Turano, Carlo

Carlo Turano (Crotone, 1 gennaio 1864 – 23 febbraio 1926).

Figlio di Francesco e Erminia Martino, fu dichiarato allo Stato civile con i nomi di Carlo Gennaro Francesco. Fece gli studi secondari a Reggio Calabria, e poi compì gli studi universitari a Napoli ove si laureò in giurisprudenza. Nel dicembre del 1889 sostenne gli esami di idoneità notarile presso la Corte di Appello di Catanzaro, ottenendo il massimo dei voti e il grado di eminente. Sposatosi nel 1892 con donna Aurelia Macry, ebbe tre figli: Francesco (detto Ciccillo), morto a 18 anni durante il soggiorno a Napoli per suoi studi universitari, Federico e Luigi, che si distinsero rispettivamente negli studi giuridici e medico-radiologici.
Consigliere comunale per la prima volta nelle elezioni del 20 ottobre del 1889 con la lista capeggiata dal democratico Raffaele Lucente, il 2 novembre del 1892 venne eletto primo sindaco socialista di Crotone. Celebre rimane il primo discorso programmatico e ideale in questa veste, letto nell’aula consiliare il giorno 15 novembre, in cui venivano gettate le basi per dare attuazione concreta alle istanze dei democratici locali, peraltro già ampiamente inseguite anche attraverso quella Società operaia di mutuo soccorso (fondata nel febbraio del 1880), che per alcuni esponenti della democrazia cittadina era stata un’ottima scuola di arte oratoria, per altri ancora aveva rappresentato il primo passo concreto verso quel tanto auspicato progresso umano e sociale. Ne sono esempi, tra gli altri, la nascita, al suo interno di una Scuola operaia (1887), il cui regolamento sarà stilato dallo stesso Turano, e di una Banca popolare cooperativa (1886). E proprio attraverso lo strumento offerto dalla vasta ramificazione dell’operaismo italiano matureranno le quelle naturali evoluzioni politiche che approderanno al socialismo, le cui prime manifestazioni si concretizzeranno, appunto, a far data dal 1892, con la vittoria del locale partito dei lavoratori, quindi con la nascita, nel 1896, del primo vero e proprio circolo socialista locale (Gruppo socialista elettorale), guidato dal nostro.
Dal 26 luglio del 1891 erano iniziate inoltre le pubblicazioni de «Il Popolo», Periodico settimanale del circondario, di ispirazione socialista, da lui diretto, e attraverso le sue colonne verranno condotte battaglie politico-sociali anche aspre contro un sistema di conduzione della cosa pubblica sino ad allora saldamente nelle mani di una «aristocrazia rigida e puntigliosa con tinte falsamente democratiche e borghesi».
Candidato per la prima volta (ma non eletto) al Parlamento del Regno nel marzo del 1897 con un programma che si adeguava al Programma Minimo Politico del Partito Socialista Italiano e contemplava alcune istanze storicamente appartenenti ai radicali, dovette scontrarsi con la forza di un potere economico-terriero rappresentato dall’allora deputato uscente Alfonso Lucifero, rappresentante dell’illustre famiglia locale, fratello di Armando, già noto, quest’ultimo, all’ambiente culturale calabrese.
È di questo stesso periodo l’adesione di Turano agli ambienti massonici. Tra il 1895 e il 1896 anche a Crotone veniva fondata una loggia massonica di cui sarà Maestro Venerabile. Tra i membri vi si ritrovavano esponenti della borghesia che avevano partecipato attivamente alla dialettica politica cittadina negli anni a cavallo fra i due secoli. Anche per questa realtà locale – nonostante la penuria di notizie – si può desumere una certa similitudine d’intenti del socialismo turaneo con le indicazioni e le istanze provenienti dagli ambienti massonici romani. Non a caso, infatti, in un discorso che egli fece stampare in occasione delle elezioni del marzo del 1897 veniva riportata una lunga citazione del febbraio dello stesso anno di Ernesto Nathan, Gran Maestro del Grande Oriente d’Italia e futuro sindaco di Roma, che sarebbe servita per alimentare una battaglia in favore di una moralizzazione degli enti pubblici.
Nel 1898, in occasione del forte rincaro del prezzo delle farine in seguito agli attriti ispano-americani, proprio la loggia si faceva promotrice della costituzione di un comitato per il pane gratuito.
Col nuovo secolo le sue energie venivano profuse per il raggiungimento del traguardo, non solo simbolico, di dotare finalmente la città di un acquedotto (fondamentale punto programmatico del 1892 e che raccoglieva il testimone dalle battaglie condotte dall’amministrazione democratiche di Lucente), per la istituzione di una Scuola Popolare e di un museo archeologico, promosso dal crotonese Nicola Sculco, dell’ampliamento e potenziamento del porto cittadino e della costruzione di una ferrovia silana.
Contestualmente egli andava in qualche modo maturando una diversa linea d’azione rispetto alle direttive del Partito socialista e partecipava al movimento riformista meridionalista Pro Calabria, di cui divenne sin da subito uno degli ispiratori e guide intellettuali. Il suo spirito riformista lo porterà, sul finire della prima decade del nuovo secolo, ad allontanarsi dal partito socialista propriamente organizzato per avvicinarsi a quelle formazioni più social-liberali e quindi liberaldemocratiche, come emergerà soprattutto in occasione del primo conflitto mondiale e in aperta contrapposizione politica con il leader massimalista catanzarese Enrico Mastracchi, che pure aveva impiantato una solida base socialista in territorio crotonese ((si ricorda la nascita della prima Camera del lavoro proprio nell’anno 1914 e quindi una forte affermazione socialista in occasione delle elezioni amministrative nel giugno dello stesso anno, che videro poi lo scioglimento del consiglio comunale e nuove elezioni l’anno successivo).
In occasione dello scoppio della Grande Guerra, dunque, egli non mancò di fare la sua parte in favore dell’entrata in Guerra dell’Italia, come peraltro la gran parte del notabilato locale; quindi si ritroverà – negli stessi anni – a dover ricoprire, unitamente alla funzione di consigliere provinciale, la funzione di sindaco.
La passione e la meticolosità con cui affrontava i problemi riguardanti il territorio crotonese e calabrese già da molti anni lo vedevano impegnato nei dibattiti socio-politici attraverso le colonne dei maggiori periodici catanzaresi, quindi attraverso quei circoli relazionali che perseguivano i medesimi scopi, come nel caso della adesione, nel 1916, alla neocostituita Società di storia patria regionale presieduta da Oreste Dito, o anche attraverso l’organizzazione e la partecipazione a importanti momenti di riflessione sulla ricostruzione post-bellica.
In tale ottica si inserisce la partecipazione alle discussioni romane circa l’avviamento a realizzazione dei progetti dei Laghi Silani – peraltro già intrapresi nella prima decade del nuovo secolo e interrotte a causa del conflitto mondiale e condotte dall’allora Direttore della Commissione parlamentare speciale incaricata, Meuccio Ruini, – per lo sfruttamento del cosiddetto “carbone bianco” in chiave industriale, che segneranno l’impianto dei primi complessi industriali crotonesi nei primi anni Venti e che resteranno in vita per oltre 70 anni.
Pur vero è il traghettamento di Crotone, da parte sua, fino alla conclusione del conflitto mondiale e oltre, attraverso il difficile periodo 1919-1920. La città fu anch’essa interessata da numerosi conflitti derivanti dal caroviveri e dall’inasprirsi delle conflittualità tra i grossi proprietari terrieri e gli esponenti del socialismo locale, capitanati sempre da quell’Enrico Mastracchi che sarà peraltro eletto sindaco della città nell’ottobre del 1920; conflitti che, con l’affacciarsi delle prime formazioni fasciste locali, porteranno allo scioglimento dello stesso consiglio comunale e alla formazione di un nuovo consiglio su basi fasciste.
In occasione della Marcia su Roma, della nomina di Benito Mussolini a presidente del Consiglio dei ministri e della tornata straordinaria del Consiglio provinciale di Catanzaro indetta per quelle stesse ore, egli – «vecchio milite della democrazia» – pur riconoscendo un certo fascino nei confronti dell’energia umana del futuro Duce degli italiani, rimaneva assai critico sui mezzi e sulle modalità che avrebbero dovuto attuare la rivoluzione fascista e risvegliare il popolo calabrese – sottoposto come ad un lungo “letargo” –, educandolo a ogni azione che fosse rivolta all’assistenza fraterna e alla presa di consapevolezza delle reali potenzialità di ciascun individuo, si augurava «però che la rivoluzione compiuta non si arresti a mezza via, soprattutto risolva il problema calabrese. Il risanamento del Mezzogiorno potrà ottenersi soltanto spezzando le cricche politiche e le combriccole che ne inquinano la vita. E per quanta fiducia si possa avere nell’azione fascista, dobbiamo sforzarci di far da noi ed essere sempre vigili ed attenti a non far conculcare i nostri diritti».
Dopo oltre trent’anni di ininterrotta attività politica, moriva all’età di 62 anni e il comune sostenne le spese del funerale. A distanza di qualche mese gli vennero tributate solenni e ufficiali onoranze funebri. Una sua statua bronzea, opera dello scultore reggino Ezio Rositano, nel 1927 è stato posta all’ingresso della città, davanti al porto. La famiglia ha donato alla biblioteca comunale la sezione giuridico del suo patrimonio librario. (Christian Palmieri) © ICSAIC 2020

Nota bibliografica

  • Giuseppe Masi, Socialismo e socialisti di Calabria (1861-1914), Società editrice meridionale, Salerno-Catanzaro 1981, p. 189.
  • Fulvio Mazza (a cura di), Crotone. Storia, Cultura, Economia, Rubbettino, Soveria Mannelli 1992.
  • Christian Palmieri, Carlo Turano (1864-1926). Democratico e socialista. Un protagonista delle discussioni politiche calabresi e delle questioni meridionali tra Otto e Novecento, Pellegrini, Cosenza 2006.
  • Christian Palmieri, Il «Partito dei lavoratori» di Crotone (1889-1892). Contributo per una storia del movimento democratico e socialista in Calabria, Pellegrini, Cosenza 2007;
  • Christian Palmieri, Alle origini del movimento operaio a Crotone. Il Mutuo Soccorso di fine Ottocento (1880-1900), Grafiche Cusato, Crotone 2012.
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