Parrilla, Giovanni

Giovanni Parrilla [Corigliano (Cosenza), 21 ottobre 1911 – Milano, 17 gennaio 1976]

Ultimo di sette fratelli, nacque in una famiglia numerosa, 6 maschi e una femmina: Angelo,medaglia d’oro al Valor militare nella Grande Guerra, Achille, Renato, Enrico, Teresa, Antonio. Il padre Giuseppe, longobucchese, ex militare del Savoia Cavalleria lavorava come sorvegliante forestale della R. Sila, la madre, Zeffira Catalani, era figlia di un grossista di legname mantovano.
Due anni dopo la sua nascita, la famiglia si spostò a Mantova, città natale della madre. Studia alle scuole tecniche e nel tempo libero fa esperienza presso un elettrauto «Lucidi e Restagni» a cui la mamma paga 5 lire al mese per tenerlo a bottega. Da Mantova nel 1929, all’età di 18 anni, partirà, da solo, per Milano, dove lavora in una autorimessa come elettrauto. Poco dopo fu raggiunto anche dai genitori, da un fratello e dalla sorella. 
Di ritorno dal servizio militare, bravissimo tecnico specializzato, sviluppa una fortunata attività di elettrauto e di riparazione (è licenziatario della Bosch per Milano). Dopo qualche anno apre una officina tutta sua. 
Nel 1938 sposa Amorina (Amina) Troiani, veronese, classe 1917. Il 26 gennaio 1939 nasce la figlia Giuliana, che muore per meningite nel 1946, anno in cui nasce il figlio Angelo (chiamato come lo zio eroe), e nel 1948 il figlio Achille.
In Africa dal 1941 al 1942, nel 1946, si occupa della revisione e della riparazione dei sistemi elettrici e degli impianti d’iniezione per motori diesel, e diventa costruttore di motociclette. La sua storia personale diventa quella della sua creatura, la Moto Parilla.  Il primo modello prodotto fu una 250 cc a quattro tempi monoalbero, con la collaborazione di Alfredo Bianchi, che sarebbe diventato personaggio fondamentale nella creazione della mitica Aermacchi Ala d’Oro. La versione Sport è esposta al Salone di Milano. Il marchio diventa Parilla (una sola “r” per ragioni fonetiche, cosa ritenuta più accattivante e più “armonioso”), con l’elegante silhouette di un levriero in corsa (forse a ricordo della sua passione per i cani e per la caccia). Nel volgere di pochi anni, la Parilla diventa una delle più importanti case motociclistiche italiane, in competizione con Moto Guzzi e Gilera. Debutta nelle competizioni al Circuito di Lodi, pilota Ferdinando Bardelli. Sempre nel 1947, prima vittoria della Moto Parilla a Lugano, altra vittoria a Monza nel campionato di seconda categoria. Il maggior successo commerciale della Casa – nel 1950 – è la 98 cc a due tempi, seguita dalla 125 sempre a due tempi. Gli addetti dell’azienda salgono a 50 dai 5 iniziali. La 250 bialbero vince la sua categoria, guidata da Piero Cavaciuti, nella rinata Milano-Taranto (1951, 1° assoluto), un percorso di oltre 1300 km in 14 ore, cinque delle quali di notte. L’anno successivo la Parilla acquisisce la famosa fabbrica di biciclette Willier di Bassano del Grappa, e successivamente entra nel settore degli scooter, con ilLevriere. Nel 1952 rivince la Milano-Taranto, mentre arrivano altri successi a livello internazionale. Negli stessi anni si è imposta più volte nel durissimo campionato tedesco.
Derivata dalla produzione di serie, arriva la 175 Sport Msds Competizione, nel 1955.
Finalmente, dopo due anni, vince il V giro Motociclistico d’Italia, con Giuseppe Rottigni in sella ad una Parilla 175 Gran Sport.
Negli anni Cinquanta, grande novità è anche lo Slughi, uno dei migliori esempi di veicolo a metà tra la moto leggera e scooter. La Parilla vince, prima delle moto italiane, la magica gara di Daytona (Florida – USA). Giuseppe Rottigni vince il Campionato Canadese 250 cc.
Subito dopo, da ricordare Oscar, uno scooter a due tempi da 160 cc a due cilindri orizzontali affiancati.
Dalla capacità costruttiva di Giovanni in collaborazione con l’ingegnere Cesare Bossaglia, nel 1959 nasce il primo motore al mondo a valvola rotante per Go-Kart.  Nel 1961 apre una fabbrica di motori per Go-Kart denominata Saetta. È un successo imprenditoriale perché nel giro di un anno il motore prodotto diventa il più venduto in Europa e nel Mondo.
Due anni dopo, alla Fiera Campionaria di Milano è esposta una 250 da cross: il successivo modello America a camma rialzata verrà venduto con successo negli Stati Uniti e in Canada.
Purtroppo, nel 1961, a seguito di alterne vicende finanziarie Parrilla è estromesso dalla sua società che passa sotto il controllo della SIL e dopo pochi anni chiuderà.
Negli ultimi anni Giovanni si dedica alla costruzione di quotatissimi motori da kart. e crea la Fimas (Fabbrica italiana motori a scoppio)
Ingegnoso imprenditore, muore nel 1976, ad appena 65 anni, non prima di aver progettato un motore a 4 cilindri, canto del cigno di un grande appassionato che ha avuto una parte importante nella storia della motocicletta.
Nel 1968 si ritira dall’attività. Negli anni a venire, i figli Angelo e Achille, valorizzeranno la produzione dei motori kart, con i noti marchi Dap, che produrrà sia motori che telai diventando la prima azienda nel mondo, e Italsistem.
Numerosi documenti e due popolari modelli della Moto Parilla, il cui nome è entrato nella leggenda,sono conservati presso la sezione «Giovanni Parrilla» del Museo comunale di Longobucco. (Salvatore Muraca) © ICSAIC 2022 – 3 

Nota bibliografica

  • Bruno Baccari, Michael Dregni, Angelo Parrilla, Achille Parrilla, Moto Parilla, nella storia  del motociclismo, Sometti, Mantova 2006;
  • Massimo Clark, La casa del veltro. Il ricordo della Parrilla e delle sue splendide moto è sempre vivo nella memoria degli appassionati, «Motitalia», 6, 2015;
  • Mirko Tassone, Giovanni Parrilla, il calabrese che costruiva moto, «Il Redattore.it», http://www.ilredattore.it/index.php?option=com_k2&view=item&id=9165:giovanni-parrilla-il-calabrese-che-costruiva-moto&Itemid=953

Nota archivistica

  • Archivio storico Comune di Longobucco, XXV: Moto Parilla;
  • Archivio privato Famiglia Parrilla.

Nota sitografica

  • https://www.parilla.it/MP/;
  • Moto Parilla, in https://it.wikipedia.org/wiki/Moto_Parilla.