Adilardi, Saverio

Saverio Adilardi [Nicotera (Vibo Valentia), 14 aprile ì 1829 –  3 aprile 1895]

Nacque a Nicotera, al tempo nella Provincia di Calabria Ultra Seconda (Catanzaro) da Gregorio e da Maria Teresa della nobile famiglia Toro. Rimasto orfano di padre quando era ancora in fasce, venne allevato dallo zio paterno canonico Carlo Cesare, il quale gli diede un’educazione umanistica avviandolo agli studi presso il Seminario di Nicotera. Giovanissimo convolò a nozze con la nobildonna Innocenzia Cipriani di Carlo da cui ebbe numerosa prole che educò al culto della famiglia e della patria: gli ideali che lo animarono nel corso della sua vita.
Personaggio schietto e leale, di forte tempra e di elevato ingegno, pieno di disegni arditi e di nobili sentimenti, formatosi alla cultura liberarle, diffuse le idee mazziniane a Nicotera e nei paesi limitrofi, ottenendo numerose adesioni al movimento liberatore dalla tirannide borbonica. Partecipò alla rivolta di Reggio Calabria e nel 1848, quale luogotenente dell’esercito calabrese formato dal Governo provvisorio della Calabria, si distinse nella battaglia di Filadelfia. Sebbene fosse rigorosamente sorvegliato dalla Polizia borbonica, prese parte alla rivolta di Mileto capeggiata da Antonio Calcaterra, rischiando una dura condanna. «Già era per scoccare l’ora della grande riscossa – così scrisse di lui nell’orazione funebre l’avv. Giuseppe Cipriani – il Messia, il Redentore dei popoli oppressi era arrivato in Sicilia, ed ancora in Calabria, quando un  messo segreto informò Saverio Adilardi che nella notte del 18 agosto del 1860 una buona barca, guidato da Luigi Caruso, porterebbe i fucili  alla foce del Petrace; e mentre le soldatesche del Re Bomba incutevano il terrore, mentre il capitano Caldarelli spiava in Monteleone, podestà del dittatore della tirannide, egli si recò al luogo convenuto (ed io gli fui presente nella difficile spedizione) e col cimento della vita, o per lo meno della libertà, compì il nobile mandato». 
«Saverio Adilardi – è scritto in una Deliberazione del decurionato di Nicotera del 6 febbraio 1861 – non temette pericolo, apostolo dell’idea, propagando i santi principi, volle istituire la compagnia dei volontari nicoteresi». Il 26 agosto 1860, «sbarcato l’illustre Generale nella nostra Marina, fu accolto in casa del barone Cordopatri, ove, dopo il pranzo riposò qualche ora. In serata accompagnato dai volontari al comando dell’Adilardi, che aveva consegnato già alle truppe garibaldine i disertori borbonici della 15.ma linea al comando del sergente Vito Antonio Tassa, salì a Nicotera tra due ali di folla osannante e di bandiere al vento, accolto in casa di Carlo Cipriani, Sindaco, fu presentato alla folla che gremiva la piazza».
Nell’occasione l’Adilardi ricevette dal Generale il titolo di Capitano e venne assegnato al Comando di una Compagnia di Cacciatori calabresi al servizio del generale Stocco. Tenendo fede all’impegno seguì Garibaldi di battaglia in battaglia, partecipò alle imprese più rischiose, come quella del Calderaio, alla resa del’esercito borbonico di Soveria Mannelli e prosegui con le camicie rosse alla marcia trionfale verso il Volturno. In quel lasso di tempo, mentre Garibaldi preparava la strategia per l’ultima battaglia, scoppiò una sommossa a Napoli ed egli ebbe l’incarico di sedare la rivolta. In Piazza Liborio parlò al popolo così bene tanto da convincere i napoletani ad appoggiare l’eroe della liberazione.
Rientrato dalla campagna garibaldina si pose al servizio del Regno per ristabilire l’ordine ovunque ce ne fosse bisogno. Accorse a Rombiolo e liberò quel Comune da una banda di briganti che devastavano la zona; fu presente nel Comune di Joppolo per sedare una sommossa contro il Sindaco; a Limbadi per evitare una guerra cittadina. Nello stesso anno, il Sotto-Governatore di Nicastro, Stocco, gli conferì il grado di Capitano dei suoi volontari, e coadiuvato dai sacerdoti La Tessa e De Pietro (che indossarono la camicia rossa in omaggio a Garibaldi) iniziò a Nicotera una campagna in favore del plebiscito. In data 3 gennaio 1861 dal Governatore di Monteleone fu prescelto a far parte del Comitato di ricognizione per la formazione della Guardia Nazionale e successivamente fu nominato Capitano della seconda compagnia.
Intanto gli venero conferiti incarichi di prestigio: Delegato di Marina, Agente di sanità, Consigliere provinciale, Delegato scolastico. Al culmine della sua carriera, con R.D. del 5 ottobre 1864, ricevette la nomina di Sindaco della sua città per il triennio 1864-1866 e fu riconfermato, con R.D. del 31 gennaio 1867 per il triennio 67/69.
Durante gli anni del suo sindacato, essendo stato soppresso il Seminario vescovile per l’estensione dell’art 35 della legge Siccardi e del successivo R.D. n 3036 che abolì le rendite di tre conventi (di S. Francesco d’Assisi, dell’Annunziata in Nicotera e di Santa Maria ad Nives in San Nicola De Legistis nel comune di Limbadi) si batté per l’istituzione del Ginnasio. L’ispettore scolastico provinciale, cav. Vincenzo Chiodo, incaricato dal Prefetto di Catanzaro, pervenne a Nicotera e prese parte attiva nei due Consigli comunali del 7 e del 9 marzo 1866 in cui si deliberò di istituire il nuovo Ginnasio, senza ulteriore ritardo. Rimaneva da superare la controversia con l’autorità ecclesiastica sia per l’assegnazione dei locali che per i mezzi di mantenimento. Superate le difficoltà, il Consiglio comunale il 17 ottobre 1866 nominò il corpo docente che prese servizio il 5 maggio del 1867. 
Il primo docente fu il deputato Bruno Vinci, il quale designava per testamento olografo del 17 febbraio 1877, depositato presso il notaio Capria Domenico, suo erede universale e particolare di tutti i suoi beni immobili tanto rustici che urbani il Comune di Nicotera, affinché ne destinasse le rendite al mantenimento del Ginnasio-Convitto. 
Adilardi, come sindaco, dedicò la sua attività al miglioramento socio-economico della città, alla fondazione del Teatro Comunale, alla costruzione del Cimitero, alla realizzazione della prima rete idrica e fognante.
Si spense a Nicotera all’età di 66 anni, nel cordoglio generale della cittadinanza. (Pasquale Barbalace© ICSAIC 2021– 10

Nota bibliografica

  • Giovanni Galasso, Garibaldi a Nicotera, Tip. La badessa, Vibo Valentia 1934, pp. 16-17;
  • Pasquale Barbalace, Garibaldi a Nicotera e il garibaldino Saverio Adilardi, nicoterese, «Proposte», dicembre 2007 e «Monteleone», gennaio-fennraio 2008;
  • Garibaldi a Nicotera e la figura del garibaldino Saverio Adilardi, «Mediterranei News», 29 dicembre 2016(https://mediterraneinews.it/2016/12/29/garibaldi-a-nicotera-e-la-figura-del-garibaldino-saverio-adilardi/).
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