Turco, Alessandro

Alessandro Turco [Castrovillari (Cosenza), 16 gennaio 1869 – Catanzaro 1956]

Nacque da Vincenzo, agiato commerciante di tessuti, e da Filomena D’Alessandria. Terminati gli studi liceali in Calabria, s’iscrisse alla Facoltà di Giurisprudenza nell’Università di Napoli, laureandosi in legge ad appena vent’anni. Allievo di Pietro Rosano, già nel 1890 esordì in un processo presso la Corte di Assise di Castrovillari, difendendo quattro uomini di Terranova da Sibari, imputati dell’assassinio di una nobile signora, madre del sindaco del luogo. La sua arringa ottenne la piena assoluzione di tutti gli accusati. Due anni dopo, nel 1892, fece la sua prima apparizione alla Corte di Assise di Catanzaro, al fianco di Fortunato Precone, uno degli avvocati più in vista della città. A quel tempo, viveva a Catanzaro il magistrato Francesco Varcasia, anch’egli originario di Castrovillari, il quale, oltre a essere il presidente della Corte di Appello, era il padre di sua moglie Angela. Anche per questo motivo, il capoluogo calabrese divenne la sua città d’elezione, dove la moglie, Angela, avrebbe dato alla luce nel 1898 il figlio Vincenzo, che da adulto seguirà le orme professionali e politiche tracciate dal padre, e altri quattro figli: Francesco, Sara, Bianca e Flora. 
Alessandro conservò a lungo, però, stretti rapporti con Castrovillari, dove suo fratello Enrico più tardi sarebbe diventato sindaco. Infatti, pur vivendo e lavorando con successo a Catanzaro, la sua carriera politica ebbe inizio proprio nel suo luogo natio, dove nel 1899 comparve il periodico «La Vedetta», che preparò la sua prima candidatura politica, in vista delle elezioni che si sarebbero tenute nel 1900. 
Su «La Vedetta» comparvero anche due scritti di Alessandro Turco. Il primo, Nel regno del sale, era un reportage di notevole spessore realistico sulla storica Salina di Lungro, pubblicato allo scopo di denunciare l’arretratezza della miniera e promuoverne l’ammodernamento. Il secondo, Pei martiri del 1799, celebrava la Repubblica Partenopea e le sue vittime calabresi, in occasione del centenario di quella rivoluzione giacobina. 
Il risultato di questa iniziativa giornalistica fu un robusto sostegno politico-culturale alla candidatura del giovane radicale Alessandro Turco, nel collegio uninominale di Castrovillari, nelle elezioni politiche generali che si tennero il 2 giugno del 1900. La “scandalosa” candidatura ottenne, però, soltanto 426 voti, contro il deputato uscente, il barone Leopoldo Giunti, che fu riconfermato con 1.310 voti. 
Due anni dopo, a Catanzaro, Turco fu comunque assessore comunale alla pubblica istruzione, col sindaco Enrico De Seta, ex deputato e futuro senatore, distinguendosi per il suo attivismo nella lotta contro l’analfabetismo. Nel 1904, fu nuovamente candidato nelle elezioni politiche generali, questa volta nel collegio elettorale di Cassano contiguo a quello di Castrovillari, e batté clamorosamente, grazie anche al sostegno della massoneria, il barone Gennaro Compagna. 
Cinque anni dopo, nel 1909, si ricandidò e fu confermato deputato di Cassano senza alcuna opposizione. A quel punto il suo radicalismo, però, si era ormai stemperato, confluendo nel giolittismo trionfante. Nel 1913, scelse di ricandidarsi non più nel collegio di Cassano, ma in quello di Castrovillari, dove suo fratello Enrico era stato sindaco, ma dove era emersa nel frattempo anche la figura dell’agitatore regionalista Luigi Saraceni. La contrapposizione politica tra i due esasperava oltremisura uno scontro tra gruppi familiari contrapposti che aveva robuste radici locali. Il 26 ottobre 1913, da questa contesa elettorale, la prima a suffragio universale maschile, uscì vincitore Luigi Saraceni.
Nelle due legislature in cui era stato alla Camera dei Deputati, dal 1904 al 1913, Turco aveva svolto un’intensa attività. Aveva appoggiato le riforme del codice di procedura penale e aveva sostenuto l’introduzione nel codice civile del divorzio e di nuove norme sulla condizione giuridica della donna. Si era occupato assiduamente anche delle questioni locali: viabilità, ferrovie, bonifiche (con particolare insistenza intervenne per la realizzazione della ferrovia complementare Spezzano Albanese-Castrovillari-Lagonegro). Aveva cercato inoltre di ottenere una sistemazione giuridica internazionale per il Collegio Italo-Albanese di San Demetrio Corone, come antico centro di cultura e strumento di solidarietà tra le storiche colonie albanesi del Mezzogiorno d’Italia e l’Albania. 
Contestualmente all’attività politica e parlamentare, aveva intanto dato vita anche a un’intensa iniziativa culturale. Dagli inizi del secolo era stato uno degli animatori del Circolo di Cultura di Catanzaro, in cui si ritrovarono tutti gli intellettuali che avevano pubblicato nel 1899 la rivista «Il Pensiero Contemporaneo». 
Il Circolo fu guidato inizialmente dal sociologo Fausto Squillace e dal 1919, in seguito alla sua prematura scomparsa, da Turco. Il quale, in verità, già negli anni precedenti e dopo la sconfitta elettorale del 1913 aveva accentuato il suo impegno politico-culturale: nel 1908 tenne una conferenza su La donna e la politica e nel 1914 tenne, sempre presso il Circolo, una conferenza che tracciò un bilancio delle guerre balcaniche. 
Dopo la Grande Guerra, Turco sembrava ancora attratto dalle suggestioni radicalsocialiste della sua giovinezza. Nel 1925, espose ancora i suoi orientamenti politici, specialmente in tema di politica internazionale, in un discorso tenuto nel Teatro Comunale di Catanzaro, in occasione del venticinquesimo anniversario dell’avvento al trono del re Vittorio Emanuele III.
Ma dopo il consolidamento del regime fascista, il Circolo di Cultura, nato su posizioni democratiche e radicali, fu “normalizzato” e divenne gradualmente un megafono del consenso al regime. Intanto Turco aveva maturato una conversione spirituale, che lo condusse a coltivare studi di metapsichica, di cui si fece sostenitore negli anni Venti. Negli stessi anni ripiegò su toni intimisti, di cui è documento un componimento poetico dedicato ai suoi genitori.
Negli anni Trenta seguitò a praticare la metapsichica, mentre sul piano politico finiva con l’aderire al regime fascista.
Dopo la Liberazione, Turco riprese l’attività politica a Catanzaro, militando nella Democrazia Cristiana. Candidato alla Costituente, fu il settimo degli eletti con più di 17 mila voti, mentre suo figlio Vincenzo, anch’egli democristiano, veniva eletto sindaco di Catanzaro. In Assemblea Costituente fece parte della prima Commissione permanente per l’esame dei disegni di legge. 
Il 6 novembre 1947, a proposito del Titolo IV, relativo alla Magistratura, svolse un lungo intervento, nel quale, dopo aver criticato la «indipendenza assoluta del potere giudiziario» e negato per la magistratura il diritto di sciopero, affrontò il tema delle giurie popolari nelle Corti di Assise. Sostenne la sua contrarietà a questo istituto, che consentirebbe «la diretta partecipazione del popolo all’amministrazione della giustizia».
Nel 1948, sulla soglia degli ottant’anni, fu nominato senatore dal Presidente della Repubblica, per esser stato parlamentare per tre volte. Dal 1948 al 1953 fu membro della 2ª Commissione permanente del Senato (Giustizia e autorizzazioni a procedere). Negli ultimi mesi della legislatura, da marzo a giugno del 1953, fu membro della 6ª Commissione permanente (Istruzione pubblica e belle arti). Al tempo stesso, era stato, a Catanzaro, Presidente del Consiglio dell’ordine forense, presidente del Circolo di Cultura e presidente dell’Istituto Industriale.
Nel 1955, pochi mesi prima della sua scomparsa, avvenuta a Catanzaro il 23 marzo 1956, il repubblicano Gaetano Sardiello, avvocato e umanista, suo più giovane collega in Costituente, lo celebrò, rievocandone la figura e la carriera forense. (Vittorio Cappelli) @ ICSAIC 2020

Scritti

  • Nel regno del sale, «La Vedetta», 4 e 11 giugno 1899;
  • Pei martiri del 1799, «La Vedetta», 3 gennaio 1900;
  • Discorso dell’avvocato Alessandro Turco, Assessore per la Pubblica Istruzione, Commissario comunale nella giunta di vigilanza dell’Istituto Tecnico, nella premiazione scolastica del 20 novembre 1902, Stab. Tip. Silipo, Catanzaro 1902;
  • Commemorazione di Fausto Squillace pronunziata dall’on. Alessandro Turco il 6 aprile 1919, in Circolo di Cultura “Fausto Squillace” in Catanzaro, I, 1900, XX, 1922, Stab. Tip. La Giovine Calabria, Catanzaro s. d. (ma 1922);
  • Sul Codice di Procedura Penale: discorso dell’on. Alessandro Turco pronunziato alla Camera dei Deputati nella 2ª tornata del 4 aprile 1912, Tip. Camera dei Deputati, Roma 1912;
  • Dalla vita all’arte e dall’arte alla scienza: dalla conferenza tenuta al Circolo di Cultura di Catanzaro agli 11 novembre 1900, Tip. del Giornale del Sud, Catanzaro 1901;
  • La politica italiana in Albania, «Sapientia», 3-4, 1914;
  • Il Re. Discorso pronunziato nel Teatro Comunale di Catanzaro ad 11 agosto 1925 dall’on. Alessandro Turco, Stab. Tip. Abramo, Catanzaro 1925;
  • Alle soglie del mistero. Conferenza di Alessandro Turco, Grafiche Vecchioni, Aquila (s.d., ma 1926).
  • Ultima sosta, Tipo-Editrice Bruzia, Catanzaro 1929;
  • “Chi dite che io sia?”. Osservazioni di un metapsichico credente, Istituto di Studi Psichici, Milano 1938;
  • La dottrina dello Stato fascista per la sanità della Razza: orazione pronunziata in Catanzaro al Teatro Italia il 20 aprile 1933 (a cura del Consorzio Antitubercolare di Catanzaro).

Nota bibliografica

  • Enrico Turco, Uomini e cose di altri tempi. Rievocazioni castrovillaresi, Stab. Tip. Patitucci, Castrovillari 1942;
  • P. Francesco Russo, Gli scrittori di Castrovillari, Tipografia Patitucci, Castrovillari 1952;
  • Gaetano Sardiello, Una grande toga calabrese. Alessandro Turco, «La Calabria Giudiziaria», 9-12, 1955;
  • Jole Lattari Giugni, I Parlamentari della Calabria dal 1861 al 1967, Casa Editrice Morara, Roma 1967
  • Augusto Placanica, Fermenti dell’intellettualità meridionale nella crisi di fine secolo (1896-1899), Frama Sud, Chiaravalle Centrale 1975;
  • Raffaele Colapietra, Potere e cultura a Catanzaro, dall’Unità alla Repubblica, Rubbettino, Soveria Mannelli 1982;
  • Renato Nisticò, Poesia, scienza, società e istituzioni, in Catanzaro. Storia, cultura, economia, a cura di F. Mazza, Rubbettino, Soveria Mannelli 1994;
  • Vittorio Cappelli, Politica e politici in Calabria. Dall’Unità d’Italia al XXI secolo, Rubbettino, Soveria Mannelli 2018;
  • Vittorio Cappelli, Alessandro Turco, in Id. e Paolo Palma (a cura di), I calabresi all’assemblea costituente, 1946-1948, Rubbettino, Soveria Mannelli 2020.
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