Occhiuto, Bruno

Bruno Occhiuto [S. Procopio (Reggio Calabria), 28 febbraio 1884 – Cassano allo Jonio (Cosenza), 28 giugno 1937]

Nato da Felice e Caterina Chiappalone, una famiglia modesta e profondamente religiosa nella quale maturò la sua vocazione. Alcuni congiunti vestivano l’abito talare (l’arciprete Giuseppe Occhiuto e don Antonino Occhiuto, economo curato di Santa Eufemia d’Aspromonte). Ebbe un fratello, Francesco, e tre sorelle. Da San Procopio, piccolo centro del Reggino, all’epoca nella vastissima diocesi di Mileto, la famiglia si spostò a Santa Eufemia quando egli era ancora un bambino ma già desideroso di vestire l’abito talare, tanto che il sacerdote Rocco Cutrì, nel 1892, scrisse al vescovo di Mileto perché concedesse al bambino «il permesso di vestire ed avere benedetto l’abito chiericale, ed essere ascritto all’albo dei chierici inservienti in questa chiesa arcipretale di S. Maria delle Grazie». 
Studiò così nel Seminario diocesano di Mileto e fu considerato «un ottimo allievo, di robusta cultura e salda fede». Conseguì la laurea in Lettere e Filosofia all’Università di Messina. Il 25 agosto 1906 – aveva 22 anni –  fu ordinato sacerdote nel Seminario di Mileto. Inizialmente esercitò il suo ministero presso lo stesso seminario, dove rimase 4 anni come professore di storia e filosofia, impegnandosi con zelo e grande spessore pedagogico. Affiancando il vescovo Giuseppe Morabito e interpretandone fedelmente le intenzioni, andò in soccorso dei colpiti dal terremoto del 1905 e del 1908, cooperando nell’assistenza ai bambini rimasti soli al mondo, nella fondazione di Colonie agricole e di altre istituzioni provvidenziali per alleviare le sofferenze create dall’immane disastro. Collaborò anche all’osservatorio sismico-meteorico creato dal vescovo Morabito nel 1907 a Mileto e scrisse alcuni opuscoli e memorie sull’argomento, apprezzati dagli scienziati, in particolare dal giapponese Omuri.
Quindi fu destinato parroco al suo paese natale dove rimase quasi 15 anni. 
Negli anni in cui resse la parrocchia di S. Procopio e si dimostrò infaticabile organizzatore di una cinquantina di istituzioni di previdenze sociali nel territorio della Diocesi. Fu anche redattore del giornale cattolico regionale «L’Alba», mostrando in diversi scritti giornalistici una «spiccata tendenza nazionalista e filosalandrina» (Violi, 46), ma ponendo, comunque, interrogativi sociali ed ecclesiali. Secondo lo storico Roberto Violi, «appare come un tipico prodotto del “risveglio” calabrese». Durante la guerra – assertore dei diritti d’Italia – s’impegnò, senza risparmio di forze, nell’organizzazione di forme di assistenza religiosa e civile sul territorio diocesano.
Nel solco di tale impegno, durante l’epidemia di febbre Spagnola, si prodigò «incurante della propria vita e soffocando l’immane dolore d’aver visto morire, in un sol giorno, tre giovanissime sorelle e, qualche giorni dopo, la santa mamma» (Cronaca della Calabria), a favore di tutti i suoi parrocchiani in particolare di quelli più poveri.
Fu anche fu assistente diocesano dell’azione cattolica femminile e nel 1920, in tale veste, raccolse oltre sedicimila firme contro la legge sul divorzio,
Per questi e altri meriti, ad appena 37 anni – all’epoca era il più giovane prelato italiano – fu elevato alla dignità episcopale ed eletto vescovo di Cassano allo Jonio. Fu il nuovo vescovo di Mileto, mons. Paolo Albera, il 12 novembre del 1921 ad annunciare la sua nomina. La consacrazione avvenne a Roma l’11 dicembre successivo nella chiesa di san Francesco di Paola ai Monti, celebrante il cardinale Gaetano De Lai. Un tripudio di popolo lo accolse al suo rientro a San Procopio, dopo una settimana dalla sua consacrazione episcopale
Da San Procopio partì l’11 marzo 1922 per insediarsi nella sede vescovile assegnatagli. A Cassano, dove è considerato «un vero ricostruttore spirituale e materiale della diocesi» (Violi), è ricordato anche come un vescovo paterno, di elevata spiritualità e grande carisma, attivo nelle parrocchie, il quale «sapeva essere spigliato, giovane, anziano, a seconda delle circostanze» (Milito).
Costituì e diede impulso, anche qui, all’Azione Cattolica femminile e istituì l’ufficio catechistico.
Con caparbietà, pose mano i tutti i settori pastorali a lui affidati. Si adoperò per ricostruire, ristrutturare e abbellire le chiese e i santuari della Diocesi seguendo spesso i lavori direttamente, come nel caso del consolidamento e dei restauri della Cattedrale, che adornò di marmi, di stucchi, di ori e di pitture (per questo chiamò il pittore veneziano Mario Prayer che, dal 1934 al 1936, eseguì le decorazioni con affresco), del Seminario e della sede vescovile. Curò, ancora, la rinascita del clero, indisse missioni popolari, congressi eucaristici e celebrò feste locali. E continuò l’attività pubblicistica: con il nome de plume «Don Abbondio», collaborò anche a «L’Unione Sacra».
Fu anche cooperatore salesiano, ed ebbe attenzione per le opere di quella congregazione e una grande venerazione per S. Giovanni Bosco, come scrisse il «Bollettino salesiano» dopo la sua morte. 
Si spense molto giovane, ad appena 53 anni, e le sue spoglie riposano nella Cattedrale di Cassano.
San Procopio per ricordarlo gli ha intitolato la piazza principale del paese. Cassano gli ha dedicato una delle vie più importanti del centro storico. (Francesca Raimondi) © ICSAIC 2021

Nota bibliografica

  • Myriam, Il nuovo vescovo di Cassano Jonio. Il più giovane vescovo d’Italia, «Cronaca della Calabria», 29 settembre 1921;
  • L’ultimo grappolo… a ricordo dei festeggiamenti celebrati per il 25 ° anno di sacerdozio, 10° di episcopato di mons. Bruno Occhiuto in Cassano Ionio 8 Dicembre 1931, Tip. Eduardo Patitucci, Castrovillari 1932;
  • Francesco Milito, Azione Cattolica e “L’Unione sacra” in Calabria dal 1920 al 1931, AVE, Roma 1980, p. 9;
  • Roberto P. Violi, Episcopato e società meridionale durante il fascismo (1922-1939), AVE, Roma 1990, pp. 43, 46, 193;
  • Vincenzo Borgia, Bruno Occhiuto. L’uomo, il sacerdote, il vescovo, Laruffa, Reggio Calabria 2009.
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