Assanti, Damiano

Damiano Felice Gaetano Assanti (Catanzaro, 9 luglio 1809 – Roma, 27 febbraio 1894)

Patriota e uomo politico, Damiano Felice Gaetano, questi i nomi datigli alla nascita, è figlio di Francesco e di Maddalena Rhodio, una famiglia cospicua di Squillace (Catanzaro) che era riparata a Catanzaro, perché perseguitata dalle bande del cardinale Ruffo. Dopo essere rientrato con i suoi familiari nel paese d’origine, assieme al fratello Cosmo si traferisce a Napoli per completare gli studi, accolto nella capitale borbonica dagli zii Florestano e Guglielmo Pepe, la cui madre si chiamava Irene Assanti.
Di spiccati sentimenti liberali, a Napoli diventa amico dei cugini Carlo e Alessandro Poerio, patrioti, politici e scrittori. Viene arrestato una prima volta nel 1832 perché la polizia lo coinvolge in quella che passò alla storia come la «congiura del monaco», in quanto era guidata da un laico del Minori Riformati, frate Angelo Peluso (il relativo processo ai congiurati si tenne nel 1833). Gli andò, comunque, bene e venne rilasciato per mancanza di prove. 
Pur avendo fatto parte della guardia d’onore di Ferdinando II, non smette la sua attività antiborbonica. Lo troviamo così a Cosenza, quando il 17 marzo 1844 scoppiano i moti liberali falliti tragicamente. Con lui ci sono il fratello Cosmo, Carlo Poerio e altri patrioti napoletani. Accusato di complotto contro la corona, viene rinchiuso nel carcere napoletano di Castel S. Elmo dove rimane fino al 15 settembre 1845 quando viene rilasciato per mancanza di prove. Oramai è un “patriota” a tempo pieno. Due anni dopo partecipa, così, alla rivolta di Reggio Calabria del 3 settembre 1847 che fu repressa nel sangue, e questa volta, per evitare la galera, andò esule in Francia, raggiungendo a Parigi lo zio Guglielmo Pepe.
L’anno dopo torna Napoli. Nel 1848, infatti, Ferdinando Il concede la costituzione che presto si rimangerà. Rimpatria all’inizio della rivoluzione e durante il governo di Carlo Troya, si arruola nel corpo dei volontari «Cacciatori delle Alpi» e  il 12 aprile è nominato capitano. Con i volontari napoletani comandati dallo zio generale prende parte alla spedizione in Lombardia come commissario civile del Corpo e poi è a Venezia dove si segnala nei combattimenti in difesa della città, meritandosi sul campo il grado di Tenente Colonnello. Dopo la caduta di Venezia e il ritorno degli austriaci, imbarcatosi con lo zio sul piroscafo francese «Pluton» raggiunge  Corfù. Dall’ospitale isola greca, che accolse molti profughi negli anni risorgimentali, si sposta a Malta e quindi Genova. Infine, si rifugia Torino. Nella capitale sabauda si guadagna la stima degli ambienti politici e soprattutto quella dei fuoriusciti, dopo la sfida a duello con  l’avvocato e giornalista Giuseppe Soler che in un articolo aveva rivolto pesanti offese, denigrandoli, i volontari napoletani che avevano combattuto a Venezia e lo stesso Daniele Manin. Con un colpo di pistola ferisce alla testa l’avversario che, in seguito, perde la ragione. Subisce per questo un processo senza gravi conseguenze (tra i suoi duelli più celebri c’è uno, a Firenze, con Giovanni Nicotera che aveva schiaffeggiato, duello che sarebbe terminato con le parole del generale Angelini a Nicotera: «Stia almeno otto giorni in casa»).
In quegli anni la sua vita ha una svolta. Sposa Emilia Tarchiani e nasce l’unico figlio, Roberto. Lascia Torino e va a Parigi, ma nel 1852, si stabilisce a Nizza.
Nel 1859 partecipa alla II guerra d’indipendenza e l’anno dopo, con la spedizione dei Mille, sbarca in Sicilia assieme al generale Enrico Cosenz come colonnello nella 16ª Divisione dell’Esercito Meridionale. Si segnala nella battaglia di Milazzo guadagnandosi il grado di comandante di Brigata. Segue i Mille fino al Volturno, e per la battaglia dim Capua del 1° ottobre, gli viene conferita la croce dell’ordine militare di Savoia.
Dopo l’unità d’Italia entra anche nella vita politica. Nelle elezioni del 18 febbraio 1861 (VIII Legislatura) viene eletto deputato per la Destra Storica nel collegio di Chiaravalle Centrale (Catanzaro). Alle elezioni del 18 novembre 1865, pone la sua candidatura nel collegio di Chiaravalle, dove viene battuto al ballottaggio, da Francesco De Luca, originario di Cardinale (Catanzaro) il quale ottiene dieci voti più di lui (252 contro 242), e in quello di Tropea, dove arriva ultimo tra quattro candidati, racimolando solo 22 voti contro i 344 del vincitore, Bruno Vinci. Rientra, però, alla Camera con le elezioni suppletive del 7 gennaio successivo poiché De Luca, nel frattempo, aveva optato per il Collegio di Serrastretta che rappresenta dall’VIII alla XII legislatura: al ballottaggio la spunta contro Gaspare Marsico, ottenendo 353 preferenze mentre l’avversario si ferma a 192.
In quegli anni, dal 2 agosto al 28 ottobre 1861 ricopre anche la carica di Ispettore della Guardia Nazionale delle Calabrie. Come affermò il presidente del Senato Domenico Farini nella sua commemorazione, «il suo nome, le sue aderenze, la popolarità che vi godeva operarono efficacemente a dare ordine alla milizia, pace alle popolazioni». Nel 1862 entra nell’esercito regolare italiano e nello stesso anno è nominato provvisoriamente prefetto di Bari, incarico che mantiene fino all’11 gennaio 1863. Dal 10 luglio 1864 fino al 28 aprile 1865 è comandante in seconda della Guardia Nazionale di Napoli. Nell’esercito ricopre diversi incarichi. Comandante dell’82° Reggimento di Fanteria, nel 1866 spera, invano, di poter prendere parte alla terza guerra d’indipendenza.
Prosegue tuttavia la sua attività politica, anche se lontano ormai dalla sua Calabria che lo ha visto deputato già nel primo parlamento del Regno d’Italia. Trasferitosi a Napoli in una casa di Strada Costantinopoli 19, il 10 marzo 1867 è candidato per la X legislatura nel collegio di Pozzuoli e viene eletto al ballottaggio del 17 marzo successivo con 348 voti (il suo avversario Giuseppe Strucchi ne ottiene 111). È riconfermato nello stesso collegio per l’XI legislatura nelle elezioni del 20 novembre 1870 superando il ballottaggio del 27, sempre contro Strucchi, con 347 voti contro 306. Nota curiosa: nella sezione di Ventotene non riesce mai ad avere un voto. In quell’anno risulta essere tra i sostenitori del moto repubblicano di Filadelfia (Catanzaro) capeggiato da Ricciotti Garibaldi, che fu domato in soli tre giorni. Nel 1873 lascia definitivamente la Camera dei Deputati: il 6 novembre, infatti, è nominato Senatore del Regno e presta giuramento il 1° giugno dell’anno dopo dove svolge un impegno continuo, tanto da guadarsi la stima generale.
Muore a Roma, nella sua abitazione in via dell’Esquilino 12, all’età di 85 anni, «tra il rimpianto degli amici, de’ compagni d’esilio e i fratelli d’arme» come si esprime il deputato Di San Donato annunciando la sua morte alla Camera. Lo stesso giorno della sua morte, infatti, è commemorato sia alla Camera (dove intervenne anche il presidente Biancheri), sia al Senato dove parlarono il presidente Farini e i senatori Cavalletto (veneto) e il calabrese Vincenzo Sprovieri. Per il presidente Farini, Assanti in Senato «rammentava più d’una epica pagina del nostro risorgimento; la sua maschia figura, la sua robusta vecchiaia, il suo animo nobilissimo, ammonivano, confortavano. Aveva, per l’Italia, sfidato la bieca tirannide e le orrende prigioni, il piombo micidiale; nessuno dei patimenti che infrangono il corpo e tormentano l’animo lo avevano vinto: nulla lo aveva mosso o scosso. Era un grande esempio!». Concludendo infine: «a questo illustre, a questo generoso soldato e patriota sia perenne la riconoscenza di Venezia e dell’Italia».
Nella sua vita ottiene molte onorificenze: Cavaliere dell’Ordine militare di Savoia (12 giugno 1861);  Cavaliere dell’Ordine dei SS. Maurizio e Lazzaro (9 novembre 1862); Ufficiale dell’Ordine dei SS. Maurizio e Lazzaro (25 gennaio 1863); Commendatore dell’Ordine dei SS. Maurizio e Lazzaro (7 settembre 1864); Ufficiale dell’Ordine della Corona d’Italia (22 aprile 1868) e Commendatore dell’Ordine della Corona d’Italia (12 febbraio 1871).
Riposa nella cappella di famiglia al cimitero di Squillace. Catanzaro e Squillace gli hanno intitolato una via. (Aldo Lamberti) © ICSAIC 2020

Pubblicazioni

  • Sulla tomba del suo zio Guglielmo queste parole profferiva l’11 dicembre 1863, Stamperia del Vaglio, Napoli 1864;
  • Programma elettorale, s.n., s.l. 1865;
  • Discorsi parlamentari, Tipografia della Camera e del Senato, Roma s.d.

Nota bibliografica

  • Guglielmo Pepe, Histoire des révolutions et des guerres d’Italie en 1847,48 et 49, Meline, Cans et compagnie, Bruxelles 1850, p. 420; 
  • Camera dei deputati, Atti parlamentari. Discussioni, 27 febbraio 1894;
  • Senato del Regno, Atti parlamentari. Discussioni, 27 febbraio 1894;
  • Carlo Pecorini Manzoni, Parole del consigliere comunale … pronunziate nella tornata del 24 aprile 1894 in Catanzaro, in memoria del generale Damiano Assanti, Tip. dell’Orfanotrofio maschile, Catanzaro 1894; 
  • Paolo Alatri, La Calabria nel Risorgimento, Ist. geografico tiberino, Roma 1955, p. 32; 
  • Luigi Aliquò Lenzi e Filippo Aliquò Taverriti, Ciraolo Giovanni, in Gli scrittori calabresi, I,  Tip. Editrice “Corriere di Reggio”, Reggio Calabria 1955, p. 88; 
  • Jole Giugni Lattari, I parlamentari della Calabria dal 1861 al 1967, Casa Editrice Morara, Roma 1967, pp. 211-212;
  • Carmela Galasso, Biografie di personaggi noti e meno noti della Calabria, Pellegrini, Cosenza 2009, p. 53;
  • Angela Picca, Calabresi per l’Italia unita / 7: Damiano Assanti (Catanzaro 1809-Roma 1894), «Apollinea», XV, 3, 2011, pp. 34-35;
  • Giuseppe Peluso, Maggior Generale Damiano Assanti. Un calabrese eletto deputato nel Collegio Uninominale di Pozzuoli,  «I Campi Flegrei su … “Pozzuoli Magazine”»,  http://giuseppe-peluso.blogspot.com/2018/02/damiano-assanti.html.

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