Nervi, Ines

Ines Nervi [San Pietro in Amantea (Cosenza) 1° giugno 1904 – 11 marzo 1987]

Allo Stato civile fu registrata con i nomi di Ersilia, Dolores, Maria Adelaide, Nada, ma da tutti sempre chiamata Ines, nacque da Matteo ed Eleonora Abate, un’agiata famiglia locale. Conseguito il diploma magistrale all’Istituto «Lucrezia della Valle» di Cosenza, esercitò la professione di maestra elementare nel suo paese natale per tutto il Ventennio fascista. Il 21 aprile 1938 sposò il cavalier Vincenzo Carratelli di Paola e dal loro matrimonio nacquero i figli Carolina e Saverio. Il marito fu commissario prefettizio del comune di San Pietro in Amantea negli anni del fascismo.
Con la caduta del regime, il 24 marzo 1946, quando aveva 42 anni, fu candidata come capolista dalla Democrazia cristiana nelle prime elezioni amministrative del dopoguerra in contrapposizione alla lista di ispirazione monarchico-liberale denominata «La Stella», capeggiata dal ricco proprietario terriero avvocato Ottavio Policicchio. Contrariamente alle previsioni, fu eletta consigliere comunale e nella prima seduta del Consiglio del 31 marzo con 14 voti favorevoli, due in più della maggioranza, fu designata alla carica di sindaco. In quella prima tornata elettorale non fu l’unica donna a entrare nella vita politica e amministrativa del piccolo Comune del Tirreno cosentino, poiché riuscì a essere eletta consigliere comunale anche Vincenzina Licarelli.
La sua elezione avvenne in un clima sociale e politico particolarmente teso e, «tra ripresa democratica e dinamiche conservatrici», non mancarono alcune manifestazioni di protesta legate alla difficile situazione ereditata dal regime fascista. In particolare, il ricostruito Partito comunista italiano organizzò una protesta pubblica inquadrabile nei cosiddetti Moti per la fame. A San Pietro in Amantea, i Carratelli rappresentavano una famiglia influente nella vita sociale, economica e politica che nella fase di transizione democratica si orientò a non rinunciare al proprio prestigio territoriale. In quest’ottica, il 22 aprile 1945 una manifestazione, forse dal carattere spontaneo oppure diretta dall’alto, sollecitò il ritorno a Commissario prefettizio di Vincenzo Carratelli.
Nell’Italia della ricostruzione post-bellica la vera e propria novità fu rappresentata dal riconoscimento del diritto alle donne, sancito dal decreto legislativo luogotenenziale del 1° febbraio 1945, n. 23 «Estensione alle donne del diritto di voto», il quale escluse però le prostitute schedate che lavoravano al di fuori delle case chiuse e dove era loro concesso esercitare la professione. La Democrazia cristiana, che nella zona aveva come uomo di punta il futuro Costituente Benedetto Carratelli, scelse di candidare la moglie del commissario Carratelli che riuscì a vincere con una grandissima maggioranza le elezioni. 
Con l’assunzione dell’incarico di sindaco, le critiche non tardarono ad arrivare dal Partito comunista italiano, principale avversario politico della Democrazia cristiana. «La Voce del Popolo», organo della federazione comunista di Catanzaro e diretto dal deputato di Caraffa di Catanzaro Gennaro Miceli, suggerì le dimissioni del neosindaco. Le ragioni della richiesta furono individuate nell’impossibilità a svolgere contemporaneamente la gestione della cosa pubblica e ad assolvere il compito di maestra elementare. L’incompatibilità delle due funzioni avrebbe causato, secondo l’opinione del giornale catanzarese, il rischio di lasciare gli alunni per strada in attesa del suo arrivo a scuola prima dell’espletamento dei suoi doveri in Comune.
Durante l’esercizio del suo mandato, San Pietro in Amantea si trovava nella sua massima espansione demografica e raggiungendo nel 1951, in occasione del IX censimento della popolazione italiana, 1.705 unità.  Nel corso della sua amministrazione, comunque, realizzò alcune importanti opere pubbliche, dalla fognatura comunale alla pavimentazione della strada principale che collegava, ieri come oggi, piazza IV novembre con piazza Margherita. Inoltre, si impegnò nel miglioramento della vivibilità del centro storico con un’opera di riqualificazione urbana e nella sua funzione di prima cittadina si adoperò per fornire occupazione a diversi cittadini lavoratori in stato di disoccupazione.
Al termine del suo mandato, nelle elezioni amministrative del 25-26 maggio 1952 non ripresentò la candidatura. Ritiratasi dalla vita politica, ritornò a esercitare l’impiego di maestra nella locale scuola elementare sino al momento del suo pensionamento; periodo del quale attualmente non si hanno informazioni più approfondite.
Morì all’età di 83 anni. 
È descritta come una donna tenace, rigida, impegnata nella lotta per il rispetto delle regole e nello stesso tempo disponibile nei confronti dei suoi concittadini. Il suo impegno politico si caratterizzò per il forte legame con il territorio, per affrontare i problemi della gente e per l’emancipazione femminile. La sua attività di maestra contribuì a fornire un’istruzione di base a intere generazioni di giovani.
Insieme Caterina Tufarelli Palumbo, sindaco a San Sosti (Cosenza), prima donna sindaco in Italia, e Lydia Serra Toraldo prima cittadina di Tropea, fu fra le cosiddette «madri della Repubblica» elette nelle file della Democrazia cristiana nelle elezioni amministrative del 1946. Con tre sindache su undici in tutta Italia, la Calabria registra un risultato sorprendente con il primato del maggiore numero di donne elette nel 1946.
Si tratta di un risultato positivo, che caduto nell’oblio della storia, è stato riportato all’attenzione dell’opinione pubblica locale e nazionale in tempi recenti. Il 3 maggio 2017 il suo ritratto fu affisso alla presenza di Laura Boldrini, presidente della Camera dei deputati, e di Gioacchino Lorelli, sindaco di San Pietro in Amantea, nella Sala delle donne a palazzo Montecitorio, dove sono esposte le fotografie delle prime donne impegnate nelle istituzioni repubblicane, comprese le undici sindache elette nel 1946. Sempre nello stesso anno, nella seduta consiliare del 21 dicembre, il comune di San Pietro in Amantea ha dedicato a suo nome la sala consiliare del palazzo municipale.
Dal 2018 la Pro-Loco di San Pietro in Amantea, d’intesa con l’amministrazione comunale, organizza il premio letterario di poesia Ines Nervi rivolto alle scuole secondarie di secondo grado. (Prospero Francesco Mazza) © ICSAIC 2022 – 3

Nota bibliografica

  • Si fa o il sindaco o la maestra elementare, «La Voce del Popolo», 24 novembre 1946;
  • Ines Nervi, un’altra calabrese tra le madri della Repubblica, in «Corriere della Calabria», 2 maggio 2017;
  • Francesco Gagliardi, Ines Nervi in Carratelli, in «Tirreno News», 31 luglio 2018;
  • Francesco Gagliardi, Ines Nervi Carratelli: una donna del ’46, in «Tirreno News», 29 luglio 2019;
  • Tiziana Noce, Lydia Toraldo Serra e altre sindache democristiane nell’Italia della ricostruzione, Rubbettino, Soveria Mannelli 2018.
  • Rosalba Topini, È calabrese la prima donna sindaco in Italia, «La Riviera», 21 ottobre 2021.

Nota archivistica 

  • Archivio Comune di San Pietro in Amantea, Registro delle nascite, atto n. 20, 1904;
  • Archivio Comune di San Pietro in Amantea, Registro dei matrimoni, atto n. 2, p. II, serie B, 1938;
  • Archivio Comune di Paola, Registro dei matrimoni, atto n. 56, p. II, serie A, 1938;
  • Archivio Comune di San Pietro in Amantea, Registro degli atti di morte, atto n. 4, p. 1, 1987.