Borgia, Giuseppe

Giuseppe Borgia [San Procopio (Reggio Calabria), 16 novembre 1935 – Roma, 4 novembre 2020]

Quarto figlio di Procopio e Fortunata Borgia. Suo padre era un insegnante di lettere, la mamma invece accudiva la numerosa famiglia, otto figli in tutto: Maria, Mimma, Giuseppina e Rita, le femmine, Cesare, Serafino, Francesco e Giuseppe, i maschi.
La sua infanzia è divisa a metà tra San Procopio e Palmi. Quando termina infatti le scuole elementari, suo padre decide di trasferire la famiglia a Palmi, dove i ragazzi avrebbero potuto frequentare con più tranquillità le scuole superiori, evitando così di doversi sobbarcare ogni giorno lunghi e defatiganti viaggi con la corriera.
Dopo un liceo classico concluso a Palmi con il massimo dei voti, si iscrive in Giurisprudenza all’Università di Messina dove si laurea in tre anni e una sessione con il massimo dei voti e una tesi in diritto civile.
Nell’ottobre del 1958, vince – primo assoluto – una borsa di studio riservata a 12 neo laureati, per il primo corso di Sociologia promosso da don Luigi Sturzo, presso l’omonimo Istituto di via delle Coppelle in Roma, e subito dopo, dal gennaio 1960, entra a far parte del team del Centro Studi della Cassa del Mezzogiorno per gli Affari Economici, il cui coordinatore era uno dei grandi economisti italiani del tempo, il professor Giuseppe Di Nardi.
Nel 1962 sposa a Roma una sua compagna del corso di Sociologia, Piera Rapelli, piemontese, figlia dell’allora vice presidente della Camera, matrimonio da cui nasceranno Pierfrancesco e Andrea, entrambi giornalisti.
Esperto di problemi socio-previdenziali, opera per lunghi anni nel settore mutualistico, e a seguito della riforma sanitaria diventa punto di riferimento presso il Ministero della Sanità prima, e successivamente presso il Ministero del Lavoro dopo, ricoprendo incarichi manageriali come “Esperto del Consiglio Sanitario Nazionale” e di “Primo collaboratore” di diversi ministri della Repubblica.
È tentato dalla politica e nel 1978 si candida senza successo in Calabria nella lista della Dc alla Camera e quattro anni dopo al Senato, nel Collegio di Palmi.
Autore di numerosi saggi, analisi, articoli e monografie di interesse economico e previdenziale, dal primo gennaio 1986 viene nominato, con decreto del ministro De Michelis, direttore generale del Servizio per i Contributi Agricoli Unificati (Scau). Contemporaneamente assume la direzione della rivista trimestrale dello stesso istituto, «La Previdenza Sociale in Agricoltura». È riconosciuto come uno dei massimi esperti italiani della materia.
Dirigente prima presso il ministero della Sanità, poi capo della segreteria del sottosegretario di Stato presso la presidenza del Consiglio dei Ministri, passa successivamente al Ministero del Lavoro dove, nell’ottobre del 1992, viene nominato direttore generale e responsabile, prima della Direzione generale della Previdenza e, successivamente, a interim, anche responsabile della Direzione generale degli Affari generali e del personale.
Su proposta del ministro del Lavoro, il 21 aprile 1993, viene nominato con Decreto interministeriale del Tesoro e del Lavoro, membro titolare della Commissione di vigilanza sui fondi pensione, e il 28 luglio 1993, sempre con Decreto del ministro, entra a far parte della Commissione per lo studio e la formazione di proposte operative finalizzate alla definizione delle caratteristiche e del regime contributivo previdenziale connesse agli iscritti della contrattazione aziendale.
Da questo momento i suoi incarichi istituzionali non si contano più. 
Chiamato a far parte del comitato di redazione di «Studi Sociali», rivista della Conferenza Episcopale Italiana per i problemi sociali e del lavoro, il 3 agosto 1995, su proposta del presidente del Consiglio dei Ministri Lamberto Dini è nominato Provveditore generale dello Stato, incarico che svolge dal 16 settembre 1996 fino al 2000.
Consigliere di amministrazione dell’Inail, nella sua veste di Provveditore generale dello Stato è anche presidente della Giunta d’Arte operante presso l’Istituto Poligrafico e Zecca dello Stato, ed entra di diritto, nell’esercizio della Vigilanza del Consiglio di amministrazione dello stesso Istituto Poligrafico. Dal 1999 al 2000 diventa anche Consigliere di amministrazione di Alitalia.
Docente universitario di Contabilità di Stato, nel maggio 2000, viene nominato consigliere della Corte dei Conti dal Consiglio dei Ministri su proposta del Ministro del Tesoro Giuliano Amato, e due anni dopo è chiamato, quale Magistrato Contabile, a far parte del gruppo di esperti delegati a operare nel «Nucleo per la semplificazione legislativa» con decreto firmato dal presidente del Consiglio dei Ministri su proposta del ministro per la Funzione Pubblica, Franco Frattini. L’8 settembre 2004 assume invece le funzioni di Capo di Gabinetto del ministro per le Attività Produttive Antonio Marzano.
Conclusa questa sua ultima esperienza, rientra alla Corte dei Conti e, torna a far parte del “Nucleo per la semplificazione legislativa”. In quello stesso anno, 2004, viene chiamato a far parte del Comitato scientifico della Rivista di informazione e critica legislativa «Iter legis».
Nella sua funzione istituzionale di magistrato contabile, viene chiamato a esercitare il suo ruolo presso la Sezione regionale di Controllo della Corte dei conti per il Lazio, mentre il 24 settembre 2009 i presidenti delle Camere lo nominano componente dell’Autorità per la Vigilanza sui Contratti Pubblici di lavori, servizi e forniture. Nel 2014 il Governo sopprime l’Avcp e trasferisce le competenze in materia di vigilanza dei contratti pubblici all’Autorità nazionale anticorruzione, l’Anac. Nel 2015 diventa presidente della Camera Arbitrale dell’Anas, e subito dopo presidente della Fimet.
È stato, dunque, uno dei Grand Commis di Stato della Prima Repubblica, collaborando con diversi presidenti del Consiglio e ministri, come Giulio Andreotti, Flaminio Piccoli, Lamberto Dini, Carlo Azeglio Ciampi, Antonio Marzano, Gino Giugni, Giuliano Amato, Tiziano Treu, Giorgio Napolitano, Oscar Luigi Scalfaro, Gianni Letta, Giulio Tremonti, Clemente Mastella, Carlo Donat Cattin e altri. 
«Una vita, la sua, interamente spesa al servizio della Repubblica – ricorda Gianni Letta ex sottosegretario alla Presidenza del Consiglio e suo amico personale – a diretto contatto con le grandi emergenze sociali del Paese e i problemi più attuali e più scottanti del momento, ma con il pensiero eternamente rivolto alla Calabria. Giuseppe Borgia non fa l’esaltazione di una categoria o tanto meno di se stesso, ma dà testimonianza dell’esistenza di una sorta di popolo, di un Atlantide, sconosciuto, un mondo sommerso su cui poggia senza sprofondare quello della nostra vita quotidiana, e riesce a consentire a questo Paese e al suo  popolo di  reggere nonostante  i mille  suoi difetti e il vizio dell’assenza di senso dell’appartenenza  non solo a una piccola comunità, alla comunità  che dà vita allo Stato, che – come disse il grande teologo italo tedesco Romano Guardini nel secolo scorso – “siamo noi”. Borgia mostra che razza di peso portino sulle spalle quelli che hanno affrontato passo dopo passo il compito di servitori dello Stato. E afferma non con la retorica, ma con precisa documentazione di fatti, che esiste in questo Paese, una classe di prima piccoli e poi alti burocrati, di grand commis appunto, che ha consentito a questo Paese di reggere alla sfida della ricostruzione e poi alle grandi crisi con pazienza, coraggio, competenza e a prezzo di gravi fatiche».
La chiave del suo successo? Rispondeva con una battuta: «La dote più importante di un uomo chiamato a guidare la vita di un paese è la modestia, e poi forse la capacità di sapere ascoltare gli altri. Per tutta la vita, ho cercato di seguire questa regola».
Tra i tanti riconoscimenti ricevuti quello a cui lui teneva in maniera particolare è la Medaglia d’Oro al merito che il 21 maggio 2013 gli viene conferita dal presidente della Croce Rossa Italiana per i servigi resi alla storia del nostro Paese.
Dopo una banale caduta in casa, viene ricoverato al Policlinico Agostino Gemelli e lì gli viene diagnosticato anche il Covid. Muore la mattina del 4 novembre 2020 e oggi riposa nella sua cappella di famiglia che prima di morire si era fatta costruire a Nemi, piccolo borgo fuori Roma. (Pino Nano) @ ICSAIC 2021 – 04 

Nota bibliografica essenziale 

  • Pino Nano, Storia di un Grand Commis. Giuseppe Borgia, Una vita al servizio dello Stato”, Editorial Service Sistem, Roma 2015;
  • Giuseppe La Lota, Il calabrese Giuseppe Borgia al vertice della Previdenza«Gazzetta del Sud», 16 gennaio 1993;
  • Ministero del Lavoro, Corsa alla Direzione, Scotta la poltrona di Borgia, «Il Mondo»,dicembre 1995gennaio 1996;
  • Infrastrutture: Giuseppe Borgia entra in Autorità Vigilanza Contratti Pubblici, «Milano Finanza», 25 settembre 2009.
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