Tea, Silvestra

Silvestra Tea [Biella, 26 ottobre 1887 – Siderno (Reggio Calabria), 27 gennaio 1960]

Silvia Francesca Luigia, così era stata registrata alla nascita, nacque da Alberto e Anna Ricci; sia in famiglia che dagli amici fu sempre chiamata Silvestra. Ebbe due sorelle, Maria ed Eva, e un fratello, Giuseppe. Trascorse la giovinezza a Biella. Dopo aver frequentato le scuole superiori, conseguì l’abilitazione magistrale. A differenza di molte sue compagne, preferì insegnare ai fanciulli diversamente abili, dato che sotto la guida del prof. Montesano a Roma, e poi a Verona, aveva compiuto il tirocinio nelle scuole differenziali.Successivamente studiò anche lingue straniere, in particolare l’inglese, il tedesco e il francese, che conosceva molto bene, come dimostrano, tra l’altro, le traduzioni che fece di alcune monografie. 
Educatrice, intellettuale, partigiana, fu una sidernese d’adozione: arrivò in Calabria con il servizio civile internazionale nel 1958.
Già nel 1917 collaborava con la rivista «La Vita Italiana», rassegna di politica interna, estera, coloniale e di emigrazione, sulla quale pubblicò il saggio Osservazioni sulla opportunità e sulla convenienza della mobilitazione delle donne. Il 10 maggio 1924 sposò il musicologo, compositore e direttore musicale Ugo Sesini,antifascista che finirà internato nel campo di concentramento di Mauthausen dove morì nel 1945, lasciando Silvestra sola con il figlio Alberto, che divenne uno stimato ingegnere.
Sin da giovane, quale fervente cristiana e cattolica, fu impegnata nel prestare aiuto e consigli ai bisognosi, alle famiglie in crisi, ai giovani sposi, a coloro che si preparavano al matrimonio, alle giovani madri, anche con la pubblicazione di vari saggi, tra cui alcuni pubblicati nella rivista «Il Solco», alla quale collaborò negli anni Trenta.
Per svolgere la sua attività d’insegnamento, di educazione dei bambini e di assistenza sociale, fu a Verona, città della famiglia del marito, dove fondò e diresse una scuola differenziale denominata «Raggio di Sole», per la rieducazione dei bambini con handicap. Spinta sempre dal desiderio di aiutare i bisognosi, i deboli e gli emarginati dalla sua indole umanitaria, e per combattere l’analfabetismo, si trasferì a Roma dove durante la guerra fondò l’associazione «Orti di guerra» nel quartiere Testaccio. Lavorò per un periodo anche alla biblioteca vaticana dove strinse amicizia con Gerardo Brunie Anna Maria Enriques Agnoletti, con la quale divideva la camera nel pensionato di suore «Villa Mater Dei» in viale delle mura Aurelie. Proprio insieme a Bruno, alla Agnoletti e e Lorenzo Lapponi nel 1941 fondò a Roma il Movimento cristiano sociale, formazione di sinistra dei cattolici italiani, poi divenuto Partito cristiano sociale che iniziò a riunirsi in clandestinità; con gli stessi partecipò alla Resistenza soprattutto nel Lazio e in Toscana, durante l’occupazione tedesca. Nel 1943 seguì la Enriques Agnoletti a Firenze e contribuì all’organizzazione di comitati di Resistenza ai tedeschi. Trovata in possesso di documenti compromettenti venne arrestata insieme alla Enriques Agnoletti nel maggio del 1943: rinchiuse entrambe nel carcere delle Mantellate, vennero condannate a morte. La sentenza venne eseguita solo nei confronti della Enriques Agnoletti, mentre Silvestra riuscì a salvarsi. Per ricordare l’amica morta scrisse una «Memoria», rimasta inedita.
Tornata a Roma, si adoperò  sempre in modo attivo nell’assistenza ai più bisognosi; fu, altresì, attiva organizzatrice partigiana nella zona di Porta Furba e fu nuovamente arrestata dai tedeschi. Tenuta prigioniera per due mesi, doveva essere prelevata dalle S.S. per essere fucilata a La Stortainsieme a Bruno Buozzi, quando un provvidenziale trasferimento all’infermeria di «Regina Coeli» le salvò la vita. All’arrivo delle truppe Alleate venne liberata. Nel periodo in cui fu “prigioniera” dei Tedeschi scrisse una Preghiera dolce e profonda che dedicò al figlio Alberto.
Nell’Estate del 1944, poco dopo la liberazione di Roma, quale rappresentante dell’Azione Cattolica  e dei cristiano sociali partecipò alla costituzione delle Associazioni Cristiane dei Lavoratori Italiani (Acli). Nell’ottobre del 1944 aderì insieme a Bruni alla maggior parte dei componenti del Movimento cristiano sociale al Partito cristiano sociale ma si oppose alla confluenza nel partito della sinistra cristiana, mantenendo in vita il partito cristiano sociale insieme a Bruni e Lapponi. A Roma fece parte anche del consiglio direttivo dell’Associazione Nazionale per gli interessi del Mezzogiorno d’Italia (Animi) accanto a Umberto Zanotti Bianco, promuovendo nel 195 la costituzione dell’Opera Alfonso Casati. Dopo l’adesione al partito cristiano sociale, nel novembre del 1944 fece ritorno in Piemonte dove partecipò fino alla fine alla guerra di Liberazione. A Torino fu tra le promotrici delle associazioni per l’integrazione europea e, in particolare, del Comitato Nazionale Donne Italiane (Cndi), che nel capoluogo piemontese era presieduto da Giuseppina Capurro Picchi. Nel dopoguerra si trasferì a Milano dalla sorella e dal figlio; fu sempre impegnata nell’associazionismo e nel volontariato a fini benevoli e umanitari. A tal fine, nel capoluogo lombardo fondò l’associazione «Rinascita Sociale» con il motto «Risorgi e Vivi», per l’assistenza e la riabilitazione degli ex carcerati, ente morale all’avanguardia per quei tempi, che aveva sede nel palazzo di giustizia. 
Da Milano si tenne sempre in corrispondenza con Bruni, nel frattempo divenuto deputato alla Costituente del Partito Cristiano Sociale. In una lettera inviatagli il 13 gennaio 1946 faceva presente di esser sempre più persuasa che «i partiti sono sorpassati e si devono impostare le questioni puramente dal punto di vista della necessità e parità dell’uomo; ma per composizione organica sono cristiana sociale»; gli comunicava inoltre l’intenzione di voler pubblicare la memoria scritta su Anna Maria Enriques Agnoletti.  
Fu, come già detto, una scrittrice attenta ai problemi dell’infanzia e dell’educazione. Oltre alle opere già citate, pubblicò alcuni volumi nella collana di letture per ragazzi e giovinetti in italiano e in francese diretta da Rosa Errera e Maria Mariani
Nel 1958, il cav. Pasquale Misuraca, impegnato con la moglie Elsa Romeo in campo sociale e assistenziale, tramite l’Unione Cristiana delle Giovani, di cui Elsa era una delle maggiori rappresentanti in Calabria, chiese a Roma delle assistenti sociali da poter affiancare ai volontari del Centro Sociale Ugdg. che già operavano a Siderno. Fu, così, che Tea venne inviata a Siderno nel luglio del 1958 insieme a Mirella Ricca, altra assistente sociale fiorentina, che collaborarono con Grazia Misuraca, direttrice dell’asilo di contrada Mirto, creato proprio dall’Ugdg. Una volta arrivata a Siderno, grazie alle sue grandi doti dialettiche e didattiche, alla sua esperienza assistenziale, seppe in breve tempo accattivarsi numerose amicizie e simpatie. Dopo aver vissuto per un periodo di tempo in casa Albanese nella contrada Mirto, si trasferì alla Marina di Siderno nel palazzo della signora Maria Englen che si affaccia su piazza Risorgimento.
All’impegno e all’attività profusa nel Centro Sociale di Mirto e Donisi, aggiunse l’impegno attivo in politica e nella cultura, collaborando attivamente nella biblioteca comunale. Per Silvestra la cultura rappresentava uno dei mezzi più importanti a disposizione dell’uomo per emanciparsi.
Per quanto riguarda il suo impegno politico, nei primi giorni del mese di ottobre del 1958 chiese e ottenne dall’avv. Giuseppe Gentile, all’epoca segretario della sezione sidernese del Partito Comunista Italiano, l’iscrizione al partito (era già stata iscritta nella sezione di Milano)Fu un’attenta osservatrice della realtà calabrese dell’epoca e delle condizioni di vita della gente, come testimonia la Lettera aperta dal Mirtopubblicata postuma nel novembre del 1960.Le sue grandi capacità, la sua vasta cultura e le sue immense conoscenze letterarie vennero subito notate dall’amministrazione comunale sidernese dell’epoca, guidata dal sindaco Cosimo Iannopollo, che con delibera del Consiglio Comunale (n. 51 del 29 maggio 1959) nominò Silvestra Tea Sesini membro della neo costituita Commissione per la biblioteca comunale di Siderno, che doveva assistere l’allora bibliotecario prof. Vito Papaluca.Anche come membro della Commissione per la biblioteca si impegnò attivamente e proficuamente, contribuendo alla crescita della stessa; a tal fine si mise subito in contatto con la Usis Library, biblioteca di Milano, per avere in prestito a mezzo posta, libri che non erano presenti nella biblioteca di Siderno.
Nel 1959, una volta iscritta al Pci, fece parte del comitato direttivo della predetta sezione e anche della segreteria politica, guidata da Giuseppe Gentile, all’interno della quale le venne conferito il compito di responsabile stampa e propaganda. 
Si spense il 27 gennaio 1960, lasciando, quale ultimo desiderio, quello di venire seppellita a Siderno Marina nel nuovo cimitero con la sua immagine rivolta verso il mare Jonio. (Domenico Romeo) © ICSAIC

Opere

  • Una mamma, un babbo e un bambino, TPE, Treviglio 1924
  • Trililì, Treviglio, TPE, Treviglio 1924
  • La promessa sposa: schemi per ciorsi alle fidanzate, Sales, Roma 1937
  • Avventure avventurose, Sales, Roma 1937
  • I giorni della fanciullezza, Sales, Roma 1941.
  • Santa caterina da Geniva,Sales, Roma 1945

Nota bibliografica

  • Antonio Parisella, Il Partito cristiano-sociale 1938-1953, Biblioteca di studi cristiano-sociali, Roma 1984;
  • Domenjco Romeo, Silvestra Tea Sesini. Educatrice, intellettuale, partigiana al servizio dei bisognosi, AGE, Ardore Marina 2003;
  • Giuseppe Mogavero, Antonio Parisella, Memorie di quartiere:frammenti di storie di guerra e di Resistenza nell’Appio Latino e Tuscolano 1943-1944, Edilazio, Roma 2007;
  • Rosalba Topini,Silvestra Tea Sesini, la partigiana sidernese al servizio dei bisognosi, «La Riviera»,12 maggio 2019.
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