Nanni, Giuseppe

Giuseppe Nanni [Roccella Jonica (Reggio Calabria), 1834 – 4 agosto 1892]

Figlio del barone Ferdinando, poeta e giureconsulto, e dalla nobildonna Carolina Falletti, nacque in una famiglia appartenente alla piccola nobiltà di provincia – probabilmente di origine abruzzese, i Nanni agli inizi del XVIII secolo erano suffeudatari dei principi di Roccella – che già dal Settecento aveva dato uomini importanti nella gestione della cosa pubblica (un suo avo omonimo morì nel marzo 1783 mentre era in carica come sindaco). Dopo gli studi di base nel seminario diocesano di Gerace, dove, tra gli altri, ebbe come compagni Francesco Medici, che divenne più tardi Senatore del Regno, e Gaetano Ruffo, martire del Risorgimento (Nanni fu cacciato con gli altri amici adepti della Giovane Italia: un giorno, apparve in mezzo a tutti con una fascia verde gridando «Viva l’Italia»), si trasferì all’Università di Napoli dove, conseguì la laurea in Belle arti e filosofia e, successivamente, in Giurisprudenza.
Scelse di fare la professione legale e aprì uno studio professionale a Reggio Calabria, presso il cui Foro divenne in poco tempo un avvocato di grido. Ma si occupò anche dei suoi poderi nella zona marina di Roccella, dove incominciò a piantare alberi da frutta (mandorlo, carrubo, fico ed estesi vigneti) un esempio seguito da altri possidenti 
Non si hanno molte notizie sulla sua vita privata e familiare. Nominato sindaco di Roccella per il triennio 1870-72, si distinse come amministratore saggio. Umano e generoso, sempre pronto a offrire il suo aiuto a quanti ne hanno avuto bisogno, nel 1883, durante una epidemia di colera che colpì la popolazione di Roccella, si distinse nell’opera di soccorso ai bisognosi, offrendo assistenza morale ed economica a vedove, orfani e a ogni altra persona colpita dall’immane sciagura.
Lo stesso Giuseppe Garibaldi, in una lettera indirizzatagli da Caprera, ringraziava l’amico per il bene da lui prodigato ad alcune persone che il Generale gli aveva raccomandato.
Per molti anni, Giuseppe Nanni ricoprì la carica di Consigliere e Deputato della Provincia di Reggio Calabria.
Alla carica di Parlamentare del Regno fu eletto nel 1871, come Deputato per il Collegio di Castelvetere (l’attuale Caulonia con Roccella), in sostituzione di Angelo Raffaele Campisi deceduto il 4 novembre di quell’anno, quando da poco era stato eletto per la seconda volta alla Camera. La sua nomina fu convalidata il 1° marzo 1872, quando prestò anche giuramento. Successivamente, fu rieletto nel medesimo Collegio nelle tre legislature successive (XII, XIII, XIV). Nella XV e nella XVI fu eletto invece nel collegio di Reggio Calabria I.
Deputato liberale e progressista sedette sempre a sinistra. Fece parte di diverse Commissioni e, sebbene non molto assiduo ai lavori, fece parte di varie commissioni tra cui quella sul progetto del codice penale, trattando, in particolare, della prescrizione dell’azione penale. Prese parte anche alla discussione generale per le modifiche all’ordinamento dei giurati, sostenendo che non c’era «alcun male nella giuria».
Molte altre furono le battaglie parlamentari che lo videro impegnato. Sostenne con tutta la sua dialettica oratoria le tesi che più lo appassionavano, specie allorquando queste riguardavano il miglioramento dell’ordinamento giuridico e lo sviluppo del Mezzogiorno.
Per quanto riguarda l’estensione del voto alle donne, si dichiarò a quel tempo contrario, ritenendolo ancora prematuro. Intervenendo nella discussione del progetto presentato da Depretis per la riforma della legge elettorale politica affermò infatti: «Un’altra esclusione naturale è il sesso. È inutile discutere se anche le donne abbiano la facoltà e la capacità di manifestare il loro pensiero in ordine alla vita politica della nazione. Sono disputazioni da farsi in altro momento; possiamo oggi contentarci di ammettere che la vita di famiglia costituisca negli uomini i naturali rappresentanti del diritto delle donne». Si disse egualmente contrario all’istituzione degli Ordini professionali temendo il sorgere di una corporazione o di una casta gelosa soltanto dei propri privilegi.
Non mancarono gli attestati per l’opera da lui svolta ad ogni livello. In un libro di cronache parlamentari scritto dal Brangi in sul finire della XVI legislatura, di lui si legge: «Tipo di onestà e di fierezza, egli non si è mai abbassato ad invocare, con umile fronte, il suffragio degli elettori. Consapevole del suo merito e sicuro di poter onorare il collegio, ha disdegnato sempre d’imitare quei candidati che, obliando ogni senso di dignità, si affrettano a stringere la mano al becchino e al beccaio».
Il re Vittorio Emanuele II, con atto del 5 giugno 1877, gli concesse l’onorificenza di Commendatore della Corona d’Italia come riconoscimento dell’attività patriottica svolta durante il periodo del Risorgimento, in relazione a contatti sempre mantenuti con i cospiratori di Napoli e della Calabria. Successivamente, nel febbraio 1892, gli giunse la comunicazione riservata, di conferimento della nomina di Senatore del Regno.
Pochi mesi dopo, però, moriva senza avere avuto la possibilità di esercitare le funzioni derivanti da quest’ultima nomina. Il movimento socialista d’inizio Novecento, organizzò a Siderno un Circolo Popolare «Giuseppe Nanni. Roccella lo ricorda con l’intitolazione a suo nome di una via cittadina. (Pantaleone Andria) © ICSAIC 2020

Nota bibliografica

  • Telesforo Sarti, Il Parlamento subalpino e Italiano, voll. 2, Tip. Agostiniana, Roma 1898; Tipografia Editrice dell’Industria, 1890;
  • Antonio Giuffrè, Sul martire Gaetano Ruffo, «Giornale d’Italia», 5 febbraio 1919;
  • Giuseppe Calogero, Storia e cultura della Locride, Editrice La Sicilia, Messina 1964, pp. 580-582. 
  • Jole Giugni Lattari, I parlamentari della Calabria dal 1861 al 1967, Casa Editrice Morara, Roma 1967, p. 357;
  • Bruno Polimeni, Il barone Giuseppe Nanni, un deputato progressista,«Calabria sconosciuta», XXX, 115 (luglio-settembre), 2007, pp. 11-12.
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