Miceli Picardi, Francesco

Francesco Miceli Picardi [Paola 21 aprile 1882 (Cosenza) – 18 dicembre 1954]

Nacque dal marchese Giuseppe e dalla nobildonna Amelia Valitutti, un’antica e influente famiglia del cosentino. Insieme al fratello Domenico, fu fra i principali esponenti del Ppi a Paola.
Terminati gli studi liceali si trasferì a Roma, dove frequentò i corsi di giurisprudenza. Il 6 luglio 1908 conseguì il privilegiumdella laurea dottorale e iniziò a esercitare l’attività forense in ambito penalista. Ben presto assunse una posizione di prestigio nell’avvocatura calabrese e romana, dove la sua notorietà fu legata alla partecipazione a processi di rilevanza nazionale. 
Il 9 settembre 1908 a Roma si sposò con Anna Gabriela Amandolini. Nel 1911-1912 partecipò al processo Cuocolo all’Assise di Viterbo, dove fu fra i protagonisti della difesa dei camorristi responsabili dell’uccisione dei coniugi Gennaro Cuocolo e Maria Cutinella, esponenti della malavita campana; avvocato in quel processo fu anche Rocco Salomone, calabrese, futuro ministro dc negli anni Cinquanta. Nel processo Scott del 1915 assunse la difesa del giovane statunitense Porter Charlton, accusato di aver nascosto il corpo di Mary Scott in un baule gettato nel lago di Como.  Nel 1919 fu in prima linea nel processo di Piazza di Pietra, in seguito nell’udienza di Fratta e poi in quello Cortese. 
Con la formazione del Ppi di don Luigi Sturzo il 18 gennaio 1919, aderì fin da subito alla nuova organizzazione di matrice cattolica. L’8-11 aprile 1920 a Napoli partecipò al secondo congresso nazionale del partito con la delegazione cosentina, guidata da don Carlo De Cardona, assieme a Francesco Sensi e Attilio Altimari.
Nelle elezioni politiche del 16 novembre 1919 si candidò nella lista del Ppi e con 4.163 preferenze fu l’unico eletto nella provincia di Cosenza: con il catanzarese Antonino Anile e i reggini Giuseppe Maria Cappelleri e Ferdinando Nunziante fu uno dei quatto eletti di tutta la Calabria. Durante la campagna elettorale, con il segretario provinciale don Luigi Nicoletti, fu fra i militanti più attivi tenendo diversi comizi a Castrovillari, Firmo, Terranova, da Sibari, Spezzano Albanese, Grisolia, Acquappesa a Verbicaro. Il 30 settembre 1919 «La Parola socialista» riportò la notizia di un presunto elogio dell’avvocato paolano a Filippo Turati e della sua adesione al Ppi data l’assenza nella provincia di Cosenza di organizzazioni socialiste, poiché altrimenti si sarebbe iscritto al Psi. L’articolo fu smentito con una lettera pubblicata su «Cronaca di Calabria» il 5 ottobre, nella quale ribadì l’adesione al partito di don Sturzo per le sue idee e perché vi intravedeva uno strumento in grado di risolvere i problemi della regione e del Mezzogiorno.
Eletto alla Camera, ricevette un telegramma di congratulazioni dal segretario don Sturzo e da Montecitorio trasmise un messaggio di solidarietà al segretario don Nicoletti. Dopo la sua elezione, fu definito da Ferdinando Cassiani come «estraneo alle lotte e alle tradizioni del nucleo democratico cristiano della città bruzia».
Trasferitosi a Roma, continuò a mantenere i rapporti fra centro e periferia e si occupò di questioni locali. Si impegnò per i lavori di miglioramento della viabilità calabrese, rivolgendosi direttamente al sottosegretario e al ministro del ministero dei Lavori pubblici per la strada di Pietrafitta-Aprigliano, di Bocchigliero, del collegamento da Santa Sofia d’Epiro alla provinciale Acri-San Demetrio, della Buonvicino-stazione di Diamante, di allacciamento delle frazioni di Paterno Calabro e fra la ferrovia e lo scalo marittimo di Acquappesa. A favore San Pietro in Guarano interpellò il direttore generale dell’Istruzione per i lavori di adattamento di un fabbricato privato da utilizzare come scuola elementare. A Cerisano ottenne dal ministero dell’Interno la scarcerazione di alcuni manifestanti vicini ai popolari. 
Nella XXV legislatura fu membro della Commissione incaricata di esaminare il disegno di legge sui provvedimenti per il frazionamento del latifondo siciliano e la creazione della piccola proprietà contadina, dove presentò osservazioni e proposte orientate al rinnovamento della politica nel Mezzogiorno.
Il 1° maggio 1920 a Paola vi furono scontri fra i lavoratori socialisti e quelli popolari, provocando la morte del contadino Nicola De Seta, combattente della Grande Guerra e presidente della locale Lega bianca, il ferimento di diversi militanti cattolici e lo stesso deputato paolano fu costretto a rifugiarsi in un’abitazione. Il 16 luglio intervenne alla Camera sui tragici fatti, inquadrando l’episodio nell’azione delinquenziale di alcuni compaesani e non riconducibile alle tensioni esistenti fra socialisti e cattolici. 
Nelle elezioni provinciali del 19 settembre 1920 sostenne la candidatura di Nicola De Cadorna, supportandolo in diversi comizi elettorali.
Nelle elezioni politiche del 15 maggio 1921 si ricandidò nella lista del Ppi e con 7.528 preferenze fu il secondo eletto nella provincia di Cosenza e riconfermò il suo seggio alla Camera; fu preceduto da Antonino Anile e seguito da Giuseppe Maria Cappelleri e Francesco Sensi. Nel 1922-1923 (XXVI legislatura) fu membro della Commissione permanete affari di giustizia e di culto, impegnandosi per il riordino della magistratura e per il reclutamento e la formazione professionale dei magistrati. Il 21 luglio 1923 presentò in aula un emendamento sulla segretezza del voto, in seguito ritirato, alla legge di riforma elettorale poi culminata con la legge Acerbo.
Nelle elezioni del 6 aprile 1924 si candidò nella lista del Ppi e con 1.562 preferenze non riconfermò il suo seggio: la mancata elezione fu anche conseguenza dell’opposizione delle autorità fasciste impegnate a far convogliare i voti sul loro candidato Maurizio Maraviglia.
Con l’avvento e il consolidamento del fascismo si ritirò dalla scena politica, dedicandosi all’esercizio dell’attività forense. Il suo atteggiamento nei confronti regime mussoliniano registrò versioni contrastanti: secondo alcune interpretazioni non mancò di elogiarlo anche pubblicamente, secondo altre, invece, fu un convinto antifascista soggetto a persecuzioni. 
Con la caduta del fascismo e l’armistizio, con don Luigi Nicoletti, Adolfo Quintieri e altri sostenitori del Ppi, il 3 novembre 1943 fu fra i protagonisti della ricostruzione della sezione cosentina della Dc.
Il 2 giugno 1946 fu candidato nella lista della Dc all’Assemblea Costituente e con 9.452 consensi non fu eletto. Alle elezioni politiche del 18 aprile 1948 fu candidato al Senato nella lista della Dc nel collegio elettorale di Paola-Castrovillari e con 56.005 preferenze (61,17%) fu il primo eletto. Nella I legislatura repubblicana entrò a fare parte del gruppo democratico cristiano e dall’8 maggio 1948 al 24 giugno 1953 fu designato questore al Senato. Fu membro della 4a Commissione permanente (Difesa), dall’8 maggio 1948 al 24 giugno 1953, e in quella speciale per l’esame della proposta di legge «Provvedimenti speciali per la città di Napoli», dal 20 febbraio 1951 al 9 aprile 1953. Il 26 gennaio 1951 commemorò, a nome del gruppo democristiano, l’anniversario del cinquantennio della morte di Giuseppe Verdi. Il 29 gennaio 1952 si associò alle parole di Rocco Salomone per la morte dei parlamentari calabresi Nicola Siles e Nicola Lombardi, proponendo l’invio di condoglianze alle famiglie. 
Nelle elezioni politiche del 7 giugno 1953 si ricandidò al Senato nella lista della Dc nel collegio di Paola-Castrovillari e con 39.344 voti (42,59%), pur essendo il più votato nella circoscrizione, non riconfermò il suo seggio a palazzo Madama.
Gravemente malato si ritirò a vita privata nella sua cittadina natale, dove morì all’età di 72 anni. Il 20 dicembre alla Camera fu commemorato dal democristiano Dario Antoniozzi, che ricordò la sua elevata figura morale di cristiano, di cittadino, di uomo politico e di professionista. Nello stesso giorno la sua scomparsa fu onorata al Senato. 
Alla Camera intervenne nel dibattito politico con diversi interventi, ordini del giorno, interpellanze ed emendamenti sui lavori del porto di Paola, sui lavori ferroviari della Paola-Cosenza, sulla soppressione degli uffici lavori ferroviari di Paola, sul distacco della pretura di Mammola dalla sezione di Grotteria, sulla valutazione del servizio militare dei dipendenti del comune e delle provincie agli effetti della pensione, sull’inchiesta sulle spese di guerra e sulla questione meridionale. Al Senato intervenne sul bilancio del ministero dei lavori pubblici per l’esercizio 1949-1950, sul riordinamento dei giudizi di Assise, sull’elevazione del limite di età per il collocamento a riposo degli impiegati stati con funzioni direttive, sul settore dell’agricoltura, sugli interventi da destinare al Mezzogiorno e sulla questione meridionale. (Prospero Francesco Mazza) © ICSAIC 2022 – 3 s

Nota bibliografica

  • Camera dei deputati, Atti parlamentari, II legislatura, discussioni, 20 dicembre 1954, p. 15526.
  • Senato della Repubblica, Atti parlamentari, II legislatura, discussioni, 20 dicembre 1954, pp. 9220-9221;
  • Jole Lattari Giugni, I parlamentari della Calabria: dal 1861 al 1967, Morara, Roma 1967, pp. 340-341.
  • Ferdinando Cassiani, I contadini calabresi di Carlo De Cardona (1898-1936), Cinque lune, Roma 1976;
  • Francesco Malgeri, Il popolarismo in Calabria, in Aspetti e problemi di storia della società calabrese nell’età contemporanea, Editori meridionali Riuniti, Reggio Calabria 1977;
  • Gaetano Cingari, Storia della Calabria dall’Unità ad oggi, Laterza, Roma-Bari 1982, ad indicem;
  • Antonio Savaglio, (a cura di) Francesco Miceli Picardi tra Luigi Sturzo e Alcide De Gasperi: l’uomo, l’avvocato, il politico, Gaetano Filice, Cosenza 1994;
  • Fulvio Mazza (a cura di), Paola: storia cultura economia, Rubbettino, Soveria Mannelli, 1999, ad indicem
  • Lorenzo Coscarella, Paolo Palma (a cura di), Alla scuola di don Sturzo: il popolarismo nel Mezzogiorno a cento anni dall’​Appello ai liberi e forti, Pellegrini, Cosenza 2020, ad indicem;
  • Roberto P. Violi, Il Partito popolare in Calabria tra frammentazione sociopolitica e cattolicesimo sociale, in Il Partito popolare italiano nel Mezzogiorno: alle origini della Dc come partito nazionale (a cura di Roberto Violi)Franco Angeli, Milano 2021;

Nota archivistica 

  • Archivio storico del comune di Paola, Registro delle nascite, atto n. 118, p. I, del 26 aprile 1882;
  • Archivio storico comune di Roma, Registro dei matrimoni, atto. n. 2161, p. I, serie A, 1908;
  • Archivio storico della Camera dei deputati, Francesco Miceli Picardi, (1919-1924);
  • Archivio storico del Senato della Repubblica, Francesco Miceli Picardi, (1948-1954);
  • Archivio storico del comune di Paola, Registro degli atti di morte, n. 95, p. I, 1954.
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