Quattrone, Francesco

Francesco Quattrone (Reggio Calabria, 24 febbraio 1862 – 26 agosto 1944)

Nacque da Giuseppe e Angela Quattrone, piccoli coltivatori e braccianti, molto legati alla vita cristiana; sin da piccolo dimostrò di essere versato agli studi umanistici e manifestò attaccamento ai sacramenti e alla santa messa. Fu avviato giovanissimo agli studi in seminario dove si distinse per l’ottima memoria e si appassionò con grande entusiasmo agli studi classici e, in particolare, al latino che amava molto al punto di parlare e scrivere con la stessa lingua in modo scorrevole e disinvolto. 
Ordinato sacerdote, giovane, fu da subito nominato parroco a Nasiti una contrada dell’agro reggino, dove si fece benvolere e si prodigò per la comunità svolgendo anche una funzione di divulgatore delle storie della piccola frazione e delle colline pre-aspromontane reggine, tenendo anche piccole lezioni a quanti glielo richiedessero; successivamente divenne canonico del Duomo, Vicario capitolare e Decano del Clero, infine Protonotario Apostolico. Insegnò per decenni nel Seminario reggino, amato e stimato dagli studenti fu per la sua cultura tenuto molto in considerazione dagli Arcivescovi della diocesi. 
Alla sua attività di docenza affiancò quella di scrittore e poeta, infatti la sua oratoria varcò i confini regionali e venne associato all’Accademia dell’Arcadia e della Tiberina e all’Accademia dei Quaranta Immortali. Fu un epigrafista consultato e contattato da gran parte d’Italia. Tutti i suoi scritti a carattere teologico e apologetico furono raccolti nell’Opera Omnia. Una parte di questo volume è dedicato alla ricerca mistica e alla presenza trascendente di Dio negli eventi umani. 
Umanista di virgiliana memoria si dedicò con grande passione a descrivere fatti ed episodi della storia cittadina e regionale anche in versi. Nel suo scritto Tomarmorimon descrisse le lacrime e lo sgomento delle città di Messina e Reggio distrutte dal terremoto del 28 dicembre 1908. La sua poesia si caratterizza per l’influsso della letteratura latina ed in particolare si sente la reminiscenza dell’Eneide «evidente nella drammaticità della narrazione, nella purezza dell’esametro e nel caldo sentimento patrio, Virgiliano nell’armonia non già nella forma. Il Tomarmorimon è il carme classico per eccellenza, ed un fervido auspicio di rinascita: “E tu Reggio, per case un di sì bella, – Ed ora in tua sventura al suol prostata, – Più bella per nuova arte e vie e palagi – risorgerai”».
Pubblicista oltre che conferenziere, ha pubblicato numerosi articoli come descritto da Enzo Vitrioli sul «Corriere di Reggio» nel 1955 per ricordare l’anniversario della sua morte.
Quattrone svolse anche un’intensa attività nella Deputazione di Storia Patria, nella Commissione Archeologica, nella Commissione Toponomastica. 
Alcune delle sue pubblicazioni furono recensite da diverse riviste e quotidiani nazionali. «Il Giornale Araldico» il 10 novembre 1898 evidenziava: «Il professore Quattrone, già noto per altri lavori in poesia latina, ha pubblicato questi nuovi Carmi, nei quali s’avvisa la facile vena, che gli è propria, congiunta a quel sapore classico, che egli acquistò coll’assidua lettura dei sommi maestri dell’arte di scrivere latinamente. I nobili concetti sono espressi con una forma leggiadra e propria, che serba tutta la melodia del periodo della poesia del Lazio. S’avvisa in questi carmi una vasta cognizione della maniera onde il classicismo latino seppe rivestire i pensieri. Si nota anche quella chiarezza che sa rendere popolari le forme anche di una lingua che non vi ve più la vita dell’uso».
Anche «La Civiltà Cattolica» recensì il Tomarmorimon, il 21 giugno 1919: «Il verso scorre limpido, fluido, robusto: le case che crollano, le grida delle madri angustiate per la morte dei loro cari, il lamento dei sepolti sotto le macerie, la pietà dei superstiti e finalmente la gara dei popoli per sollevare i cittadini dalla miseria sono descritti con eleganza e vivacità».
E Michele Pecci così si esprime: «Lo stesso Apollo e le sorelle di Apollo esaltano i tuoi versi e intrecciano pel tuo crine corone di alloro, un ornamento alle fronti di Virgilio, di Ovidio, di Tibullo». Invece Zeno Meucci in «Rassegna d’Italia e d’Europa» evidenzia come sia brillante l’opera poetica di Quattrone sacerdote e vate che decanta la bellezza e il dolore per la propria terra affranta dal terremoto e da così tanti lutti. 
Numerosi riconoscimenti da parte della critica a livello nazionale e infine, a livello locale, il noto penalista Gaetano Sardiello scrive sul Bollettino della Società Calabrese di Storia Patria nel numero maggio-giugno 1919: «Il professore Quattrone quando tratta argomenti non sacri e in particolare sulla sua terra natia e tanto amata è capace di grande lirismo esaltando la bellezza e le qualità fatte di tradizioni e gloria». 
Si spense in piena Seconda guerra mondiale all’età di 82 anni. (Fabio Arichetta) © ICSAIC 2021 – 03

Opere

  • Iuvenile speciem carminum latinorum : carmen, elegiae, odae sapphicae, epigrammata, Ex Typ. Juventutis Genova 1892;
  • Flosculi ex.mo viro D. Janvario Portanova Archiep. Rheginorum in diem Ab eius adventu rheginorum in diem Ab ejus adventu rhegium, Ex Typographia Juventutis, Genova 1896;
  • Nova Carmina. Elegiae ecloga interpretationes epigrammata, Ex Typ. Juventutis, Genova 1898;
  • Templum dei pro lapide auspicali templi maximi rhegini juliensis rite ponundo Carmen elegiacum, Typ. F. Morello, Rhegii Julii 1917;
  • Tomarmorimon: Carmen, Officina Tip. Francisco Morello, Reggio Calabria 1918;
  • Il Tomarmorimon, ossia il di fatale del terremoto 1908/ Francesco Quattrone; con la versione metrica del prof. Giorgio Calabrò, Tip. F. Morello, Reggio Calabria 1919;   
  • Il Tomarmorimon ossia il di fatale: il 28 dicembre 1908; traduzione in ottave del sac. prof. Luigi Nostro dal testo latino, Tip. Guerriera, Messina 1920;          
  • In Ferdinandum Peccium comitem. Chrysàntema A. D. 15 Kal. Majas 1922 ab eius obitu semel anniversarium, ex typographia Francisci Morello Equitis, Reggio Calabria 1922;
  • De Virgilio et fascium regimine oratio habita pro Virgilio commemorando in sacro ephebeo rhegino a. D. 12. kal. Junias an. M1830 Rhegii Julii, Ex Officina Typ. Opera Antoniana, Reggio Calabria 1930;
  • Opera omnia, ex officina typographica Francisci Morello, Reggio Calabria 1935.

Nota bibliografia essenziale

  • Luigi Aliquò Lenzi, Filippo Aliquò Taverriti, Gli scrittori calabresi: dizionario bio-bibliografico I M-Z, II edizione, Corriere di Reggio, Reggio Calabria 1955, p. 131;
  • Aldo Maria Morace, Orbite novecentesche, Edizioni scientifiche italiane, Napoli 2001, pp.108 e ss.

Nota archivistica 

  • Comune di Reggio Calabria, Registro dei nati, atto n. 234 del 24 febbraio 1862;
  • Archivio storico diocesi di Reggio Calabria-Bova, Clero diocesi di ReggioChierico Franciscus Quattrone filius Joseph1876/1886, busta 86, fasc.8/00, cc. 62. 
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