Toscano Mandatoriccio, Gaetano

Gaetano Toscano Mandatoriccio [Rossano Calabro (Cosenza), 17 maggio 1827 –21 dicembre 1914] 

Discendente di un antico casato del patriziato rossanese, nacque da Pietro Antonio Toscano Mandatoriccio e Rosa Abenante. Con lui nella famiglia altri cinque figli: Cornelia, Serafina, Vittoria, Saverio e Giuseppe. Il padre, barone, fu sostenitore delle idee liberali e insieme a gran parte dell’aristocrazia erudita rossanese, desiderava la formazione di una Repubblica. Alla morte del padre, la madre si risposò con Raffaele Mauro figlio di Michele.
Rimasto orfano in tenerissima età, insieme ai fratelli Giuseppe e Saverio, fu inviato nel collegio di S. Pietro a Mortella in Napoli dove iniziò la sua formazione, prima di ritrovarsi, sulla stessa linea del genitore, come protagonista e accanito sostenitore delle idee liberali. «In collegio – come ci tramanda il Mordenti parlando del fratello Saverio – aveva sentito maledire la libertà; nel mondo la sentiva benedire, imparava che molti l’adoravano, che la bramavano ardentemente, non solo ma che erano pronti a sacrificarsi per lei come avevano fatto già tanti di loro compagni». Appena ventenne fu tra i promotori della rivoluzione calabrese del 1848 e insieme al fratello Saverio tra i componenti del Comitato rossanese. Prese parte attiva alle diverse riunioni promosse dal fratello e da altri insurrezionalisti e agli eventi che via via si presentavano sul cammino della mobilitazione. 
Mario Rizzo, nel parlare della sua figura scriveva: «Gaetano non sopportando più l’ira borbonica che si scatenava su tutta la famiglia Toscano, allorché si costituì il Comitato Rivoluzionario Calabro-Siculo volle ad ogni costo muoversi e al comando di quaranta armati, da lui raccolti, arrivò fino a Spezzano Albanese proprio sul cadere di quel giorno in cui il Generale Ribotti con i suoi siciliani e calabresi assaliva in Castrovillari le truppe regie». Nel 1848 lo troviamo ancora presente, con una sua spedizione, a Campotenese dove si distinse infervorando la passione di quanti erano lì per lottare. Visto l’epilogo della rivoluzione calabrese, allo scopo di sfuggire alla cattura come il fratello Saverio fu costretto a nascondersi. Nella cronaca di quei giorni Rizzo riporta che «con un veliero, assieme al Palopoli e al Minnicelli, partirono verso la Sicilia. […] Inseguiti dai gendarmi, si rifugiarono sopra un vascello francese e partirono per Marsiglia. Riparatosi a Marsiglia, Gaetano alimentò, con l’attività fervente del suo ingegno nobilissimo e con molto sacrificio di denaro, la crisi rivoluzionaria che culminò con le gesta liberatrici dei Mille nel 1860».
Ritornato in Italia insieme al fratello Saverio per affari di famiglia si fermò a Firenze sino all’Unità d’Italia e lì avvicinò i più influenti esponenti della Sinistra liberale. Saputo della spedizione di Garibaldi, non potendovi partecipare per assistere il fratello Saverio molto malato vi cooperò economicamente con congrue risorse, nonostante il Governo borbonico avesse sequestrato i suoi averi. Dagli atti del processo risulta che subì insieme ad altri rivoluzionari rossanesi la condanna a 25 anni di carcere. Forte era la sua presenza tra gli associati al club costituzionale. 
Caduto il regno borbonico, insieme al fratello, nel 1860, ritornò a Rossano lasciandosi coinvolgere da un profondo impegno nella vita politico-amministrativa della città. 
Nell’aprile del 1861 venne indicato a rappresentare il territorio di Rossano nel Consiglio Provinciale di Cosenza e nel 1865 fu eletto nell’organo di governo della città. La situazione favorevole lo aiutò, qualche mese più tardi, a presentarsi alle elezioni politiche, e diventare deputato al Parlamento Nazionale nella IX Legislatura. Attivo a livello politico centrale venne nominato sindaco regio e Rossano ne trasse profitto in termini di stabilità amministrativa, un impegno che continuò fino al 1869. 
Come deputato fu confermato anche nella X Legislatura. Rossano non dimenticando il suo trascorso risorgimentale e il suo stato di esiliato politico, con generale fervore e approvazione, lo confermò al Parlamento anche nella XIII legislatura nelle liste della Sinistra liberal-democratica. 
Nel Parlamento si guadagnò la simpatia e la conoscenza di uomini insigni per cultura, eroismo e intelligenza, tra cui quella di Francesco Crispi, ispiratore della spedizione dei Mille, in quel momento Presidente della Camera dei Deputati e poi Ministro dell’Interno. Consolidò, avendolo sempre presente, il legame con il suo collegio di provenienza, per il quale si diede da fare senza riserve sia riguardo il profilo economico sia etico. Intervenne con profitto presso il governo contro la diffusione del colera che in quel momento si scatenò anche sulla città di Rossano.
Per la XI e la XII Legislatura, come ricorda Jole Lattari Giugni, «il mandato gli fu vittoriosamente conteso da Guglielmo Tocci che a sua volta soccombette nella battaglia elettorale del novembre 1876, quella appunto che segui alla chiusura della XII legislatura. Nel corso di tale battaglia elettorale, «L’Italia degli Italiani», quotidiano di Napoli, pubblicava la seguente lettera siglata D. L. indirizzata al direttore: «Intendiamoci bene fin da principio: democratici veri, cioè repubblicani, non sono né l’uno né l’altro dei candidati. Se non che il Toscano ad una bella intelligenza aggiunge migliori garanzie di onestà, di coraggio, di patriottismo; il Tocci ha più studi e maggiore attività. L’onestà del Toscano è assicurata dal suo censo vistoso, dalla condotta altra volta serbata in Parlamento; il coraggio l’ha dimostrato sui campi di battaglia e nell’amministrazione comunale, opponendosi, a viso aperto e con partite di onore, al dispotismo militare. […] Alla Camera, il Toscano, durante le prime due legislature si mantenne indipendente, mentre durante la terza militò tra le file della sinistra costituzionale. Intervenne nella discussione sul progetto di legge per la soppressione delle corporazioni religiose e su quello per il completamento della rete stradale in Sicilia; parlò anche sul porto di Napoli e per dichiarare il suo voto contrario al progetto di legge riguardante la pineta di Ravenna. Ripresentatosi nelle elezioni del 1882, per le quali aveva posto la candidatura nel collegio di Cosenza II, non fu eletto». Fece in modo che Rossano divenne sede delle Carceri Circondariali. Non si può fare a meno, inoltre, di riconoscergli grandi meriti avendo saputo guardare, in particolare, a quelli che sono stati i significativi interventi nella spesa pubblica comunale, che interessarono il sociale e che da lui furono avviati nei settori della scuola, della beneficenza, dell’igiene, della sanità e nella tassazione, dimostrando concretamente una maggiore attenzione alle istanze e alle esigenze della classe sociale più bisognosa e popolare. Franco Filareto sottolinea che Toscano «caratterizza la sua amministrazione con una incisiva politica culturale: potenzia l’Asilo Infantile Comunale, aperto il 17 aprile 1864, ed incrementa il numero delle Scuole Primarie, prima Comunali, poi parificate e quindi statali; istituisce ed apre la Scuola Tecnica con indirizzo agrario, articolata in tre anni, tesa a fornire una preparazione professionale di impegno modesto […]; si fa strenuo assertore della nascita di una Scuola Normale, che, con la riforma Gentile del 1923, diverrà Istituto Magistrale, per la formazione dei Maestri; promuove la nascita di un Convitto per gli studenti forestieri; costituisce una Biblioteca Civica comunale, con i libri del soppresso Monastero dei Cappuccini, e la dota di uno specifico fondo; infine vuole e promuove l’istituzione di un Ginnasio Comunale».
Numerose furono le opere realizzate e anche di notevole rilevanza e interesse tra cui la sistemazione della boa di ormeggio alla marina, l’incremento della viabilità e dell’edilizia, l’ultimazione della strada Rossano-Santo Mauro. 
«Le elezioni comunali del 1881 – scrivono Rosanna Sicilia e Pasqualina M. Trotta – esacerbarono ulteriormente la sfida personale fra Gaetano Toscano e Luca de Rosis. In queste elezioni ebbe la meglio il Toscano, che si prese la rivincita rispetto alla bocciatura subita nelle politiche».
Il Comune lo ha commemorato il 20 settembre 1912 con una lapide murata a memoria dei patrioti. Veniva a mancare due anni dopo all’età di 87 anni. (Franco Emilio Carlino) © ICSAIC 2021 – 04

Nota bibliografica

  • Jole Lattari Giugni, I parlamentari della Calabria dal 1861 al 1967, Casa Editrice “L. Morara”, Roma 1967, pp. 416-417; 
  • Mario Rizzo, Rossano, Persone – Personaggi e Curiosità…, Edizioni Libreria Manzoni, Rossano 1995.
  • Rossana Sicilia, Pasqualina Maria Trotta, Dalla riforma del cardinale Ruffo alla prima guerra mondiale, in Fulvio Mazza (a cura di), Rossano, Storia Cultura Economia, Rubbettino, Soveria Mannelli 1996, ad indicem;
  • Franco Emilio Carlino, Mandatoriccio Storia costumi e tradizioni, Ferrari, Rossano 2010;
  • Franco Emilio Carlino, Rossano Tra Storia e Bio-Bibliografia, Imago Artis Edizioni, Rossano 2014;
  • Franco Emilio Carlino, Mandatoriccio, Storia di un feudo. Dal nobile casato dei Mandatoriccio di Rossano alla blasonata famiglia dei Sambiase di Cosenza. Dai Toscano-Mandatoriccio fino all’Unità d’Italia (1619-1860), Imago Artis Edizioni, Rossano 2016;
  • Franco Emilio Carlino, Annotazioni Storico-Genealogiche e Feudali dell’antico e nobile casato dei Toscano di Rossano, «Rivista Storica Calabrese», N.S., XXXVIII, 1-2, 2017; 
  • Franco Emilio Carlino, I Toscano Patrizi Rossanesi – Storia, genealogia e feudalità, Pellegrini, Cosenza 2020;
  • Franco Emilio Carlino, Biografia e storia di alcuni Rossanesi illustri, Consenso Jure Loquitur, Rossano 2020; 
  • Francesco Filareto (a cura), Il Liceo Classico di Rossano, Scheda Storica, in [http://www.liceosannilo.gov.it/il-fattaccio-quotidiano-o-quasi-giornalino-scolastico-o…].
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