Nuove biografie e nuovi collaboratori. Siamo arrivati così a “quota” 590

Care amiche e cari amici,
il Dizionario Biografico della Calabria Contemporanea con le nuove 10 voci raggiunge “quota” 590. E andiamo avanti, grazie ai contributi incessanti dei nostro collaboratori.
Questi i nomi dei nuovi biografati e dei rispettivi autori.

Vi ringraziamo dell’attenzione e vi auguriamo buona lettura.
Appuntamento alle prossime biografie.

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Castrovillari: riflessione sul partigiano Francesco Bucciano

La sezione F. Castriota- A. Magnelli dell’Anpi di Castrovillari ha organizzato, giovedì 13 maggio 2021, una riflessione sulla figura del partigiano castrovillarese Francesco Bucciano, martire delle Fosse Ardeatine.

L’evento, che sarà possibile seguire online sulla pagina Facebook di Kontatto Radio, si tiene all’indomani della Festa della Liberazione e della Festa dei lavoratori. L’iniziativa è organizzata con la partecipazione degli studenti di tre istituti scolastici di Castrovillari: il Liceo Scientifico “E. Mattei”, l’Istituto Tecnico Industriale “E. Fermi” e l’Istituto Alberghiero “K. Wojtyla”.
L’ICSAIC partecipa alla manifestazione con una relazione del presidente, Paolo Palma, che interverrà proprio sul tema centrale dell’evento, la figura del partigiano Francesco Bucciano. Oltre che su Bucciano, il presidente Palma si soffermerà anche sulle figure delle altre vittime calabresi dell’eccidio: Donato Bendicenti, di Rogliano, Giovanni Vercillo di Catanzaro e Paolo Frascà di Gerace.

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Alla scuola di don Sturzo. Il booktrailer dedicato al libro sul popolarismo al Sud

Continua l’iniziativa “I booktrailer dell’ICSAIC” con il secondo videoclip dedicato al volume “Alla scuola di Don Sturzo. Il popolarismo nel Mezzogiorno a cento anni dall’Appello ai liberi e forti”.

Il libro, curato da Lorenzo Coscarella e Paolo Palma ed edito da Pellegrini Editore, raccoglie gli atti del convegno nazionale organizzato dall’Istituto presso l’Università della Calabria il 13 novembre 2019, in occasione del centenario dell’Appello ai Liberi e Forti.
Il booktrailer è curato da Matteo Dalena, con l’assistenza tecnica di Lorenzo Coscarella e Bruno Pino, e mostra un breve percorso attraverso i personaggi che, tra livello nazionale e livello locale, hanno lasciato un segno nella storia del popolarismo meridionale.  Un modo per veicolare in modo semplice ed efficace il contenuto del volume sui nuovi mezzi di comunicazione.
Alla scuola di Don Sturzo” presenta un bilancio critico sul popolarismo, che nel Meridione non seppe sempre seguire la “scuola” del fondatore don Sturzo, e che anzi portava in sé le contraddizioni che avrebbero lacerato il partito davanti al fascismo incalzante.

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Online altre 10 biografie di calabresi protagonisti dall’Ottocento a oggi

Care amiche e care amici,
il Dizionario Biografico della Calabria Contemporanea si arricchisce di altre figure importanti della storia regionale. Con queste dieci nuove biografie siamo arrivati a 580 mentre prosegue l’impegno della redazione e dei collaboratori nella preparazione delle prossime biografie.
Queste, comunque, le nuove voci e i rispettivi autori.

Grazie a tutti per l’attenzione, buona lettura e a presto.

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I martiri calabresi alle Fosse Ardeatine: il racconto di un nipote e un saggio-verità sugli arresti

Todeskandidat: un inedito di Tancredi Bendicenti che immagina le ultime ore di vita del bisnonno. E una ricerca di Paolo Palma con interessanti novità storiografiche sulle relative operazioni di polizia, tra spie e banda Koch. Sulla «Rivista calabrese di storia del ‘900» di prossima pubblicazione

L’ICSAIC celebra quest’anno il 25 aprile ricordando i quattro antifascisti calabresi uccisi dai nazisti alle Fosse Ardeatine il 24 marzo del 1944: Donato Bendicenti (Rogliano, 18 ottobre 1907), Franco Bucciano (Castrovillari, 5 agosto 1894), Paolo Frascà (Gerace, 18 maggio 1898), Giovanni Vercillo (Catanzaro, 11 ottobre 1908). Oggi perciò anticipiamo in sintesi il lavoro che apparirà a breve sulla Rivista calabrese di storia del ‘900, in uscita con una nuova veste editoriale e la direzione di Vittorio Cappelli. Sul numero in stampa pubblichiamo il racconto inedito Todeskandidat (Condannato a morte) di Tancredi Bendicenti, uno studente liceale romano che immagina le ultime ore di vita del suo bisnonno; e un saggio del presidente dell’Istituto, Paolo Palma, che ricostruisce le biografie dei quattro martiri calabresi con particolare riferimento ai loro arresti.

Donato Bendicenti

Con Todeskandidat, Tancredi Bendicenti ha vinto nel 2019 il primo premio nella categoria adulti del Concorso Letterario Nazionale Anpi «Inchiostro e Memoria». Nell’edizione successiva dello stesso Concorso ha ricevuto una menzione d’onore per un altro racconto dedicato alla Resistenza, intitolato La Piuma. «Ovviamente si tratta di una ricostruzione romanzata, che intreccia la verità storica a quella familiare – ha scritto l’Autore a proposito di Todeskandidat – ma spero abbastanza fedele dei pensieri del mio bisnonno poco prima dell’esecuzione. Questo testo lo dedico a mio nonno Giacinto e a tutte le vittime del nazifascismo».
Il saggio di Paolo Palma, intitolato I martiri calabresi alle Fosse Ardeatine, tra delatori, spie e la famigerata banda Koch, contiene alcune novità storiografiche in relazione, soprattutto, alle operazioni di polizia che portarono alla cattura di Bendicenti e Frascà.

Giovanni Vercillo

Donato Bendicenti era un avvocato comunista, partigiano nella banda Trionfale comandata dal colonnello roglianese Stanislao Vetere. Nell’abitazione di Bendicenti, in via dei Gracchi 195, si riuniva la direzione clandestina del Pci. Fino a pochi minuti prima del suo arresto, il 3 marzo, in quella casa si era svolta una riunione a tre con Giorgio Amendola, Mauro Scoccimarro e Giacomo Pellegrini, interrotta bruscamente da Amendola, come se fosse stato guidato da un sesto senso. Pochi minuti e il bottino della banda Koch (Palma documenta con certezza che fu questa polizia parallela della Repubblica Sociale Italiana ad arrestare Bendicenti) sarebbe stato più sostanzioso e probabilmente – anche se la storia non si fa con i se… – l’attentato di via Rasella non ci sarebbe stato, né quindi l’eccidio alle Cave Ardeatine: Amendola era infatti il capo dei Gap, i Gruppi di Azione Patriottica, che venti giorni dopo fecero esplodere la bomba cui seguì la rappresaglia tedesca. L’Autore documenta inoltre che l’arresto di Bendicenti coinvolse altri due avvocati antifascisti impegnati nella Resistenza romana, un sardo e un pugliese, entrambi del Partito d’Azione, anch’essi trucidati alle Cave Ardeatine. Tutti vittime di una spia che era riuscita a infiltrarsi nel Pd’A: Francesco Argentino, alias Walter Di Franco, calabrese di San Lorenzo (Reggio Calabria), stretto collaboratore di Pietro Koch.

Paolo Frascà

Di grande interesse anche la storia di Paolo Frascà, a cominciare dalla sua doppia militanza partigiana: nella banda socialista dei suoi compaesani di Gerace Franco “Felice” Napoli e Giuseppe Albano (il famoso Gobbo del Quarticciolo) e nella banda Neri del Fronte Militare Clandestino di Resistenza. Considerato martire del Partito d’Azione, ma con alcuni dubbi su questa militanza. Il saggio fa soprattutto luce su una scabrosa vicenda che ha coinvolto Frascà dopo la sua morte: l’accusa di una giovane partigiana comunista, Carla Angelini, di essere stato una spia delle S.S., responsabile della cattura sua e di un importante esponente del Pci romano, e ciò nonostante ucciso alle Fosse Ardeatine. Accusa incredibile, atroce, di cui Palma riesce però a dimostrare l’infondatezza ricostruendo la vicenda, attraverso una serie di incroci da racconto giallo, come una probabile trappola che la banda Koch tese alla giovane partigiana nell’inferno di via Tasso. Dove Frascà si trovava in seguito alla delazione di un presunto amico che era invece al servizio delle S.S. e scorrazzava per Roma su una lussuosa Aprilia nera.

Francesco Bucciano

Vittima della banda Koch fu pure il castrovillarese Francesco Bucciano, uno dei maggiori dirigenti del Movimento Comunista d’Italia-Bandiera Rossa, arrestato mentre stava organizzando una clamorosa evasione dei suoi compagni dal carcere di Regina Coeli. Una spia non meglio identificata è anche all’origine dell’arresto dell’avvocato catanzarese Giovanni Vercillo, referendario della Corte dei Conti e unico militare in servizio, tra i martiri calabresi, con il grado di capitano, incardinato nella banda Fossi del Fronte Militare Clandestino di Resistenza. Le loro storie, pur frammentarie e lacunose, offrono uno spaccato avvincente della lotta partigiana a Roma nel ’44; e ci mostrano in tutta la loro disumanità gli apparati repressivi del nazi-fascismo nella capitale, tra cui emerge con vigore la famigerata banda di Pietro Koch, «il vero questore di Roma».

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Un booktrailer per Staccione, da mediano del Cosenza a Mauthausen

1931. Cosenza-Napoli: inaugurazione del “Città di Cosenza”. Staccione è il sesto in piedi da sinistra.
Foto per concessione dell’autore.

Presentiamo l’iniziativa “I booktrailer dell’ICSAIC”. Realizzeremo dei videoclip allo scopo di promuovere sul web, e in particolar modo sui social network, i testi di quegli autori coerenti con le linee d’azione del nostro Istituto. La cura dei brevi video promozionali è alla nostra redazione online. La regia è di Matteo Dalena, con l’assistenza tecnica di Lorenzo Coscarella e Bruno Pino.
La prima uscita è dedicata al calciatore Vittorio Staccione (Torino 1904 – Gusen 1945) che negli anni Venti e Trenta vestì le maglie di Torino, Cremonese, Fiorentina, Cosenza e Savoia. Lasciato il calcio, lavorò come operaio in diverse fabbriche torinesi e fu a più riprese braccato dalla polizia per la sua opposizione al nazifascismo. Una resistenza quella di Staccione che lo portò a terminare i suoi giorni nel campo di concentramento di Mauthausen dove, poco prima di morire, nella speranza di aver salva la vita disputò una partita di calcio insieme ai suoi carcerieri.

La vicenda di Staccione è stata recentemente raccontata dal giornalista cosentino Francesco Veltri ne Il mediano di Mauthausen (Diarkos). Come scrive nella prefazione al libro l’ex calciatore di Bologna, Torino, Fiorentina, Napoli ed ex nazionale italiano Eraldo Pecci: “Vittorio Staccione era un uomo buono e ingenuo come lo sono molti veri sportivi […] ha avuto la sfortuna di vivere in un tempo infausto, un tempo in cui accaddero cose orribili, impensabili, inumane. Cosa fosse giusto lo decidevano uomini ingiusti e il calciatore del Torino lo ha provato sulla sua pelle”.

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Il “Dizionario” si arricchisce ancora con altre dieci nuove biografie

Il Dizionario Biografico della Calabria Contemporanea raggiunge 570 voci, grazie all’impegno di vecchi e nuovi collaboratori.
Di seguito i nomi dei nuovi biografati e dei rispettivi autori.

Vi ringraziamo dell’attenzione e vi auguriamo buona lettura dandovi appuntamento alle prossime biografie.

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Il 25 aprile prima presentazione del libro di Matteo Dalena su Paolo Cappello

Si svolgerà il prossimo 25 aprile, 76° anniversario della Liberazione dal nazifascismo, la prima presentazione del volume “Quel garofano spezzato. Paolo Cappello, muratore antifascista (1890-1924)” del giornalista e storico Matteo Dalena, edito da Le Pecore Nere. Il volume, frutto di una lunga ricerca negli Archivi di Stato di Cosenza e Centrale dello Stato di Roma, sarà presentato con una diretta su facebook che sarà condivisa dalle numerose associazioni che hanno collaborato all’evento. Moderata dall’editore Maria Pina Iannuzzi, la presentazione si svolgerà in due, diverse sessioni. Alla prima, che avrà inizio alle 17.30, interverranno la storica dell’Università di Bologna, Cesarina Casanova, lo storico e antropologo Giovanni Sole che ha curato la prefazione al testo, il giornalista Francesco Veltri e il presidente dell’ICSAIC, Paolo Palma, che ne ha curato l’introduzione. La seconda sessione avrà inizio alle 18.30 e vedrà una serie di interventi di attivisti e artisti (Claudio Dionesalvi, Sergio Crocco, Silvio Cilento, Dario Della Rossa, Ernesto Orrico, e il Centro Rat) che discuteranno sulle nuove forme di resistenza, a partire dall’esempio del muratore antifascista.
Il testo di Dalena porta il lettore in una provincia dell’Italia fascista, dove il delitto di un muratore socialista scuote gli animi e infiamma la piazza. La morte di Paolo Cappello, avvenuta a Cosenza il 21 settembre 1924 (l’omicidio aveva avuto luogo una settimana prima sul ponte di san Francesco) è uno di quei foschi fatti che nemmeno il crollo del regime fascista e il successivo avvento della democrazia riuscirono a chiarire. Tre gradi di giudizio non furono sufficienti ad assicurare alla giustizia i responsabili. Trascorsi 96 anni, l’omicidio di Paolo Cappello rimane ancora impunito. Nel 1944 all’operaio ucciso venne intitolata la vecchia piazza “Michele Bianchi”, dov’era ubicata la Casa littoria che recava il nome del gerarca di origini calabresi. Con i metodi propri della storia criminale, della storia sociale e della microstoria Matteo Dalena cerca di far luce sugli itinerari di vita di uno dei tanti “figli di ignoti”, allevato nel quartiere popolare della Massa e cresciuto nei bassi di una città ebbra di vino e vendetta.
«Paolo Cappello, o più semplicemente Paolino per i suoi compagni muratori della Massa era un “uomo infame” nel senso della enorme distanza che lo separò dalla fama, dalla gloria, dalla ribalta sul palcoscenico della storia. Un’esistenza infima, minima, marginale. Se non fosse stato per la morte violenta e dalla forte connotazione politica, il suo nome e quei pochi dettagli della sua esile linea biografica sarebbero rimasti sepolti nei baratri della storia», scrive Dalena. L’autore è membro del direttivo ICSAIC e autore della rivista Storica National Geographic.

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La scomparsa di Fausto Cozzetto, storico e primo presidente dell’Icsaic

La scomparsa del prof. Fausto Cozzetto, primo presidente dell’Icsaic dal 1983 al 1988, rende certamente più povera la cultura storiografica e più in generale meridionalistica calabrese, che egli ha animato per lunghi anni con ricerche e riflessioni acute, anche in campo giornalistico. Cozzetto ha avuto anzi il merito di ritagliare per il nostro Istituto uno spazio culturale in un settore ancora trascurato, la storia contemporanea della Calabria, con particolare attenzione – e anche questa era una novità – all’antifascismo e alla partecipazione dei calabresi alla Resistenza, temi dibattuti per la prima volta nella nostra regione.
Basta scorrere gli indici delle annate del Bollettino ICSAIC (1985-1996) poi diventato «Rivista calabrese di storia del ‘900», per capire quanto sia stato importante il lavoro di ricerca e divulgazione svolto in quegli anni da Cozzetto e dagli altri fondatori dell’ICSAIC, insieme all’attività di didattica della storia in numerose scuole calabresi e a una collana di studi e ricerche che ha prodotto diversi volumi di grande interesse, tra i quali Ferramonti: un lager del Sud, a cura di Francesco Volpe, che raccoglie gli atti del convegno internazionale svoltosi a Cosenza il 15 e 16 maggio 1987, durante la presidenza di Cozzetto, e Socialismo e amministrazione nella Calabria contemporanea, di Giuseppe Masi, oggi presidente onorario dell’Istituto, pubblicato in quello stesso anno 1987.
Fausto Cozzetto, che era nato ad Acri nel 1945, è stato uno storico di ampia visione. Allievo di Giuseppe Galasso, la sua formazione è essenzialmente “modernista”, ma ha spaziato con ottimi risultati anche nel Medioevo e nell’Età contemporanea. La sua produzione scientifica ha riguardato, tra l’altro, i problemi demografici del Mezzogiorno nel XV secolo, il feudo di Aiello, ma anche la vita in Calabria dal fascismo agli anni ’80 e la biografia di Michele Bianchi. All’Età contemporanea ha dedicato le ultime ricerche con la biografia di Settimio Perna, Il sindaco del pane, che attraverso la figura del primo cittadino socialista di Amantea affronta il tema delle profonde ferite sociali del dopoguerra e della ricostruzione in una comunità del Sud; e con la curatela del volume Memorie di una città nascente. Corigliano Rossano. Importante infine la sua collaborazione con Galasso, quale relatore capo, alla rivista «L’Acropoli» (direttore responsabile prima Fulvio Mazza e quindi Pantaleone Sergi).
Per l’Icsaic è un momento triste. Con questa breve nota intendo esprimere, anche a nome del presidente onorario Giuseppe Masi, del direttore Vittorio Cappelli e del Direttivo dell’Istituto, le più sentite condoglianze alla famiglia del prof. Cozzetto che vogliamo ricordare anche pubblicando l’articolo, apparso oggi sul Quotidiano del Sud, di Fulvio Mazza, fondatore dell’Icsaic.

Paolo Palma
Presidente dell’Icsaic

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La rassegna stampa del volume sul popolarismo nel Mezzogiorno

Presentiamo una breve rassegna stampa sul volume “Alla scuola di don Sturzo. Il popolarismo nel Mezzogiorno a cento anni dall’Appello ai liberi e forti”, curato da Lorenzo Coscarella e Paolo Palma. Il libro, con il quale si pubblicano gli atti del convegno nazionale organizzato dal nostro istituto e tenutosi presso l’Università della Calabria il 13 novembre 2019, raccoglie gli interventi effettuati durante l’iniziativa e presenta un bilancio critico del popolarismo nel Sud Italia.

  • Alla scuola di don Sturzo. Il popolarismo nel Sud, in «Gazzetta del Sud», 21 marzo 2021, p. 24.
  • Filippo Veltri, Alla scuola di don Sturzo contro il populismo, in «Il Quotidiano del Sud», 26 marzo 2021, p. 31.
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“Come si diventa nazisti?” Riflessione online per le scuole superiori

Lunedì 12 aprile 2021, dalle ore 11.00 alle ore 12.00, si terrà in diretta steaming l’evento “Come si diventa nazisti?”, rivolto a tutte le classi quinte delle scuole superiori e promosso dall’Istituto Nazionale “Ferruccio Parri” e da ApiS – Amore per il Sapere.
L’iniziativa si propone di fornire a studenti e docenti interpretazioni aggiornate sui regimi fascisti, per comprendere le cause del loro affermarsi nell’Europa del dopoguerra.
Grazie all’apporto dei due storici Paolo Pezzino e Daniel Lee, si vuole favorire la riflessione degli studenti sull’esperienza di quei regimi, affermatisi con l’uso spregiudicato della violenza, per tentare di spiegare perché in tanti si sono riconosciuti in ideologie nazionaliste, razziste, antidemocratiche.
La partecipazione è libera previa registrazione al link: www.amoreperilsapere.it/eventi/daniel-lee-paolo-pezzino/

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Online altre dieci biografie di donne: artiste, religiose, politiche e ribelli

Care amiche e care amici.
Con questo omaggio a dieci donne calabresi il Dizionario Biografico della Calabria Contemporanea si arricchisce di figure importanti della nostra storia.
Con le nuove biografie siamo ora arrivati a 560, una cifra sempre più considerevole. E continua l’impegno della redazione e dei collaboratori che vi danno appuntamento alle prossime biografie già pianificate.
Queste sono le nuove 10 biografie di donne con i rispettivi autori.

Vi ringraziamo dell’attenzione e vi auguriamo buona lettura.

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Una recensione di “Approdi” dell’Osservatorio Bibliografico della Letteratura Italiana

La ristampa anastatica di Approdi di Raoul Maria De Angelis, curata dallo storico Vittorio Cappelli, direttore dell’ICSAIC, ed edita da Pellegrini, grazie alla collaborazione dell’Assessorato alla Cultura della Regione Calabria, è stata recensita da “Oblio. Osservatorio Bibliografico della Letteratura Italiana Otto-novecentesca”, diretta da Nicola Merola (n. 40, 2020), che qui di seguito proponiamo ai lettori del nostro sito web.

di Alessandro Gaudio

«Approdi» 1928-1929. Rassegna di Lettere e d’Arte diretta da R. M. de Angelis Ristampa anastatica a cura di Vittorio Cappelli Cosenza Pellegrini 2019 ISBN 978-88-6822-774-6

Dopo aver frequentato il ginnasio e il liceo classico Galluppi a Catanzaro, Raoul Maria de Angelis, originario di Terranova da Sibari, piccolo centro in provincia di Cosenza a venti chilometri dalla costa ionica, si iscrisse alla Facoltà di Giurisprudenza dell’Università “La Sapienza” di Roma. Anche se ben presto abbandonò gli studi, il ventenne de Angelis (era nato nel 1908) rimase nella Capitale (dove morì nel 1990) e diede inizio alla sua attività − che poi lo vide scrittore prolifico e giornalista di successo, ma anche poeta, pittore e critico d’arte − ideando e dirigendo «Approdi». L’editore Pellegrini di Cosenza propone la ristampa anastatica dell’unica collezione completa ancora esistente del periodico, conservata nella gloriosa emeroteca della Biblioteca Nazionale Centrale di Firenze. Le pagine di «Approdi», rassegna mensile di Lettere e d’Arte, sono le prime fondamentali testimonianze della fittissima rete di contatti che l’intellettuale calabrese riuscì a intessere nei vivaci ambienti letterari di Roma. Essi furono la rampa di lancio di una carriera che si sviluppò rapidamente, passando subito dall’«Italia Letteraria» di Massimo Bontempelli, e più avanti dalle redazioni di alcuni dei principali quotidiani italiani («Il Giornale d’Italia», «Il Messaggero», «Il Resto del Carlino», «La Gazzetta del Popolo», «Il Tempo», tra gli altri) e dalla scrittura di centinaia di racconti e moltissimi romanzi (si ricordino, almeno, i primi titoli: Inverno in palude del 1936, ambientato nella paludosa e malarica piana di Sibari, e poi Oroverde del ’40 e La peste a Urana del ’43, tutti pubblicati da Mondadori). In un panorama piuttosto dinamico, ma privo di riviste letterarie che riescono a sottrarsi a un registro localistico, de Angelis, nel dicembre del 1928, dà vita a Catanzaro a un progetto, dall’esistenza breve ma intensa, di respiro nazionale, mettendo a frutto − spiega Vittorio Cappelli nell’accurata introduzione alla ristampa qui recensita − «le relazioni culturali che ha già intessuto a Roma con gli ambienti d’avanguardia e l’area del realismo magico di Bontempelli» (p. 11). Il periodico, come detto stampato nell’appartata Calabria, presenta una copertina che, oltre al titolo e al nome del direttore, riporta l’elenco dei collaboratori e dei rispettivi testi inclusi in ciascun fascicolo; il corpo vero e proprio della rivista è composto da 16 pagine: le ultime sono solitamente riservate a una sezione dedicata alle recensioni, denominata Vetrina, mentre la quarta di copertina contiene anticipazioni e notizie dal mondo dell’editoria. La ristampa allestita da Cappelli consente di apprezzare il periodico in un formato, l’A4, vicino a quello originario ed è completata da un utile Indice degli autori e dei testi. Studioso di lungo corso dell’opera di de Angelis, Cappelli, nella sua Introduzione, passa in rassegna quasi tutti i testi pubblicati nei quattro numeri di «Approdi»: oltre agli scritti, alle novelle e agli editoriali dello stesso de Angelis, notevoli sono i contributi di Anton Giulio Bragaglia (Autobiografia), di Filippo Tommaso Marinetti (L’aurora giapponese, i cui versi sono preceduti da una presentazione di Giovanni Rotiroti, futurista calabrese), ma anche quelli di Luciano Folgore, Ugo Custo, Libero de Libero, Alfonso Silipo, Marcello Gallian. A spiccare è senz’altro il contributo di Corrado Alvaro (che propone Santa Venere, novella già inclusa ne La siepe e l’orto, raccolta uscita per Vallecchi nel 1920) e quello di Leonardo Sinisgalli (che collabora con i componimenti poetici inediti intitolati La mummia dorme e Cantico dei fiori di gesso). Significativa anche l’intervista che Luigi Pirandello rilascia al giornalista Arturo Lanocita, accolta nel secondo numero del periodico e intitolata Pirandello anticerebrale. Insomma, «Approdi» certifica, sin dal primo numero e per l’intera sua breve vita, la necessità di un giovanissimo intellettuale di sottrarsi all’asfitticità degli ambienti culturali calabresi e di «liberar dal torpore e ridonare un’anima a l’antica gente corsara» (R.M. de Angelis, Chi siamo, «Approdi», a. II, n. 2, gennaio 1929, p. 1), imbarbarita negli «ozî vili», nelle «cibarie» e nel «vin santo» (ibidem). Allo stesso tempo le pagine della rivista calabro-romana attestano la precocità di alcune predilezioni che si sedimentarono, poi, nelle opere successive di de Angelis: tra le tante intraviste sulle pagine del periodico, è opportuno registrare quelle, già pronunciatissime, per il futurismo (suffragata anche dalla collaborazione di diversi futuristi minori come Mario Hyerace, oltre che da quella, già segnalata, di Marinetti, Bragaglia, Folgore e Rotiroti) e per l’espressionismo, considerata l’influenza che questo ebbe sulla pittura, arte cui De Angelis si dedicò con sempre maggiore impegno sin dalla seconda metà degli anni Quaranta. Per approfondire i corollari intellettuali che l’esperienza di «Approdi» fece emergere nell’opera di de Angelis si rimanda senz’altro ai tanti studi del già citato Cappelli, tra i pochissimi a occuparsi con sistematicità dell’autore scomparso nel 1990. Tra i suoi saggi, segnalo Circuti culturali e stampa in Calabria (in Stampa e piccola editoria tra le due guerre, a cura di Ada Gigli Marchetti e Luisa Finocchi, Milano, Franco Angeli, 1997, pp. 337-349) e, più recentemente, Calabria futurista 1909- 1943 (Soveria Mannelli, Rubbettino, 2009), Dalla palude alla foresta. Raoul Maria de Angelis o del barocco calabro-brasiliano (in Id., Storie di italiani nelle altre Americhe: Bolivia, Brasile, Colombia, Guatemala e Venezuela, Soveria Mannelli, Rubbettino, 2009, pp. 123-134) e l’utile voce dedicata a de Angelis, inclusa nel Dizionario Biografico della Calabria Contemporanea (curato da Pantaleone Sergi per l’ICSAIC, l’Istituto Calabrese per la Storia dell’Antifascismo e dell’Italia Contemporanea, disponibile al seguente URL: http://www.icsaicstoria.it/de-angelis-raoul-maria/). Se si escludono l’apporto di Cappelli e quello di uno sparuto ma molto competente drappello di critici, tra i quali spiccano i nomi di Francesco Flora (Inverno in Palude, «L’Italia Letteraria», n. 26, 19 luglio 1936), Emilio Cecchi (Di giorno in giorno, Garzanti, Milano 1954, pp. 247-250), Giorgio Barberi Squarotti (Raoul Maria de Angelis, «Cantiere», a. 1, n. 1, novembre – dicembre 1998, pp. 3- 4) e Nicola Merola (Prefazione, in R.M. de Angelis, La peste a Urana, Soveria Mannelli, Rubbettino, 2006, pp. 5-18), troppo resta ancora da dire sulla dimensione intellettuale di uno scrittore poliedrico e originale, capace di cogliere, come già si evince dalle colonne di «Approdi», i fermenti artistici più avanzati. Nel caso specifico, andrebbero chiariti, ad esempio, i motivi che indussero il nostro a chiudere l’esperienza di «Approdi» dopo soltanto quattro fascicoli; si ha l’impressione che non ci si sbaglierebbe di molto cercandoli nella sfera delle difficoltà economiche che, spesso in quegli anni, non consentivano di portare avanti iniziative editoriali anche autorevoli e di qualità.

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“Pensare storicamente”: seminario di formazione a Rossano Corigliano

Venerdì 26 marzo, alle ore 16, si terrà il seminario di formazione “Pensare storicamente”, organizzato dal Polo liceale “San Nilo” di Rossano. L’iniziativa, che l’ICSAIC ha patrocinato, si inserisce nell’ambito delle attività portate avanti dalla Commissione didattica dell’Istituto, impegnata ad avvicinare allo studio della Storia i giovani delle scuole calabresi.
L’evento, che si svolgerà in modalità online e verrà coordinato dalla docente Margherita Angelini, sarà introdotto dal dirigente Antonio Franco Pistoia e dal coordinatore della commissione didattica dell’ICSAIC Giuseppe Ferraro. Relazioneranno Salvatore Adorno, dell’Università di Catania, Stefano Cavazza, dell’Università di Bologna, e Claudia Villani, dell’Università di Bari.
Il seminario è il risultato dello stretto dialogo tra ricerca e pratica didattica. Gli interventi prenderanno in esame diversi aspetti della didattica dalla storia in una dimensione però di dialogo multidisciplinare, proponendo l’uso di risorse didattiche connesse al digitale, alla Public History.
I docenti interessati potranno effettuare l’iscrizione tramite la piattaforma “Sofia” al corso ID 56187 e lì sarà possibile reperire ulteriori informazioni sulle modalità di certificazione della frequenza.

Per partecipare, questi sono i link all’evento sulla piattaforma Zoom:
https://us02web.zoom.us/j/88246986939?pwd=aFpud0FaRkdjWjU2YUIvLzh1ZEhJZz09
– ID riunione: 882 4698 6939
– Passcode: 829013

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“Alla scuola di Don Sturzo”, bilancio critico del popolarismo nel Mezzogiorno

La scuola di don Sturzo non fu sufficiente al Ppi, un secolo fa, per radicarsi nel Mezzogiorno per come il suo fondatore avrebbe voluto, puntando a una radicale democratizzazione dello Stato. È questo il bilancio critico del popolarismo in Calabria e nelle altre regioni del Sud contenuto nel volume Alla scuola di Don Sturzo. Il popolarismo nel Mezzogiorno a cento anni dall’Appello ai liberi e forti. Il libro, appena pubblicato da Luigi Pellegrini Editore, raccoglie gli atti del convegno nazionale tenuto all’Università della Calabria il 13 novembre del 2019, organizzato dall’ICSAIC (Istituto Calabrese per la Storia dell’Antifascismo e dell’Italia Contemporanea) in collaborazione con il DISPeS (Dipartimento di Scienze Politiche e Sociali) in occasione del centenario dell’Appello ai Liberi e Forti.

L’opera, che ha approfondito notevolmente gli studi sull’esperienza del Partito popolare italiano nel Mezzogiorno d’Italia, è stata curata da Paolo Palma, presidente dell’ICSAIC, e da Lorenzo Coscarella, membro del direttivo dello stesso Istituto. Oltre che dei due curatori, raccoglie i contributi di Francesco Altimari, Nicola Antonetti, Leonardo Bonanno, Raffaele Cananzi, Vittorio Cappelli, Antonio Costabile, Daria De Donno, Vittorio De Marco, Giuseppe Ferraro, Francesco Milito, Giuseppe Palmisciano, Francesco Raniolo, Vincenzo A. Tucci, Roberto P. Violi.
Il volume, realizzato con il contributo dell’ICSAIC e della Fondazione CariCal, si inserisce così nel filone di studi sul popolarismo presentando non pochi aspetti inediti, con particolare attenzione alle esperienze calabresi e uno sguardo più ampio all’intero Mezzogiorno. L’esperienza del Ppi, infatti, iniziata nel 1919 e conclusasi con il consolidamento del potere da parte del governo fascista, fu relativamente breve ma lasciò un segno notevole nella storia politica italiana del ‘900, grazie anche all’apporto nei vari territori di personaggi come Luigi Nicoletti, Carlo De Cardona, Vito Giuseppe Galati, Giulio Rodinò, Vincenzo D’Elia e tanti altri che affiancarono il fondatore. I saggi contenuti nel volume ne analizzano così l’evoluzione in alcuni contesti locali, approfondiscono aspetti delle biografie di personaggi chiave nella vita del partito, e offrono nuovo materiale sulla parabola del Ppi nel Sud della penisola e sul ruolo della Chiesa nelle vicende politiche italiane di quegli anni.

L’ICSAIC invierà il volume ai soci in regola con la quota del 2021 e, a fronte di un contributo di 20 euro (spedizione inclusa) da versare sull’IBAN IT40U0306916200100000002325, a chi ne facesse richiesta all’indirizzo icsaic@icsaicstoria.it

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