Tripodi, Carmine

Carmine Tripodi [Oppido Mamertina (Reggio Calabria), 29 gennaio 1899 – Roma, 19 novembre 1970]

Figlio di Giuseppe, possidente, e Maria Vocisano, spesso viene confuso con Carmelo Tripodi di Santa Eufemia d’Aspromonte che ha vissuto dal 1874 al 1950, per cui i lavori dell’uno sono dati all’altro e viceversa. Scultore, vario modellatore su marmo e legno, si porta giovanissimo a Roma, dove, è naturale, frequenta la schiera dei calabresi che in città esercitano già da qualche tempo. Si integra perciò nel cosiddetto Gruppo Artistico Calabrese, cui appartiene il fior fiore degli scultori e pittori calabresi ivi operanti, come Alessandro Monteleone, Domenico Colao ed Enzo Roscitano, che nella Capitale s’impone tra 1922 e 1927 cercando di liberarsi da una specie di ostinato regionalismo che purtroppo si fa notare. Il Le Pera elenca una nutrita serie di mostre cui partecipa tra 1926 e 1939, manifestazioni che si svolgono particolarmente nella Capitale, dalla Mostra della Società Amatori e Cultori di Belle Arti del 1923 alla Quadriennale Romana del 1939. Un importante primario lavoro consiste forse nella Tomba Querzola sistemata nel 1927 al Verano di Roma. Nel 1930 è presente alla Biennale di Venezia. Sicuramente molte ideazioni sono legate al periodo fascista, per cui, anche se non manca una certa originalità, i temi in buona sostanza sono legati alla retorica dell’epoca: l’Agricoltore, la Madre, il portiere, il tuffo, il pane, la portatrice di pane, la parata, il ragazzino che si tuffa.
A Roma le commissioni non difettano e varie risultano le fatiche che impegnano l’artista. I soggetti si offrono sia di carattere sacro (Annunciazione, Presepe) che profano (La Niobe, Trivellatore). Nel caso si tratta di opere minute intagliate nel bosso, nelle quali dice il Le Pera «il Tripodi ha dato la misura della sua alta, nobile capacità raggiungendo il segno del capolavoro» ma, invero, non sono assenti quelle di maggiore espressione, ad esempio il Crocefisso per la Casa generalizia dei frati minori. Negli anni Trenta e Quaranta lo scultore realizza i busti di G. Battista Grassi, Angelo Celli, del maestro Verrella e di Vittorio Alfieri (quest’ultimo nel 1947) per il Pincio, mentre si sa di una tomba a Città del Messico in onore del generale Ramirez. Tripodi ha parecchie richieste dall’estero soprattutto per i suoi eleganti cammei e medaglie, espressioni artistiche minime, ma in essi rifulge senza meno il suo ingegno. Riferisce l’Aeberli che ad attirare gli acquirenti era «la raffinatezza del suo stiacciato». Nel 1934 gli viene conferito l’incarico di Ornato modellato al Liceo artistico di Roma, un impegno che cessa nel 1969, proprio alla vigilia del decesso. Nel 1941, in piena guerra, espone a Milano, mentre nel 1957 ottiene il primo premio alla V Mostra d’Arte del presepio Museo di Roma. Nel 1961 è ancora in attività ed è nota la sua adesione alla Rassegna di Arti Figurative di Roma e del Lazio. Un prestigioso riconoscimento gli è conferito con la nomina ad Accademico dell’Accademia delle Belle Arti di Roma. Negli anni Trenta appare saltuario collaboratore di Guido Galli che in atto è Direttore artistico delle Sculture dei Musei Vaticani.
L’Aeberli traccia nel 1950 un preciso e azzeccato profilo della professionalità dell’Oppidese: «Carmine Tripodi porta nella sua arte il piglio spontaneo e sicuro, l’accento limpido e umano degli intagliatori che nella natia Oppido Mamertina alimentarono una fiorente tradizione.
Modellatore sicurissimo per lunga, tenace esperienza, egli passa, con larghezza e proprietà di stile, dalla grande statua alla preziosità del cammeo, traducendo, sempre, nella materia inerte il senso umano e poetico ch’egli trae dalla esperienza della vita». 
Morì all’età di 71 anni. (Rocco Liberti) © ICSAIC 2019

Nota bibliografica

  • Annuario del ministero dell’educazione nazionale. 1935 anno XIII, 1935, p. 1370.
  • Enrico Aeberli, Le arti figurative nella Calabria attuale, «Il Ponte», rivista diretta da Piero Calamandrei, a. Vi n. 9-10, sett.-ott. 1950, pp. 1134-1135.
  • Enzo Le Pera, Arte di Calabria dell’Ottocento e del Novecento, Soveria Mannelli, Rubbettino, 2001, pp. 203-204.
  • Enzo Le Pera, Gli artisti della Calabria, dizionario degli artisti calabresi nati nell’Ottocento, Pellegrini, Cosenza 2013, ad voce.
  • Bertolami Fine Arts, Asta 27 Arte Moderna e contemporanea, Roma 1-2 dicembre 2016, Palazzo Gaetani Lovatelli;
  • Guy Devreux-Andrea Felice, Il laboratorio di Restauro Marmi e Calchi: cenni storici, in “I Musei Vaticani nell’80° anniversario della firma dei Patti Lateranensi 1929-2009”, a cura di Antonio Paolucci e Cristina Pantanella, Edizioni Musei Vaticani, Giunti, Firenze 2009, p. 351, n. 9.

Nota archivistica

  • Comune di Oppido Mamertina, Stato Civile, Registro dei nati, a. 1899, Atto n. 20. 
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