Pantaleone Sergi, past president dell’ICSAIC, e attuale membro del direttivo, torna nelle librerie con un romanzo, Rosso podestà (Pellegrini editore), che segue a Liberandisdòmini e Il giudice, sua madre e il basilisco. Di seguito, pubblichiamo un articolo sull’argomento, uscito su Il Quotidiano del Sud del 9 aprile 2026. Buona lettura.

Il “gran rientro” sulla scena letteraria di Pantaleone Sergi. L’ex inviato speciale de la Repubblica, fondatore e direttore de il Quotidiano della Calabria, torna in libreria con Rosso podestà, fresco di stampa per i tipi di Luigi Pellegrini.
Si tratta di un nuovo capitolo della saga di Mambrici, la Macondo dell’autore, dove la fine del protagonista si pone come simbolo di un’illusione, quella “rossa”, dapprima faticosa a farsi reale e poi rivelatasi impraticabile nella realtà di un paese calabrese
della prima metà del Novecento. Dopo il terremoto che fece di Mambrici “terra piana”, raccontato nel pluripremiato romanzo Liberandisdòmini, in questa nuova opera Sergi segue le tracce di due fratelli orfani che scamparono alla morte nel crollo dell’Ospizio di Carità in cui erano assistiti. Condotti a Padova da una ricca crocerossina, che li allevò come figli e li lasciò eredi di un ricco patrimonio, dopo la Grande guerra a cui presero parte, tornarono a Mambrici vivendo di rendita.
Pepè Pellicari, il protagonista del romanzo, era uno scapestrato che s’innamorava spesso ma veniva sempre respinto, ed era appassionato di politica perché gli piaceva Mussolini. Fondatore del fascio locale dopo diversi anni passati nella colonia Eritrea dove emigrò per gli insuccessi con le donne, tornò a Mambrici e fu nominato podestà. Solo all’inizio della seconda guerra mondiale, Pepè trovò il modo per salvarsi dalla propria mediocrità, soprattutto grazie alla moglie Alma, donna battagliera che lo portò a schierarsi e difendere le ragioni del proletariato tanto da essere candidato comunista alla Camera dei deputati. Alla fine, però, soccomberà sotto i colpi di un folle che incarna una follia ben più estesa.
È una storia potente, dunque, questo nuovo romanzo di Pantaleone Sergi, nel quale trovano spazio altre vicende e altri personaggi. Un affresco maestoso e avvincente in ragione di una simmetria tra la grande storia e le vicende minute di un piccolo paese, appunto Mambrici, in cui la fantasia dell’autore si mescola alla realtà. “Rosso podestà” si caratterizza per il ritmo incalzante e si fa leggere per la scelta di una lingua che fruisce della contiguità, mai invadente, con alcuni elementi dialettali che ne precisano la rispondenza. Attraverso questo codice lessico-grafico coinvolgente, Sergi disegna un mondo in cui le atmosfere del realismo fantastico – o “descrittivo” come all’autore piace definirlo – diventano un tutt’uno con le ambientazioni locali creando un universo parallelo in cui si snoda il racconto. Così com’era avvenuto nei precedenti romanzi della saga, Liberandisdòmini e Il giudice, sua madre e il basilisco.












