Palermo, Nicola

Nicola Palermo [Grotteria (Reggio Calabria), 26 dicembre 1826 – Siderno (Reggio Calabria), 10 marzo 1876]

Nacque da Giambattista, dei baroni Palermo di Santa Margherita, antica famiglia di origine siciliana già nobile sotto il dominio normanno, e da Maria Macedonio dei duchi di Grottolelle e marchesi di Ruggiano. Mostrò fin da ragazzo grande attitudine ad apprendere. Rimase orfano della madre all’età di 12 anni. Due anni dopo il padre, per allontanarsi dalla abitazione del tragico lutto familiare, decise di trasferirsi a Messina per provvedere alla sua educazione e a quella del fratello Nicodemo, più grande di lui di un anno, ospitando nella sua casa, il futuro storico di Grottreria, Domenico Lupis Crisafi, cugino e amico dei suoi figli.
Appartenente, duqnue, a una famiglia di patrioti e patriota egli stesso, nelle lotte risorgimentali fu tra le più travagliate vittime del movimento antiborbonico. 
A Grotteria i due fratelli organizzarono una pattuglia formata da giovani difensori della Costituzione e della libertà. Arrestati e portati nel carcere di Reggio Calabria, il 16 maggio 1851 furono condannati per cospirazione: Nicola alla pena «capitale di terzo grado con pubblico esempio», (condanna poi tramutata in 30 anni di ferri), e passò i più begli anni di sua vita nei Bagni di Procida, di Montefusco e Montesarchio; a Nicodemo, invece, furono inflitti 19 anni di ferri (in seguito ridotti a 15 anni).
Trasferiti entrambi nel carcere di Procida, rimasero insieme soltanto pochi mesi.  Nicodemo, restò in quel carcere fino al 1860. Nel 1852, invece, Nicola, che dalla polizia borbonica era considerato un sobillatore molto pericoloso, fu condotto al terribile Bagno penale di Montefusco e, poi, in quello, forse peggiore, di Montesarchio dove conobbe altri patrioti liberali tenuti in catene. Il padre, comunque, superando diversi ostacoli riuscì a inconttrare i figli in carcere, ma appena rientrato a Napoli, venne arrestato con l’accusa di essere a Napoli per cercare fondi a favore di una setta antiborbonica (assolto dal giudice, fu tenuto in carcere ugualmente per sei mesi dalla polizia). 
Nicola, in seguito, fu graziato e scarcerato in occasione del matrimonio del primo figlio di Ferdinando II. La sua a condanna fu commutata in esilio perpetuo dal Regno di Napoli, insieme a Luigi Settembrini e altri patrioti. Ma la nave che doveva condurli in America non giunse mai a destinazione. I deportati, infatti, si ammutinarono e costrinsero il Comandante a fare rotta verso l’Inghilterra. Da qui si dispersero in tutt’Europa. Nicola si fermò a Londra, dove venne ricevuto dalla Regina e conobbe anche Cavour e, dopo soggiorni in Francia e Svizzera, rientrò in Italia e si stabilì a Firenze. Lasciò la città toscana e si arruolò al fianco di Nino Bixìo. Col grado di maggiore, nel Sessanta partecipò alla spedizione garibaldina facendo il proprio dovere laddove c’era bisogno. Fu presente così alla liberazione di Napoli.
Dopo l’Unità di’Italia, dal 1863 e per oltre dieci anni, ricoprì diversi incarichi pubblici tra cui quello di Prefetto di Polizia a Firenze.
Sposato con Maria Sciucculuga, ebbe tre figli.
Oltre che uomo d’azione, fu anche un letterato. Scrisse e mandò alle stampe un volume di poesie, delle quali alcune molto sentite, dal titolo il Raffinamento della tirannide Borbonicaossia I Camerati in Montefusco, apparso per la prima volta nel giornale «La Nazione» nel 1859, che raccolse il plauso di quanti l’hanno letto, e fu tradotto in varie lingue; fu autore anche di un romanzo sociale intitolato L’Ipocrita, ossia I misteri di Calabria nella ultima dominazione borbonica, in 3 volumi, pubblicato per la prima volta a Messina nel 1867, nel quale descrive la vita e i costumi della Calabria. 
Per ragioni di salute, a causa dei patimenti subiti nel corso della lunga prigionia nelle carceri borboniche, si ritirò a vita privata, conducendo una vita tranquilla nella sua casa di Siderno Marina, intento soltanto al bene dei suoi figli e della moglie. Ma si ammalò gravemente e dopo più di due anni di sofferenze, morì a soli 50 anni di età, alle 2 del mattino del 10 marzo 1876.
Ha lasciato alcuni scritti inediti fra cui uno studio sullo stato economico-sociale della Calabria.
Per ricordarlo, a Grotteria è stata intestata a suo nome una piazza davanti alla casa di famiglia. (Francesca Raimondi) © ICSAIC 2022 – 3 

Opere

  • Raffinamento della tirannide borbonica, ossia I Camerati in Montefusco, Tip. Adamo D’Andrea, Reggio 1863;
  • L’Ipocritaossia I misteri di Calabria nella ultima dominazione borbonica, 3 voll., Tip. Ribera, Messina 1867.

Nota bibliografica

  • Intorno alla vita di Nicola Palermo da Grotteria. Ricordi letti dal fratello di lui Nicodemo Palermo. A 21 aprile 1876 nella riunione tenuta in casa del defunto, Stab. Tip. Luigi Caruso, Reggio Calabria 1876 (poi, FPE-Franco Pancallo Editore, Locri 2017);
  • Nicodemo Palermo, Nicola Palermo, in Luigi Accattatis, Le biografie degli uomini illustri delle Calabria, vol. IV, Tipografia Migliaccio, Cosenza 1877, pp. 447-448;
  • Domenico Lupis Crisafi, Cronaca di Grotteria dalla sua fondazione fino all’anno 1860, Tipi Michele Caserta & C., Gerace Marina 1887 (rist. 1982), p. 10;
  • Nicodemo Palermo, Memorie della mia vita, 1889, manoscritto inedito in archivio Lupis-Macedonio, Grotteria;
  • Sigismondo Castromediano, Carceri e galere politiche, 2 voll., Lecce, 1895-96, vol. 1, pag. 310.
  • Emilio Barillaro, I Palermo da Grotteria, una famiglia di patrioti, Pellegrini, Cosenza 1966;
  • Vincenzo Cataldo, Cospirazioni, economia e Società nel Distretto di Gerace e in provincia di Calabria Ultra Prima dal 1847 all’Unità d’Italia, Ardore Marina, 2000, p. 112.
  • Giorgio Papaluca, Nicola Palermo, patriota e letterato di Grotteria, AGS, Ardore Marina 2017.