Il partigiano Bisagno sarà beato

Aldo Gastaldi, primo partigiano d’Italia, nome di battaglia “Bisagno”, dal torrente che attraversa Genova, città dove era nato nel 1921, sarà beato. Ad avviare la causa di beatificazione e canonizzazione, lo scorso 31 maggio,  è stato il cardinale Bagnasco della Curia arcivescovile di Genova.

Bisagno, medaglia d’oro della Resistenza, fervente cattolico, tra i maggiori esponenti del movimento di Resistenza italiano e figura fulgida della lotta di Liberazione, inizia la sua battaglia contro il nazifascismo sulle montagne dell’Appenino ligure. Dopo l’8 settembre del 1943, è tra i primi a formare il nucleo di quella che diverrà la temuta Divisione partigiana Cichero.
Morirà in un incidente stradale il 21 maggio 1945 a Desenzano del Garda, dopo aver riconsegnato alle famiglie tutti coloro i quali avevano combattuto insieme a lui. Continua a leggere

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Morta a Milano all’età di 108 anni la partigiana Emma Fighetti, la “sarta” della Resistenza

 

La partigiana Emma Fighetti (dal sito di Repubblica.it)

La partigiana Emma Fighetti è morta all’età di 108 anni. Era conosciuta come la “sarta” della Resistenza. Con altre donne di Baggio, quartiere popolare di Milano, si impegnò nella lotta antifascista: trasformò il suo laboratorio di sartoria in un’eccellente copertura per le attività di sostegno ai partigiani, diede rifugio alle persone ricercate, portò messaggi ai partigiani e nelle fabbriche, nascose materiale di propaganda. ZITA DAZZI su “La Repubblica” racconta la sua straordinaria vicenda nella lotta di liberazione del Paese dal nazi-fascismo. (LEGGERE QUI).

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Mariotti e Gencarelli: due donne calabresi verso la Costituente

Maria Mariotti

Il 2 giugno 1946 è la data in cui si tennero sia il referendum istituzionale che portò gli italiani a scegliere la forma di governo repubblicana, sia l’elezione dei membri dell’Assemblea Costituente, che avrebbe dato alla nazione la sua nuova Carta fondamentale. Per la festa della Repubblica, anniversario di questo duplice evento, vogliamo ricordare due figure femminili che hanno lasciato una traccia nella storia della Calabria del ‘900 e che, candidate all’Assemblea Costituente, per poco non riuscirono ad essere tra le 21 donne italiane elette in quella storica occasione: Maria Mariotti (Reggio Calabria, 1915 – Reggio Calabria 2019) e Giustina Gencarelli (S. Demetrio Corone, 1914 – Roma 2005), rispettivamente per la DC e per il PCI.

L’ICSAIC le ricorda con gli interventi di Giuseppe Ferraro e di Pietro Rende nel convegno “Due donne Calabresi verso la Costituente. Giustina Gencarelli e Maria Mariotti”, tenutosi lo scorso 5 aprile a Cosenza presso la sala di Confindustria.

LEGGI L’INTERVENTO DI GIUSEPPE FERRARO: Un “fenicottero” della democrazia: Giustina Gencarelli

LEGGI L’INTERVENTO DI PIETRO RENDE: “Maria Mariotti, tra Storia e impegno politico”

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LA STORIA – Raf Vallone, partigiano calabrese sfuggito alle SS. E non era un film

di Letterio Licordari

Se si ricorda Raf Vallone la mente va subito a quei capolavori in bianco e nero del cinema italiano neorealista del dopoguerra intitolati “Riso amaro”, “Il cammino della speranza”, “Non c’è pace tra gli ulivi” o “Camicie Rosse”. O a quelle magistrali interpretazioni teatrali dei drammi di Arthur Miller, soprattutto al capolavoro “Uno sguardo dal ponte”. O ancora alla stagione degli indimenticabili sceneggiati televisivi, da “Il Mulino del Po” a “Jane Eyre”. Ma a far uscire l’edizione straordinaria de “L’Unità” di Torino per dare la notizia prima di altri della definitiva liberazione dal nazifascismo, il 25 aprile del 1945, c’era lui Continua a leggere

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Avanti!, possibile consultare il quotidiano socialista presso la “teca” digitale del Senato

Presso la Teca digitale del Senato della Repubblica è possibile consultare le copie digitalizzate dell’Avanti! Quotidiano del Partito Socialista Italiano.Dal 1896 all’ottobre 1926, l’edizione nazionale di Milano
Dal dicembre 1926 all’aprile 1935, l’edizione di Parigi
Il 1945 (dal 26 aprile al 30 dicembre)
Dal 1946 al 1965, l’edizione di Milano
Il 1966 (dal 1° luglio al 30 dicembre)
Dal 1967 al 1976, l’edizione di Milano
Il 1977 (dal 1° giugno al 31 dicembre)
Dal 1978 al 1993, l’edizione di Milano
Dal dicembre 1918 al dicembre 1920 è presente anche l’edizione di Torino (lac.)
Dal 1951 al 1954 è presente anche l’edizione di Torino
L’Avanti! è uno dei giornali, più rilevanti della storia politica italiana. Pubblicato per la prima volta a Roma nel 1896 in seguito allo straordinario risultato elettorale ottenuto dal Partito socialista nelle elezioni del 1895, il quotidiano diventerà da allora un punto di riferimento irrinunciabile all’interno del dibattito politico e culturale della penisola, raccogliendo nelle sue pagine gli articoli dei maggiori leaders politici del socialismo italiano e degli esponenti, tra i più prestigiosi, della letteratura del tempo.

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LA STORIA – Carmelina Montanari, partigiana sidernese che sfidò i fascisti

Carmelina Montanari con la figlia Renata

Il bel settimanale “La Riviera” di Siderno, con un articolo firmato Rosalba Topini, grazie alla collaborazione della figlia Renata ha potuto ricostruire l’avventurosa vita di una donna straordinaria, Carmelina Montanari, che durante la Resistenza ha fatto la staffetta, curava i partigiani feriti, portava armi e viveri col pericolo di essere sempre scoperta e fucilata. È una storia – sottolinea l’autrice dell’articolo – che merita di essere raccontata, perché è un chiaro esempio della forza delle donne e di come i sacrifici e il dolore creano un carattere forte e determinato, capace di affrontare tutto e tutti, soprattutto la spietatezza degli uomini. Per leggere l’articolo CLICCARE QUI

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È morto Karol Modzelewski, lo storico polacco tra i fondatori di Solidarność

È morto Karol Modzelewski, un amico carissimo e uno dei personaggi più significativi della storia polacca e non solo della seconda metà del XX secolo. Così lo ricorda Marta Petruzevich, storica dell’Università della Calabria: Modzelewski era un eminente storico del Medioevo, l’autore, tra altri, di Europa dei barbari (Bollati Boringhieri 2008). È stato socio dell’Accademia Polacca delle Scienze dal 2006 e vice-presidente della stessa, nonché socio straniero dell’Accademia Nazionale dei Lincei.  Ma era anche, o soprattutto, fin dall’Ottobre 1956, un capo storico dell’opposizione polacca e il co-fondatore e il portavoce di Solidarność, il più grande movimento operaio della storia moderna. Insieme a Jacek Kuroń, Modzelewski fu uno dei capi indiscussi dell’opposizione democratica in Polonia, e, insieme a Kuroń, tra i più detenuti: condannato nel 1965 a tre anni e mezzo di prigione per aver scritto e diffuso, con Kuroń, la Lettera aperta al POUP (trad. it. Il marxismo polacco all’opposizione); di nuovo imprigionato, e condannato a tre anni per aver guidato, con Kuroń e Adam Michnik, la rivolta studentesca nel marzo 1968. Uno dei fondatori e dirigenti della prima Solidarność, membro della Commissione Nazionale del sindacato e il suo portavoce, è stato di nuovo imprigionato nel dicembre 1981, quando il generale Jaruzelski impose la legge marziale, e detenuto fino all’amnistia del 1984. Complessivamente, otto anni e mezzo di galera. Eletto senatore nelle prime elezioni libere nel 1989, ben presto divenne critico della strategia neoliberale e liberista del primo governo post-Solidarność. Dopo lo scioglimento delle camere nel 1991, gradualmente abbandonò la politica attiva a favore della ricerca e dell’insegnamento universitario. Rimane tuttavia il riferimento critico e intellettuale più significativo per la sinistra polacca, di diverse generazioni. La sua autobiografia politica, Sfiancheremo il ronzino della storia. Confessioni di un cavaliere acciaccato (2013), è subito diventata un bestseller in Polonia.  Ci mancherai, Karol!

Riproponiamo in questa occasione una intervista che il direttore del nostro istituto Vittorio Cappelli ha realizzato alcuni anni fa con il grande storico scomparso, pubblicata sulla Rivista calabrese di Storia del 900 con il titolo Intervista a Karol Modzelewski: «La mia Polonia, la memoria, il Marxismo, Solidarność e la Chiesa»

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Quei calabresi che fecero la Resistenza: soffia ancora il “vento del 25 aprile”


Segnaliamo l’articolo di Giuseppe Ferraro, dirigente del nostro istituto, pubblicato da “Il Quotidiano del Sud” del 25 aprile festa della Liberazione contro vecchi e nuovi fascismi, con il ititolo Quei calabresi che fecero la Resistenza (QUI). L’Icsaic fa parte con orgoglio di quella rete degli istituti storici della Resistenza e dell’età contemporanea, impegnati a difendere con le loro ricerche e l’attività di formazione didattica i valori di libertà e democrazia lasciatici dalle tante forme di resistenza che tutte insieme compongono la Resistenza italiana. L’Icsac ringrazia la direzione del “Quotidiano” per lo spazio dedicato alla giornata in cui si sono registrate numerose iniziative per ricordare l’avvenimento che ha segnato il passaggio tra la feroce dittatura fascista che ha privato di ogni libertà gli italiani e la conquistata libertà.

Segnaliamo ancora un articolo di Claudio Cavaliere pubblicato sul “Corriere della Calabria” dal titolo DONNE CALABRESI NELLA RESISTENZA: LE GRANDI DIMENTICATE.

Segnaliamo ancora, con un articolo di Alessia Candito su “La Repubblica”,  l’iniziativa “Senza 25 aprile” per ricordare cosa sarebbe successo senza la Resistenza e la Liberazione. L’amministrazione comunale di Reggio Calabria ha voluto dare una risposta concreta, ricordando nelle piazze e nelle strade gli orrori del fascismo. Contro chi non ha memoria delle atrocità del regime e chi le nega,

Come avremmo vissuto senza il 25 aprile? Reggio Calabria risponde con la città tappezzata di manifesti fascisti

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LA STORIA – L’ardua Resistenza di Carmelo Marziota partigiano di Orsomarso “caduto” a Mauthausen

Una immagine del giovane partigiano Carmelo Giuseppe Marziota (seduto)

«L’anno 1945, il giorno 27 del mese di marzo in Mauthausen è deceduto alle ore una in età di anni venti il militare Marziota Carmelo Giuseppe nato il 15 luglio 1924, figlio di Marziota Ernesto e Russo Mariangela. Il nominato Marziota Carmelo Giuseppe è morto in seguito a malattia ed è sepolto; non si conosce la sepoltura». È la fredda comunicazione di un ufficiale di stato civile tedesco. Ma dietro di essa c’è una storia di Resistenza, collegata con l’eccidio della Benedicta (7-11 aprile 1944), sull’Appennino Ligure fra le province di Genova e Alessandria. È la storia di questo giovane di Orsomarso che in Piemonte dove, dal 1943 al 1945, furono impegnati nella lotta di liberazione più di mille calabresi, combatté tra le fila partigiane, cadde prigioniero e fu internato nel lager di Mauthausen dove morì. La vicenda è stata ricostruita da Mariagrazia Corrado (CLICCARE QUI)

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L’Istituto nazionale “Ferruccio Parri” compie 70 anni. Capofila di una rete di oltre 60 istituti storici

Settanta anni fa, il 19 aprile, Ferruccio Parri fondava l’Istituto nazionale per la Storia del Movimento di Liberazione in Italia (Insmli), oggi Istituto nazionale “Ferruccio Parri” – rete degli Istituti storici della Resistenza e dell’età contemporanea (tra cui il nostro, ndr), Grazie all’impegno di migliaia di persone, oggi l’Istituto è il capofila di una rete di oltre 60 istituti storici sparsi su tutto il territorio nazionale, titolari di un importante patrimonio archivistico e bibliografico, attivi nella ricerca, nella formazione didattica, negli interventi nella ricorrenze civili, in grado di coniugare serietà della ricerca e impegno civile.

Auguri all’istituto nazionale Ferruccio Parri e a tutti gli istituti associati e collegati, perché continuino a camminare sulla strada indicata settanta anni  fa dal nostro fondatore.

Prof. Paolo Pezzino, Presidente Istituto Nazionale “Ferruccio Parri”
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74º anniversario della Liberazione dal nazi-fascismo

Giovedi 25 aprile ricorre il 74º anniversario della Liberazione dell’Italia dal nazi-fascismo. Come gli altri anni, il nostro Istituto organizza e partecipa a diverse iniziative nelle piazze e nelle scuole per ricordare lo storico evento, dal quale nacque l’Italia democratica. Tra queste iniziative segnaliamo quella che si terrà a Lamezia Terme, dove interverrà il nostro dirigente Giuseppe Ferraro e verrà proiettato il film di Tiziana Vasta dal titolo “Io mi ricordo di quel  giorno d’aprile”.

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“Masi, uno studioso  limpido, un operaio della storia dell’Antifascismo calabrese”

Riceviamo e volentieri pubblichiamo una lettera che il signor Battista Trapuzzano ha fatto pervenire al direttivo del nostro istituto a proposito dell’elezione del prof. Giuseppe Masi a presidente onorario. Trapuzzano ci ha inviato anche un allegato con un documento che riguarda suo padre, partigiano combattente in Jugoslavia, del quale porta il nome “per scelta”.

Ecco il messaggio e il documento:

Mi congratulo con Voi per aver eletto Presidente Onorario dell’ICSAIC il Prof. Giuseppe Masi. Un uomo e uno studioso  limpido nella ricerca storiografica tanto quanto  nella condotta morale e  intellettuale. La sua visione socialista sul mondo contemporaneo  è stata sempre usata con equilibrio e autorevolezza; nei suoi scritti la storia dell’antifascismo non è mai scaduta  nella velleità  egemonica, spesso, ingiustamente, rivendicata dalla sola sinistra militante. “Un operaio della  storia dell’Antifascismo calabrese” questa è la figura incontaminata del Prof. Giuseppe Masi, espressione che molto sarebbe piaciuta a Salvemini e a Gramsci. Le figure dell’antifascismo che il Prof. Giuseppe Masi ha fatto emergere sono  spesso figure trascinate fuori dall’oscurità  storiografica con attento rigore scientifico, stando sempre accorto a non confondere la storia del ”certo-accaduto” con la storia del “probabilmente-accaduto”. Per anni gli Antifascisti, ci era sembrato, che fossero  appartenuti a una classe sociale ben identificata, e mi riferisco a quella classe di intellettuali erudita nelle università e fra il mondo accademico eludendo  molte figure dell’Antifascismo reale che erano, invece, gente semplice, comune: sarti, barbieri, calzolai, contadini. Gente che nella storia dell’antifascismo calabrese era stata quasi sempre ignorata o, tutt’al più, fatta entrate, quasi di nascosto, dalla porta di servizio della storia. A questi Antifascisti il Prof. Giuseppe Masi ha dato  voce. Ancora mi congratulo con la Vostra scelta. La storia dell’Antifascismo, in tempi di recrudescenza, ha bisogno dei suoi testimoni più limpidi e più onesti per condurre il nostro paese fuori dall’improvvisazione e dalla temerarietà storica.

Battista Trapuzzano

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