Pepe, Marino Antonio 

Marino Antonio Pepe [Fiumefreddo Bruzio (Cosenza),19 giugno 1848 – San Lucido (Cosenza), ? novembre 1920]

Marino Antonio Raffaele, così allo Stato civile,nasce da Florestano e Innocenza Tero (o Toro). Già denunciato per oltraggio ad agenti della forza pubblica e più volte per vagabondaggio, il 21 febbraio 1870 viene accusato di «scritto di natura ad eccitare lo sprezzo ed il malcontento contro la Sacra Persona del Re e contro le istituzioni costituzionali».
Segnalato come anarchico, socialista e repubblicano, dopo essere stato ammonito una prima volta, subisce un nuovo arresto per ozio e vagabondaggio; interrogato al processo, il 21 febbraio 1871, dichiara: «Quantunque questa mattina mi manca la voce perché stanco a causa di aver parlato con le autorità superiori di Cosenza e propriamente con l’Ispettore del Re, pur nondimeno stropicciandomi ben bene le mani, debbo pronunciare due paroline anti la giustizia dei tempi nostri. Oggi è tempo di fare una lezione al Governo e propriamente agli uomini che lo rappresentano. È tempo che ogni abuso cessi, e che la libertà individuale è presa. Non sono un ozioso come tutt’ora mi vogliono rappresentare, ma sono un onesto basso ufficiale reduce dalle patrie battaglie». 
La sua difesa, però, non convince i magistrati e viene nuovamente sottoposto all’ammonizione con l’obbligo di non allontanarsi da Fiumefreddo senza l’autorizzazione delle autorità locali. Ciò però non gli impedisce di viaggiare quasi continuamente in Italia e all’estero.
Patrocinatore legale, qualche tempo dopo fonda nel suo paese una società operaia di tendenza repubblicana, mentre nel 1873 si mette in contatto con i gruppi internazionalisti che operavano nel meridione, in particolare con quelli napoletani e con la redazione del giornale socialista rivoluzionario «Il Povero» che si pubblicava a Palermo, mentre nel 1874 partecipa alla fondazione del giornale – che si definisce «democratico-sociale», «Il grido del popolo». Quando, allo scopo di far scoppiare la rivoluzione sociale, si costituisce il comitato rivoluzionario cosentino, è presente come rappresentante della componente repubblicana e nel luglio dello stesso anno, assieme ad altri compagni tra cui Giovanni Domanico e Pietro Renda, incontra Errico Malatesta, recatosi in Calabria proprio per coordinare l’azione dei vari comitati.
Nel corso di una perquisizione vengono rinvenuti in casa sua opuscoli repubblicani e internazionalisti e subisce una nuova denuncia di cospirazione. Quando il progetto calabrese non viene portato a termine essendone state informate le forze di polizia, partecipa al tentativo di rivoluzione sociale di Castel Del Monte (AQ), venendo imputato nel processo contro gli internazionalisti celebrato a Trani (BT) nel maggio 1875, venendo assolto per insufficienza di indizi in quanto dal reato di cospirazione diretta a distruggere e cambiare la forma di governo.
Nel 1876 viene nuovamente accusato di cospirazione contro i poteri dello Stato e di incitamento all’odio tra le classi sociali; nonostante ciò, nel luglio di quell’anno si accingeva a pubblicare un altro periodico democratico, «La Fiamma», anche se ormai la sua permanenza in Italia era divenuta praticamente impossibile.
Emigra in Svizzerae dopo aver risieduto a Lugano e a Chiasso in Svizzera, nel 1907 torna in patria e comincia a essere segnalato come anarchico pericoloso, oltre che come socialista e repubblicano. Nel gennaio 1909 viveva ad Ancona, dove faceva parte della redazione del giornale repubblicano «Lucifero». Due anni dopo si trasferisce con la famiglia a San Lucido (Cs), dove viene denunciato per avere pubblicato sul giornale «Apostolato Mazziniano» tre articoli offensivi nei riguardi della monarchia, a causa dei quali viene denunciato per vilipendio alle istituzioni, apologia di reato e offese alla monarchia. Il 18 maggio 1912, mentre si trova nella bottega di un sarto, conversando con alcuni conoscenti «criticava la guerra italo-turca e, all’osservazione di uno dei presenti che la Nazione acquistava un nuovo titolo di gloria e che Sua Maestà il Re sarebbe stato nominato Imperatore della Libia, rispondeva con parole offensive all’indirizzo del Sovrano», venendo quindi denunciato all’autorità giudiziaria.
Nel 1913, per sfuggire alla giustizia, emigra in Francia e si stabilisce a Marsiglia. Qui si mette subito in contatto con i sovversivi italiani che vivevano nella città e partecipa a diverse riunioni anarchiche, molte delle quali tenute nel ristorante di proprietà del noto libertario Raffaele Nerucci; inoltre, in occasione di un comizio promosso dal sindacato degli olieri, pronuncia un violentissimo discorso contro la casa Savoia e il governo italiano. Il 20 maggio dello stesso anno viene riconosciuto colpevole dalla Cassazione del reato di eccitamento all’odio fra le classi sociali a causa di alcuni articoli comparsi sull’«Apostolato Mazziniano», ma l’azione penale è dichiarata estinta per effetto dell’amnistia concessa nel 1912.
Nel gennaio 1914, alla testa di un gruppo di repubblicani, si reca di fronte a un monumento eretto ai volontari delle Bocche del Rodano caduti nelle giornate del 21, 23 e 25 gennaio 1871 durante la guerra franco-prussiana e, deposta una corona di garofani rossi, tiene una conferenza contro la monarchia italiana. Il 30 marzo 1914 il Consolato italiano a Marsiglia conferma alla Direzione generale di PS che, durante la sua permanenza in città, «ha sempre frequentato l’elemento sovversivo italiano e soprattutto gli anarchici, prendendo parte attivissima ad ogni manifestazione di carattere rivoluzionario». In quell’anno torna in Italia. 
Muore a San Lucido nel novembre 1920 all’età di 72 anni. (Oscar Greco) © ICSAIC 2022 – 5


Nota bibliografica

  • Enrico Esposito, Il movimento operaio in Calabria.L’egemonia borghese (1870-1892),Pellegrini, Cosenza 1977p. 15;
  • Pier CarloMasini, Storia degli anarchici italiani da Bakunin a Malatesta (1862-1892), Rizzoli, Milano 1973, p. 95;
  • Katia Massara, L’emigrazione “sovversiva”. Storie di anarchici calabresi all’estero, Le Nuvole, Cosenza 2003, pp. 62-63 e 69;
  • Giovanni Sole,Le origini del socialismo a Cosenza, Brenner, Cosenza 1981, passim;
  • Katia Massara e Oscar Greco, Rivoluzionari e migranti. Dizionario biografico degli anarchici calabresi, BFS, Pisa 2010, ad nomen.

Nota archivistica

  • Archivio Centrale dello Stato, Ministero dell’Interno, Divisione generale di pubblica sicurezza, Divisione affari generali e riservati, Casellario politico centrale, b. 3845, f. 108357, cc. 51, 1905-1914 e 1930.
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