Tieri, Vincenzo 

Vincenzo Tieri [Corigliano Calabro (Cosenza), 28 novembre 1895 – Roma, 4 gennaio 1970]

Nacque da Francesco e Marietta Marini.Frequentò il Ginnasio-Convitto «Garopoli», dove si diplomò nel 1913. Nel 1911, ancora studente, fu chiamato a insegnare presso la Scuola serale per emigranti, diretta dal professore Nicola Gallearano, dove proseguì la sua esperienza pedagogica, interrotta dalla chiamata alle armi nel 1915. Richiamato dalla leva, fu nominato membro del Patronato scolastico insieme a Raffaele Amato, e designato direttore amministrativo del «Ricreativo asilo» per i figli dei militari inviati al fronte, dall’ispettore scolastico Adolfo Costa; divenne, poi, segretario della sezione comunale dell’Unione nazionale degli insegnanti italiani. Già nel maggio 1908 fu impegnato nell’attività culturale della cittadina calabrese e organizzò il Primo congresso infantile coriglianese.
Il 1 luglio 1916 sposò Filomena Francesca Garofalo (detta Matilde), originaria di Rovito, località della presila cosentina, dalla quale ebbe tre figli: Gherardo (1916), Aroldo (1917) e Marcello (1920). Tutti ebbero esperienze contigue a quelle paterne: il primo svolse un’attività giornalistica, dirigendo il «Buonsenso». Aroldo diverrà un noto attore cinematografico e teatrale. Infine, Marcello, anch’egli impegnato nell’attività letteraria, morì prematuramente in guerra nel 1942.
Intraprese l’attività giornalistica già durante la permanenza giovanile nel suo paese, scrivendo per «Il Popolano», diretto da Francesco Dragosei. Contemporaneamente mosse i primi passi nel teatro amatoriale tra Corigliano, Rossano e Villapiana. Alla recitazione, nel 1916, si aggiunse la sua prima esperienza drammaturgica con Il profumo del peccato, commedia in tre atti pubblicata su «Il Popolano». A questo frangente appartengono anche, gli atti unici Il trabocchetto, pubblicato sul giornale di Dragosei e Un marito, edito sul numero unico de «La Fornace», giornale da lui promosso che comprendeva contributi di altri esponenti della cultura calabrese coeva. Alla nascente produzione drammaturgica affiancò quella letteraria, con la pubblicazione, sempre nel 1916, de L’inevitabile, raccolta di otto novelle, uscita sul «Popolano», nella quale il regime dialogico è più vicino al teatro, e la silloge poetica intitolata La parabola dell’amore, ospitata anch’essa sulla stessa testata nel 1918, nella quale si risente l’influenza di Pascoli e D’Annunzio. 
Nell’aprile 1917 fu nominato Segretario della Sezione Comunale dell’Unione nazionale degli insegnanti italiani, e nel giugno dello stesso anno, Segretario della Sezione comunale della mutualità scolastica italiana. Sempre in quell’anno decide di trasferirsi a Roma, con l’intento di affermare e consolidare la sua attività intellettuale.
A Roma mosse i primi passi nella politica: nel 1920 è segretario del barone Guido Compagna, di Corigliano, deputato al Parlamento. Tuttavia, lo attendeva una carriera giornalistica che lo vide collaborare con varie testate con numerosi incarichi. Al 1922 risale il debutto romano nella scrittura teatrale, con la commedia in tre atti La logica di Shylock, che debutta al Quirino di Roma e viene poi portata in scena da Alfredo De Sanctis al Teatro Sannazaro di Napoli nell’aprile dell’anno successivo, e quindi in tournée in diversi teatri nazionali. 
Pur non avendo un seguito immediato, la sua attività drammaturgica riprese, assumendo una periodicità più serrata, dopo un decennio (trascorso occupandosi di critica teatrale) con Taide, la sua commedia più fortunata, portata in scena a Milano dalla compagnia Lupi-Borboni, il 29 marzo 1932. Oltre a rappresentare il primo vero successo del drammaturgo, questa commedia sancisce, con il carattere di Giovanna, la protagonista dell’opera, l’esordio della galleria dei suoi personaggi femminili (Giulia in La battaglia del Trasimeno, Barbara in L’Ape regina, Marta in Il principe di Upsor), tratteggiati secondo il «cliché della femmina malefica»: «osservati, per lo più, con occhio indiscreto e, non di rado, crudele», tanto da procurare all’autore l’appellativo di misogino. Nel 1934 si discostò dalle sue prospezioni nella controversa psicologia femminile per avvicinarsi, in modo originale, al genere giallo, con La Paura, una commedia che riscosse grande successo, grazie all’interpretazione di Romano Calò. Giusto una parentesi questa, poiché l’anno successivo, con Le Donne, tornò a contemplare la complessità femminile, ma con minore successo. Tuttavia, non mancandogli il mestiere e la facilità di scrittura, nella stagione 1937-1938, portò a termine altre cinque nuove commedie: Si chiude l’albergo Belle MaisonProcesso a porte chiuseDomani parte mia moglie e Interno 14, seguite poi, nel 1939, da Questi figli, che confermò la sua immagine di autore “di mestiere”, tuttavia ingabbiato nella trama e nel linguaggio stucchevole. 
Altre prove lo videro muoversi su vari generi: dal «fregolismo» di La parte del marito (1940); Figaro ii (1941), velato di «dismesso scetticismo»; il malinconico Barone di Gragnano (1942). Meglio parve Non tradire (1943) testo vicino alle esperienze pirandelliane, per scendere nuovamente di tono, dopo sette anni di assenza dalle scene, con Maus (1950)12. Fece anche qualche esperienza nel cinema. Scrisse la sceneggiatura di Una lampada alla finestra, film diretto da Gino Talamo e tratto dal testo teatrale di Gino Capriolo. La pellicola fu girata a Cinecittà nel 1939 e uscì nelle sale nel gennaio 1940. Tratto dalla sua commedia La sbarra, è il film L’ispettore Vargas, sempre del 1940, primo lungometraggio di Giovanni Battista Franciolini.
Nel 1946 intraprese la sua esperienza politica, all’Assemblea Costituente, come deputato del Fronte dell’Uomo Qualunque, fondato a Roma il 27 dicembre del 1944 dal giornalista e commediografo Guglielmo Giannini. Fu eletto costituente nella circoscrizione Collegio Unico Nazionale e partecipò ai lavori sino alla fine dei lavori dell’Assemblea, il 31 gennaio del 1948. Dal 7 luglio del 1946 fece parte della Commissione parlamentare per la vigilanza sulle radiodiffusioni e di quella dello spettacolo.
Nello statuto dell’Uomo Qualunque erano previsti un comitato nazionale, un comitato direttivo e una giunta esecutiva ma, di fatto fu il solo Giannini a dirigere la politica del partito. A seguito del congresso Giannini aveva costituito una giunta esecutiva che comprendeva alcuni «pionieri» come Tieri che prese il posto di Armando Fresa nella carica di segretario generale, il 27 giugno 1946. Dimessosi dalle cariche ma non dal partito, fondò il Partito qualunquista italiano, con un proprio giornale: «Il Mattino di Roma». Con questa compagine si presentò alle elezioni amministrative romane del 12 ottobre 1947, ma il risultato elettorale fu negativo: La Destra, la lista da lui raccolta in modo improvvisato, ebbe scarso consenso elettorale. Anche nelle elezioni del 18 aprile ottenne ben pochi consensi (in Calabria solo poche centinaia di voti). 
Risale al dopoguerra la sua esperienza registica. Del biennio 1955-1957 è la conduzione del Piccolo teatro di Palermo dove: «istituì dibattiti culturali, una scuola di recitazione dove insegnò storia del teatro e, inoltre, una giovane compagnia dialettale siciliana che mise, tra l’altro, in scena una commedia di Pirandello e Martoglio: ’A vilanza (la bilancia)». Delle sue regie teatrali si ricorda Il Ragionier Ventura di Giannini, il 9 febbraio 1947, al Mercadante di Napoli. Il debutto, al Teatro Valle di Roma nel 1952, de le Donne brutte, commedia in tre atti di Achille Saitta, portata in scena dalla Boroboni-Scelzo. Nello stesso anno: il 5 aprile La Corona di carta di Ezio D’Errico, al Mercadante di Napoli; l’8 maggio, all’Olimpia di Milano, Si accorciano le distanze di Attilio Carpi; il 19 maggio, nello stesso teatro milanese, Vigilia nuziale di Clotilde Masci. A questa seguì la novità assoluta Emma B., vedova Giocasta, monologo di Alberto Savinio del 1949, messo in scena dalla Compagnia dei teatranti, da lui diretta. Nel 1954, con la Compagnia italiana di prosa del Teatro Goldoni di Roma, diresse la messinscena di Anni perduti, dramma in tre atti di Turi Vasile. Con la stessa compagnia portò in scena la versione italiana di Belisario Randone de Le roi est mort,commedia in tre atti di Louis Ducreux. Il 3 settembre 1956, al Piccolo Teatro di Palermo, rappresentò Svolta pericolosa di John Boynton Priestley; nello stesso teatro e in quell’anno, L’Ostaggio di G. Achille, L’Avvocato delle donne di Roux, Lo Zoo di vetro di Tennessee Williams; Boutique Lucien, via Veneto 202 di V. Cicerone, al Teatro Pirandello di Roma, il 20 dicembre 1957. L’8 febbraio 1958, curò la regia di Landru, un suo giallo in tre atti del 1950, per la messinscena romana della Compagnia Spettacoli Gialli.   
Negli anni Cinquanta ricoprì la carica di presidente della Società italiana autori drammatici, presidente dell’Istituto del dramma italiano e fu commissario della Sezione Dor della Siae. Nel 1959 riprese l’attività giornalistica su «Telesera», come critico teatrale e televisivo e su «Il Tempo». Qui restò in attività, sino alla sua morte, sopraggiunta all’età di 74 anni. (Carlo Fanelli) © ICSAIC 2022 – 3 

Nota bibliografica

  • Alfredo Barbina, Critici teatrali calabresi fra Ottocento e Novecento, in Vincenza Costantino e Carlo Fanelli (a cura di), Teatro in Calabria 1870-1970 Drammaturgia Repertori Compagnie, Monteleone, Vibo Valentia 2003.
  • Antonio Costabile, Democrazia Qualunquismo Clientelismo. Cosenza 1943/1948, Effesette, Cosenza 1989.
  • Enzo Cumino, Gli scrittori di Corigliano Calabro (dal 1500 al 1997), Mangone Industrie Grafiche, Rossano 1997.
  • Guglielmo Giannini, La grande avventura dell’Uomo qualunque raccontata da G. Giannini, in Enciclopedia del Centenario. Contributo alla storia politica, economica, letteraria e artistica dell’Italia meridionale nei primi cento anni di vita nazionale, a cura di Giovanni Scognamiglio, II, D’Agostino1960, Napoli.
  • Ernesto Paura, Quel grande amore per il teatro. La figura e l’opera di Vincenzo Tieri, Il Coscile, Castrovillari 1995.
  • Ernesto Paura, Ed ora quelle “carte” raccontano la loro storia, «Il Serratore», 51, 1998, pp. 20-21.
  • Sandro Setta, L’uomo qualunque 1944-1948, Laterza, Bari 2005 (i ed., 1975).
  • Carlo Fanelli, Vincenzo Tieri, in V. Cappelli – P. Palma (a cura di), I calabresi all’Assemblea Costituente 1946-1948, Rubbettino, Soveria Mannelli 2020, pp. 231-244.
  • Carlo Fanelli, Vincenzo Tieri (1895-1970). Militanza teatrale e attivismo politico, in «Rivista calabrese di storia del ‘900, 1, 2021, pp. 42-69.
  • «L’uomo Qualunque», raccolta digitale 1945-1952, in Biblioteca Nazionale Centrale di Roma.

Nota archivistica

  • Lucrezia F. Leo, Pier Emilio Acri, Stefano Scigliano, Archivio Vincenzo Tieri. Inventario, Assessorato Beni Culturali Città di Corigliano, Corigliano 1998.