Escobedo, Gennaro

Gennaro Escobedo [Reggio Calabria, 14 aprile 1868 – Roma, 30 marzo 1942]

Nato postumo da Gennaro, maestro di musica, e da Felicia Cambria che si erano sposati il 22 giugno 1867, fu accolto in casa degli zii Cambria. Ebbe un’infanzia triste e una giovinezza solitaria ma crebbe in mezzo ai libri della ricca biblioteca di Domenico Cambria, sviluppando l’amore per lo studio e nutrendo sin da adolescente una forte passione per la letteratura e la poesia. Superò brillantemente tutte le prove, scrivendo senza sosta versi e novelle che portarono quando aveva 18 anni, alla pubblicazione del volumetto Sonetti d’amore (1886). Dopo gli studi primari e quelli secondari al Ginnasio-Liceo Tommaso Campanella di Reggio Calabria, si iscrisse all’Università di Napoli dove si laureò in Giurisprudenza. Rientrato a Reggio cominciò a esercitare con successo la professione legale, debuttando in Corte d’Assise a fianco dell’insigne penalista Carlo Castellani. Ma molto presto si trasferì a Roma. Aveva con sé 50 lire donategli dallo zio Domenico che gli bastarono solo per il primo giornio trascorso nella capitale. Dopo le iniziali difficoltà di inserimento, che gli fecero temere un rientro “forzoso” a Reggio, trovò ospitalità in una modesta famiglia che apprezzava la sua esuberanza. La fortuna l’aiutò e aprì uno studio in un villino di via Giovanni Nicotera, senza mai più fare ritorno nella città natale. Pubblicò allora i suoi primi studi nella rivista «Cassazione penale» diretta da Enrico Pessina e Camillo De Benedetti, e nel «Foro Penale» diretto da Filippo Lopez, aiutando con i primi ricavi anche le sue due zie rimaste a Reggio Calabria.
Sposato, ebbe tre figli.
Grande cultore e animatore del diritto penale, di profonda cultura e di grande probità, non tardò davvero ad affermarsi come uno dei migliori avvocati d’Italia. Il successo professionale lo accompagnò per tutta la vita,
Assieme a Giovan Battista Impallomeni e Vittorio Sciarra, nel 1895 è fondatore della rivista di diritto e procedura penale «La Giustizia penale» di cui fu direttore, rivista che – come ricorda Gaetano Cingari – «s’inseriva in un momento decisivo, all’indomani dell’entrata in vigore del codice Zanardelli, nel duro scontro tra “La scuola positiva” di Ferri e la “Rassegna Penale” di Lucchini»
Questa rivista critica settimanale di dottrina, giurisprudenza e legislazione (ancora in vita dopo 125 anni), diretta dopo di lui dal figlio Giorgio, anche lui avvocato di prestigio, fu la sua cattedra dalla quale quotidianamente insegnava, specialmente con le sue rubriche Note a sentenza, Le sue memorie difensive che costituivano vere e proprie buone vie monografie nelle quali sapeva elevarsi dalle esigenze del patrocinio alle più geniali costruzioni giuridiche, Additando le vie maestre per l’adeguamento dei principi alla vita del diritto (Riello). Temi giuridici venivano affrontati anche in un’ottica psicoanalitica.
Sarebbe lungo fare l’elenco delle “Memorie” messe a stampa, ben 946, dal gennaio 1892 al marzo 1942. Molte riguardano i più clamorosi processi di quei tempi, da quello di Giuseppe Musolino a quello di Mulas, un caso in cui «si projettò l’ultimo e forse più fulgido [suo] trionfo professionale, come segnalò la rivista «La Scuola positiva». Centinaia di studi, articoli e note sono sparsi su molte riviste professionali.
Allo scoppio della Seconda guerra mondiale nel suo studio si riunivano giovani e meno giovani collaboratori della rivista, tra cui Giuliano Vassalli, tutti delle stesse idee e di sentimenti antifascisti.
Mori all’improvviso la mattina del 30 marzo 1942. Aveva 74 anni. «Eminente avvocato penalista di doviziosa cultura, di fine dialettica, di prodigiosa attività», come è stato scritto di lui, la sua scomparsa fu un gravissimo lutto per gli studiosi di diritto penale. Il grande penalista Alfredo De Marsico, parlando in memoria del collega, disse: «difese la libertà altrui, difendendo soprattutto la sua, col tenersi lontano dagli schieramenti di parte. Della funzione civile dell’avvocatura la sua vita fu una testimonianza ininterrotta; il suo patrocinio non era concesso o negato secondo che tra lui e chi lo chiedesse, tra lui e la causa, esistesse o mancasse una consonanza di pregiudiziali politiche, ma secondo che a lui, combattente del diritto, si offrisse o meno un motivo per intervenire. Nel suo studio s’incontravano uomini di ogni fede avvicinati da un unico bisogno, un bisogno di giustizia, ed il suo studio diventava idealmente un punto di partenza ed un punto di arrivo per tutti costoro, una fucina di quelle verità giuridiche che avanzano tutti i dissensi e ne coronano la soluzione. E una volta che si trattò di strappare un misero pastore sardo, assolto dalla Corte di Assise di Sassari da una imputazione che avrebbe portato alla condanna a morte, all’assalto che, in segreta intesa, gli muovevano per le vie procedurali il presidente con una sentenza congegnata per l’annullamento (sentenza suicida) e il procuratore generale col suo ricorso contro l’assoluzione, egli trasformò la causa in una crociata per la lealtà nella funzione giudiziaria, lanciò un appello di collaborazione a giuristi italiani e stranieri, accatastò sul banco dei giudici memorie su memorie, distribuì le ultime, con nuove impostazioni e nuovi argomenti, perfino dopo la discussione in udienza. E fu l’ultima vittoria: fu spezzato dalla grandezza dello sforzo e dall’ansia, o abbattuto dalla vertigine della cima oltre la quale nessun ‘altra causa egli pensava avrebbe potuto sospingerlo». (Pantaleone Andria) © ICSAIC 2021 – 10 

Opere principali

  • Sonetti di amoreSettembre 1886, Tip. P. Siclari, Reggio 1886; 
  • Pel ritorno in Napoli de’ feriti di Santi e Dogali, Tip. P. Siclari, Reggio 1887;
  • Commemorazione di Giordano Bruno, Tip. P. Siclari, Reggio 1889 (II ed., L. da Vinci, Città di Castello 1936;
  • La scienza del ricettatore della gravità del reato principale e delle sue qualifiche, Camera dei Deputati, Roma 1894; 
  • Volontarietà delle aggravanti dei delitti ed in ispecie della ricettazione, Camera dei Deputati, Roma 1894;
  • Ancora sulla volontarietà nelle aggravanti dei delitti e in ispecie della ricettazione, Lapi, Città di Castello 1894; 
  • Della natura giuridica del tentativo di subordinazione, Giacchetti, Prato 1895; 
  • La violenza sulle cose nell’esercizio arbitrario. Teoria e pratica, Giacchetti, Prato 1895; 
  • La Corte di Cassazione penale nel suo odierno funzionamento delle progettate riforme, Giacchetti, Prato 1901; 
  • Il titolo per la costituzione di parte civile specie in rapporto ai sindacati professionali: saggio critico sugli art. 3-4-5-9 del progetto di Codice di procedura penale italiano, L. da Vinci, Città di Castello 1912;
  • La cosa giudicata penale nel giudizio penale: in difesa dell’avv. Arturo Candian, L. da Vinci, Città di Castello 1924;
  • Memoriale a S.E. il Primo Presidente della Corte di Cassazione di Roma, Ferraiolo, Roma, 1931;
  • Altro memoriale a S.E. il Primo Presidente della Corte di Cassazione del Regno, Roma, 1931;

Nota bibliografica

  • Giorgio Escobedo, In commemorazione di Gennaro Escobedo, in Scritti in onore di Gennaro Escobedo, «La Giustizia penale», Parte Prima, XLVIII, 1942, pp. 157 e sgg.;
  • M. Escobedo, In commemorazione di Gennaro Escobedo, in Scritti in onore di Gennaro Escobedo, «La Giustizia penale», Parte Prima, XLVIII, 1942, pp. 161 e sgg.;
  • L. Ferrara, In commemorazione di Gennaro Escobedo, in Scritti in onore di Gennaro Escobedo, «La Giustizia penale», Parte Prima, XLVIII, 1942, pp. 215 e sgg.;
  • Italo Grasso Biondi, La medicina legale nell’opera giuridica di Gennaro Escobedo: in memoriaL. da Vinci, Città di Castello 1943;
  • Alfredo De Marsico, Voci e volti di ieri, Laterza, Bari 1948, ad vocem;
  • Filippo Aliquò Lenzi – XX Aliquò Taverriti, Gli Scrittori calabresi, I, Corriere di Reggio, Reggio Calabria, 19XXXX, pp. 289- 291;
  • Gaetano Cingari, Reggio Calabria, Laterza, Bari 1988, p. 162;
  • Alfredo De Marsico, Toghe d’Italia, Laterza, Bari 1982, ad vocem;
  • Gaetano Sardiello, Contro Crea e Gironda; Il viandante e la via; Magistrati e giurati; Mondo antico forense di provincia, Giuffrè, Milano 2010, pp. 259-261.
  • Claudia Storti, Escobedo, Gennaro, in Dizionario biografico dei giuristi italiani (XII-XX secolo), a cura di I. Birocchi, E. Cortese, A. Mattone, M. N. Miletti, vol. I, il Mulino, Bologna 2013, pp. 803-804;
  • Floriana Colao, Luigi Lacchè e Claudia Storti (a cura di), Gennaro Escobado, in Giustizia penale e politica in Italia tra Otto e novecentoModelli ed esperienze tra integrazione e conflitto, Giuffrè editore, Milano 2015, pp. 430 n., 442-444.
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