Brenner, Gustav

Gustav Brenner (Vienna, 4 giugno 1915 – Cosenza, 2 novembre 1974)

Nacque da Philippina Binder e Joseph, libraio in Praterstrasse a Vienna. Trascorse la sua prima giovinezza nella capitale imperiale. Intraprese assai presto il mestiere paterno fin quando, sotto il regime nazista, fu arrestato come militare e condotto dapprima a Buchenwald e poi a Dachau. Riuscito a fuggire, maturò in lui l’idea di rifugiarsi a Trieste e poi a Milano ma proprio qui, mentre lavorava presso una casa editrice, nel 1940 fu arrestato in virtù delle leggi razziali e deportato nel campo di internamento di Ferramonti (Cosenza), laddove condivise la prigionia assieme – tra i tanti e troppi – a Ernst Bernhard, Michel Fingesten e quel berlinese Werner Prager che aveva da poco trasferito l’omonima attività d’antiquariato librario da Amsterdam a Roma, cui è peraltro legata la tormentata storia della biblioteca privata di Theodor Mommsen. 
Durante la detenzione in tale campo, a Brenner fu permesso di sbrigare, per conto della comunità dei prigionieri, alcune commissioni esterne durante le quali trovò occasione di conoscere nel vicino paese di Roggiano Gravina la futura moglie Emilia Iaconianni.
Lasciò il campo il 31 ottobre 1942: sposatosi nel 1947, ebbe due figli, Walter e Pina, e aprì a Cosenza la Casa del libro in piazza Crispi, ovvero una libreria e casa editrice il cui catalogo offriva già dall’inizio una scelta incentrata sulla storia del Mezzogiorno – e della Calabria in particolare – nonché sull’esoterismo, molto spesso d’impronta massonica (Gustav stesso era notoriamente affiliato al Grande Oriente d’Italia). Fu allora che prese piede anche la sua prima idea di «biblioteca circolante» – in qualche modo antesignana del bookcrossing oggi in voga – e che Gustav tentò pure un’esperienza sul mercato estero, intrapresa grazie al fratello Ernst.
A lui andrebbe riconosciuto, tra l’altro, un primato che viene solitamente attribuito ad altri, ovvero quello di aver introdotto in maniera sistematica, in Italia, la ristampa anastatica. Prima di lui, ma in maniera sporadica, a mettere in commercio delle ristampe anastatiche – miniere d’oro per un’editoria che poteva scavalcare così i diritti d’autore nella riedizione di opere assai datate e altrettanto ricercate, in quanto di ardua consultazione – era stata certamente la Görlich di Milano. Mentre all’estero era stata già messa in atto dall’ebreo Kraus cresciuto nella stessa Praterstrasse (proprio al civico 16 in cui visse Arthur Schnitzler) e poi destinato a divenire – dopo la prigionia a Dachau e Buchenwald – il più grande libraio antiquario.
La ristampa anastatica nacque da una costola dei già arditi progressi litografici messi in atto da Alois Senefelder, ma il suo preciso inventore non è individuabile con precisione, anche a cagione della leggera ma diffusa difformità fra molteplici esperimenti coevi.
La paternità dell’introduzione sistematica della ristampa anastatica in Italia viene di solito erroneamente attribuita ad Arnaldo Forni, creatore delle omonime illustri edizioni: in verità, le primissime pubblicazioni di Forni vedono la luce nel 1959 ma le sue prime ristampe anastatiche nascono soltanto nel 1966. Al più, un primo isolato tentativo di pubblicazione anastatica fu messo in atto da Forni nel 1961, mentre Brenner aveva pubblicato già nel 1958 l’anastatica in tre volumi della Storia dei Cosentini di Davide Andreotti (l’edizione brenneriana del 1958, sotto l’insegna della sua Casa del libro in Cosenza, riporta l’acerba dicitura «ristampa elettro meccanica dell’edizione di Napoli, S. Marchese, 1869»). È poi noto come Arnaldo Forni abbia lavorato a bottega proprio presso Gustav Brenner, benché questo passaggio e questa sorta di romanzesco spionaggio industriale, siano passati sotto silenzio nelle biografie del primo. Detto ciò, resta inconfutabile che Brenner sia stato il primo in Italia e tra i primi in Europa a riprodurre rare opere che, soprattutto tra il Sei e il Settecento, gli autori meridionali avevano fatto stampare presso tipografie perlopiù estere.
Certo, l’indirizzo prettamente meridionalistico ed esoterico delle edizioni Brenner non poté competere col respiro più ampio del catalogo Forni e con la più acuta capacità commerciale del bolognese il quale, se pur notevolmente distante dalla levatura culturale di un Brenner, poteva avvalersi, nella città universitaria, della collaborazione di un intellettuale di notevolissimo spessore quale Albano Sorbelli, figura con la quale nessuno, in Cosenza, avrebbe potuto misurarsi.
Con lo stesso passo dei primi tempi la casa editrice Brenner continua tuttora l’attività, grazie all’impegno di Walter.
Gustav Brenner è morto all’età di 59 anni. Riposa presso il bel sepolcro a forma di libro, nel campo ebraico del Cimitero comunale di Cosenza. Due vie, una a Cosenza e una a Tarsia, gli sono state intitolate, come pure – in occasione del Giorno della Memoria, il 27 gennaio 2018 – la biblioteca del Museo Internazionale della Memoria, ubicato all’interno dell’ex Campo di internamento di Ferramonti di Tarsia. (Luca Irwin Fragale) © ICSAIC 2020

Nota bibliografica

  • Geoffrey Wakeman, Aspects of Victorian lithography: anastatic printing and photozincography, Wimondham 1970;
  • Salvatore Loi, Le riproduzioni anastatiche, «Accademie e biblioteche d’Italia», XL, 1, 1972;
  • Hans Peter Kraus, A rare book saga: the autobiography of Hans Peter Kraus, Putnam, New York 1978;
  • Maria Gioia Tavoni, Il cammino di un editore sui generis: Arnaldo Forni, in Aldo Berselli (a cura di), Editoria e Università a Bologna tra Ottocento e Novecento. Atti del V Convegno, Bologna 26-27 gennaio 1990, Comune di Bologna, Istituto per la Storia di Bologna, Bologna 1991, pp. 215-254;
  • Giuseppe Vecchi, Un ricordo di Arnaldo Forni, in Offerta musicale. Contributi e studi per Arnaldo Forni, AMIS, Bologna 1992, p. 7-12.
  • Maria Gioia Tavoni, Forni Arnaldo, in Dizionario Biografico degli Italiani, vol. 49, Roma, 1997;
  • Vittorio Di Giuro, Manuale enciclopedico della bibliofilia, Sylvestre Bonnard, Milano 1997;
  • Oliviero Diliberto, La biblioteca stregata. Tracce dei libri di Theodor Mommsen in Italia. Nuova edizione interamente rifatta ed ampliata, Robin Edizioni, Roma 2003;
  • Anna Pizzuti, Vite di carta: storie di Ebrei internati dal fascismo, Donzelli, Roma 2010;
  • Ernst Fischer, Verleger, Buchhändler & Antiquare aus Deutschland und Österreich in der Emigration nach 1933. Ein biographisches Handbuch, De Gruyter, Elbingen 2011;
  • Luca Addante, Cosenza e i cosentini. Un volo lungo tre millenni, Rubbettino, Soveria Mannelli 2001;
  • Luca Irwin Fragale, Ferramonti di Tarsia, il lager dei bibliofili (Bernhard, Brenner, Kalk e Prager), «Giornale di Storia Contemporanea», XVIII, 2, 2015, pp. 127 ss.

Nota archivistica

  • Archivio Centrale dello Stato, Ministero dell’Interno, Direzione generale di Pubblica Sicurezza, Divisione affari generali e riservati, Cat. A16 (Stranieri ed ebrei stranieri), b. 52, f. 24/1: Cosenza; b. 16, f. 55: “Parma”;
  • Archivio di Stato di Cosenza, Fondo Prefettura, serie Gabinetto, b. 32, f. 14, Quietanze per sussidio firmate dagli internati nel campo di Ferramonti al 31 ottobre 1942;
  • Archivio di Stato di Teramo, Fondo Prefettura, b. 34, Trasferimenti internati;
  • Archivio di Stato dell’Aquila, Prefettura, Atti di Gabinetto, cat. XX, f. 2, Elenchi di ebrei stranieri internati in provincia dell’Aquila, 1942.
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