Il dolore dell’ICSAIC per la scomparsa del vice presidente e fondatore Enrico Esposito


Il presidente Paolo Palma, anche a nome di tutto il Consiglio Direttivo e di tutti i Soci dell’Istituto, esprime con grande dolore il profondo cordoglio per la scomparsa di Enrico Esposito, vice presidente nonché fondatore, nel 1983, dell’ICSAIC.

Esposito aveva 81 anni e da qualche tempo era affetto da varie patologie, ma non aveva mai smesso di leggere, studiare, scrivere. Nativo di Fagnano Castello, dopo la laurea in lettere classiche all’Università di Messina, aveva intrapreso la carriera di insegnante. E’ stato docente di latino e greco nei Licei, prima al Classico di San Marco Argentano e Praia a Mare, poi allo Scientifico di Scalea, dove ha chiuso la carriera scolastica ma non l’interesse per lo studio e per la ricerca della letteratura e della storia. Giornalista pubblicista, per anni corrispondente e autore di lavori per la terza pagina della Gazzetta del Sud e del Quotidiano della Calabria, ha dato corpo a una produzione letteraria di spessore. Tra le tante opere, “Campanella, il monaco filosofo”, “Pietro Metastasio a Scalea: amore e poesia”, “Carlo Mileti e la democrazia repubblicana nel mezzogiorno”, “Laos: una città della Magna Graecia”, “Carlo Scorza e la caduta del fascismo”, “Scuola statale e scuola non statale: ipotesi e confronto”, “Il movimento operaio in Calabria: l’egemonia borghese 1870-1892”, nonché numerosi saggi su riviste di storia e letteratura, comprese quelle pubblicate dall’ICSAIC. Alla moglie, Milly Vitale, alla figlia Annalisa e a tutti i suoi parenti l’ICSAIC porge un commosso, doveroso messaggio di condoglianze.

Riportiamo, inoltre, un breve ricordo scritto da Letterio Licordari, componente del Consiglio Direttivo dell’ICSAIC, ma soprattutto amico di Esposito da oltre mezzo secolo:

“Conoscevo Enrico Esposito dai primi anni settanta, quando insegnava al Liceo Classico di San Marco Argentano, dove abitava la mia famiglia. Mi hanno accomunato a lui molteplici interessi, il giornalismo, i valori del socialismo, la ricerca storica, ma – soprattutto – la ferma condanna del fascismo, che aveva procurato seri danni al padre, oppositore del regime. Dalla sua immensa cultura e dalla sua riconosciuta saggezza non si poteva non rimanere affascinati, così come dal suo aplomb che riportava con eleganza e finezza alle grandi figure di altri tempi. Migliaia di allievi, nel corso degli anni, sono oggi la testimonianza della sua propensione verso i giovani, che ha sempre indirizzato “come un padre” verso le scelte migliori nel percorso di studi e nella vita. Su Enrico ci sarebbe da scrivere tanto, ma l’aspetto emotivo riferito alla sua scomparsa oggi prende il sopravvento.”

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