Amato, Luigi

Luigi Amato [Spezzano Albanese (Cosenza),1 maggio 1898 – Roma, 2 novembre 1961] 

Nacque da Sofia Arabia, che morì quando il bambinio aveva solo cinque anni, e da Francesco, piccolo costruttore edile in una Calabria di inizio Novecento, costretto a spostarsi nei vari paesi in cerca di lavoro, spesso portando con sé il figlio per insegnargli il mestiere. E il giovane apprese così dal padre, anch’egli buon disegnatore, i primi elementi di disegno e di geometria.
Francesco comprese subito le doti del figlio che seguendolo, disegnava il volto degli operai, delle donne del paese, degli oggetti della quotidianità del lavoro. 
Nel 1912 il giovane Amato ottenne una borsa di studio e si trasferì a Roma per frequentare il Regio Istituto di Belle Arti, sotto la guida di Umberto Coromaldi e Duilio Cambellotti, fino alla chiamata alle armi nel 1916.
Due anni dopo, terminata la guerra, riprese gli studi e iniziò la sua attività di pittore soprattutto come ritrattista, non disdegnando comunque di affrontare il paesaggio e la natura morta. 
Nel novembre del 1920, col patrocinio di Ferdinando Cassiani, avvocato, meridionalista e primo storico di Spezzano Albanese e di suo figlio Gennaro, futuro deputato, che ebbero stima delle qualità artistiche e apprezzarono il talento dell’artista, allestì la sua prima mostra personale al «Circolo Formazione e Cultura» del paese di nascita, ottenendo un «riconoscimento unanime per la precisione e correttezza di linee, per il gusto squisito, per i caratteristici e vigorosi effetti di luci ed ombre».
A Roma, dove ormai si era definitivamente trasferito, cominciò a essere ben considerato da critici e da letterati, tanto che il suo amico Trilussa nel gennaio del 1925 organizzò la sua seconda mostra personale nelle sale dell’«Associazione Italo-Americana» a Palazzo Salviati: la stampa quotidiana ne scrisse in modo entusiata e tutta la critica più severa si interessò della sua pittura; anche il pubblico gli tributò un notevole successo.
Nel 1926 fu presente alla «Società degli amatori e cultori di Belle Arti» di Roma; nel 1931 all’«Associazione Calabresi e Lucani» e tre anni dopo alla «Sindacale romana».  Al «Salon des artistes français» di Parigi del 1938 espose il pastello La Calabrese, che su segnalazione del critico d’arte Henry Maistre, ottenne una Menzione onorevole. L’anno successivo si recò a Londra, ove dipinse olii e pastelli della società inglese e scozzese, che presentò alla «Arlington Gallery» in Bond Street, mostra che gli fruttò la nomina a socio della «Pastel Society». 
Lo scoppio della seconda Guerra mondiale lo trovò a Londra, per cui decise di tornare immediatamente in Italia, a Spezzano, per essere vicino alla moglie Marcella e al figlio Francesco. In questo periodo produsse un buon numero di ritratti di grande qualità, dipingendo le genti della sua regione.  
I successi ottenuti in Inghilterra ebbero vasta eco nell’ambiente artistico romano, per cui i più importanti personaggi politici ambirono a essere ritratti dal suo pennello: Mussolini, Ulisse Igliori, tenente del Regio Esercito, medaglia d’oro al valor militare nella prima guerra mondiale, protagonista dell’impresa di Fiume nel 1919, tra i capi militari della Marcia su Roma e a capo dello squadrismo a Roma negli anni Venti, Attilio Teruzzi, ministro dell’Africa Italiana, il calabrese Michele Bianchi, primo segretario del Partitio Nazionale Fascista, il generale Emilio De Bono, Luigi Federzoni, presidente del Senato, Alessandro Lessona, gerarca fascista. Anche il Re e la Regina furono soggetto-oggetto dei suoi ritratti, di cui resta la sola documentazione fotografica, a lui commissionati dal Circolo delle Forze Armate di Palazzo Barberini. La Regina Elena, entusiasta del ritratto, volle averne un secondo da sistemare nel suo appartamento privato. 
Su proposta del Ministro dell’Africa Orientale, nel 1939 ottenne il titolo di Cavaliere della Corona d’Italia.
Nel 1943 tenne una personale alla «Galleria San Marco» di Roma, visitata dal re d’Italia Vittorio Emanuele III, che appose la firma sul registro di galleria; la mostra  registrò il venduto delle sessanta opere esposte e di essa scrissero positivamente i critici del tempo.
Nel secondo dopoguerra Roma si sviluppò e incrementò la propria popolazione sull’onda del boom economico ed edilizio, spesso in modo caotico e disordinato; l’artista non sentendosi più a suo agio nella città, nel 1948 si trasferì Capri, ove visse nella «Villa Bel Sorriso», continuando il suo lavoro, aprendo uno studio in cui mossero i primi passi la pittrice naïve Carmelina di Capri e il pittore-postino Torelli. Lo studio divenne in poco tempo un luogo d’interesse visitato e frequentato da personaggi internazionali in visita all’isola, da scrittori e giornalisti, da uomini politici, della cultura, dello spettacolo e della musica  e da tutti gli artisti del luogo, Ezelino Briante, Felice Giordano, Mario Laboccetta, Guido Odierna, Ugo e Tullia Matania, Raffaele Castello, Giancarlo Tagliaferri, che gli diventarono amici e lo apprezzarono come artista e come uomo.
Conobbe così un mercato internazionale, per cui i suoi dipinti furono esposti nelle gallerie di New York, Chicago, Parigi, Londra, Lucerna, Vienna, Stoccolma, Johannesburg.
Negli ultimi quindici anni sue opere sono state battute in Italia dalle case d’asta Meeting art, Finarte, Blindarte, Rubinacci; in Canada da John Nicholsons; a Lisbona da Renascimento Auctions; a Boston da Skinner; a Stoccolma da Uppsala Auktions; a Toronto da Waddington’s.
Morì a Roma, dopo breve e fulminante malattia; aveva appena sessantatrè anni.
Sue opere furono esposte nella rassegna «Rubens Santoro e i pittori della Provincia di Cosenza tra Otto e Novecento», mostra itinerante che nel 2003 toccò Corigliano Calabro, Aieta, Rende. (Enzo Le Pera) © ICSAIC

Nota bibliografica

  • Mostra personale del pittore Luigi Amato, Tipografia artigiana, Roma 1943;
  • Agostino Mario Comanducci, Dizionario illustrato pittori e incisori italiani moderni e contemporanei, L. Patuzzi, Milano 1953;
  • Hans Vollmer, Allgemeines Lexikon der bildenden Künstler des XX. Jahrhunderts, 6 Bde., 1953; 
  • Bénézit, Dictionnaire des Peintres, Sculpteurs, Dessinateurs et Graveurs, Grund editeur, 1960, vol.1, pag. 138;
  • Tonino Sicoli e Isabella Valente (a cura di), Rubens Santoro e i Pittori della Provincia di Cosenza fra Otto e Novecento, Ar&s Editore, Catanzaro, 2003;
  • Enzo Le Pera, Enciclopedia dell’Arte di Calabria, Ottocento e Novecento, Rubbettino, Soveria Mannelli 2008; 
  • Enzo Le Pera, Gli Artisti della Calabria. Dizionario degli Artisti Calabresi dell’Ottocento e del Novecento, Pellegrini, Cosenza 2013, ad vocem.
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