Apollaro, Giulia

Giulia Apollaro [Mormanno (Cosenza), 25 marzo 1894 – Corigliano Calabro (Cosenza), 17 febbraio 1988]

Nasce in un’antica e grande casa nel cuore di Mormanno da Maria Rossi, appartenente a una nobile famiglia di Orsomarso e don Angelo Apollaro, piccolo proprietario terriero, seconda di cinque figlie (in ordine Elisa, Mariannina, Ida ed Aurelia). Giulietta, il suo nome allo stato civile, manifesta subito uno spiccato interesse per lo studio e la letteratura in particolare e trascorre ore ed ore, ai tempi del lumino a olio, sulle pagine degli antichi libri di casa, rilegati in cuoio.
È il padre che, con idee abbastanza progressiste per i tempi, vuole che le figlie studino perché abbiano una loro professione e raggiungano l’autonomia economica. Cresciuta tra genitori amanti delle arti e della cultura, Giulia, oltre a portare avanti i propri interessi culturali, diventa una femminista convinta e sarà sempre caratterizzata, nel corso della sua vita, da questa duplice, accesa sensibilità artistica e femminile insieme.
Consegue brillantemente il diploma magistrale all’Istituto Lucrezia della Valle di Cosenza e si iscrive nel 1919 all’Università di Napoli, caso più unico che raro per i tempi, pur se dovrà rinunciarvi, qualche anno dopo, per difficoltà pratiche e familiari. Inizia subito a insegnare come maestra elementare a Mormanno facendosi notare per il parlare originale e forbito e per la sua spiccata sensibilità letteraria. Diventa presto la portavoce della scuola e in ogni occasione ufficiale è lei a dover pronunciare discorsi e prolusioni. Comincia così a pubblicare su diversi giornali scritti di vario genere: dalle poesie, che si profilano nello slancio lirico di un animo forte e fragile, dense di pensiero e di una musicalità quasi istintiva, alle «Pennellate», brevi articoli in cui, con pochi abili tratti, dipinge bozzetti ironici ed insieme acuti ed eloquenti su fatti e personaggi, ai «Racconti Calabresi», brevi, salaci narrazioni tradizionali, rivisitate in uno stile personalissimo.
Nel periodo fascista la mentalità femminista e democratica di Giulia si scontra subito con quella del gallismo e della forza. Del resto, la sua identità di donna emancipata, nubile e intellettualmente indipendente, donna di cultura che fa sentire la propria voce scrivendo, costituisce in sé una negazione dei rigidi schemi che relegavano la donna a un ruolo “muliebre”, o che, tutt’al più, la utilizzavano in mansioni “pubblicitarie” nel campo educativo e sociale.
Rifiutata l’iscrizione al partito fascista, ormai obbligatoria per gli insegnanti, è perseguitata e minacciata di aspre ritorsioni e punizioni fisiche cui riesce a sfuggire per l’interesse di alcuni notabili del paese. Ma il suo ruolo di maestra elementare non le permette un’opposizione duratura e deve cedere e accettare la carica di Fiduciaria, animando in tale ruolo letture e conferenze. In questo periodo si acuisce la sua sensibilità culturale e la sua casa diventa salotto letterario, centro organizzativo per svariate rappresentazioni teatrali organizzate dalle Accademie del tempo e per le iniziative culturali locali. Inoltre, riceve spesso degli ebrei internati liberi, come il dottor Herz Wirth Naftali, valente medico polacco.
Intanto la sua attività di scrittrice prosegue e nel 1949 esordisce con la raccolta di liriche Trasparenze che le fa vincere il II Premio Internazionale «Città d’Atene». Scrive, oltre che su giornali di settore come «La scuola in Calabria», su riviste culturali e letterarie come «La Vedetta», «L’Eco del Parnaso» e soprattutto «Calabria Letteraria» diretta da Emilio Frangella, di cui diventa redattrice nel 1953 per rimanervi fino al 1970. 
L’attività che la rende più nota artisticamente, però, è quella di poeta: partecipa a numerosi concorsi e ne ottiene un notevole incoraggiamento, vincendo i più svariati premi letterari.
Entra così nel mondo culturale del tempo e diventa membro di varie accademie letterarie come la Columbian Academy di Saint Louis (Honorary Member for high merit in Literature, 1954), l’Accademia di Paestum (Membro benemerito, 1955), l’Accademia Latinitati Excolendae (membro effettivo, 1957), l’Accademia Tiberina (1958), l’Accademia de ‘i 500’ di Arti Lettere Scienze Cultura (Accademico di Merito, 1962).
Sensibile alla cultura popolare della propria terra, ne raccoglie con gusto da collezionista i versi tradizionali vestendoli del proprio commento critico, e allo stesso tempo documentando etnologicamente i canti dialettali tramandati oralmente. Nasce così il saggio Freschezza della poesia anonima calabrese (IV premio al concorso nazionale «Misasi Berardelli» nel 1956). 
Nel campo della saggistica scrive, tra il 1935 e il 1938, Guido Gozzano e I Colloqui, vivo affresco dell’universo letterario del poeta, e successivamente Il trattato d’amore nel ‘500 e il Raverta, sulla trattazione d’amore nel 1500.
Portata per carattere all’estroversione e ai rapporti schietti e profondi, avvia relazioni di amicizia e scambi culturali con i poeti e gli scrittori che formano quasi un cenacolo attorno alla rivista «Calabria Letteraria». Un fascio di lettere con sopra la scritta autografa «Ricordi della mia stagione letteraria», testimonia di quegli anni. Come quella di Renato Gozzano che le scrive nel giugno del 1952 per fornirle notizie di prima mano sul fratello Guido, in occasione del saggio che Giulia sta scrivendo. Un epistolario variegato, con lettere di poeti come Giuseppe Arabia, Vincenzo Ursetta, Antonio Achille Sestito, Nicola Cilenti o la poetessa Weiss Pergolini. Da questa fitta rete di relazioni culturali e personali nascono i profili artistici e umani di Sestito e Oreste Chimenti; le recensioni all’opera di Vittorio Butera, Ferruccio Incutti, Pasquale Galante o le liriche dedicate ad Arabia, Ursetta, Marcianò, pubblicati su «Calabria Letteraria» dal 1955 al 1965.
Nella corrispondenza con Weiss Pergolini, la poetessa romana si unisce al coro di coloro che la incitano a non peccare di eccessiva modestia e valorizzare i propri scritti. Suoi sono i lusinghieri giudizi che la definiscono una «prosatrice di forza cosmica. Amara si ma quanto vera e precisa! …Leggere le sue poesie è come guardare in acque profonde e cupe… Voi siete un po’ come il Giardino dell’Isram… nascondete serre di fiori delicati, con gelosia cruda, perché sapete che il mondo è fatto di raffiche devastatrici…».
Nonostante le esortazioni a pubblicare, tuttavia, non volle mai proporsi ai vari editori, ritenendo quasi di tradire la propria arte, svilendola nel vendere il proprio prezioso mondo interiore per una fama quasi importuna, che non si confaceva al suo «programma di anonima-indolente, alleata del nascondiglio e del silenzio».  La sua poesia era il suo mondo, il suo «piccolo Dio», un universo del quale era sola regina.
Solo nel 1976, quando ha ormai raggiunto l’età di 82 anni, la casa editrice Gabrieli le chiede le sue liriche per una pubblicazione nella collana «Poeti d’oggi» dandole l’opportunità di raccoglierle finalmente in un unico volume, anche se deve scartarne una buona metà che resta inedita.
Sono poesie che riflettono la sua ambivalenza emotiva, un sentimento che poteva da un lato sollevarla a vette di chimere, facendola vivere nella luce aurata del sogno e dall’altro sprofondarla in abissi di oscurità. La tensione emotiva che l’ha accompagnata nel corso della sua intensa vita intellettuale, viene ricomposta infine in una percezione di trascendenza, densa di panico vitalismo e vestita nei versi delle forme rigeneratrici della natura.
Negli ultimi anni si stabilisce presso la sorella Aurelia e le nipoti a Corigliano Calabro, dove la sua vita si chiude il 17 febbraio 1988, alla bella età di 94 anni. Nell’ultimo periodo la cecità le toglie ogni possibilità di lettura ma non il sostegno dell’universo di pensiero che custodisce in sé («il mondo è ora nella mia mano; notte scura, notte profonda, io ti amo»), il suo «piccolo dio» interiore la fa ancora capace di sorridere del mondo e di sé, con la grazia intatta di una fresca ironia. L’Amministrazione Comunale di Mormanno ha intitolato una strada a suo nome. (Claudia Russo) © ICSAIC 2021 – 03

Opere

Pubblicate

  • Trasparenze, Gabrieli, Roma 1977. 

Inedite

  • Freschezza della poesia anonima calabrese, dattiloscritto;
  • Fantasie, manoscrittto;
  • Guido Gozzano e I Colloquidattiloscritto;
  • Il trattato d’amore nel ‘500 e il Raverta, dattiloscritto;
  • Poesie, manoscrittto.

Nota bibliografica essenziale

  • Poetesse d’ItaliaAntologia, vol, 2, Ed. Meridionale, Reggio Calabria 1955;
  • Claudia Russo, Giulia Apollaro, Calabria Letteraria, Soveria Mannelli 1999;
  • Claudia Russo, Carissima Gitana. Giulia Apollaro una donna-poeta di Calabria, Ed. Città di Cosenza, Cosenza 2002.
RSS
Twitter
Visit Us
Follow Me
YouTube
Instagram