Tajani, Diego

Diego Tajani [Cutro (Crotone), 8 giugno 1827 – Roma, 2 febbraio 1921)

Nato da Giuseppe, generale dell’esercito borbonico, e da Teresina Fattizza, famiglia originaria di Vietri sul Mare «che si era distinta per le armi e per la toga» , allo stato civile fu dichiarto con i nomi di Diego e Antonio. studiò a Napoli nella cui Università nel 1858 conseguì la laurea in Diritto e studiò anche filosofia e belle lettere, fisica, chimica patologica e anatomia pratica.
Iniziò l’attività di avvocato con grande successo. Il primo tra i tanti processi che lo resero celebre fu quello in cui difese Giovanni Nicotera e altri superstiti della Spedizione di Sapri, davanti alla Gran Corte Speciale di Salerno
Per l’impegno politico manifestato fu controllato dalla polizia borbonica e dopo il domicilio coatto nella sua casa di Vietri sul Mare, fu accusato di essere iscritto alla società segreta “Unione Italiana”, ma riuscì a sfuggire all’arresto e a recarsi a Torino, ove Cavour volle vederlo per avere notizie sul Regno di Napoli. A Torino, Tajani scrisse un Commentario al codice penale sardo in vigore nel Regno, e tale opera fu ufficialmente raccomandata alla magistratura dal ministro della Giustizia Giovanni De Foresta. Aveva partecipato già ai moti liberali del 1848 e dopo aver preso parte alla guerra d’indipendenza del 1859, arruolandosi come soldato nella Brigata Casale dell’XI reggimento di fanteria Cacciatori delle Alpi , ebbe le funzioni di vice Uditore Militare e i gradi di Colonnello, 
Tajani ebbe una vita familiare molto difficile e inizialmente triste. Sposò una prima volta la francese Giuseppina Sevoulle che morì di parto il 4 aprile 1858 dando alla luce la figlia Pina; pure di parto, dopo la nascita del figlio Giovanni, morì la seconda moglie, Fanny, sorella di Giuseppina. La terza e ultima moglie fu Teresina Foresta, originaria di Cutro, con la quale ebbe ben cinque figli: Chiara, Vittorio, Anna, Alberto e Ida.
Dopo l’Unità d’Italia entrò in magistratura. Fu Procuratore Generale del Re presso le Corti di Appello dell’Aquila nel 1865 (prima come reggente e poi titolare), di Ancona l’anno dopo come reggente dal 6 dicembre, di Catanzaro (reggente dal 22 settembre 1866, quindi titolare dal 21 marzo 1867) e Palermo (dal 17 ottobre 1868). Infine fu Consigliere della Corte di cassazione di Napoli (dal 28 aprile 1872). Era Procuratore a Palermo quando, ritenendo che il questore di quella città, Giuseppe Albanese, fosse complice della mafia, ne ordinò l’arresto. Entrato così in aperto conflitto con il prefetto, generale Giacomo Medici, e con il guardasigilli Giovanni De Falco, il 21 ottobrelasciò Palermo e sebbene il 28 aprile 1872 gli fosse stato offerto il posto di consigliere della Cassazione di Napoli, il 6 giugno successivo lasciò la magistratura e tornò alla libera professione. Questa accrebbe ancora di più la sua fama per via di altre clamorose vicende giudiziarie; difese Raffaele Sonzogno nel processo contro Giuseppe Luciani, Francesco Crispi accusato di bigamia (1878), nel 1879 si batté (a la ottenne, per la grazia sovrana all’anarchico lucano Giovanni Passanante attentatore di Umberto I, e si adoperò per annullamento del matrimonio di Garibaldi con la marchesina Giuseppina Raimondi.
Scegliendo di candidarsi con la Sinistra storica, nel 1874 fu eletto deputato nel collegio di Amalfi per la XII legislatura e fu riconfermato nel mandato per sette volte (tre nel collegio di Amalfi e 4 in quello di Salerno). Sedette sempre sui banchi della sinistra e fece una rapida carriera politica. Per due volte fu Vice Presidente della Camera (1876-1880; 1881-1886).
Dei suoi discorsi parlamentari sono rimasti famosi quelli pronunciati nelle tornate dell’11, 12 e 16 giugno 1875 nella discussione sui provvedimenti eccezionali di pubblica sicurezza in Sicilia. In quell’occasione, infatti, Tajani affermò che la mafia aveva trovato vita facile in Sicilia sia perché le corporazioni religiose, che possedevano quasi il terzo di tutta la proprietà fondiaria dell’Isola, proteggevano e sfamavano gli oziosi, sia perché vi era una bolla pontificia che autorizzava i confessori a transigere su qualsiasi delitto mediante un certo compenso secondo una tariffa stabilita; narrò, inoltre, di tante cose viste e di cui aveva le prove ed affermò che anche il nuovo Governo, non diversamente da quello borbonico, non disdegnava di venire a patti con i mafiosi.
I fatti rivelati dell’ex Procuratore Generale suscitarono le ire della Destra e gli applausi della Sinistra. Giovanni Lanza protestò e chiese che la Camera nominasse una Commissione di nove deputati con il mandato di verificare i fatti denunciati e, occorrendo, di procedere contro i responsabili.
I provvedimenti eccezionali vennero approvati ma non applicati. Petruccelli della Gattina disse allora a Tajani: «Aspettatevi di diventare ministro guardasigilli o di essere assassinato». La profezia si verificò per la prima parte. 
Tajani divenne ministro di Grazia e Giustizia e dei Culti nel terzo (dal 19 dicembre 1878-14 luglio 1879) e nel quinto Gabinetto Depretis (29 giugno 1885-4 aprile 1887). E anche da Guardasigilli, Tajani si rivelò «un Giove Olimpico saturato di fulmini»: epurazione, su vastissima scala, del personale giudiziario (1879); abolizione delle ferie dei magistrati; nuovo ordinamento giudiziario e nuova delimitazione delle circoscrizioni; proibizione di celebrare il matrimonio religioso se prima non fosse stato celebrato quello civile; punizione degli abusi del clero, e così via.

Il 25 ottobre 1896 fu nominato senatore per la 3ª categoria e subito assegnato alla Commissione Permanente d’accusa dell’Alta Corte di Giustizia, dove elaborò il nuovo regolamento giidiziario. Ormai molto anziano frequento poco l’aula del Senato, Il 21 maggio 1915, sebbene molto vecchio e ammalato, si fece tuttavia a Palazzo Madama per votare la legge dei pieni poteri al Governo di Salandra alla vigilia della entrata in guerra.
Si spense alla veneranda età di 93 anni.
In vita ebbe diverse onorificenze. Tra le altre: Ufficiale dell’Ordine dei anti Maurizio e Lazzaro, Cavaliere di Gran Croce decorato Gran cordone dell’Ordine della Corona d’Italia 1879, Cavaliere di Gran Croce decorato Gran cordone dell’Ordine dei Santi Maurizio e Lazzaro. (Leonilde Reda e Jole Giugni Lattari) @ ICSAIC 2023 – 1 

Opere

  • Commentario al codice penale sardo per l’avvocato Diego Tajani., Tip. Eredi Botta, Torino 1859;
  • Mafia e potere. Requisitoria, 1871, a cura di Paolo Pezzino, ETS, Pisa 1993; 
  • Discorsi parlamentari 1874-1921, a cura di Maurizio Mesoraca, s.n.t.;
  • L’Italia meridionale. Discorsi pronunciati alla Camera dei Deputati da Diego Tajani… nella seduta dell’11 e 12 giugno 1875, Napoli 1875.

Nota bibliografica

  • Giuseppe Mirabelli, L’inamovibilità della magistratura nel Regno d’Italia, Stab. tip. Cas- sazione, Napoli 1880, passim;
  • Marco Minghetti, I partiti politici e l’ingerenza loro nella giustizia e nell’amministrazione, Nicola Zanichelli, Bologna 1881, passim;
  • Domenico Amato, Cenni biografici d’illustri uomini politici e dei più chiari scienziati, letterati ed artisti contemporanei italiani, I, Stab. tip. Partenopeo, Napoli 1875, ad vocem;
  • Telesforo Sarti, Il Parlamento subalpino e nazionale. Profili e cenni biografici di tutti i deputati e senatori eletti e creati dal 1848 al 1890, Tipografia editrice dell’industria,  Terni 1890, ad vocem;
  • Vincenzo Riccio, Diego Tajani. Pagine di storia contemporanea, in «Nuova antologia di lettere, scienze ed arti», Serie 6 v. 213, 1921, pp. 28-41;
  • Vincenzo Riccio, Saggi biografici, Unitas, Milano 1924, ad ind.;
  • Tajani, Diego, in Enciclopedia Italiana, I, Appendice, Roma 1938, ad vocem;
  • Alberto Malatesta, Ministri, deputati, senatori dal 1848 al 1922, III,  EBBI Istituto editoriale italiano B. C. Tosi, Roma 1941, ad vocem;
  • Amedeo Moscati, I ministri del Regno d’Italia, IV, Istituto per la Storia del Risorgimento Italiano, Napoli 1955, ad vocem;
  • Mario D’Addio, Politica e Magistratura (1848-1876), Giuffrè, Milano 1966, ad ind.;
  • Jole Giugni Lattari, I parlamentari della Calabria. Dal 1861 al 1967, Morara, Roma 1967, pp. 411-412;
  • Diego Tajani. Ritratto di un politico meridionale fra sinistra e trasformismo, in «ll Piacentino», a. CIX, n. 3-4, dicembre 1974;
  • Carlo Quarany, Diego Tajani iniziò sotto i Borboni a combattere la mafia in Calabria, in «Il corriere di Roma», n. 461, 1984, p. 8;
  • Mario Missori, Governi, alte cariche dello Stato, alti magistrati e prefetti del Regno d’Italia, Ministero Beni Att. Culturali, Roma 1989, ad ind.;
  • Giovanni Tajani, Diego Tajani. Patriota insigne giureconsulto, Tip. A. De Petrillo, Napoli 1990;
  • Carlo Guaranè, L’abbraccio di Cutro a Diego Tajani, in «Il corriere di Roma», n. 611, 1992, p. 22;
  • Pietro Saraceno, Le «epurazioni» della magistratura in Italia. Dal Regno di Sardegna alla Repubblica 1848-1951, in «Clio», XXIX, 3, 1993, pp. 505-523;
  • Mario Scarpelli (a cura di), Diego Tajani giureconsulto, statista, oratore, patriota: un grande uomo di Calabria, Tipolitografia di Roberto Reggio, S. Marco Argentano 2001;
  • Cristina Ivaldi (a cura di), I Ministri della Giustizia nel primo trentennio del Regno d’Italia. Da Cassinis a ZanardelliRepertorio biobibliografico, Vecchiarelli, Roma 2010, ad vocem;
  • Elena Gaetana Faraci, Il caso Tajani. Storie di magistrati nell’Italia liberale. Con appendice documentaria, Bonanno, Acireale-Roma 2013;
  • Maurizio Mesoraca, Diego Tajani. Un cambiamento atteso un secolo e i nodi irrisolti dell’Italia, Rubbettino, Soveria Mannelli 2019; 
  • Antonella Meniconi, Tajani, Diego Antonio, in «Dizionario Biografico degli Italiani», Vol. 94, Roma 2019;
  • Marco Scarponi, Toghe di cristallo. Storia di Diego Tajani, Aracne, Canterano 2020;
  • Archivio storico del Senato, Banca dati multimediale (4 maggio 2020), I senatori d’Italia, II, Senatori dell’Italia liberalesub voce,http://notes9.senato.it/web/senregno.nsf/T_l2?OpenPage.