Toscano Mandatoriccio, Saverio

Saverio Toscano Mandatoriccio [Rossano Calabro (Cosenza), 19 maggio 1824 –30 aprile 1880] 

Di nobile casata, nacque da Pietro Antonio e Maria Rosa Abenante. Insieme ai fratelli Gaetano, Giuseppe Cornelia, Serafina e Vittoria, nell’età dell’adolescenza rimase orfano del padre. La madre dopo la prematura scomparsa del marito passò a seconde nozze con Raffaele Mauro. Nonostante la mancanza del genitore, propugnatore della libertà e animatore delle idee repubblicane, la figura paterna per lui rimarrà un primario punto di riferimento per la formazione. Cresciuto nell’ambiente signorile della Rossano bene del tempo ebbe modo, senza indugio, di rendersi artefice e promotore di quei movimenti segreti rivoluzionari all’interno della carboneria, per affermare nel Regno di Napoli quei valori patriottici e liberali tanto osteggiati. 
Giovinetto fu mandato a Napoli nel collegio di S. Pietro a Mortella per essere educato e formato secondo la tradizione delle famiglie nobili del tempo. Dopo gli anni di collegio, dove secondo Francesco Mordenti l’istruzione s’impartiva a suon di nerbo e dove l’uomo anziché educato spesso usciva domato tanto da detestare il sapere, si trovò catapultato a dover combattere per la causa italiana che gli chiedeva di affermare quelle idee di libertà e d’indipendenza che via via si erano andate diffondendo e che venivano ormai avvertite dalla gran parte degl’italiani. L’uccisione dei fratelli Bandiera, giustiziati il 25 luglio 1844, nel Vallone di Rovito (Cosenza), dalle guardie borboniche per i loro ideali, rappresentò una delle ragioni che accese in lui le già consolidate aspirazioni di autonomia. Rimase profondamente commosso della loro morte e decise, pertanto, di dedicare la propria vita e i suoi averi alla causa dell’affermazione di quei principi e quei sentimenti nei quali credeva profondamente. 
Unitamente a molti altri compatrioti meridionali e al fratello Gaetano, con grande spirito iniziò a muoversi, seguendo l’esempio del padre Pietro Antonio, dando rilievo alla mutazione della passione politica verso quelle che erano le idee liberali e costituzionalistiche, continuando ad affermarsi e a suscitare ammirazione e attenzione nel ceto intellettuale della città.    
Fu così importante la sua attività e il suo operato tanto da richiamare l’interesse dell’avvocato Mordenti che al riguardo gli dedicò un volumetto nel quale sono state raccolte singolari note sulla sua figura, la sua formazione e i principi della sua azione sociale. 
Contagiato e affascinato dagli eventi rivoluzionari che in quel periodo investirono la Calabria – e Rossano non ne fu immune – iniziò a prendere corpo, in città, la formazione di una aggregazione massonica conosciuta come Vendita dei Carbonari, ubicata nell’antico monastero di Sant’Antonio dove erano soliti ritrovarsi «vecchi massoni e liberali d’antica fede», nella quale, molto presto, si segnalò vivace e operoso a favore della rivoluzione. Era proprio lui a capo di tale organizzazione che, insieme al fratello Gaetano, sistematicamente adunava nella propria casa esponenti come Antonio Morici, Domenico Palopoli, Pietro Rapani, Antonio Berlingieri solo per ricordarne alcuni, tenendo anche relazioni con altri comitati simili presenti nei paesi vicini a Rossano, allo scopo di affermare la loro anima patriottica e liberale.
La sua vita e la sua storia si intrecciarono completamente con le vicende italiane del 1848 resa sempre più complicata e spinosa dalla sopraffazione borbonica. È proprio in questo periodo, che insieme a tanti altri valorosi rossanesi, la sua figura e quella del fratello si caricarono di forti responsabilità divenendo punto vincolante di relazione. 
Lo studioso rossanese Mario Rizzo, al riguardo, raccontando di Saverio, così narrava: «Rotto, quindi, ogni indugio, partì per Napoli, ove nel 1847 con Domenico Mauro, Francesco Crispi ed altri prese parte alla costituzione di un Comitato Rivoluzionario Calabro-Siculo. Le riunioni si tenevano in casa di Francesco Sprovieri, e in esse si stabilì che la rivoluzione dovesse scoppiare prima a Messina, poi a Reggio e a Rossano, poi ad Acri e Cosenza per dare man forte ai rivoluzionari Calabresi. Saverio Toscano tornò quindi in Calabria per portare istruzioni a Vincenzo Sprovieri per armare e riunire i compagni». 
Figura di spicco e promotore dell’azione sovversiva, con le prime avvisaglie delle insurrezioni di Reggio e Messina, non smise di attivarsi per educare alla rivolta le popolazioni del Meridione. Ebbe intense relazioni con Raffaele Mauro ideatore di un piano mirato a uccidere il re e per tali motivi fu poi perseguitato e rincorso ovunque per assicurarne la cattura. Importante fu il suo contributo alla organizzazione della Guardia Nazionale nelle diverse provincie, nella quale ricoprì la mansione di Capo e il Palopoli di vice. Molti furono gli episodi che lo videro, insieme al fratello Gaetano, in prima fila nel corso della rivoluzione napoletana e schierarsi politicamente dalla parte dei rivoluzionari anti-borbonici, partecipando attivamente ai moti.
Insieme a Palopoli riuscì a sottrarsi all’arresto, a seguito di una violenta repressione avviata dal Governo borbonico che invece portò alla cattura di gran parte del comitato rivoluzionario, grazie all’intervento del barone Domiziano de Rosis, allora Sottointendente, che in anticipo lo informò e lo convinse, insieme al Palopoli, di nascondersi in un bosco di sua proprietà dove rimase come latitante per tutto l’inverno del 1848. 
Acconsentita da re Ferdinando la sospirata costituzione, Saverio e l’amico Palopoli ritornarono a Rossano ricevuti dalla gente esultante. 
Col grado di capitano si fece seguire a Campotenese da 1000 uomini da lui stesso reclutati a proprie spese. Dopo la successiva ritorsione del governo borbonico scampò ancora una volta alla giustizia insieme al fratello e altri rossanesi rifugiandosi oltre confine a Marsiglia. Nel febbraio del 1853 la Gran Corte lo giudicava in contumacia. Alla conclusione del processo, gli venne contestato il «reato di attentato ad oggetto di distruggere e cambiare il Governo» con l’aggravante «di aver fatto parte di banda armata organizzata nello stesso fine ed esercitato nella medesima funzione di comando». La pena inflitta fu la condanna a morte. Fu espropriato dei beni e costretto all’esilio. Dopo non molto tempo e varie peripezie, con il fratello Gaetano, fece ritorno in patria fermandosi a Firenze. 
Protagonista della rivoluzione calabrese, aderì al disegno per prendere parte alla spedizione dei Mille per liberare la Sicilia e il Regno di Napoli, considerato quanto si era prodigato nei moti rivoluzionari. Purtroppo, le sue precarie condizioni di salute ne impedirono la sua partecipazione, come pure al fratello Gaetano costretto per la circostanza a curarlo. 
Nel 1860 capitolata la casa regnante borbonica, con il fratello, ritornò a Rossano dove continuò a offrire il suo contributo nel sociale e al servizio della città.  
Con il grado di Maggiore nel Corpo della Guardia Nazionale, nel 1866, lo troviamo impegnato nella repressione del brigantaggio nella quale, qualche anno dopo, nel 1868, ebbe anche funzioni di comando dimostrando sul campo la sua autorità e la sua intelligenza, doti che contribuirono efficacemente a debellare quel fenomeno che era, purtroppo, divenuto un cancro sociale. Contro il brigantaggio lo ritroviamo attivo anche in una delle squadriglie distrettuali per Rossano a continuare il suo impegno per la comunità e la sua opera di rinnovamento. 
Dopo aver sostenuto le tante lotte della vita civile, la cui memoria ancora rimane forte nel cuore di quanti lo conobbero, l’uomo che amò ardentemente e con profondo sentimento l’Italia e combattuto per la sua libertà, cessò di vivere il 30 aprile 1880.
La città di Rossano, come ringraziamento, il 20 settembre 1911, dopo un corteo per le vie della città, alla presenza del Sindaco del tempo e di numerose autorità lo commemorò insieme agli altri patrioti del 1848 con una lapide di marmo, ancora oggi visibile applicata alla parete d’ingresso del vecchio Municipio di Palazzo S. Bernardino. (Franco Emilio Carlino) © ICSAIC 2021 – 5                    

Nota bibliografica

  • Decisione della Gran Corte Speciale della Calabria Citeriore nel Giudizio in Contumacia di Cospirazione e Attentati contro la Sicurezza interna dello Stato Commessi nelle Calabrie nell’anno 1848, Stamperie e Cartiere di Fibreno, Napoli 1853; 
  • Francesco Mordenti, Saverio dei Baroni Toscano-Mandatoriccio. Cenni storici e biografici, Tipografia della Camera dei Deputati, Roma 1883;
  • Alfredo Gradilone, Storia di Rossano, Mit, Cosenza 1967;
  • Mario Rizzo, Rossano, Persone – Personaggi e Curiosità…, Edizioni Libreria Manzoni, Rossano 1995.
  • Rossana Sicilia, Pasqualina Maria Trotta, Rossano, Storia Cultura Economia, a cura di Fulvio Mazza, Rubbettino, Soveria Mannelli 1996;
  • Franco Emilio Carlino, Mandatoriccio Storia costumi e tradizioni, Ferrari Editore, Rossano 2010;
  • Franco Emilio Carlino, Trame di continuità – Volume I: La Calabria e lo Ionio cosentino sino alla nascita del casale di Mandatoriccio, Ferrari Editore, Rossano 2013.
  • Franco Emilio Carlino, Rossano tra Storia e Bio-Bibliografia, Imago Artis Edizioni, Rossano 2014;
  • Franco Emilio Carlino, Mandatoriccio, Storia di un feudo. Dal nobile casato dei Mandatoriccio di Rossano alla blasonata famiglia dei Sambiase di Cosenza. Dai Toscano-Mandatoriccio fino all’Unità d’Italia (1619-1860), Imago Artis Edizioni, Rossano 2016;
  • Franco Emilio Carlino, Annotazioni Storico-Genealogiche e Feudali dell’antico e nobile casato dei Toscano di Rossano, «Rivista Storica Calabrese», XXXVIII, N. S , 1-2, 2017; 
  • Franco Emilio Carlino, I Toscano Patrizi Rossanesi – Storia, genealogia e feudalità, Pellegrini, Cosenza 2020;
  • Franco Emilio Carlino, Biografia e storia di alcuni Rossanesi illustri, Consenso Jure Loquitur, Rossano 2020; 
  • Franco Emilio Carlino, Gaetano Toscano, in Dizionario Biografico della Calabria Contemporanea, http://www.icsaicstoria.it/toscano-mandatoriccio-gaetano/
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