Esposito, Vito Alessandro

Vito Alessandro Esposito [Cervicati (Cosenza), 8 agosto 1897 – 25 maggio 1981]

Conosciuto come fra’ Benedetto, il Beato Angelico calabrese, fu primo di otto figli di Gaetano e da Raffaela Fiorito, una povera famiglia di Cervicati. Pittore di grande purezza tecnica, senza preoccupazioni di scuole o tendenze, ebbe un’infanzia infelice, fatta di tristezza e di ristrettezze. Andò alle elementari, ma non tutti i giorni poteva presentarsi a scuola, trattenuto com’era dalla necessità di dare aiuto al padre impegnato nel lavoro dei campi. Vituzzo, come era chiamato in famiglia, all’età di 13 anni dovette addirittura abbandonare la scuola e dedicarsi interamente ai fratelli, perché il padre era emigrato in America dove si sarebbe recato inutilmente altre tre volte in cerca di fortuna. Con grande spirito di sacrificio e con un senso di maturità sorprendente disciplinava il lavoro in modo che ai fratelli più grandi fosse assicurata la frequenza a scuola. Sopportò fatiche, rinunzie e sacrifici ma riuscì a dare migliore assetto alla famiglia. Nel frattempo, frequentando il mercato domenicale di S. Marco Argentano, ove si recava per vendere verdure, polli e uova, conobbe un intagliatore in legno, Domenico Panno, e gli chiese di entrare nella sua bottega per apprendere il mestiere. Ma l’artigiano, dopo un primo giorno di prova, non lo accettò sebbene avesse visto in lui capacità non comuni.
La guerra – durante la quale fu combattente – interruppe le sue aspirazioni artistiche. Rientrato alla fine di maggio del 1920, ritornò al lavoro nei campi. Ma tornò ai pennelli dopo una malattia lo riportò.
A Roggiano Gravina, dopo qualche tempo, si presentò al professor Mario Battendieri, un pittore abbastanza noto che lo mise alla prova commissionandogli tre quadri di Sant’Antonio che Vituzzo in 15 giorni realizzò con soddisfazione del committente, guadagnando 120 lire pagate dal parroco del paese. Con quei soldi raggiunse Cosenza con in tasca una lettera di raccomandazione dell’avvocato Bernardo Viola di Cervicati per il suo collega Vittorio Tocci. E questi – era il 1922 – lo mandò a bottega da un tale don Micuzzo, decoratore ceramista, conosciuto come “u mastruni“. Per 10 mesi Vituzzo lavorò come apprendista nel laboratorio di don Micuzzo con un compenso di 30 lire a settimana, aiutandosi dipingendo in case private. Lasciata Cosenza, per la malferma salute di don Micuzzo, trovò occupazione prima a Roggiano Gravina poi a Fagnano Castello, affrescando le case di professionisti e ricchi commercianti. La sera, contemporaneamente, a Fagnano frequentava la scuola del maestro Barone, vincendo il secondo premio in una mostra organizzata dal ministro Giovanni Gentile e dal gerarca fascista Michele Bianchi che erano stati a visitare quella innovativa realtà didattica. Rimase a Fagnano fino al 1928, quando tornò a fare il contadino. Dopo un po’, però, lo ritroviamo a San Maro Argentano e quindi a Catanzaro, in casa dell’ex federale fascista Pelagi dove lavorò per sei mesi.
E qui, la sera del 30 maggio 1930, andò a bussare alla porta del Convento dei Frati Minori, per chiedere di esservi ammesso. Vestì l’abito francescano il 9 ottobre 1931 quando aveva 34 anni; e si consacrò definitivamente quasi cinque anni dopo, il 1° gennaio 1936. Da allora, fino al 1964, con nome di Fra’ Benedetto fu nei Conventi di Badolato, Tropea, Mesoraca dove fece il cuoco, il muratore, l’ortolano e il decoratore (a Mesoraca affrescò l’altare maggiore della chiesa). Trasferito a Bisignano fu incaricato di completare la Cappella del Beato Umile, poi elevato alla gloria degli altari, che non era stata completata dal pittore Emilio Jussi di Luzzi. Tornato a Badolato, nel 1937 decorò la Chiesa di Santa Maria degli Angeli. Continuando il suo girovagare tra conventi, fu trasferito a quello di Forenza, in provincia di Potenza. Qui nel 1938 affrescò la Chiesa della Madonna della Dtella, cappelle e altari. Il vescovo di Venosa, mons. Domenico Petroni, l’anno dopo lo incaricò di decorare la cappella del SS. Sacramento della Cattedrale
Rientrato in Calabria nel 1940, fu a Bisognano, e successivamente Cosenza, S. Marco, e, infine, nel 1946 a Pietrafitta, ove rimase dieci anni; sebbene assegnato alla cucina come nelle tappe precedenti, fu incaricato dal Superiore, padre Concezio Galloro, di decorare la Chiesa conventuale e  la Cappella dei Fratini.
Nel 1956 è di nuovo a S. Marco; nel 1958 a Mendicino: qui il superiore del Convento, padre Luciano De Luca, incoraggiò la sua attività artistica e gli organizzò diverse mostre. Nel 1974, tornò definitivamente a Pietrafitta ove gli fu concesso di dedicarsi soltanto alla preghiera e alla pittura. Nella chiesa dedicata a Sant’Antonio da Padova tenuta dai frati Minori del convento omonimo, lavorò alle decorazioni della cappella del Sacro Cuore. Il padre superiore Francesco Caloiero gli organizzò mostre a Pietraffita, Cervicati, Bisignano, Cosenza (a Palazzo dei Bruzi), e Reggio per la seconda volta, nei Saloni del Duomo. Fra Benedetto era aperto a temi pittorici diversi da quelli esclusivamente religiosi. Amava, per esempio, il paesaggio silano, le nature morte e i fiori. A Pietrafitta dipinse moltissimi quadri che arricchiscono il Convento e diverse collezioni private.
Si spense all’età di 84 anni e riposa nel piccolo cimitero di Pietrafitta. Benvoluto da tutti, alla sua morte furono diverse le testimonianze di personaggi che, avendolo conosciuto, elogiarono la sensibilità delle sue opere che trasmette ancora oggi a chi le osserva. A un anno dalla morte l’amministrazione comunale di Pietrafitta, pubblicò un libro in suo ricordo: «Per tutti noi rimane, oltre che artista, maestro ineguagliabile di tanti giovani ai quali, oltre ad insegnare l’arte dei colori, insegnava, con l’esempio l’“arte” del vivere», scrisse il sindaco Marcello Geraci nella presentazione. I francescani con fierezza ne ricordano l’ingegno. In diversi centri del Cosentino, esistono vie che portano il suo nome. (Liliana Venneri) @ICSAIC 2021 – 12

Nota bibliografica

  • All’Auditorium S. Paolo a Reggio: Mostra di pittura di fra Benedetto, in «Bruzium», n. 1, 1980; 
  • Raffaele Barei, Fra Benedetto,  La Grafica, S. Marco Argentano 1982; 
  • Ugo Campisani, È morto “Il Beato Angelico” della Calabria. Fra Benedetto, in «L’Unione, a. I,
    n. 4, 30 giugno 1981;
  • Un francescano pittore, Amministrazione comunale, Pietrafitta 1982;
  • Ugo Campisani, Vito Esposito (fra’ Benedetto), in Id., Artisti calabresi. Otto-Novecento. Pittori, Scultori, Storia, Opere, Pellegrini, Cosenza 2005, pp. 143-152.
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