Incorpora, Salvatore

Salvatore Incorpora [Gioiosa Jonica (Reggio Calabria), 1 gennaio 1920 – Linguaglossa, 29 luglio 2010]

Nasce da Giovanni, invalido di guerra, ferroviere e poi impiegato delle Poste, e da Gemma Murizzi, è stato un figlio d’arte. Dalla madre, artista della creta e della cartapesta, figurinista superba, prima maestra non solo di vita, eredita anche la passione per la pittura e la fotografia “al magnesio”, e dal nonno Rocco Murizzi, scultore di statue lignee e di cartapesta, che aveva frequentato la bottega di Francesco Biangiardi della prestigiosa Scuola ottocentesca napoletana dei presepi, apprende i primi rudimenti artistici, arricchiti anche dall’esperienza breve ma importante dello zio Nicola, pittore, scultore e fotografo dilettante, morto prematuramente.
Passa i primi anni della sua vita al paese natale, assieme al fratello Gaudio e alle sorelle Rosa, Fulgida e Aurora. Dopo gli studi di base, aiutato dal fratello Gaudio, scrittore e archeologo, e i primi passi artistici in famiglia, si diploma da privatista al Liceo Artistico di Napoli, ed effettua viaggi di studio in Italia e all’estero per perfezionarsi.
Vince un concorso per capo stazione nelle Ferrovie Calabro-Lucane – dove aveva lavorato il padre – ma dopo quattro mesi, lo scoppio della seconda guerra mondiale interrompe quel lavoro e la sua formazione ancora in atto, perché è chiamato alle armi. Il suo gusto estetico, in parte ereditato e in parte frutto di studio e di sacrifici, viene così affinato e perfezionato per le vie del mondo. Dal 1941 al 1945 è nomade per l’Europa a causa del conflitto mondiale e lascia in Albania, Grecia, Polonia, Cecoslovacchia, Germania, Austria, in testimonianze di pittura e scultura, la sua triste esperienza: nel 1942, per esempio, nel Duomo di Warthenau, realizza il presepe di quel Natale utilizzando le tecniche acquisite in famiglia, tra cui quella presepiale in maiolica. Internato militare italiano (IMI) nei campi nazisti dopo il 1943, rientra in Italia nel 1945 alla fine del conflitto e della prigionia. Completa gli studi all’Accademia Liceo artistico di Napoli e vince il concorso di insegnante. Nel 1947, così, si stabilisce a Linguaglossa, dove arriva come professore ordinario di disegno nell’istituto «N. Martoglio». Il paese ai piedi dell’Etna, a cui dedicherà vedute e scorci frutto di “innamoramento” totale, come Paesaggio (Vecchie case a Linguaglossa), diventa il suo luogo di adozione e di ispirazione, anche perché lì incontra la donna della sua vita, Anna di Bella che sposa nel 1948 e che gli darà tre figli, Giovanni, Egidio e Gemma.
Educato al gusto dei classici, pittore, scultore e poeta, le sue opere sono distribuite in musei e collezioni private italiane ed estere suscitando sempre grande interesse tra gli amatori d’arte. Esse sono state di volta in volta definite: «Frutti intrecciati di sensibilità meridionale», «Lutto e speranza», «sintesi tragica ed atroce» del nostro tempo. Interessante è anche il rapporto di Incorpora con l’arte sacra e i soggetti religiosi. 
Membro di numerose accademie, per gli studi su noti monumenti di Linguaglossa, fra cui il Duomo, nel 1960 è nominato Ispettore onorario per la conservazione dei monumenti e degli oggetti d’antichità e d’arte.
Nel 1968-69 gli viene conferito il premio Verga «pennello d’oro» per le arti figurative. Secondo il critico Vittorio Sgarbi, «l’attenzione al mondo verghiano è singolare perché testimonia che Incorpora, da calabrese divenuto siciliano, riscopre le radici di un popolo in una lingua che non è un dialetto, bensì un’identità autentica». Accostato a Giovanni Verga «non solo per il rapporto con le sue novelle, ma per la volontà di restituire il reale senso delle cose», Incorpora, personalità poliedrica sia nei generi che nell’uso dei materiali – creta, vari materiali pittorici – sperimenta la complessità espressiva del Novecento, oscillando tra espressionismo – per certi versi affine a quello drammatico di Guttuso –, simbolismo e cubismo.
Il suo personale stile post-espressionistico sia in pittura e sia in scultura – è stato scritto ­– lo pone tra gli esponenti di rilievo del secondo novecento italiano. A giudizio della storica dell’Arte Antonietta De Fazio, «al pari della madre si misurò, fra l’altro, col tema dei presepi colorati – un esemplare è presente nel Museo mondiale di Strasburgo –, baroccheggianti».
«Fedele a una figurazione suggestionata dalle ricerche del Novecento – come ha scritto De Fazio –  tra i soggetti prediletti da Incorpora c’è la donna – come maternità, come icona calabrese con la brocca, come figura deformata e allungata riecheggiante lo spagnolo El Greco (Figura femminile seduta su poltrona, Smalto rosso) –; il tema sacro, con la serie dei presepi “vere scatole magiche”, le vie crucis, le iconografie del Cristo, e i paesaggi etnei ricchi di quelle specie vegetali identitarie del territorio (Agave, fico d’india in fiore)».
Un’altra serie di dipinti sono frutto della sua drammatica esperienza tra guerra e prigionia: fra questi Prigionieri costruiscono il ponte sull’Oder distrutto bombardamenti, ispirato a un episodio di cui fu partecipe avvenuto nel 1945 in Polonia nel campo di lavoro di Neusalz.Il violinista e Due galli nel pollaio del 1959, Il triciclo della posta datato 1960, I moti di Reggio Calabria del 1971 e Le ciminiere di Catania (1973), La pesca del pesce spada del 1981, e ancora Venditore di palloncini, La scuola, ’Ntoni e la tempesta, Natura morta con buccia d’arancia e lillà, Pastori (Parlamento europeo di Strasburgo, 1994), fra le altre numerose sono opere pittoriche sicuramente da segnalare. Come da segnalare sono, in fatto di scultura impressionistica, opere come La Portinaia, oppure la Donna con la veletta, o ancora Immagini di Omnibus di Medardo Rosso, il Pensiero, il Bacio di Augusto Rodin che gli indicano la via dell’impressionismo.
Dal 1973 al 1978 è Presidente del «Centro culturale d’arte Aquarius» di Catania, promuovendo manifestazioni d’arte e organizzando mostre di artisti molto noti.
Al suo attivo ci sono decine di personali; e a centinaia di rassegne nazionali, internazionali, mostre regionale, di gruppo e interregionali, riscuotendo premi e riconoscimenti.
Artista di impegno civile, si è distinto anche come poeta e scrittore. In Ossa vive ci sono le sue poetiche vicissitutini.Con il titolo Quell’andare, nel 1992, pubblica il libro diario della sua drammatica esperienza nei campi nazisti.
Muore a 90 anni. Per ricordarlo i figli hanno dato vita a una associazione cultura intitolata a suo nome che ha promosso diverse esposizioni. Nel 2015, infine, all’interno del museo «Francesco Messina-Salvatore Incorpora» a Linguaglossa è stata inaugurata una esposizione permanente di una parte del notevole patrimonio artistico che halasciato. Il suo nome è stato dato anche all’auditorium dell’Istituto Comprensivo «Santo Calì» della cittadina etnea. (Liliana Venneri) © ICSAIC 2022 – 01 

Opere

  • Ossa vive, Calì editore, Catania 1969;
  • S. Francesco di Paola a Linguaglossa, Alfa Grafica Sgroi, Catania 1980;
  • Faccia al vento, Alfa Grafica Sgroi, Catania 1981;
  • Il Duomo di Linguaglossa, Alfa grafica, Catania 1984;
  • Fece Francesco, direzione mare, un segno di croce alto, Tipolitografia Angelo La Rocca, Giarre 1987;
  • Sciára e ginestre. Una comunità in cammino, Alfa grafica, Catania 1987;
  • Quell’andare. Da un diario, Eunoè, Catania 1992 (poi Rubbettino, Soveria Mannelli 2021;
  • L’itinerario dell’ultima Via Crucis, Di Pasquale, s.l 2009.

Nota bibliografia e sitografica

  • Girolamo Barletta, Visita allo studio di Salvatore Incorpora,  in  «Mareneve», I, 1, 1951, pp. 6-7;
  • Santo Calì, Incorpora, in «Mareneve», II, 9-10, 1952;
  • Santo Calì, Salvatore Incorpora, Camene, Catania 1953;
  • Santo Calì, Lo scultore Incorpora, in «Grandi viaggi» (Roma), XII, 1. 1956:
  • Santo Calì, Salvatore Incorpora scultore, Camene, Catania 1958;
  • Santo Calì, La lunga stagione di Salvatore Incorpora, Lambda editrice, Catania 1970;
  • Alla Galleria «Le Cupole» di Padova le sculture di Salvatore Incorpora, in «Il Giornale di Calabria», 11 aprile 1972;
  • Ida Pansera, Salvatore Incorpora: novant’anni di vita e opere, Tesi di laurea magistrale, Facoltà di Lettere e Filosofia, Università di Roma Tre, a.a. 2005-2006;
  • Vittorio Sgarbi e Antonio D’Amico Guttuso, Incorpora, Messina: inedite visioni ai piedi dell’Etna – Museo Francesco Messina, Esposizione permanente Salvatore Incorpora, Lizea, Acqui Terme 2016
  • Vittorio Sgarbi (a cura di), Salvatore Incorpora. 1920-2010, Silvana Editoriale, Cinisello Balsamo (Milano) 2019;
  • Vittorio Sgarbi, La pittura nata dalla terra di Salvatore Incorpora, in «il Giornale», 17 novembre 2019;
  • Antonietta De Fazio, La Calabria e i suoi artisti. Dizionario dei pittori (1700-1930), Rubbettino, Soveria Mannelli 2020, p. 176;
  • Marisa Fumagalli, All’ombra dell’Etna, una piccola capitale dell’arte del ’900. Parola di Sgarbi, in «Corriere della Sera», 14 settembre 2021;
  • Andrea Giuseppe Cerra, La bottega di Incorpora, in «Paesi etnei oggi», XXVII, 295, 2021, pp. 24-27;
  • Egidio Incorpora, Botteghe d’arte, Rubbettino, Soveria Mannelli 2021;
  • www.salvatoreincorpora.it.
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