Tripodi, Antonino

Antonino Tripodi [Santa Eufemia d’Aspromonte (Reggio Calabria), 4 ottobre 1869 – Oppido Mamertina (Reggio Calabria), 27 febbraio 1944]

Nacque da Luigi e da Teresa Scidone. Studiò nel seminario diocesano e fu ordinato sacerdote da mons. Antonio Maria Curcio, vescovo di Oppido Mamertina, l’11 giugno 1892. Nel corso degli anni, percorse quasi tutte le dignità del Capitolo Cattedrale: mansionario il 14 giugno 1895; con bolla del papa Leone XIII, fu nominato penitenziere, nel 1897. Nel 1914, divenne canonico protonotario e, nel 1921, canonico teologo. Nel 1922, con bolla del papa Pio XI, fu nominato arcidiacono del Capitolo. Prete esemplare per santità di vita e per dottrina prestò la sua richiesta opera di predicatore in molte chiese della Diocesi di Oppido Mamertina e anche fuori. 
Ebbe anche gli incarichi di officiale del Tribunale Ecclesiastico Diocesano; esaminatore prosinodale; censore dei libri; membro del Consiglio di vigilanza e del Consiglio d’Amministrazione del Seminario Vescovile. Ma soprattutto fu professore del Seminario e rettore, per diversi lustri, della chiesa di San Giuseppe del Centro aspromontano, dove morì, nell’umiltà della sua cameretta, il 27 febbraio 1944, prima domenica di Quaresima, assalito da un attacco di asma cardiaca.
Ebbe una vasta e duratura eco la sua vibrante e forbita predicazione durante il primo Congresso Eucaristico Regionale della Calabria, celebratosi a Reggio nel 1896. Molti in Oppido ancora oggi ricordano che la gente, la mattina di domenica, per ascoltarlo, gremiva l’antica chiesa di San Giuseppe, di cui era rettore, al punto che diventava necessario lasciare spalancato il portone, per permettere la partecipazione anche ai fedeli rimasti numerosi sul sagrato. 
L’arcidiacono Tripodi fu, soprattutto, secondo la definizione di un suo antico discepolo, «un maestro, nel più esteso senso della parola». A tal proposito, il poeta Geppo Tedeschi, suo alunno grato e riconoscente, diede di lui una delle più belle definizioni, dedicandogli una poesia: «Al professore e poeta Antonino Tripodi che affettuosamente mi scagliò verso la luce». Fu ricordato come un «ispiratore dei più nobili ed elevati sentimenti di amore verso la Religione, la Patria e l’umanità tutta», mentre si evidenziava «l’intelligenza fuori dal comune» del «letterato e studioso di vastissima cultura, oratore geniale, cuore nobile e generoso».
Diversi e significativi furono i suoi interventi a proposito della Grande Guerra che nell’interpretazione del sacerdote oppidese appariva come «l’ora solenne della Patria», «la sveglia della coscienza nazionale italiana», suonata per segnare il momento atteso del riscatto di «quelle terre che Dio e la natura han sacrato all’Italia» e che furono riconquistate «con i dolori degli uomini e il pianto delle itale donne». Ma i destinatari delle parole più belle e dei pensieri più arditi e poetici non potevano non essere i soldati italiani, veri e primi protagonisti della tragica scena della guerra: «O soldati d’Italia, meravigliosi soldati d’Italia, accorsi da tutte le terre nostre, risoluti nel comando e docili nell’obbedienza, irrefrenabili nell’assalto e tenaci nel riparo, viventi in eroica familiarità con la rupe impervia, colla trincea fumante, coll’agguato perenne» . 
E quando lunedì 4 novembre 1918, il fatidico “Bollettino della Vittoria” firmato dal generale Armando Diaz annunciò la vittoriosa fine del conflitto, tenne un infiammato e patriottico discorso proprio l’arcidiacono del Capitolo, il canonico Antonino Tripodi che, «con voce tonante fra una selva di bandiere e assordanti acclamazioni», salutò l’Italia vittoriosa «lungamente sognata, non indarno augurata, forte e sicura, bella e fulgida nell’aureola della vittoria».
Terminato il conflitto  non mancò di contribuire alla formulazione del culto dei caduti e di denunciare anche lui «la vittoria mutilata». Terminato il conflitto , il canonico Tripodi non mancò di contribuire alla formulazione del culto dei caduti, questi giovani eroi, con il loro sacrificio, secondo l’arcidiacono, «accrebbero col rosso del loro sangue il vermiglio della nostra bandiera» . I caduti, perciò, sono «nobili spiriti che amarono l’Italia più della vita che piantarono trionfanti sulle vette conquistate la nostra bandiera e con la visione di essa caddero, irrorando di sangue generoso la pietra carsica e sulla contrastata via di Trieste corsero come alla braccia di ridente sposa; martiri del Piave; eroi di Vittorio Veneto; spiriti magni che, rotta la minaccia di una dominazione cesarea aduggiante da secoli la fronte della nostra Penisola, spezzato l’ostacolo secolare contro cui si trovò sempre la Storia italiana, ogni qualvolta aprì i polmoni ad un respiro più largo, furono i vari attori del dramma della resurrezione della nostra Patria. Dramma della resurrezione realizzato per l’eroismo dell’Esercito e per la virtù del popolo concorde». Infine, non mancherà di denunciare anche lui «la vittoria mutilata», a proposito della quale affermava che «l’Italia ha potuto avere i suoi mutilati ma non sarà mutilata la sua vittoria: non si frana il volo dell’aquila romana perché la sorregge il sangue che zampilla su dalle nevi delle Alpi, dalle pietre del Carso e dalle rive del Piave».
In estrema sintesi si può dire che l’attività culturale, spirituale, pastorale e religiosa dell’arcidiacono Tripodi, espressa nei suoi discorsi e nei suoi scritti, seguì pienamente la scia tracciata dalla maggior parte dei vescovi e dei sacerdoti italiani che, pur in una particolare situazione generale segnata dalla Questione Romana e dallo scontro con la cattolica Austria-Ungheria, vollero provare, insieme alla larga parte del laicato, la loro fedeltà ai doveri di Patria, così da poter entrare a pieno diritto nel novero dei cittadini protagonisti attivi della vita civile e politica della Nazione. (Letterio Festa) © ICSAIC 2020

Opere

  • Calabria avanti!, a cura di Pasquale-Enzo Tripodi, Edizioni Dimensione 80, Roma 1981;
  • Una fonte di luce. Scritti inediti, a cura di Pasquale-Enzo Tripodi, s.e., Oppido Mamertina 1997.

Nota bibliografica

  • Vincenzo Frascà, Oppido Mamertina. Riassunto cronistorico, Tipografia “Dopolavoro”, Cittanova 1930, p. 227;
  • Rocco Liberti, Oppido nel Novecento, «Quaderni Mamertini», n. 54, Diaco Editore, Bovalino 2005;
  • Letterio Festa, Guerra e Pace. Il contributo del canonico Antonino Tripodi, arcidiacono della Cattedrale di Oppido Mamertina alla riflessione sulla Grande Guerra, «Veritatis Diaconia», V, 9, 2019, pp. 23-42.

Nota archivistica

  • Archivio Storico della Diocesi di Oppido Mamertina-Palmi, fondo della Curia Vescovile, serie Clero, sottoserie Ordinazioni sacre diocesane, busta 52, fascicolo 343, Tripodi Antonino.
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