Aiello, Elena

Elena Aiello [Montalto Uffugo (Cosenza, 10 aprile 1895 – Roma, 19 giugno 1961] 

Quartogenita di dieci figli nata da Pasquale Aiello e Teresa Paglilla, è stata la prima donna calabrese a salire agli onori degli altari. Fu battezzata il 15 aprile 1895, lunedì dopo Pasqua nella chiesa di San Domenico di Montalto Uffugo, ricevendo anche i nomi di Emilia, Santa (questo nome si spiega con la sua nascita nella settimana Santa). Crebbe in un ambiente familiare ed esemplarmente cristiano, nel quale si respirava un clima di grande armonia, calore umano e profonda fede religiosa. La sua infanzia trascorse vicino all’Istituto delle figlie della Carità del Preziosissimo Sangue (Istituto Marigliano) che cominciò a frequentare con passione ed entusiasmo fin da bambina. Frequentò solo le prime classi delle scuole elementari e neanche in seguito ebbe modo di istruirsi meglio per raggiungere un livello culturale più approfondito. Da buona cristiana lesse alcuni libri religiosi, di facile interpretazione, per esprimere i suoi più intimi sentimenti; tuttavia, nonostante la sua scarsissima cultura, ebbe una crescita edificante ed esemplare nella sua anima talmente elevata che si manifestava quotidianamente in modo chiaro nelle conversazioni, esprimendosi con chiarezza e proprietà di linguaggio, ma ricorrendo all’occorrenza a espressioni dialettali.
L’Istituto Marigliano divenne per Elena un sicuro punto di riferimento, nel quale insieme alle Figlie della Carità del Preziosissimo Sangue pregava e lavorava. All’età di 8 anni divenne così competente di catechismo tanto che le suore spesso la portavano con loro per insegnare ai più piccoli la voce della fede. Elena partecipava pienamente a quest’apprendimento della dottrina cristiana tanto che, alimentato in lei fin da bambina, anche da ragazza manifestò il desiderio profondo di volersi unire alla passione del Signore; infatti, crebbe sempre col desiderio di darsi a Dio nella vita religiosa, desiderio che nutriva già all’età di 13 anni quando, in seguito alla guarigione ottenuta dalla Madonna di Pompei per un grave disturbo alla trachea durato nove mesi, fece voto di farsi religiosa del suo Santuario.
Gli eventi bellici del primo Novecento ritardarono però la sua scelta. Intanto frequentava assiduamente l’Istituto Marigliano che divenne sempre più il suo ambiente naturale. Si distingueva per la vita di preghiera, l’impegno catechistico, la pastorale delle famiglie, l’assistenza agli ammalati e i moribondi. A Montalto, Elena pregava e testimoniava la bontà del Signore soprattutto nella dedizione ai fratelli e nell’assistenza ai bisognosi.
Rimasta orfana di madre nel 1905, abbracciò la vita religiosa, decidendo di partire alla volta di Pagani, in provincia di Salerno, per entrare tra le figlie della Carità del Preziosissimo Sangue, fondate nel 1873 dal sacerdote Tommaso Maria Fusco, facendo il suo ingresso nel monastero il 18 agosto 1920 e restandovi fino al 3 maggio 1921. Tuttavia gravi malanni fisici, tra i quali diversi interventi chirurgici e anche un neoplasma allo stomaco, la costrinsero a lasciare il monastero; fu, così, mandata a casa il 2 maggio del 1921.
Tornata a Montalto il suo stato di salute impressionò tutti, le conseguenze della terribile malattia l’avevano quasi deformata, peggiorando con il passare del tempo; eppure, come scrivono i suoi biografi, la forza della fede e le continue preghiere a Santa Rita da Cascia la guarirono. 
Tra speranze e progetti di cure, il 20 ottobre del 1921, Elena ebbe una visione e una profezia espressale da Santa Rita, che la fecero trovare dalla sorella accorsa, priva di sensi, in estasi. Da allora le apparizioni si intensificarono e il 2 marzo 1923, ricevette le stigmate che si ripeteranno ogni Venerdì Santo scomparendo poi il giorno successivo. Tale fenomeno l’accompagnerà, insieme alla sudorazione di sangue tutti i venerdì di Quaresima, per tutta la sua vita.
Intanto, in quegli anni, Elena conobbe in modo più profondo e diretto l’opera e la vita di San Francesco di Paola che gradualmente la porterà ad assorbirne lo spirito, ammirarne le virtù e imitarne la vita. Nel 1928 decise di trasferirsi a Cosenza insieme a un’amica, Luigia Mazza, anche lei desiderosa di vestire l’abito religioso, per iniziare un’opera di carità; fu fondato così l’Istituto delle Suore Minime della Passione di Nostro Signore Gesù Cristo, prima superiora generale, nel quale indicò come riferimenti spirituali la Passione di Gesù e la carità testimoniata da san Francesco di Paola e riconosciuto per Bolla di Pio XII nel 1948. Recatasi a Roma per l’apertura di un nuovo Istituto, morì il 19 giugno 1961. Le sue spoglie sono custodite nella Cappella della Casa Madre a Cosenza. Da allora risultano testimonianze di conversioni e guarigioni miracolose, attribuite alla sua intercessione.
Conosciuta come la Monaca Santa, dedicò la sua vita all’accoglienza, in particolare dei bambini abbandonati, istituendo istituti per gli orfani (Cosenza, San Fili, Bucita, Montalto Uffugo, Marano Marchesato e Cerchiara) e aprendo asili infantili (Rovito, Castrolibero, Spezzano Piccolo, Carolei, Orsomarso, San Lucido, Lauropoli e Roma) e un Istituto Magistrale per le ragazze che uscivano dall’orfanotrofio. 
Memorabile e storica resta la previsione che fece, nel 1939, dello scoppio della seconda guerra mondiale, per scongiurare la quale aveva scritto a Mussolini, che invece ne trascurò completamente l’avvertimento.
Il 14 gennaio 1981 fu nominato postulatore della causa di beatificazione, padre Cosimo Romano dell’Ordine dei Minimi che mantenne tale incarico fino al 2003, mentre vice postulatore fu padre Venturino Vivacqua. Il 7 gennaio 1982 si ottenne il Nihil obstat della Congregazione della Causa dei Santi e dal 15 aprile 1985 al 7 febbraio 1987 si svolse ufficialmente il processo informativo diocesano. Le sezioni avvennero della cattedrale di Cosenza sotto la guida dell’arcivescovo monsignor Dino Trabalzini.  Il 18 novembre 1988 con la firma del decreto fu riconosciuta la validità del processo celebrato nella Arcidiocesi Cosenza-Bisignano. Successivamente, a 30 anni dalla sua morte, il 22 gennaio 1991, Giovanni Paolo II firmò il decreto di Venerabilità e nel 2008 a Roma presso la Congregazione delle Cause dei Santi si riunì in prima sessione il congresso dei teologi che, il 23 ottobre 2010 anche in seconda seduta, espresse parere favorevole. Il 18 gennaio 2011 si diede parere positivo sul miracolo attribuito all’intercessione di Elena e il due aprile Benedetto XVI autorizza la Congregazione delle Cause dei Santi a promulgare il decreto riguardante il miracolo attribuito all’intercessione della «venerabile serva di Dio madre Elena Aiello».
Nel cinquantesimo della sua dipartita, il 14 settembre ore 11, giorno in cui ricorre la solennità dell’esaltazione della Croce con una solenne celebrazione presieduta dal Cardinale Angelo Amato, prefetto della Congregazione per la Cause dei Santi, madre Elena Aiello viene dichiarata Beata. Vie a suo nome esistono in diversi centri d’Italia tra cui Cosenza e Bari. (Vincenzo Antonio Tucci) @ ICSAIC 2020

Nota bibliografica

  • A. Turano, A. Fabrizio, Di un singolarissimo ed unico caso di stillicidio sanguigno dalla fronte di un’isterica nei Venerdi di Quaresima, «Rinascenza medica», II, 6, 1925, pp. 123-125; 
  • Adiuto Putignani, Madre Elena Aiello. Fondatrice e prima superiora generale delle suore minime della passione di Nostro Signore Gesù Cristo, Serafino, Cosenza 1961;
  • Francesco Spadafora, Suor Elena Aiello! a monaca santa!, Città Nuova, Roma 1964;
  • Vittorino Vivacqua, Suor Elena Aiellomonaca santa, s.n., Cosenza 1971 (?)
  • Francesco Spadafora, The incredible life story of sister Elena Aiello the Calabrian holy nun (1895-1961), Theo Gausons, Brooklyn 1975;
  • Fra G. Raimondo da Castelbuono ofm, Nel segno di Giona. Il Calvario dei Suor Elena Aiello, Fasano editore, Cosenza 1973;
  • Aristide De Napoli, Elena Emilia Santa Aiello. La monaca santa di Montalto Uffugo, Editrice Satem, Cosenza 1978;
  • Suor Elena Aiello. Articoli per il processo informativo, Arcidiocesi, Cosenza 1980;
  • Suor Elena AielloDoveri della suora. Detti. Scritti, a cura dell’Istituto Delle Suore Minime della Passione N.S.G.C., Cosenza 1979.
  • Serva di Dio Suor Elena Aiello, periodico dell’Istituto delle Suore Minime della Passione, a. XIII, 1, 1983; 
  • Vincenzo Speziale, Suor Elena Aiello. Profeta di Dio. Vita, opere, scritti della venerabile madre, Reverdito, Trento 1995;
  • Giuliana Amodio, Infaticabile nella Carità, Grafica Perri, Cosenza 1995;
  • La voce delle figlie di Madre Elena Aiello, raccolta stampa Istituto, 1995-2001, a. VI, Cosenza giugno 1998:
  • Giuliana Amodio, Beata Elena Aiello, Edizioni Paoline, Milano 2011;
  • Domenico Agasso jrLa «monaca santa» della Calabria«La Stampa», 14 settembre 2011;
  • Giovanna Toteda, Suor Elena Aiello l’umile serva della tenerezza di Dio. Ricordi, testimonianze e disegniProgetto 2000, Cosenza 2013;
  • Vito Stefano Burdi, Beata suo Elena Aiello. Amata dai bambini abbadonati, Edizioni Segno, Tavagnacco (UD), 2020.
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