André Maurel “nemico” della Calabria in un articolo di Paolo Palma

Pubblichiamo un articolo del presidente Paolo Palma, uscito su “Il Quotidiano del Sud” di domenica 2 ottobre 2022.
L’articolo approfondisce l’atteggiamento verso la Calabria, e Cosenza in particolare, di un bizzarro viaggiatore francese dei primi del ‘900: il giornalista e romanziere André Maurel.
La sua cronaca di viaggio, nella quale sono presenti due capitoli dedicati al suo passaggio da Cosenza e dal convento dei Minimi di Paola, è stata pubblicata dall’editore Lyrics di Cittanova, a cura di una importante studiosa francese specialista in letteratura italiana, Anne-Christine Faitrop-Porta.

L’ICSAIC con Palma e Falbo a Rogliano: una “lezione” su Donato Bendicenti

Venerdì 29 luglio, a Rogliano, l’ICSAIC parteciperà ad una delle iniziative di “estate in ANPI”, il programma messo a punto dalla neonata sezione intercomunale ANPI Savuto intitolata a Donato Bendicenti.
Alle ore 18:30, nella villa comunale di Rogliano, dopo i saluti di Giovanni Altomare, sindaco di Rogliano, e di Matteo Dalena, del direttivo ICSAIC e dell’ANPI Savuto, il socio dell’ICSAIC Leonardo Falbo terrà una lezione sul tema “Donato Bendicenti, la banda del Trionfale e le Fosse Ardeatine”. A introdurlo sarà il presidente dell’ICSAIC, Paolo Palma.
Su Bendicenti si veda la voce firmata dallo stesso Falbo sul Dizionario Biografico della Calabria Contemporanea, curato dal professore Pantaleone Sergi.
Il saggio di Paolo Palma, intitolato “I martiri calabresi alle Fosse Ardeatine, tra delatori, spie e la famigerata banda Koch”, contiene invece alcune novità storiografiche in relazione, soprattutto, alle operazioni di polizia che portarono alla cattura di Bendicenti e Frascà.

“Alla scuola di don Sturzo” la recensione della Rivista Storica del Socialismo

Proponiamo la recensione del prof. Gaetano Colantuono al volume Alla scuola di Don Sturzo. Il popolarismo nel Mezzogiorno a cento anni dall’Appello ai liberi e forti, curato da Lorenzo Coscarella e Paolo Palma, che raccoglie gli atti del convegno sul popolarismo nel Mezzogiorno organizzato dall’ICSAIC all’Unical nel 2019. La recensione è stata pubblicata su «Rivista Storica del Socialismo», nuova serie, 7, 1-2022, pp. 171-172:

Lorenzo Coscarella e Paolo Palma (a cura di), Alla scuola di Don Sturzo. Il popolarismo nel Mezzogiorno a cento anni dall’Appello ai liberi e forti, Pellegrini, Cosenza 2020, pp. 326.

All’Istituto calabrese per la storia dell’antifascismo e dell’Italia contemporanea (ICSAIC) si deve l’organizzazione di un convegno nell’anno sturziano (svoltosi il 13 novembre 2019) sul popolarismo meridionale, i cui atti sono raccolti nel presente volume. I sedici contributi raccolti restituiscono la travagliata vita di un partito ricco di contraddizioni interne e dalla breve vita – poiché anch’esso verrà travolto dalla forza del nuovo regime fascista –, eppure fecondo nella storia politica e nel complesso processo democratico italiano, per quanto gli interventi più avveduti mettano in guardia da una sovrapposizione fra il partito sturziano, minoritario nell’intero Meridione, e la posteriore Democrazia cristiana, egemonica soprattutto in quelle terre.
L’iniziativa sturziana trovò nelle regioni meridionali una serie di “preti sociali” (in numero non trascurabile, talvolta già inseriti nel movimento murriano) che declinarono a livello locale le indicazioni del sacerdote siciliano con la promozione di un associazionismo mutualistico fra lavoratori (soprattutto contadini) e una loro presa di coscienza sociale in chiara contrapposizione sia ad un conservatorismo anche cattolico delle classi possidenti sia alle concorrenti iniziative del movimento socialista. Tale presenza fu tuttavia a macchia di leopardo, non riuscì a superare i limiti intrinseci alla sua natura di organizzazione “collaterale” alle strutture ecclesiastiche, nonostante il conclamato profilo aconfessionale: la ridotta collaborazione con la classe episcopale (che più spesso guardò alle attività del PPI con sospetto e ostilità, in un clima ancora avvelenato dai residui dell’accanimento antimodernista e dal timore di contaminazione con il vivace e radicale mondo socialista), una scarsa presenza dell’associazionismo laicale (quello che Scoppola chiamava “l’anemia religiosa” meridionale: forse l’espressione non è del tutto felice), il peso del voto clientelare e del trasformismo delle classi dirigenti. Comprensibilmente, la breve ma intensa storia del PPI nel Mezzogiorno fu segnata dalla messa in minoranza, salve eccezioni, del gruppo che si rifaceva all’intransigenza sturziana e la relativa affermazione di gruppi clerico-moderati che per lo più transitarono nel fascismo già prima delle leggi del 1926 o nella quiescenza col nuovo regime.
Il volume, nel ripercorrere lo “status quaestionis” sul popolarismo nell’intero Mezzogiorno continentale (si veda anche l’intervento sulla Puglia di Daria De Donno), è incentrato su vicende e personaggi del PPI nella Calabria e più nello specifico nel Cosentino che pare abbia avuto una maggiore densità di presenze sacerdotali e laicali attive in campo sociale. In definitiva, la pubblicazione bene assolve al proprio compito di rilancio di una tradizione di studi rarefattasi nel corso dell’ultimo ventennio e apre a nuove ricerche di carattere prosopografico o territoriale su base documentaria su un passaggio storico di particolare rilevanza: da qualunque prospettiva li si vogliano guardare, il PPI e l’associazionismo ad esso collegato rappresentano una vicenda decisiva nell’avvicinamento fra Stato italiano e masse cattoliche e nel processo di democratizzazione dello stesso Stato.
Gaetano Colantuono

Icsaic: Palma rieletto presidente, Cappelli confermato direttore e nuovo Direttivo

Palma, Cappelli e Sergi ricevuti dal presidente della Repubblica Sergio Mattarella

Il Consiglio Direttivo dell’Icsaic – Istituto Calabrese per la Storia dell’Antifascismo e dell’Italia Contemporanea ha rieletto all’unanimità Paolo Palma, storico, giornalista ed ex parlamentare, alla presidenza del sodalizio per il prossimo quadriennio. Su sua proposta sono stati rieletti i due Vice-presidenti uscenti, Enrico Esposito e Franco Spingola, e sono stati riconfermati nei rispettivi incarichi il Direttore, Vittorio Cappelli, e il Tesoriere, Letterio Licordari.
Nel Consiglio Direttivo sono stati riconfermati anche Lorenzo Coscarella, Matteo Dalena (in rappresentanza dell’ANPI – Associazione Nazionale Partigiani d’Italia), Giuseppe Ferraro, Bruno Pino, Francesca Rennis e Pantaleone Sergi, e sono stati eletti per la prima volta, anch’essi all’unanimità, i soci Katia Massara (docente Unical), Christian Palmieri, di Crotone, e Antonino Romeo, di Reggio Calabria.
L’Icsaic, con l’ingresso nel Direttivo dei nuovi soci, rafforza la sua rappresentanza su tutto il territorio calabrese per dare corpo a importanti iniziative ed eventi in stretto rapporto con le Istituzioni e le realtà storiche e sociali della Calabria e del Meridione. L’Istituto, peraltro, ha rivisitato di recente il proprio Statuto anche ai fini dell’adeguamento alle normative giuridiche e fiscali sulle associazioni per la confluenza tra gli Enti del Terzo Settore, e il rinnovo delle cariche, ancorché in scadenza, è stato deliberato dall’Assemblea dei Soci sulla base dei nuovi regolamenti.
Il presidente onorario dell’Istituto è lo storico Giuseppe Masi, che è stato tra i soci fondatori (tra gli altri, il prof. Luigi Maria Lombardi Satriani, recentemente scomparso, la cui figura è stata ricordata nei lavori dell’Assemblea), il 12 aprile del 1983, dell’Istituto che oggi si avvale di una nutrita compagine di soci corrispondenti in ogni provincia e anche in altre regioni ed è da anni attivo nell’ambito della ricerca storica, fortemente caratterizzata da una matrice antifascista, attraverso eventi (tra quelli più recenti i convegni aventi rilevanza nazionale e con l’intervento dei più autorevoli studiosi della materia sul Popolarismo nel Mezzogiorno e sulla nascita del Partito comunista d’Italia, in occasione dei rispettivi centenari), attività didattiche presso le scuole sul territorio, coordinate da Giuseppe Ferraro, la pubblicazione periodica della Rivista Calabrese di Storia del ‘900, degli atti dei convegni e dal prestigioso volume “I Calabresi all’Assemblea Costituente – 1946/1948”, edito nel 2020, nonché, dal settembre 2019, del Dizionario Biografico della Calabria Contemporanea, che conta già circa 800 voci pubblicate riferite a personaggi noti e meno noti che hanno dato lustro alla Calabria, un lavoro che viene curato da molti autori e coordinato da Pantaleone Sergi, nonché numerose attività esterne che vengono pubblicizzate attraverso un portale sempre aggiornato (www.icsaicstoria.it). L’Icsaic dispone di archivi e fondi documentali di notevole rilevanza ed ha al suo interno anche un Centro di ricerca sui fenomeni migratori. Sorto nel 1983, con sede a Rende presso l’Università della Calabria, e quindi prossimo ai 40 anni di attività, l’Istituto si propone di essere ancor più presente e propositivo in tutte le province calabresi. Come tutti gli altri Istituti omologhi esistenti in Italia, aderisce alla Rete dell’Istituto Parri condividendone i fini e molte iniziative.

I calabresi all’Assemblea Costituente: l’ICSAIC con Palma a Reggio Calabria

Giovedì 28 aprile, alle ore 16.45 presso la Sala Giuffrè della Biblioteca De Nava, Reggio Calabria ospiterà la presentazione del libro “I calabresi all’Assemblea Costituente (1946-1948)”.
Il volume, curato per l’ICSAIC dal presidente Paolo Palma e dal direttore Vittorio Cappelli ed edito da Rubbettino, raccoglie le biografie dei Padri costituenti calabresi con una selezione dei relativi atti parlamentari.
All’iniziativa di Reggio Calabria interverranno Giuseppe Caridi, presidente della Deputazione di Storia Patria per la Calabria; Fabio Arichetta, responsabile del Centro Studi Storici dell’Associazione Anassilaos “Domenico Spanò Bolani”, e il presidente dell’ICSAIC Paolo Palma.
L’evento è organizzato con la collaborazione della Città di Reggio Calabria, della Deputazione di Storia Patria per la Calabria, dell’Associazione culturale Anassilaos e della Biblioteca Comunale “Pietro De Nava”.

ICSAIC: presentati il volume sul popolarismo nel Mezzogiorno e la nuova edizione della Rivista

Giovedì 11 novembre l’ICSAIC ha presentato al pubblico i suoi ultimi due lavori: il volume “Alla scuola di don Sturzo. Il popolarismo nel Mezzogiorno a cento anni dall’Appello ai liberi e forti”, curato da Lorenzo Coscarella e Paolo Palma, e la nuova edizione della “Rivista calabrese di storia del ‘900”, diretta da Vittorio Cappelli.
Dopo l’introduzione di Fabio Mandato, che ha moderato la presentazione, e il benvenuto dell’editore Walter Pellegrini, che ha ospitato l’iniziativa nel Terrazzo Pellegrini di Cosenza, il presidente ICSAIC Paolo Palma ha salutato i presenti sottolineando il momento significativo per l’Istituto, che riprende in presenza le sue attività dopo l’ulteriore pausa dovuta alla pandemia in corso.
Palma ha ricordato nel suo intervento anche lo studioso cosentino Emilio Tarditi, alla presenza della moglie e delle figlie. A Tarditi, socio ICSAIC e autore di numerose pubblicazioni, la Rivista ha dedicato un ricordo a firma del prof. Mario Iazzolino dell’Accademia Cosentina.

Mario Bozzo, della Fondazione CARICAL, ha presentato il volume sul Popolarismo nel Mezzogiorno fornendone un’ampia lettura ed evidenziando aspetti dell’opera sturziana nel Sud della penisola, sottolineandone l’attualità del pensiero e dell’azione. Antonio Costabile, docente dell’Università della Calabria, partendo dal volume e dal rapporto popolarismo/populismo, ha portato all’attenzione dei presenti alcune questioni di stretta attualità politica e sociale che, al confronto con l’esperienza popolare di un secolo fa, mostrano quanto siano cambiati l’agire della classe politica del paese e le modalità che i cittadini hanno di rapportarsi ad essa.
Il volume “Alla scuola di don Sturzo. Il popolarismo nel Mezzogiorno” raccoglie gli atti del convegno tenutosi presso l’Università della Calabria nel novembre 2019 in occasione del centenario dell’Appello ai liberi e forti. Lorenzo Coscarella, membro del direttivo ICSAIC e curatore del lavoro insieme al presidente Palma, si è soffermato sull’esperienza del convegno e della curatela del volume, evidenziando gli apporti dei vari autori dei quali si pubblicano le relazioni e sottolineando come l’opera sia il risultato di un lavoro collettivo che ha dato alla luce un contributo, si spera significativo, alla storiografia del Partito popolare sturziano. Lo stesso Coscarella ha ricordato come nelle prossime settimane l’ICSAIC sarà impegnato in un nuovo evento, il convegno dedicato al centenario della fondazione del PCI, che raccoglierà studiosi dell’argomento che analizzeranno il periodo tra le origini e i primi anni ’50 in Calabria e nel Mezzogiorno.

Il prof. Vittorio Cappelli, direttore scientifico dell’Istituto, ha presentato quindi la nuova edizione della rivista, da lui diretta. Edita da Pellegrini, la nuova serie si presenta in veste grafica rinnovata e con tante alte novità, mantenendo il suo carattere scientifico e il filo conduttore con le altre esperienze editoriali ICSAIC.

Presentazione del volume sul popolarismo nel Mezzogiorno e della nuova edizione della rivista ICSAIC

L’Istituto Calabrese per la Storia dell’Antifascismo e dell’Italia Contemporanea riparte in presenza dopo tanto tempo per portare alla conoscenza di tutti gli ultimi suoi lavori. Giovedì 11 novembre, alle ore 17.30, il Terrazzo Pellegrini di Cosenza, ospiterà la presentazione del volume “Alla scuola di don Sturzo. Il popolarismo nel Mezzogiorno a cento anni dall’Appello ai liberi e forti” e la nuova edizione dello storico periodico dell’Istituto, la “Rivista calabrese di storia del ‘900”.
Il volume, curato da Lorenzo Coscarella e Paolo Palma, raccoglie gli atti del convegno nazionale sul popolarismo nel Mezzogiorno organizzato dall’ICSAIC e tenutosi nel novembre 2019 presso l’Università della Calabria. La “Rivista calabrese di storia del ‘900”, diretta da Vittorio Cappelli ed edita anch’essa da Pellegrini, si presenta in una veste rinnovata e continua a rappresentare un punto di riferimento nel panorama della storiografia calabrese.
All’iniziativa, moderata dal giornalista Fabio Mandato, dopo l’introduzione del presidente ICSAIC Paolo Palma interverranno Mario Bozzo, della Fondazione CARICAL, Antonello Costabile, dell’Università della Calabria, Lorenzo Coscarella, membro del direttivo ICSAIC, e Vittorio Cappelli, direttore scientifico dello stesso Istituto.
La partecipazione all’evento è consentita a tutti coloro che sono dotati di green pass, nel rispetto delle regole di sicurezza anti-Covid. Sarà un modo per l’ICSAIC per riallacciare il contatto con soci e amici e presentare anche le prossime iniziative in programma, tra cui il convegno sul centenario del PCI in programma all’Unical per i prossimi 24 e 25 novembre.

Contro i luoghi comuni neoborbonici. Una lettura del presidente Palma al volume di Pino Ippolito Armino

Il recente volume di Pino Ippolito Armino Il fantastico regno delle Due Sicilie. Breve catalogo delle imposture neoborboniche presenta ai lettori una operazione di fact checking sulle tante inesattezze sull’Unità d’Italia che tanti storici revisionisti hanno contribuito a diffondere. Il presidente ICSAIC Paolo Palma, in un articolo pubblicato su “Il Quotidiano del Sud” del 22 luglio 2021, fornendo una propria lettura del volume di Armino sottolinea alcuni dei più diffusi luoghi comuni neoborbonici da sfatare.

Come ti smonto le frottole dei neoborbonici

So di entrare a gamba tesa, ma lo dico in premessa: del libro di Pino Ippolito Armino, Il fantastico regno delle Due Sicilie. Breve catalogo delle imposture neoborboniche (Editori Laterza), c’era bisogno. Non perché manchino gli studi seri sull’Unità d’Italia, il brigantaggio, la questione meridionale, Mazzini e Garibaldi, ma perché l’agile strumento scelto dall’autore, il cosiddetto fact checking, è molto utile per contrastare le dieci principali baggianate (scusate se la gamba resta tesa) che hanno fatto la fortuna di un “pensiero” sostanzialmente reazionario, qual è il neo-borbonismo dilagante sui social.
A me è sempre parso, in realtà – e il libro di Armino rafforza questa convinzione – che il neoborbonismo rappresentasse la faccia sudista del leghismo nordista, da esso peraltro generato come rivalsa del povero Sud contro il ricco Nord; ma che al leghismo fosse in realtà omogeneo tanto da essere sostenuto da un’accozzaglia di “intellettuali” in cui spiccano i nomi dell’indipendentista piemontese Roberto Gremmo e del fascioleghista Mario Borghezio. L’importante, per questi signori, è colpire l’identità nazionale, da Nord e da Sud. Perché l’obiettivo comune, sostenendosi leghisti e neoborbonici a vicenda, è quello di trasmettere – come nota Arminio – lo stesso desiderio di separazione. Ben venga perciò chi combatte questa pericolosa deriva a viso aperto.
L’Autore fa correttamente risalire l’esplosione del neoborbonismo al fortunato, ma anche raffazzonato, libro Terroni di Pino Aprile (Piemme 2010) che a sua volta ha come progenitore il romanzo La conquista del Sud (Rusconi 1972) dello scrittore nostalgico Carlo Alianello, ma dimentica di ricordare (lacuna che non inficia la bontà del suo lavoro) che le prime tesi storiografiche sostanzialmente filo-borboniche nacquero a sinistra-sinistra, con il volume Contro la “questione meridionale”. Studio sulle origini dello sviluppo capitalistico in Italia, degli storici campani Edmondo M. Capecelatro e Antonio Carlo (Savelli 1972). Capecelatro e Carlo aprono addirittura il loro saggio contestando la tesi di Engels secondo cui il Mezzogiorno d’Italia soffriva per la mancanza di uno sviluppo capitalistico; e si sforzano di dimostrare che tale sviluppo si era in realtà realizzato e al momento dell’Unità d’Italia non esisteva divario tra Nord e Sud! Che come sappiamo è falso.
Dieci baggianate, dicevo, presenti qua e là in tutta la “storiografia” neo-borbonica che fa da coro al guru Aprile. La prima: il “genocidio meridionale”, che Armino dimostra essere definizione irresponsabile, fondata su dati vaghi, manipolati, ed episodi alterati come le detenzioni nella fortezza alpina di Fenestrelle e le stragi di Casalduni e Pontelandolfo, che egli ridimensiona nel numero delle vittime e correttamente contestualizza come rappresaglia seguita a un agguato brigantesco che aveva causato la morte di quarantuno militari piemontesi.
La seconda: la spedizione dei Mille frutto di un complotto inglese con la complicità del Piemonte, della massoneria e della mafia. Ma l’Autore ha gioco facile a dimostrare che Cavour cercò di ostacolare l’iniziativa garibaldina e che semmai furono i Borbone a non saper cogliere i fermenti di rinnovamento presenti nella società meridionale mettendosi essi alla testa di un movimento di unità nazionale.
E che dire del povero Garibaldi, che era certamente massone (ma non un Licio Gelli!), oggetto di accuse anche infamanti da parte della “storiografia” neo-borbonica? Garibaldi assassino del primo marito di Anita e schiavista senza scrupoli. Le prove? Nessuna per il presunto omicidio. Per quanto riguarda l’accusa di essere un mercante di schiavi, il grossolano fraintendimento di un documento dovuto a una cattiva traduzione dallo spagnolo. In realtà, quando Lincoln gli offrì il comando delle armate nordiste nella guerra civile americana, Garibaldi rispose che alla sua accettazione era d’ostacolo la mancanza di una chiara presa di posizione sull’abolizione della schiavitù, come documenta uno storico serio, Alfonso Scirocco, nella biografia dell’Eroe dei Due Mondi. Che strano schiavista!
Ma è sulle frottole e sugli svarioni di storia economica che l’agile volume di Armino risulta particolarmente convincente: il saccheggio del Mezzogiorno da parte dei piemontesi, i furti di preziosi e le razzie del denaro e dell’oro del Banco delle Due Sicilie, sia a Palermo sia a Napoli, la questione della unificazione dei debiti degli ex Stati nel nuovo debito pubblico nazionale, la ricchezza del Sud prima dell’Unità, l’industrializzazione del Mezzogiorno e la famosa siderurgia del distretto calabrese di Mongiana in tandem con le napoletane officine di Pietrarsa. L’Autore smonta queste fole una per una, rilevando giustamente che quelle meglio riuscite «mescolano sempre un po’ di cose vere a molte cose false», e riesce a distinguere tra le une e le altre dimostrando ad esempio la falsità dei presunti primati europei del Regno delle Due Sicilie in campo industriale, mercantile e militare. La realtà era molto meno rosea di come la dipingono i vari Aprile, Ciano, Del Boca (Lorenzo, non, per carità, il grande Angelo recentemente scomparso!). Alla base del ritardo del Sud borbonico c’era un grave deficit infrastrutturale, la mancanza cioè delle precondizioni per lo sviluppo. Basti pensare che alla vigilia dell’Unità le strade ferrate napoletane si estendevano per 124 chilometri, contro i 200 della Lombardia, i 308 della Toscana, gli 807 del Piemonte.
Quel Regno era tutt’altro che fantastico, soprattutto a partire dagli anni ’40 dell’Ottocento, quando piombò nell’oscurantismo mentre il Regno di Sardegna realizzava la modernizzazione aprendosi alle riforme istituzionali ed economiche.
Anche l’unificazione italiana fu però tutt’altro che fantastica. Armino non ne nasconde i limiti, non manipola i dati relativi ai contraccolpi negativi, per l’industria meridionale, dell’accentramento cavouriano culminato nell’estensione della politica doganale piemontese al nuovo Regno. Ma fa giustamente notare che in Parlamento l’abbattimento delle tariffe doganali fu sostenuto da quasi tutti i deputati meridionali, espressione di quei ceti possidenti agrari che dalle misure liberiste di Cavour traevano benefici per le esportazioni di vino, olio e altri prodotti di qualità.
La storia non si presta alle fantasie semplificatrici dei secessionisti e alle loro mistificazioni. L’arretratezza meridionale non nasce con l’Unità, come dicono i neoborbonici, ma ha origini remote. L’Unità la fanno i Savoia e Cavour, non Mazzini e Cattaneo, che vengono sconfitti. Ma con tutti i suoi limiti fu una grande conquista e nessun meridionalista, da Salvemini a Gramsci, da Dorso a Fortunato l’ha mai messa in discussione. Parlo di meridionalisti seri, non di pseudostorici che paragonano, vergognosamente, Cavour a Hitler.

Paolo Palma

La rassegna stampa del volume sul popolarismo nel Mezzogiorno

Presentiamo una breve rassegna stampa sul volume “Alla scuola di don Sturzo. Il popolarismo nel Mezzogiorno a cento anni dall’Appello ai liberi e forti”, curato da Lorenzo Coscarella e Paolo Palma. Il libro, con il quale si pubblicano gli atti del convegno nazionale organizzato dal nostro istituto e tenutosi presso l’Università della Calabria il 13 novembre 2019, raccoglie gli interventi effettuati durante l’iniziativa e presenta un bilancio critico del popolarismo nel Sud Italia.

  • Alla scuola di don Sturzo. Il popolarismo nel Sud, in «Gazzetta del Sud», 21 marzo 2021, p. 24.
  • Filippo Veltri, Alla scuola di don Sturzo contro il populismo, in «Il Quotidiano del Sud», 26 marzo 2021, p. 31.

“Alla scuola di Don Sturzo”, bilancio critico del popolarismo nel Mezzogiorno

La scuola di don Sturzo non fu sufficiente al Ppi, un secolo fa, per radicarsi nel Mezzogiorno per come il suo fondatore avrebbe voluto, puntando a una radicale democratizzazione dello Stato. È questo il bilancio critico del popolarismo in Calabria e nelle altre regioni del Sud contenuto nel volume Alla scuola di Don Sturzo. Il popolarismo nel Mezzogiorno a cento anni dall’Appello ai liberi e forti. Il libro, appena pubblicato da Luigi Pellegrini Editore, raccoglie gli atti del convegno nazionale tenuto all’Università della Calabria il 13 novembre del 2019, organizzato dall’ICSAIC (Istituto Calabrese per la Storia dell’Antifascismo e dell’Italia Contemporanea) in collaborazione con il DISPeS (Dipartimento di Scienze Politiche e Sociali) in occasione del centenario dell’Appello ai Liberi e Forti.

L’opera, che ha approfondito notevolmente gli studi sull’esperienza del Partito popolare italiano nel Mezzogiorno d’Italia, è stata curata da Paolo Palma, presidente dell’ICSAIC, e da Lorenzo Coscarella, membro del direttivo dello stesso Istituto. Oltre che dei due curatori, raccoglie i contributi di Francesco Altimari, Nicola Antonetti, Leonardo Bonanno, Raffaele Cananzi, Vittorio Cappelli, Antonio Costabile, Daria De Donno, Vittorio De Marco, Giuseppe Ferraro, Francesco Milito, Giuseppe Palmisciano, Francesco Raniolo, Vincenzo A. Tucci, Roberto P. Violi.
Il volume, realizzato con il contributo dell’ICSAIC e della Fondazione CariCal, si inserisce così nel filone di studi sul popolarismo presentando non pochi aspetti inediti, con particolare attenzione alle esperienze calabresi e uno sguardo più ampio all’intero Mezzogiorno. L’esperienza del Ppi, infatti, iniziata nel 1919 e conclusasi con il consolidamento del potere da parte del governo fascista, fu relativamente breve ma lasciò un segno notevole nella storia politica italiana del ‘900, grazie anche all’apporto nei vari territori di personaggi come Luigi Nicoletti, Carlo De Cardona, Vito Giuseppe Galati, Giulio Rodinò, Vincenzo D’Elia e tanti altri che affiancarono il fondatore. I saggi contenuti nel volume ne analizzano così l’evoluzione in alcuni contesti locali, approfondiscono aspetti delle biografie di personaggi chiave nella vita del partito, e offrono nuovo materiale sulla parabola del Ppi nel Sud della penisola e sul ruolo della Chiesa nelle vicende politiche italiane di quegli anni.

L’ICSAIC invierà il volume ai soci in regola con la quota del 2021 e, a fronte di un contributo di 20 euro (spedizione inclusa) da versare sull’IBAN IT40U0306916200100000002325, a chi ne facesse richiesta all’indirizzo icsaic@icsaicstoria.it