
C’è un silenzio particolare che resta nelle aule dopo “certe” voci. Non è vuoto: è memoria che si deposita. A circa due mesi dalla scomparsa di Marta Petrusewicz, l’Università della Calabria prova a riempire quel silenzio con una lezione che è insieme omaggio e desiderio di continuità. Storica rigorosa e inquieta, Petrusewicz ha attraversato la modernità europea, interrogando le periferie, i margini, le crepe della storia ufficiale, mostrando come il Sud sia una costruzione storica, nodo di poteri, narrazioni, crisi, conflitti. Domani, 30 marzo 2026, colleghi, allievi ed amici si ritrovano non per una mera commemorazione, ma per rimettere in moto il suo metodo, rinnovare la sua lezione. Perché il suo insegnamento non era mai neutro: era una presa di posizione, un invito a guardare semplicemente dove gli altri non guardano. Chi l’ha avuta come docente o chi ha avuto la fortuna di collaborare con lei ricorda una libertà esigente. Marta, la prof. Petrusewicz, non concedeva scorciatoie ma ti apriva strade. Ti costringeva a pensare e poi, subito dopo, a dubitare di quel pensiero. Era una maestra nel senso più pieno: una che ti cambia postura dinnanzi al mondo. Donna libera, lo è stata senza proclami né esibizionismi. Nelle scelte, nelle parole e nei silenzi. Nella capacità di stare dentro le istituzioni senza farsi addomesticare. L’iniziativa del Dipartimento di Studi Umanistici (DiSU) tiene insieme interventi, testimonianze e frammenti di memoria viva. Non un rituale accademico, ma una comunità che attraverso Marta si riconosce e si racconta. In fondo, è questo il segno più forte che lascia: una rete di persone che continuano a interrogare la storia con il medesimo sguardo indocile. Ed è il suo modo di restare, ostinatamente, ancora tra noi.
Matteo Dalena
Direttivo “ICSAIC” ed ex allievo di Marta Petrusewicz












