giovane promessa prima nella squadra del suo Pedace e poi nell’A. S. Cosenza “Lupi della Sila”, ricoprendo, prima, il ruolo di ala destra e poi quello di mediano. 
Il poeta dialettale Ciardullo, al secolo Michele De Marco, scrisse sul campioncino i seguenti versi: «Chissu è Maruzzu Martire, lupacchiu/ de razza bona, e de li cchiù veraci!/ A postu sempre, mai te fa nnu nquacchiu/ …chissu è nnu lupacchiellu de Paraci!».
Intraprese gli studi universitari, frequentando il 3° Corso di Scienze economiche e commerciali all’Università di Napoli ma, spinto dal suo irrefrenabile desiderio del volo, li abbandonò nel 1935, per arruolarsi nell’Aviazione, nonostante la contrarietà dei suoi familiari.
Conseguì due brevetti di pilota, il primo nel 1935, il secondo l’anno successivo.
Combatté nei cieli della Spagna con l’aviazione fascista mandata a combattere nella Guerra civile spagnola in appoggio al generale Francisco Franco, poi rientrò in Italia dove tra 1937-1938 frequentò un corso nell’Accademia Militare.
«Subito dopo partecipava alla campagna d’Albania. Col grado di tenente, il conflitto lo colse nel campo di Pordenone. Al comando d’una squadriglia di bombardieri S.79, la vita ardimentosa lo riafferra. Alla prima promozione in grado (onorificenza superiore al conseguimento d’una medaglia d’argento al valore), fa subito seguito una prima medaglia di bronzo al valore; poi una medaglia d’argento al valore; poi altra medaglia d’argento (prop. del 1942) infine una croce al valore sul campo di Rodi, e la proposta di promozione a Maggiore Pilota (1943)», come ricorda il fratello Filippo. Nel settembre 1942,veniva trasferito dalla scuola aerea di Frosinone ad altra per aerosiluranti.
Al momento dell’armistizio, comunque, si trovava nel campo d’aviazione di Cameri (Novara) dove era impegnato ad addestrare la sua squadriglia su un nuovo velivolo. Il campo fu assediato dalle SS e vana fu la breve resistenza dei soldati italiani che, dopo il suicidio del loro comandante, si dispersero per tutto il Nord.
Dopo aver peregrinato tra i monti lombardo-veneti, riuscì a raggiungere Venezia, fermandosi in casa di una sorella e del cognato.
Sotto altro nome, lavorò come meccanico in una ditta della zona, ma ben presto, per continuare la sua battaglia e scacciare i nazisti dal paese, decise di arruolarsi in una formazione partigiana al comando del gen. Bellini. In una lettera ai familiari del 30 aprile 1944 annunciò: «Oggi raggiungo i patrioti con la serena certezza di combattere fino all’ultimo spasimo per l’onore e la dignità mia, vostra e dell’Italia». E come scrisse al fratello Filippo, partecipò «con un gruppo di patrioti e di ufficiali veneti (…) al salvataggio di connazionali feriti o ricercati dalla sbirraglia tedesca», organizzando anche «un servizio aereo di rifornimenti pei gruppi di resistenza montana, d’intesa con il Comando Alleato clandestino e col Comando di Zona Aerea Italiana della Puglia, con cui comunicava a mezzo di radio trasmittente, all’uopo fornitagli».
Denunciato da una spia fascista, il 9 maggio 1944 fu arrestato dalle SS e rinchiuso nel carcere di Santa Maria Maggiore, dove furono tradotte anche altre 37 persone del suo gruppo partigiano.
Successivamente dal campo di Bolzano fu deportato nel lager di Mauthausen, dove subì orribili supplizi.
Drammatica e crudele è la testimonianza di un sopravvissuto allo sterminio nazista, che lo vide poco prima di morire a Gusen, sottocampo di Mauthausen: «Vado: mi ammazzino pure! Non ne posso più, sono sfinito!», gli disse Mario che dopo qualche ora morì. Aveva solo 35 anni. Le sue ceneri furono disperse. 
Un mese dopo la sua morte, il 16 marzo 1945, nello stesso lager di Gusen moriva Vittorio Staccione, che Martire aveva conosciuto quale titolare nella squadra di calcio del Cosenza tra il 1931 e il 1934 e che con la maglia dei “Lupi”, il 28 ottobre 1931, disputò la partita di inaugurazione dello stadio “Città di Cosenza”.
La notizia della sua morte giunse a Cosenza, appena dopo la Liberazione, diffusa dalla stampa regionale e nazionale, tornata libera. 
L’on. Pietro Mancini sul quotidiano del suo partito, l’«Avanti!», scrisse: «È giunta dal fatale campo dei prigionieri politici di Mauthausen la triste notizia della morte  del capitano pilota Mario Martire, fratello dei compagni carissimi Filippo e Salvatore, da Cosenza».           
Agli inizi del 1947 l’Associazione Reduci della Provincia di Cosenza, l’Associazione Combattenti, l’Associazione Aviatori in congedo, la Confederazione Nazionale dei Perseguitati Politici e l’Associazione Nazionale Partigiani d’Italia chiesero all’Amministrazione comunale di Cosenza di intitolare a Mario Martire il ponte sul Busento fatto saltare dai tedeschi in ritirata e poi ricostruito.
Il 25 aprile 1947, II anniversario della Liberazione, si svolse la manifestazione per assegnare al ponte il suo nome, con enorme partecipazione dei cittadini di Cosenza e dei paesi della provincia. Alle estremità del ponte furono murate due piccole lastre di marmo con su scritto “Ponte Mario Martire”.
Successivamente, nel corso degli anni, vi furono collocate una targa e una stele più esplicative. Sulla prima, posta su iniziativa dell’Istituto calabrese per la storia dell’antifascismo e dell’Italia contemporanea, è scritto: «Mario Martire, partigiano, morto a Mauthausen per la democrazia e la libertà dei popoli»; mentre sulla seconda sono incisi i seguenti versi di Giovanni Formoso, cosentino, autorevole figura di sportivo ed esperto di ciclismo: «Mario Martire! Tu, che hai esalato l’ultimo respiro col solo dolore di non poter cogliere negli occhi che si spegnevano il dolce sole della Patria. Tu, che sei entrato nel Mondo degli Eroi, sei e sarai sempre presente nel nostro spirito quale espressione purissima di fede, d’indomito coraggio, di amore tenace e fervido per questa Italia così martoriata». 
Subito dopo la sua morte numerose furono le associazioni sociali, culturali e sportive che intesero fregiarsi del suo nome o organizzare eventi per onorarne la memoria. Tra le altre si ricordano la Società cooperativa di lavoro «Maggiore Pilota Mario Martire», costituitasi a Cosenza il 15 novembre 1947, l’Associazione Reduci di San Lucido (Cosenza) e, soprattutto, l’Ente Nazionale Assistenza Lavoratori, che istituì  una coppa biennale per la gara ciclistica «Valle del Crati», che nella sua XII edizione ebbe notorietà nazionale grazie alla partecipazione di celebri campioni del ciclismo italiano. 
Una delle iniziative più significative e rilevanti fu quella  del Comune di Pedace, paese d’origine della sua famiglia, che nel novembre del 1948 rese al pilota cosentino solenni onoranze, ponendo sulla facciata del palazzo municipale la seguente lapide: «Alla eterna giovinezza di Mario Martire Maggiore Pilota che i cieli di cento battaglie solcò invulnerabile eroico dal Nilo a Gibilterra dal Mar Rosso a Caifa e l’ala onusta di gloria infranse su l’altare della libertà mentre l’inno degli insorti echeggiava per le sconvolte itale contrade Pedace dedica MCMIIL».
Nell’occasione il sindaco di Cosenza inviò al suo omologo di Pedace il seguente telegramma: «Amministrazione et cittadinanza partecipano spiritualmente onoranze eroe pilota Maggiore Mario Martire immolatosi adempimento proprio dovere sprezzante ogni pericolo per portare sempre più alto vessillo patria immortale». (Leonardo Falbo) @ ICSAIC 2022 – 4 

Nota bibliografica

  • Michele De Marco, Lupi della Sila, Chiappetta, Cosenza 1931;
  • «Avanti!», n. s, n. 211, 8 settembre 1945;
  • Filippo Martire, Nostra gente eroica: Mario Martire, Arti Grafiche Cav. Domenico Chiappetta, Cosenza 1947?;
  • Associazione Nazionale Famiglie Caduti dell’Aeronautica (a cura di), Mario Martire, Tip. Dott. Silvio Chiappetta, Cosenza 1964;
  • Filippo Martire, Mario Martire: aviatore, partigiano, vittima del nazismo, in Tobia Cornacchioli (a cura di), Filippo Martire. Democrazia e socialismo nella Cosenza del Novecento, Quaderni dell’Icsaic – Pellegrini, Cosenza 2002, pp. 25-40;
  • Antonio Martire, Storie e memorie. Le persone e le cose muoiono solo se vengono dimenticate. Racconti, Tipografia La Silana, Casole Bruzio 2004.