Nucera-Abenavoli, Domenico

Domenico Nucera-Abenavoli[Roghudi (Reggio Calabria), 28 aprile 1856 – Reggio Calabria, 28 luglio 1930]

Nacque da Salvatore e Caterina Abenavoli. Fin da giovanissimo si segnala per la sua attività di oppositore e di propagandista degli ideali libertari. 
La Polizia lo classifica immediatamente come «persona poco amante del lavoro…di carattere irascibile, di comune intelligenza e di discreta educazione ed istruzione». In un altro rapporto s’afferma che «faceva propaganda tra le persone che lo avvicinavano, specialmente tra gli studenti» e subito dopo s’aggiunge: «ma senza nessun profitto».
Nel 1881 viene condannato, per la prima volta dal Tribunale di Reggio per ingiurie pubbliche e minaccia a mano armata; nel novembre del 1884 la Pretura mandamentale di Roma lo condanna ad un mese di carcere per lesioni gravi e nel 1886 subisce altre due condanne dal Pretore di Bova, nel secondo caso per attentato al comune senso del pudore. Aderisce al Partito Socialista fin dalla sua fondazione e contribuisce alla costituzione delle sezioni di Bova, Condofuri e Melito Porto Salvo. Nel 1898 tiene ad Africo una conferenza molto partecipata e nel 1901 è delegato al primo congresso provinciale tenutosi il 15 settembre di quell’anno. Inizia a collaborare regolarmente al giornale «La Luce», organo della Federazione socialista. La Prefettura ritiene che viva «a carico del fratello» ma, in realtà, a causa di una grave menomazione alla mano sinistra, non è in grado di svolgere alcun lavoro manuale. 
Nel novembre del 1899 promuove, insieme ad altri esponenti socialisti tra cui Vincenzo De Angelis, Luigi Crucoli e Pasquale Namia, la costituzione di una cooperativa tipografica, ma l’iniziativa non raccoglie le adesioni necessarie e viene abbandonata.
Tra il 1900 e il 1902 segue direttamente il caso di Giuseppe Musolino, «il re dell’Aspromonte», e partecipa al processo come testimone della difesa. Su «La Tribuna»del 28 marzo 1900 pubblica una lettera che lo stesso “brigante”, in quel momento latitante, gli ha chiesto di scrivere per suo conto. Qualche mese dopo, accompagnato da una guida fidata, va a trovare il latitante nel suo rifugio e gli chiede un’intervista, che viene pubblicata su l’«Avanti!» del 19 novembre 1900. Nel 1902 pubblica, per l’editore Sonzogno, “Processi celebri”, una breve biografia del brigante e del suo processo, oltre a due opuscoli dello stesso Musolino, (La vita e Il processo), che egli provvede a rivedere aggiungendo una breve presentazione. «La Luce», tuttavia, prende le distanze dalle posizioni assunte dal N.A. e scrive che «Giuseppe Musolino è un tipo di delinquente con il quale noi Socialisti non possiamo avere nulla di comune…[egli] non può cancellare nell’animo di tutti gli onesti lo scempio che fa della vita umana…[egli] per suo conto ha rimesso in vigore la pena di morte che l’Italia ha tra il plauso delle genti civili abolito dal suo codice penale» (22 aprile 1900). Nell’intervista non manca di cogliere le contraddizioni in cui si dibatte il Musolino che nel salutarlo, piuttosto commosso, gli dice: «Se non avrò più il bene di vedervi, ricordatevi che il brigante Musolino è vendicativo, ma uomo generoso».
Sottoposto a controllo cautelativo, subisce, nel 1897, un’altra condanna da parte del Tribunale di Napoli per ingiurie a mezzo stampa e nel 1904 il Pretore di Bova lo condanna a un mese di carcere per violazione di domicilio e percosse. Passata la repressione autoritaria di fine secolo, emigra negli Stati Uniti (10 luglio 1903), dove vivrà per venti anni, inizialmente a Sharpsburg (Pennsylvania) poi a Pittsburgh e infine a Chicago. Nel 1910 si proclama anarchico, collabora attivamente al giornale «Cronaca sovversiva», e invia corrispondenze in Italia al periodico «La Folla», diretto da Paolo Valera. Nell’ottobre di quell’anno tiene nella Sala Italiana di Dunlevy in Pennsylvania, la sua prima conferenza in terra americana sul tema «Che cos’è l’Anarchia?». 
A Sharpsburg fonda una scuola serale, nella quale, secondo i rapporti consolari, si insegna “l’odio a tutte le religioni, a tutti i feticci, alla proprietà privata, odio a tutte le tirannidi”. Nel 1911 pubblica, con una prefazione di Luigi Galleani, direttore de «La cronaca sovversiva», il volume L’emigrazione sconosciuta. Uffici di protezione, schiavisti, camorra coloniale, schiavi bianchi, Mano Nera, il prete e i minatori,un pamphlet che riscuote un grande successo negli ambienti delle comunità di emigrati italiani e suscita forte allarme tra le autorità consolari. Sempre nello stesso anno, insieme con Libero Tancredi, effettua un giro di in varie città americane e avvia la pubblicazione del quotidiano anarchico «L’Avvenire» ad Altoona, in Pennsylvania.
In occasione del conflitto italo-turco, inizia una campagna contro la politica italiana e l’occupazione della Libia. Sorvegliato dalle autorità consolari di New York, è descritto come «attivissimo propagandista, conferenziere ed incitatore all’odio di classe; soggetto socialmente pericoloso». 
Il 12 aprile 1912, parlando in inglese, tiene la conferenza «The RecentPolitical Moment and the Italo-Turkish Enterprise» a Wickhaven, Pennsylvania, e il 30 settembre dello stesso anno segue il processo ai militanti anarchici e sindacalisti di origine italiana Joseph Caruso, JoeEttor e Arturo Giovannitti in Salem (Massachusetts). Nell’ ottobre del 1912 svolge un’altra serie di conferenze in varie città della costa Est e chiude il lungo tour a White Plains in New Jersey, parlando sul tema «Il perché della nostra miseria». Nel 1913, su incarico di Carlo Tresca, direttore de «Il Martello», parte con Umberto Postiglione per un altro ciclo di conferenze in varie città americane, toccando anche Chicago, San Francisco e Los Angeles. 
Nel marzo 1923 rientra definitivamente in Italia, a Roghudi, da dove continua a tenersi in corrispondenza con i gruppi anarchici nordamericani, di New York, Cleveland, Detroit ed invia sue corrispondenze ai giornali «Il Martello», «Il Proletario» e «Germinal». I suoi articoli contro il regime fascista, che firma con lo pseudonimo di Saraceno, vengono pubblicati su «Germinal» e «L’Adunata dei refrattari»e sono accolti «con gran successo di approvazione dai lettori», scrive in una Nota la Direzione Generale di P. S. nel 1927. Messo sotto sorveglianza dal Tribunale Speciale per la Difesa dello Stato, subisce diverse perquisizioni domiciliari da parte della Questura di Reggio Calabria, che sequestra «la corrispondenza sospetta e la stampa sovversiva» a lui diretta, proveniente dagli Stati Uniti. Arrestato «per complicità in parricidio», muore il 28 luglio 1930 nel carcere in carcere a Palermo. Non si hanno notizie sulla sua vita privata. (Antonio Orlando) © ICSAIC 2022 – 5 

Opere

  • Processi celebriMusolino (la vita)Musolino II (il processo),Sonzogno, Milano 1902.
  • L’emigrazione sconosciuta, Edizioni di “Cronaca sovversiva”, Lynn, Massachusetts 1911 (poi,Iiriti, Reggio Calabria 2018).

Nota bibliografica

  • Enrico Morselli e Sante De Sanctis, Biografia di un bandito, Treves, Milano 1903;
  • Giuseppe Masi, Socialismo e socialisti in Calabria (1861-1914),Società Editrice Meridionale, Catanzaro 1981;
  • Gaetano Cingari, Il Partito Socialista nel reggino 1888-1908, Laruffa Editore, Reggio Calabria 1990;
  • Domenico Romeo, Il Socialismo nel circondario di Gerace in Calabria dalle origini all’avvento del fascismo,Age, Ardore Marina 2003;
  • Giuseppina Palamara, Domenico Nucera-Abenavoli, in Dizionario Biografico degli anarchici italiani, vol. 2°, Bfs Edizioni, Pisa 2004, ad nomen;
  • Amelia Paparazzo (a cura di), Calabresi sovversivi nel mondo. L’esodo, l’impegno politico, le lotte degli emigrati in terra straniera (1880 – 1940), Rubbettino, Soveria Mannelli 2004;
  • Katia Massara e Oscar Greco, Rivoluzionari e migranti. Dizionario biografico degli anarchici calabresi, Bfs Edizioni, Pisa 2010, ad nomen;
  • Antonio Orlando, Anarchici e anarchia in Calabria, Edizioni Erranti, Cosenza 2018.

Nota archivistica

  • Archivio Centrale dello Stato, Ministero dell’Interno, Dg. Ps., Casellario politico centrale, busta 3571.