Toponomastica, funzione educativa Riflessione di Enrico Esposito (Icsaic)

“Restano ancora vie dedicate a soggetti che non sono esempi da seguire”, scrive – tra richiami storici e giuridici – il prof. Enrico Esposito, storico e vice-presidente dell’Istituto Calabrese per la Storia dell’Antifascismo e dell’Italia Contemporanea, su Il Quotidiano del Sud dell’8 ottobre 2021.
Vi invitiamo a leggere l’articolo, perché la toponomastica ha un senso e una valenza storica che non si possono sminuire, provincializzare o adattare ad emozioni proprie di amministratori che, come scrive l’autore, spesso glissano sul significato della toponomastica e degli aspetti educativi correlati.

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Il nostro Dizionario della Calabria arricchito da altre dieci biografie

Care amiche e cari amici,
Con queste dieci nuove voci il nostro Dizionario Biografico della Calabria Contemporaneaarriva a 640 biografie di calabresi illustri, noti e meno noti.
Queste sono le nuove voci e i rispettivi autori.

Grazie a tutti per l’attenzione e buona lettura

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L’ICSAIC sarà presente a Rimini per parlare dei “Costituenti calabresi”

Alle origini della Repubblica: il 2 giugno 1946 e le sue storie” è il tema sul quale i prossimi 6 e 7 ottobre, a Rimini, si confronteranno studiosi e storici aderenti alla Rete Parri degli Istituti per la Storia della Resistenza e dell’età contemporanea e della Sissco, Società italiana per lo studio della storia contemporanea. A ospitare la kermesse presso la Sala del Giudizio del Museo della Città è l’Istituto per la Storia dell’Antifascismo e dell’Italia Contemporanea della provincia di Rimini.
Ci sarà anche l’ICSAIC con Vittorio Cappelli, direttore dell’Istituto presieduto da Paolo Palma. Cappelli parlerà de “I Calabresi all’Assemblea Costituente”, uno spaccato politico e sociale della Calabria all’alba della democrazia a cura di Vittorio Cappelli e Paolo Palma, edito da Rubbettino, Soveria Mannelli 2020.

QUI, il programma completo dei lavori

Per maggiori info sul libro – http://www.icsaicstoria.it/e-in-libreria-i-calabresi-allassemblea-costituente-1946-1948

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Un Comitato Calabrese degli emigrati è stato costituito anche a Panama

In Panama il 22 settembre scorso  è stato costituto il Comitato Calabrese all´interno della Societá Italiana di Beneficenza fondata nel 1882.  La comunitá calabrese in Panama è molto importante e attiva. I primi calabresi sono arrivati nel 1881per lavorare alla realizzazione del Canale di Panama. Un calabrese é stato un attore importante nella Indipendenza dalla Colombia. 
Il Comitato è formato da calabresi nativi e discendenti ma anche da coloro che amano la terra calabra. Arnolfo La Vitola un emigrante calabrese nato a Castrovillari e storico dirigente della comunità italiana in Panama è il neo presidente. Anche castrovillarese è il vice presidente Pasquale Calvosa, e Julio Croci, italo-argentino di origini bagnaresi ed ex presidente della Federazione Calabrese in Argentina, fa parte del Consiglio Direttivo come Segretario.
L’istituzione sarà uno spazio d’incontro per diffondere la cultura, le tradizioni, la gastronomia e promuovere il turismo nella Regione Calabria, mediante attivitá sportive, culturali, sociali, religiose e di solidarietà in Panama. Il Comitato, nelle intenzioni dei suoi aderenti, contribuirà con il suo lavoro alla crescita della Società Italiana di Panama, il cui presidente è Giuseppe Cava, figlio di calabresi nativi di Santa Domenica Talao.

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Il Milite Ignoto sarà ricordato a Rende per i 100 anni

Nel centenario della traslazione della salma del Milite Ignoto, la sezione dell’Unione Nazionale Ufficiali in Congedo d’Italia di Cosenza (UNUCI) organizza nella sala del Consiglio comunale di Rende, in Piazza Matteotti, una serata di storia, di canzoni e di poesia.
L’iniziativa, che si terrà lunedì 20 Settembre 2021 a partire dalle ore 18, sarà aperta dai saluti del generale Giovanni De Luca, presidente UNUCI Calabria e da quelli del Sindaco della Città di Rende, Marcello Manna e dell’assessore alla cultura dello stesso comune, Marta Petrusewicz. Interverranno, inoltre, Rosellina Naccarato, presidente PASFA Cosenza, il colonnello Massimo Scotti, comandante del 1° Reggimento Bersaglieri. La serata sarà coordinata dal 1° capitano Dario Ottolenghi e dal tenente medico Franco Ziccarelli della sezione UNUCI di Cosenza, mentre il controllo dei protocolli “Covid-19” sarà a cura dell’Associazione Carabinieri di Rende di cui è presidente il luogotenente Domenico Moretti.
Tra gli ospiti, anche lo storico Giuseppe Ferraro, coordinatore della sezione didattica del nostro Istituto, tra i patrocinatori dell’evento, il quale parlerà del suo libro “Resistere” (Pellegrini – ICSAIC, Cosenza 2018).
Ci saranno, nel corso della manifestazione, momenti musicali con le canzoni di Morena Sanchez e di poesia con Franchino u’ Funtanaru e Ciccio Ciacco.
Il Milite Ignoto, come è noto, scelto tra 11 vittime della Prima Guerra Mondiale, per “onorare i sacrifici e gli eroismi delle collettività nella salma di un anonimo combattente caduto con le armi in pugno” venne traslato e tumulato a Roma, il 4 novembre 1921, sull’Altare della Patria.

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Castrovillari: presentazione del libro “Personaggi, viaggi e libri altrui” di Vittorio Cappelli

Si terrà martedì 7 settembre alle ore 21, nel chiostro del Protoconvento francescano di Castrovillari, la presentazione del volume “Personaggi, viaggi e libri altrui”, ultimo lavoro del prof. Vittorio Cappelli, direttore scientifico dell’ICSAIC.
L’iniziativa è inserita all’interno del calendario della rassegna “Scirocco, venti di teatro, musica e danza” in programma a Castrovillari dal 7 settembre al 15 ottobre 2021 e organizzata dall’Associazione Culturale “Aprustum”.

Il volume, edito da Rubbettino, è stato definito “una sorta di autobiografia intellettuale, che mette assieme pagine disseminate in libri, riviste e giornali”. Tra gli scritti pubblicati emergono le tematiche di studio già affrontate dal prof. Cappelli, con particolare attenzione alla presenza italiana nell’America Latina, cui il direttore dell’ICSAIC ha dedicato numerosi lavori.

Per maggiori informazioni:

A Castrovillari soffia lo “Scirocco” che porta teatro, musica e danza: gli eventi dal 7 settembre al 31 ottobre

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Ritorna con dieci nuove voci il Dizionario Biografico della Calabria

Care amiche e cari amici,
Dopo la pausa estiva, ritorna con dieci nuove voci il nostro Dizionario Biografico della Calabria Contemporanea. E arriviamo, così, grazie alla collaborazione di vecchi e nuovi collaboratori – che speriamo siano sempre più numerosi – e all’impegno della redazione, a quota 630.
Queste sono le nuove voci e i rispettivi autori.

Grazie a tutti per l’attenzione. Buona lettura e ancora buona estate… 

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Padula e i briganti. Il booktrailer del testo di Giuseppe Ferraro

Continua l’iniziativa “I booktrailer dell’ICSAIC” con il terzo videoclip dedicato al volume “Vincenzo Padula e i briganti. Storiografia e discorso pubblico” (Rubbettino, 2021) dello storico Giuseppe Ferraro, componente del Direttivo dell’ICSAIC e coordinatore della Commissione per la didattica della Storia.

Il tema del brigantaggio negli ultimi anni è al centro di un dibattito pubblico spesso polarizzato su posizioni contrastanti, ma non sempre suffragato dall’indagine storico-critica. Attraverso gli scritti di Vincenzo Padula, apparsi su «Il Bruzio», si è voluto approfondire una pagina cruciale di un fenomeno complesso e radicato sia nella storia dell’Italia meridionale che nel discorso pubblico attuale. Nei suoi scritti Padula approfondì la complessità del fenomeno, le sue radici di lungo periodo e le diverse energie che si fronteggiarono al suo interno.
I temi e gli interrogativi posti da Padula portano ancora oggi a confrontarci con la storia dell’Ottocento e del brigantaggio meridionale con uno sguardo non solo territoriale. Il booktrailer è curato come sempre da Matteo Dalena, con l’assistenza tecnica di Lorenzo Coscarella e Bruno Pino.

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Contro i luoghi comuni neoborbonici. Una lettura del presidente Palma al volume di Pino Ippolito Armino

Il recente volume di Pino Ippolito Armino Il fantastico regno delle Due Sicilie. Breve catalogo delle imposture neoborboniche presenta ai lettori una operazione di fact checking sulle tante inesattezze sull’Unità d’Italia che tanti storici revisionisti hanno contribuito a diffondere. Il presidente ICSAIC Paolo Palma, in un articolo pubblicato su “Il Quotidiano del Sud” del 22 luglio 2021, fornendo una propria lettura del volume di Armino sottolinea alcuni dei più diffusi luoghi comuni neoborbonici da sfatare.

Come ti smonto le frottole dei neoborbonici

So di entrare a gamba tesa, ma lo dico in premessa: del libro di Pino Ippolito Armino, Il fantastico regno delle Due Sicilie. Breve catalogo delle imposture neoborboniche (Editori Laterza), c’era bisogno. Non perché manchino gli studi seri sull’Unità d’Italia, il brigantaggio, la questione meridionale, Mazzini e Garibaldi, ma perché l’agile strumento scelto dall’autore, il cosiddetto fact checking, è molto utile per contrastare le dieci principali baggianate (scusate se la gamba resta tesa) che hanno fatto la fortuna di un “pensiero” sostanzialmente reazionario, qual è il neo-borbonismo dilagante sui social.
A me è sempre parso, in realtà – e il libro di Armino rafforza questa convinzione – che il neoborbonismo rappresentasse la faccia sudista del leghismo nordista, da esso peraltro generato come rivalsa del povero Sud contro il ricco Nord; ma che al leghismo fosse in realtà omogeneo tanto da essere sostenuto da un’accozzaglia di “intellettuali” in cui spiccano i nomi dell’indipendentista piemontese Roberto Gremmo e del fascioleghista Mario Borghezio. L’importante, per questi signori, è colpire l’identità nazionale, da Nord e da Sud. Perché l’obiettivo comune, sostenendosi leghisti e neoborbonici a vicenda, è quello di trasmettere – come nota Arminio – lo stesso desiderio di separazione. Ben venga perciò chi combatte questa pericolosa deriva a viso aperto.
L’Autore fa correttamente risalire l’esplosione del neoborbonismo al fortunato, ma anche raffazzonato, libro Terroni di Pino Aprile (Piemme 2010) che a sua volta ha come progenitore il romanzo La conquista del Sud (Rusconi 1972) dello scrittore nostalgico Carlo Alianello, ma dimentica di ricordare (lacuna che non inficia la bontà del suo lavoro) che le prime tesi storiografiche sostanzialmente filo-borboniche nacquero a sinistra-sinistra, con il volume Contro la “questione meridionale”. Studio sulle origini dello sviluppo capitalistico in Italia, degli storici campani Edmondo M. Capecelatro e Antonio Carlo (Savelli 1972). Capecelatro e Carlo aprono addirittura il loro saggio contestando la tesi di Engels secondo cui il Mezzogiorno d’Italia soffriva per la mancanza di uno sviluppo capitalistico; e si sforzano di dimostrare che tale sviluppo si era in realtà realizzato e al momento dell’Unità d’Italia non esisteva divario tra Nord e Sud! Che come sappiamo è falso.
Dieci baggianate, dicevo, presenti qua e là in tutta la “storiografia” neo-borbonica che fa da coro al guru Aprile. La prima: il “genocidio meridionale”, che Armino dimostra essere definizione irresponsabile, fondata su dati vaghi, manipolati, ed episodi alterati come le detenzioni nella fortezza alpina di Fenestrelle e le stragi di Casalduni e Pontelandolfo, che egli ridimensiona nel numero delle vittime e correttamente contestualizza come rappresaglia seguita a un agguato brigantesco che aveva causato la morte di quarantuno militari piemontesi.
La seconda: la spedizione dei Mille frutto di un complotto inglese con la complicità del Piemonte, della massoneria e della mafia. Ma l’Autore ha gioco facile a dimostrare che Cavour cercò di ostacolare l’iniziativa garibaldina e che semmai furono i Borbone a non saper cogliere i fermenti di rinnovamento presenti nella società meridionale mettendosi essi alla testa di un movimento di unità nazionale.
E che dire del povero Garibaldi, che era certamente massone (ma non un Licio Gelli!), oggetto di accuse anche infamanti da parte della “storiografia” neo-borbonica? Garibaldi assassino del primo marito di Anita e schiavista senza scrupoli. Le prove? Nessuna per il presunto omicidio. Per quanto riguarda l’accusa di essere un mercante di schiavi, il grossolano fraintendimento di un documento dovuto a una cattiva traduzione dallo spagnolo. In realtà, quando Lincoln gli offrì il comando delle armate nordiste nella guerra civile americana, Garibaldi rispose che alla sua accettazione era d’ostacolo la mancanza di una chiara presa di posizione sull’abolizione della schiavitù, come documenta uno storico serio, Alfonso Scirocco, nella biografia dell’Eroe dei Due Mondi. Che strano schiavista!
Ma è sulle frottole e sugli svarioni di storia economica che l’agile volume di Armino risulta particolarmente convincente: il saccheggio del Mezzogiorno da parte dei piemontesi, i furti di preziosi e le razzie del denaro e dell’oro del Banco delle Due Sicilie, sia a Palermo sia a Napoli, la questione della unificazione dei debiti degli ex Stati nel nuovo debito pubblico nazionale, la ricchezza del Sud prima dell’Unità, l’industrializzazione del Mezzogiorno e la famosa siderurgia del distretto calabrese di Mongiana in tandem con le napoletane officine di Pietrarsa. L’Autore smonta queste fole una per una, rilevando giustamente che quelle meglio riuscite «mescolano sempre un po’ di cose vere a molte cose false», e riesce a distinguere tra le une e le altre dimostrando ad esempio la falsità dei presunti primati europei del Regno delle Due Sicilie in campo industriale, mercantile e militare. La realtà era molto meno rosea di come la dipingono i vari Aprile, Ciano, Del Boca (Lorenzo, non, per carità, il grande Angelo recentemente scomparso!). Alla base del ritardo del Sud borbonico c’era un grave deficit infrastrutturale, la mancanza cioè delle precondizioni per lo sviluppo. Basti pensare che alla vigilia dell’Unità le strade ferrate napoletane si estendevano per 124 chilometri, contro i 200 della Lombardia, i 308 della Toscana, gli 807 del Piemonte.
Quel Regno era tutt’altro che fantastico, soprattutto a partire dagli anni ’40 dell’Ottocento, quando piombò nell’oscurantismo mentre il Regno di Sardegna realizzava la modernizzazione aprendosi alle riforme istituzionali ed economiche.
Anche l’unificazione italiana fu però tutt’altro che fantastica. Armino non ne nasconde i limiti, non manipola i dati relativi ai contraccolpi negativi, per l’industria meridionale, dell’accentramento cavouriano culminato nell’estensione della politica doganale piemontese al nuovo Regno. Ma fa giustamente notare che in Parlamento l’abbattimento delle tariffe doganali fu sostenuto da quasi tutti i deputati meridionali, espressione di quei ceti possidenti agrari che dalle misure liberiste di Cavour traevano benefici per le esportazioni di vino, olio e altri prodotti di qualità.
La storia non si presta alle fantasie semplificatrici dei secessionisti e alle loro mistificazioni. L’arretratezza meridionale non nasce con l’Unità, come dicono i neoborbonici, ma ha origini remote. L’Unità la fanno i Savoia e Cavour, non Mazzini e Cattaneo, che vengono sconfitti. Ma con tutti i suoi limiti fu una grande conquista e nessun meridionalista, da Salvemini a Gramsci, da Dorso a Fortunato l’ha mai messa in discussione. Parlo di meridionalisti seri, non di pseudostorici che paragonano, vergognosamente, Cavour a Hitler.

Paolo Palma

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La Santa ‘ndrangheta 30 anni dopo nel libro di Anna Sergi e Pantaleone Sergi

Pubblichiamo la recensione del libro “La Santa ‘ndrangheta. Da violenta a contesa” scritta per “Casinistanews” da Letterio Licordari, del Direttivo dell’ICSAIC.

Il fenomeno della ‘ndrangheta valutato con un diverso approccio da Anna Sergi e Pantaleone Sergi.


Non è mai facile scrivere e parlare delle mafie, e della ‘ndrangheta in particolare. Si rischia di brancolare nella confusione delle fonti su fatti che vengono generati lontano dalla “luce del sole” e finanche su omertà istituzionali, su crimini che hanno determinato modifiche al diritto, interferenze e ingerenze importanti con la realtà e con il funzionamento della macchina amministrativa pubblica e privata.
Non è, pertanto, argomento che possano trattare compiutamente in tanti. Trenta anni fa, Pantaleone Sergi, noto giornalista, storico, saggista e accademico, narrava nel suo testo La “Santa” violenta storie di ‘ndrangheta e di ferocia, di faide, sequestri e vittime innocenti. Da quel periodo ad oggi si registra quella sorta di “evoluzione” dei fenomeni mafiosi in genere (e della ‘ndrangheta in particolare) attraverso mutate forme “gestionali” pienamente in linea con lo sviluppo della tecnologia e dell’accrescimento culturale degli adepti, nonché con la globalizzazione, che ha facilitato ulteriormente interscambi di beni fungibili e non e l’infiltrazione “guidata” nei palazzi del potere.

Ecco perché vi è stata l’inversione dei ruoli per i soggetti “con il cappello in mano”: dapprima erano gli ‘ndranghetisti a recarsi dai politici per ottenere favori e rispetto, oggi avviene esattamente il contrario. Cambia, quindi, anche l’analisi del fenomeno, che per la sua complessità e per le citate ramificazioni non può non essere oggetto di più allargate fasi di studio in una dimensione criminologica importante e anch’essa in progressiva evoluzione.
Pantaleone Sergi, che si è occupato in passato anche della sottovalutata organizzazione criminale dei “basilischi” in Lucania (Gli anni dei basilischi, 2003, che seguì La mafia in Basilicata dal 1981 al 2000 nelle relazioni dei Procuratori Generali, 2001), si muove con un diverso approccio nel suo nuovo lavoro La Santa ‘ndrangheta da violenta a contesa, edito da LPE Luigi Pellegrini Editore e in libreria dal 24 giugno, facendo il punto sui tre decenni di scarto rispetto alla prima pubblicazione assieme alla figlia Anna, criminologa all’Università di Essex, nel Regno Unito.
Un testo curato con il rigore del saggista, storico e del cronista di un giornalismo che in molti dovrebbero “studiare” e con il supporto scientifico, sociologico e del diritto proprio di chi si occupa dei fenomeni criminali organizzati. Un volume di quasi 400 pagine frutto di ricerche certosine e attente analisi dei fatti, compresi quelli investigativi e giudiziari, che costituisce molto più di una sinossi su un movimento criminale che ha abbandonato le coppole e le giacche di velluto per pervenire ad un fatturato stimato in oltre 25 miliardi di euro, pari quasi al 5% del PIL italiano, l’espressione oggi «meglio organizzata» tra le “mafie imprenditrici”.


Droga e smaltimento illegale dei rifiuti, ma ancora usura, gioco d’azzardo, estorsioni, che producono danni all’economia reale nazionale e rimpolpano i paradisi fiscali, attività a volte anche incrociate nel corso di studi e ricerche sulle migrazioni effettuati da Sergi, ma con il retaggio dei modus operandi del passato. Il libro è stato presentato al “Terrazzo Pellegrini” lo scorso primo luglio dagli autori nel corso di un evento moderato da Antonietta Cozza, con interessanti interventi in presenza e on-line, tra i quali quello di Enzo Ciconte, anch’egli noto autorevole storico e studioso del “pianeta ‘ndrangheta”.

Letterio Licordari

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Buona estate a tutti: il Dizionario si arricchisce di nuove biografie

Care amiche e care amici,

Sono online altre dieci biografie di calabresi protagonisti del Novecento, figure importanti della storia regionale. Il Dizionario Biografico della Calabria Contemporanea con queste nuove biografie è arrivato a quota 620. Ora si concede un po’ di respiro: anche i nostri amici collaboratori, sempre di più, hanno diritto a una pausa estiva. Rallenteranno, dunque, le uscite ma il lavoro va avanti con identico impegno, quello di realizzare un’opera culturale collettiva mai tentata, pur senza avere da tempo alcun sostegno pubblico.
Queste sono le nuove voci e i rispettivi autori.

Grazie a tutti per l’attenzione. Buona lettura e buona estate. E a presto con le nuove biografie.

BUONA ESTATE A TUTTI GLI AMICI!

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“Vita avventurosa di Don Amadeo”, da San Nicola Arcella alle Americhe

Si è tenuta a San Nicola Arcella la presentazione del volume “Vita avventurosa di Don Amadeo”, scritto da Piero Di Giuseppe e dedicato alla vita di Amedeo Barletta (1894-1975). Figura controversa di emigrato calabrese nelle Americhe, Barletta fu imprenditore e commerciante di successo incarcerato sia da Trujillo a Santo Domingo sia da Fidel Castro a Cuba. All’iniziativa, moderata da Nicoletta Toselli, oltre all’autore hanno preso parte il sindaco Barbara Mele, il presidente dell’associazione “Gianfranco Serio” Filomena Serio, la ricercatrice Elena Paolino ed il giornalista e saggista Letterio Licordari, membro del direttivo dell’ICSAIC.
Condividiamo con voi l’articolo dedicato al volume e all’iniziativa, scritto da Nicoletta Toselli e pubblicato sul portale lavoceagliitaliani.it:
Calabria – Presentato ”Vita avventurosa di Don Amadeo” di Piero Di Giuseppe

Sulla figura di Amedeo Barletta vi invitiamo a leggere la biografia presente nel Dizionario Biografico della Calabria Contemporanea dell’ICSAIC, redatta dallo stesso Piero Di Giuseppe:
Barletta, Amedeo

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Il racconto della vita di Sergio Chiatto tra sport e sapere

Il nostro socio Sergio Chiatto, ha pubblicato di recente Sergio Chiatto, “Una vita tra sport e sapere”. Percorso autobiografico tra immagini, scritti e ricordi.
Ecco la recensione del volume scritta per il settimanale Parola di Vita (a. 14 n. 19) da Lorenzo Coscarella.

Una vita all’insegna di sport e sapere. Il sottotitolo dell’ultimo volume pubblicato da Sergio Chiatto ben sintetizza l’obiettivo dell’opera, che è quello di presentare al lettore un percorso nella biografia dell’autore attraversando, oltre che le vicende personali, molti aspetti della vita cosentina tra gli ultimi decenni del ‘900 e gli anni 2000.

Continua a leggere
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Care amiche e cari amici, dieci nuove voci per il nostro “Dizionario”

Il Dizionario Biografico della Calabria Contemporanea raggiunge 610 voci.
I nuovi biografati e i rispettivi autori sono:

Grazie dell’attenzione e buona lettura.
Appuntamento alle prossime biografie.

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Novecento, il secolo delle donne. Incontro ICSAIC-Liceo Pitagora

Il cammino delle donne verso la conquista di diritti fondamentali, come per esempio quello del voto del 2 giugno 1946, o il racconto di alcune figure del secolo scorso quali Maria Montessori, Rita Levi Montalcini e Tina Anselmi, il percorso dell’emancipazione femminile in tutti campi, il ruolo delle donne negli anni, o ancora il contributo che esse hanno dato e danno alla società, sono state le tematiche di un incontro svoltosi online, nato in collaborazione tra la sezione didattica del nostro Istituto ed il Liceo classico Pitagora di Crotone.
Al dibattito, che si è tenuto nella giornata del primo giugno, hanno partecipato diverse classi del Liceo Classico Pitagora di Crotone (3D, 4D e 5E), la prof.ssa Giovanna Ripolo (referente per l’educazione civica) e la dirigente scolastica, prof.ssa Annunziata Galizia, la quale ha aperto l’incontro con i saluti e una introduzione. Il professore Giuseppe Ferraro, dell’ICSAIC, ha poi tenuto una relazione, partendo dal periodo della Rivoluzione francese, quando nell’ottobre del 1789 le donne appartenenti al Terzo Stato (ceto borghese), si organizzarono per una marcia verso Versailles, per lamentarsi della gravissima carenza di generi alimentari che affliggeva Parigi. Ferraro ha poi continuato la sua esposizione menzionando Cesare Lombroso, il quale, nonostante fosse un sostenitore della parità di genere, ebbe nei suoi studi posizioni negative sulle donne.
In ultimo, non si poteva non parlare di Costituzione. Poiché spesso – è stato evidenziato – ci si dimentica che dietro la sua scrittura non ci sono solo padri costituenti ma anche madri costituenti. Tra le 21 donne della Costituente, sono state ricordate Nilde Iotti, Teresa Noce, Lina Merlin, tutte artefici di una riqualificazione del ruolo della donna all’interno della società. Donne che erano state molto impegnate a livello nazionale per riaffermare, anche durante il regime fascista, i diritti che vennero poi messi per iscritto nella Costituzione.

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