Camillo Vaccaro (Lungro, 19 marzo 1864 – Roma, 14 dicembre 1955)
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Nato a Lungro il 12 (registrato il 19 con i nomi di Camillo Angiolino) marzo 1864 da Francesco, modesto proprietario terriero, e da Rachele Bellizzi, casalinga, fu avviato agli studi da uno zio prete, ex docente del Collegio “Sant’Adriano” di San Demetrio Corone. Resosi conto delle notevoli capacità intellettuali del nipote, l’anziano sacerdote lo sollecitò a continuare, nonostante il parere contrario del genitore che lo avrebbe voluto amministratore del piccolo patrimonio di famiglia. Nel 1884, al termine di un biennio di studi frequentato con profitto presso la Suola Normale inferiore di Rossano Calabro, diretta dal Prof. Giambattista Tanas, conseguì la patente di maestro elementare, che gli consentì di insegnare nella scuola pubblica del suo paese, gestita dal Comune, e di aprire una scuola privata a beneficio dei numerosi giovani del circondario, desiderosi di continuare gli studi.
Oltre all’insegnamento, dette inizio a una intensa attività pubblicistica, collaborando con riviste locali e nazionali sui temi relativi alla scuola e alla storia e cultura arbereshe. Partecipò attivamente alla vita culturale, tenendo conferenze e dibattiti in diverse località della Regione e impegnandosi a diffondere lo spirito associativo tra i maestri calabresi attraverso l’Unione Magistrale Italiana, della quale fu Presidente della sezione di Castrovillari e delegato nel Consiglio direttivo dell’Ente per l’assistenza agli orfani dei maestri durante la Grande Guerra. A Lungro si attivò per l’istituzione di un asilo infantile che mantenne in vita per molti anni grazie alle donazioni di privati cittadini.
Sul piano culturale, rinnegando la formazione giovanile, di segno prevalentemente spiritualistico, avvenuta sotto l’influsso dello zio, Vaccaro abbracciò le idee del Positivismo, al pari di tanti intellettuali meridionali che aderirono al nuovo orientamento, dopo il predominio spiritualistico e idealistico della Destra storica, moderata e conservatrice. Con grande convinzione si appropriò del pensiero di Roberto Ardigò, la cui vicenda intellettuale trovò molto affine alla sua. Entrambi, infatti, rinnegarono il proprio passato culturale sfidando l’autorità degli ambienti confessionali e aderirono alla nuova dottrina, basata sul primato del metodo sperimentale e della scienza. A tale orientamento Vaccaro rimase coerentemente legato, anche quando sul piano storico e culturale era ormai superato dal neo idealismo e dallo storicismo crociano e gentiliano a cavallo dei due secoli. Lo provano gli scritti del 1905 su La pedagogia tra le due morali (quella del Manzoni e quella dell’Ardigò) e del 1908 su Roberto Ardigò e la crisi della coscienza moderna. Per questi scritti ebbe il giudizio lusinghiero del filosofo lombardo che gli scrisse: «Quanta solidità e maturità di mente! Solidità e maturità veramente encomiabili».
Spirito democratico e meridionalista convinto, Vaccaro criticò duramente sia i pregiudizi, allora molto diffusi in alcuni ambienti scientifici (Lombroso, Niceforo), che attribuivano le cause dell’arretratezza del Mezzogiorno al “fattore etnico”, sia le politiche delle classi dirigenti post unitarie nei riguardi del Sud. Ad esse, oltre che la scarsa conoscenza della realtà meridionale, rimproverava, con accenti donmilaniani ante litteram, il “modo eguale” di trattare le due parti del Paese, “tra loro profondamente diseguali”. Com’è possibile – si chiedeva – applicare gli stessi provvedimenti al Nord sviluppato e al Sud arretrato e depresso? Ancor più critico si dimostrò nei riguardi del fascismo, avversandone il dirigismo che pretendeva di imporre agli insegnanti il principio per cui “dal teorema di Pitagora occorre(va) ricavare il corollario di una obbedienza cieca al duce”. Il suo antifascismo, al pari di quello di tanti lungresi (Angelo Straticò, Raffaele Tocci e, soprattutto, Salvatore Cortese), maturò nei locali della farmacia Straticò e della calzoleria Todaro, dove si leggevano l’Avanti! e l’Unità (che arrivavano clandestinamente) e si programmavano iniziative di propaganda e di lotta contro il Regime.
A livello pedagogico Vaccaro, secondo gli orientamenti del Positivismo educativo, concepì l’educazione come attività di formazione, non del singolo individuo, ma dell’intera comunità sociale, finalizzata all’edificazione di una “coscienza nuova nelle masse”. Altra caratteristica della sua concezione educativa è il concetto di permanenza. L’educazione non riguarda solo l’arco iniziale dell’esistenza umana, ma dura tutta la vita. Il maestro di Lungro non sviluppò in un’organica e compiuta elaborazione teorica questa sua idea, ma ne dette una pratica attuazione attraverso l’esperienza educativa svolta a favore degli operai della locale miniera di salgemma. Nei suoi frequenti incontri con i lavoratori, in gran parte suoi ex alunni, l’attività didattica consisteva in una serie di riflessioni comuni sui temi del lavoro e sulle ragioni economiche e politiche che spingevano le clientele locali, appoggiate dagli organi periferici dello Stato, ad agitare lo spauracchio della chiusura della miniera, contro il quale condusse un’attiva campagna informativa sulle pagine del Corriere di Napoli.
In pensione dal 1930, si trasferì con la famiglia a Roma dove per molti anni continuò a scrivere pagine interessanti e ad esercitare l’insegnamento nel Collegio di Santa Maria dal quale fu accolto con grande apprezzamento per il suo magistero professionale e per le sue convinzioni filosofiche.
Morì il 14 dicembre 1955 all’età di 92 anni. «Con lui scompare – scrisse “I diritti della scuola”, la rivista alla quale collaborò per tantissimi anni – uno degli ultimi e più autorevoli testimoni e attori di più di mezzo secolo di storia della scuola e del maestro.
Per la sua intensa operosità educativa ottenne diversi riconoscimenti, tra cui il Premio bandito dal Corriere delle maestre (1906) per il suo scritto su La scuola rurale, la medaglia d’argento del Ministro della pubblica istruzione (1914) e, agli inizi degli anni ’60, l’intitolazione della scuola elementare di Lungro.
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Opere
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- Latineide. Voci nel deserto per lo svecchiamento delle scuole classiche, Parma, L. Battei, 1891.
- L’istruzione elementare in Italia, Palermo, Remo Sandron, 1902.
- La miniera salifera di Lungro, in “Cronaca di Calabria”, n. 14 del 15.2.1903.
- La pedagogia tra le due morali, Mantova, Tipografia dell’Università popolare, 1905.
Per le scuole rurali, Milano, Antonio Vallardi, 1906. - Le trappole della logica, Milano, Antonio Vallardi, 1907.
Roberto Ardigò e la crisi della coscienza moderna, Torino, Paravia, 1909. - Le cause del resistente analfabetismo in Calabria, Bari, La meridionale, 1909.
L’energia della coraggiosa sincerità nella valutazione delle forze operanti sull’uomo e sull’universo, Roma, Tipografia Bodonietta, 1952. - Conferenza su tre difensori della fede, Roma, Tipografia Bodonietta, 1953.
- Camillo Vaccaro, Scritti, a cura del Comitato per le celebrazioni in Lungro, Visigalli-Pasetti, Roma 1973..
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Nota bibliografica
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- Luigi Scialdoni, Profili di educatori calabresi, Istituto editoriale della scuola campana, Napoli 1926, pp. 190-192.
- Camillo Vaccaro, una nobile figura di educatore, in «I ditti della scuola»,16 gennaio 1956.
- Silvio Martino, Recensione a Camillo Vaccaro, Scritti, in «La Parola socialista”, n. 2-3, febbraio-marzo 1975, pp. 69-72.
- Luca Montecchi, Camillo Vaccaro, in G. Chiosso e R. Sani Roberto (a cura di), Dizionario biografico dell’educazione 1800-2000, 2 voll., Editrice Bibliografica, Milano 2013,
- Antonio Sassone, Idee e valori di Camillo Vaccaro, un Maestro lungrese vissuto tra Ottocento e Novecento, in «La voce dell’Arberia», 3 novembre 2019.












