Natale, Antonio Giuseppe (Pino)

Antonio Giuseppe Natale [Dasà (Vibo Valentia), 12 gennaio 1945 – 13 febbraio 2011]

Nato da Giuseppe e da Teresa Valenzisi. Il padre fu uno dei maestri che si sono succeduti nella direzione della Banda Musicale di Dasà che, rifondata dopo il 1950 con un organico di 60 elementi e un vasto repertorio, si esibì a buoni livelli in tutta la regione. 
È stato proprio il maestro Giuseppe Natale a offrire al figlio il primo punto di riferimento per una passione destinata a segnare il suo futuro di musicista di grande caratura. Il piccolo prodigio, a soli cinque anni, oltre a dedicarsi allo studio e all’esercizio metodico del flauto e dell’ottavino ha cominciato a suonare, suscitando, tra la fine degli anni Cinquanta e i primi anni Sessanta, gli applausi del pubblico, allorquando, appena tredicenne, si esibiva in assolo nel «Pastore Svizzero» del Morlacchi. Ne è testimonianza una pergamena con medaglia d’oro, consegnatagli nel 1958 dal Comitato per i festeggiamenti di “S. Rocco” in Vallefiorita. Altra pergamena gli venne conferita il 16 luglio 1961, dal Comitato Festeggiamenti di Maria SS. del Carmelo di Vibo Valentia, per le sue brillanti esecuzioni sia concertistiche che direttoriali.
Nel 1961, affiancò il padre sia presso la Scuola Media di Dasà, sia insegnando nel corso di orientamento di tipo bandistico e sia nella direzione della locale banda. 
Nel 1964-1965, svolgendo il servizio militare a Roma, fece parte della Banda dell’Esercito Italiano il cui direttore era il maestro Amleto Lacerenza. Fu in quella occasione che conobbe il maestro Giovanni Orsomando che, ormai in pensione, assistendo alle prove della banda e notando le qualità musicali del giovane calabrese, si offrì di dargli lezioni quotidiane nella propria abitazione. 
Proseguì gli studi, oltre che con il Lacerenza e Orsomando, anche con i maestri Antonio Staiano e Michele Ventre fino al conseguimento, il 9 luglio 1966, del diploma in flauto presso l’Istituto Musicale Pareggiato «Umberto Giordano» di Foggia.
Nel 1966 intraprese la carriera didattica. Una interessante esperienza di flautista fu quella, del 1971, allorquando fece parte del gruppo «I solisti calabresi» composto da Antonio Sirignano (oboe), Mario Sanpaolo (clarinetto) e Carlo Fortunato (fagotto). 
Il 12 maggio 1973, conseguì l’abilitazione all’insegnamento dell’Educazione musicale. Insegnò Flauto, prima al Conservatorio di Musica «Francesco Cilea» di Reggio Calabria e poi nel «Fausto Torrefranca» di Vibo Valentia. 
Il 14 dicembre 1975, sposò l’insegnante Angela Calcaterra, da cui ebbe due figli: Valerio (1976) e Gianluca (1980).
In seguito alle dimissioni, nel 1978, del maestro Antonio Currao dal Concerto Bandistico «Città di Seminara», gli fu affidata la direzione dello stesso. Aggregando ai musicanti della Piana diversi altri provenienti dall’allora provincia di Catanzaro, formò un organico apprezzabile che svolse la propria attività, oltre che in Calabria, particolarmente in tutta la Sicilia. 
Dasà e Seminara, rappresentarono, quindi, lo zoccolo duro ossia il periodo che si suole dire di “gavetta” per un progressivo e più soddisfacente sviluppo delle capacità direzionali. Sempre sorretto da una formidabile forza di volontà e da un non comune talento, perfezionando progressivamente il suo già notevole bagaglio tecnico e il suo stile del tutto personale, forte di una innata modestia e di una eccezionale carica di simpatia, ascese l’erta di una luminosa carriera con la facilità e la spontaneità che distinguono l’artista migliore, tanto che, in varie epoche, è stato invitato ripetutamente alla direzione di complessi bandistici pugliesi, campani e calabresi. Lasciata la Calabria nel 1979,  di lì a poco avrebbe avuto molto merito per le sorti delle seguenti formazioni più blasonate d’Italia che diresse con magistrale competenza e con eccellenti risultati: Benevento (1979), Squinzano (1980-81), Ceglie Messapica (1982-83), San Giorgio Ionico (1984), Gioia del Colle (1985-87), Bracigliano (1988), Castellana Grotte (1989-90), Montemaggiore (1991), Caserta (1992-93), Montauro (1994-1997), Lecce (1998-99), Taranto (2000), Gioia del Colle (2001), Montauro (2002), Squinzano (2003), Fisciano (2004), Martina Franca (2005-06), Fisciano (2007-08), Lecce (2009), Tiriolo dei Due Mari (2010).
A Squinzano, particolarmente, ha potuto seminare il suo fresco talento, apprezzato e voluto dal presidente, comm. Gaetano Giangrande. Con questa banda, in tutte le piazze ha avuto altissimi riconoscimenti di pubblico. Ne fanno eco le numerose medaglie e le targhe ricordo: da Tricase, Gallipoli, Calimera, Squinzano, Lizzanello, Trapuzzi, Ferrandina, Grottaminarda, Otranto ecc. che, assieme alle altre ricevute in ogni parte d’Italia, oggi adornano le pareti della sua casa. Nel 1981, con la Banda di Squinzano, partecipò a un memorabile «Concerto per l’Europa» che fu ripreso dalla Rai.
Ritornando, nel 1994, nella sua terra, una riuscitissima sfida fu quella di spendere il suo nome per introdurre le bande musicali calabresi nella grande scena bandistica nazionale, andando a dirigere il Gran Concerto Bandistico “Città di Montauro” (Catanzaro). Quest’ultimo rappresentò la prima banda a varcare i confini di Puglia, con la quale ebbe grande successo nelle diverse piazze d’Italia, come attestano i moltissimi riconoscimenti fra cui un primo premio assoluto al concorso internazionale per bande, tenuto il 28 maggio 1996 a Lamezia Terme e il 1° premio «Salvatore Guzzi» per la migliore direzione e la bacchetta d’oro nella Città di Galatone (Lecce) il 3 maggio 1996. 
Altro diploma con bacchetta d’oro gli fu conferito nel 1982 ad Arnesano (Lecce), mentre fu insignito, oltre che di altre quattro medaglie d’oro, anche del Premio Ligonzo 1997 dall’Associazione Amici della Musica «G. Ligonzo» di Sammichele di Bari e di quelli alla memoria, «Città di Polistena, Antiche Bande Musicali e Maestri Calabresi» (2013) e di «Città di Fisciano» (2014).
Il suo nome, accostato a quello dei maestri Gioacchino Ligonzo e Nicola Centofanti, per la profonda conoscenza musicale, la competenza, l’indiscusso talento artistico e l’espressività, figurò come uno dei più grandi direttori di banda di tutta la seconda metà del Novecento.  Non si sottrasse alle critiche che lo avrebbero voluto dirigere, non a memoria, ma con la partitura davanti, alla maniera di due più famosi direttori di Bande, Raffaele Caravaglios a Napoli e Alessandro Vessella a Roma. Dimostrò e predicò incessantemente, infatti, che dirigere a memoria, il suo punto di forza, avrebbe aiutato a non essere «schiavi della partitura».
Fu un profondissimo conoscitore delle caratteristiche di tutti gli strumenti a fiato presenti nell’organico di banda. La sua attività sul podio fu sinonimo di un vivo impegno e di una profonda abilità di strumentazione e trascrizione di musiche per banda che andrebbero catalogate, analizzate, studiate ed approfondite. Il suo archivio testimonia, infatti, il personale repertorio che tutti gli addetti ai lavori riconoscono essere vastissimo e originale.
Egli rappresentò una pagina gloriosa di storia della tradizione bandistica nazionale.
Lo Storico Gran Concerto Bandistico “2 Mari” di Tiriolo (Catazaro), ultima esperienza e realtà calabrese con cui il maestro calcò le casse armoniche, ha costituito un’associazione musicale sotto la denominazione «Maestro Pino Natale». 
Il 9 agosto 2018, sulla sua casa, l’Amministrazione Comunale di Dasà ha posto una targa ricordo, e ha organizzato, oltre a un concerto della Banda di Tiriolo, un convegno con specialisti della materia, tra cui lo storico delle bande da giro pugliesi Pierfrancesco Galati, che hanno messo in risalto la figura umana e professionale di questo gigante, onore e vanto della Calabria, per cui la stessa Amministrazione ha creduto opportuno intitolare una piazzetta a suo nome. (Giovanni Russo) © ICSAIC 2022 – 6 

Nota bibliografica

  • S.U., Personaggi del giorno: Un giovane direttore di banda musicale, «Roma», CI, 135, 15 maggio 1962, p. 4;
  • Settembre a Cosenza: Per iniziativa dell’Assessorato Turismo e tempo libero del Comune. «La Calabria», 30 settembre 1979, p. 2;
  • Francesco Scarascia, Sei bande in piazza per un’estate musicale: Una interessante iniziativa promossa dal Comune di Tricase. «Quotidiano di Lecce», 23 luglio 1980, p. 7;
  • A.B., Banda di Squinzano: 87 anni di applausi. I maestri ieri e oggi, «Gazzetta del Mezzogiorno», 5 settembre 1980;
  • Carlo Carlino e Clara Caruso, Le bande musicali in Calabria 1800-1985, Ismez – Gangemi editore, Reggio Calabria 1985, p. 34;
  • Aldo Catanzariti, Concerto bandistico Città di Montauro, «Settegiorni», 21 giugno 1996;
  • Roberta Rampini, Passirana, è qui la festa. «Prealpina», 14 giugno 1996;
  • Tre giorni di “festissima” viola. «Rho Settegiorni» 5 luglio 1996, p. 14;
  • Saverio Grande, Montauro, terra di musica: Un complesso di 43 elementi che fa onore alla Calabria, «Il Giornale di Calabria», 10 agosto 1996, p. 13;
  • Giuseppe Pascali, Bande di Puglia: Il teatro sotto le stelle. «Capone Editore», Lecce 2008, pp. 97, 143;
  • Giovanni Russo, Bande Musicali CalabresiStoria, cronache, uniformi e immagini di 300 antiche formazioni musicali.«Centro Studi Polistenesi –  Storico Complesso Bandistico «Città di Polistena», Polistena 2010, pp. 16, 141, 239, 407, 448;
  • Valerio Colaci, Pino Natale, ultimo concerto, «Calabria Ora», febbraio 2011, p. 21;
  • Ubaldo Panarelli, Ricordando il maestro Pino Natale, «Festagrande», XIV, 1, marzo 2011;
  • Valerio Colaci, Un anno senza il maestro. La messa per Pino Natale, «Calabria Ora», 13 febbraio 2012;
  • Valerio Colaci, L’affascinante mondo delle bande nel ricordo del maestro Natale, «Gazzetta del Sud», 7 agosto 2018, p. 18;
  • Valerio Colaci, A sette anni dalla scomparsa reso onore al maestro Natale, «Gazzetta del Sud», 24 agosto 2018, p. 36;
  • Valerio Colaci, Il tocco magico di Pino Natale. Il tributo della comunità al maestro dasaese nel trigesimo della morte, «Calabria Ora», 16 marzo 2011, p. 32;
  • Giuseppe Gregucci, Angelo Cappello, Pino Lagalle, Ernesto & Gennaro Abbate: La storia della Banda di Squinzano: La più grande evoluzione stilistica e culturale della banda italiana, Il Raggio Verde Edizioni, Lecce 2019, pp. 101, 150, 169-170, 186-187.