Topa, Domenico

Domenico Topa [Palmi (Reggio Calabria, 2 luglio 1871 – 31 maggio 1941]

Nato dal dottor Filippo e da Annunziata Calogero, compi a Palmi gli studi medi e ginnasiali distinguendosi subito tra i suoi numerosi compagni per bontà e profitto. Dopo il conseguimento della laurea in medicina si dedicò con la stessa bontà ed altrettanta umanità a quella professione cosi cara in famiglia e cosi tradizionalmente sentita. Aiutare gli ammalati era si un dovere morale ma dalla famiglia Topa fu sempre considerato come un profondo amore verso il prossimo e specialmente verso quello bisognoso.
Oltre la professione del medico, che esercitò con competenza ed abnegazione, egli manifestò un interesse particolare per quelle scienze attinenti le civiltà preistoriche.
Attraverso approfondite ricerche, partecipando a lavori di scavi, visitando musei e intensificando gli studi sulla paletnologia arricchì talmente la sua competenza da diventarne un esperto al punto da consentirgli la pubblicazione di un interessante volume intitolato Le civiltà antiche della Brettia, un libro che fu apprezzato tantissimo dagli studiosi del tempo sia per la chiarezza delle esposizioni e sia per la
profonda competenza manifestata. Paolo Orsi, che di tale scienza era maestro, fu entusiasta per il prezioso contributo fornito dal Topa ed affermò che egli, con questo suo lavoro, «inaugurava la nuova serie dei paletnologi calabresi dopo che, con la morte dell’ing. Foderaro, si era estinta la prima».
Il libro fu scritto, come egli stesso asserì nella introduzione, non per la «presunzione di fare la sintesi della preistoria calabrese ma per riordinare alla meglio quanto si è fin qui scoperto e pubblicato, e per richiamare l’attenzione anche dei più profani sopra un ordine di fatti e di ricerche, che, lungi dal mito e dalla leggenda, ci guidino con più sicuri passi allo studio delle genti che prime abitarono le nostre contrade».
Il volume, è diviso in sette capitoli, inizia dall’età della pietra per proseguire con quella del bronzo e del ferro, per finire con l’influsso che ebbe l’Oriente nelle civiltà indigene.
Una edizione più arricchita di documentazioni fu pubblicata tre anni dopo, nel 1927.
Le sue visite ai musei e le sue ricerche su ogni tipo di materiale lo convinsero sempre più ad affermare che la testimonianza della presenza umana in queste Regioni poteva essere data soltanto dallo studio e dalla esatta collocazione del materiale paletnologico e paleontologico. Sosteneva infatti che i lavori eseguiti e gli studi su essi effettuati rappresentavano ben poca cosa di fronte ai tanti tesori di alta vetustà e di antiche bellezze che ancora conserva il sottosuolo calabrese.
Nel 1933, per l’alta competenza dimostrata in queste discipline, fu nominato membro del Consiglio regionale delle Antichità e delle Belle Arti.
Nel biennio 1932-33, dopo aver portato a compimento una campagna di scavi, ne illustrò ampiamente i risultati in una relazione che venne pubblicata lo stesso anno col titolo «Le grotte ossifere di Cirella e di Scalea ed il paleolitico in provincia di Cosenza». Altrettanto fece subito dopo la scoperta di oggetti appartenenti all’età del bronzo nella zona di Cirò Marina in provincia di Catanzaro. Rimase amareggiato, invece, quando fu criticato per un lavoro preliminare fatto in Lucania sulla grotta di Loreto.
La sua umanità e la sua preparazione scientifica non potevano subire attacchi ingiustificati che scuotevano comunque la sua sensibilità e lo addoloravano moltissimo.
Conosciuto e apprezzato oltre i confini regionali fu nominato membro effettivo dell’istituto di paleontologia umana all’università di Roma.
Non poté però collaborare, come era suo intendimento, causa la non buona salute ed il carico degli anni. Per la stessa ragione non riuscì a portare a compimento gli scavi nella Zona ove sorgeva l’antica Mamerto (Oppido Mamertina) dove era stato incaricato della direzione.
Fu un grande studioso e un accanito ricercatore. Oltre a riordinare e catalogare tutto il materiale paletnologico esistente nei pochi musei calabresi e lucani, raccolse un gran numero di opere riguardanti argomenti calabresi o relativi ad autori nati in questa Regione.
Il primo saggio di questa bibliografia fu pubblicato nel 1937 con il titolo «Calabria e Calabresi».
Considerato il più «sistematico illustratore» dei vari aspetti della paletnologia calabrese, egli aveva «acquistato una larga e profonda conoscenza degli argomenti scientifici generali e particolari della paletnologia e, attraverso una vigilia di studi, aveva elaborato la sua opera e ne era scaturita una visione unitaria e armoniosa del flusso delle popolazioni della Brettia, dei costumi, dei riti e dell’organizzazione sociale e religiosa degli abitanti».
In gioventù scrisse anche di problemi medici: La simbiosi e le associazioni microbiche nella diagnosi delle malattie infettive (1904) e Le nostre acque potabili (1905).
Ha tenuto sempre riservata la sua vita privata. Cessava di vivere nel maggio del 1941, all’età di 70 anni.
Nella imponente struttura della Casa della cultura Leonida Repaci di Palmi, oltre gli importanti musei del folklore, di Cilea, di Manfroce, di Repaci, di Guerrisi, ecc., si trova una delle biblioteche più ricche di tutta la provincia con oltre centomila volumi, molti dei quali donati da Topa quando la sede della biblioteca, a lui intestata, era ubicata presso alcuni locali del palazzo municipale. II suo nome, però, non può essere ricordato soltanto per questo dato che egli fu sì un grande bibliografo ma fu pure grande paletnologo, per come è riportato su una lapide marmorea murata sulla facciata esterna della casa dove nacque e visse «meditando sulle origini e sulle vicende delle più antiche genti italiche», Palmi lo ricorda anche con una via intestata suo nome. (Bruno Zappone) © ICSAIC 2021 – 5

Opere

  • Le civiltà primitive della Brettia (Paletnologia), C. Zappone, Palmi 1924 (poi Genovese e figli, Palmi 1927; Forni, Sala Bolognese 1979; Barbaro, Oppido Mamertina 1980);
  • I mammiferi nel pleistocene bruzio-lucano, Atti e Memorie della Società Magna Grecia (1928), Tip. Cuggiani, Roma 1929;
  • La collezione paleolitica briscese e la grotta di Loreto presso Venosa in Basilicata, Stab. tip. A. Genovesi & Figli, Palmi 1932
  • Le grotte ossifere di Cirella e di Scalea ed il paleolitico in provincia di Cosenza (campagne di scavi 1932-1933), Stab. tip. A. Genovese & Figli, Palmi 1933;
  • Calabria e calabresi. Contributo bibliografico, 2 voll., A. Genovesi, Palmi 1937.

Nota bibliografica

  • Luigi Lacquaniti, Domenico Topa (nota necrologica con bibliografia), «Archivio storico per la Calabria e la Lucania», XII, 2, 1943, pp. 109-112;
  • Bruno Zappone, Uomini da ricordare. Vita e opere di palmesi illustri, AGE, Ardore Marina 2000, pp. 245-248.
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