Bruni, Geniale Amerigo

Geniale Amerigo Bruni [Aiello Calabro (Cosenza), 5 febbraio 1923 – Mauthausen, 18 marzo 1945]

Nato da Giovanni e Maria Giuseppa Volpe, trascorse la sua infanzia e adolescenza nel paese natale e, ancora giovanissimo, si trasferì ad Acquappesa dopo essersi sposato con Orsilia Ioselli da cui ebbe un figlio chiamato Amerigo. Con loro, in via Cristoforo Colombo 149 viveva anche la madre che, rimasta vedova, si era trasferita da Aiello Calabro. Nello stesso stabile vivevano il fratello minore di Geniale, Francesco, che aveva sposato una sorella della cognata, Raffaelina. Venditore ambulante, d’aspetto esile e longilineo e dai lineamenti marcati, Geniale fu chiamato alle armi all’età di 19 anni,il 1 settembre 1942 nell’81° Reggimento di fanteria, trasferito al 52° Reggimento di Marcia il 1 luglio 1943, e inviato alla scuola di applicazione di fanteria a Parma il 20 luglio dello stesso anno. Sul foglio matricolare le informazioni sulle vicende belliche che lo interessarono sono alquanto scarne.
In seguito all’armistizio dell’8 settembre 1943 e allo sbandamento dell’esercito che ne seguì, decise di rimanere nella Provincia di Parma e venne considerato in servizio dal 9 settembre 1943 al 31 marzo 1944. Per non cadere in mano ai nazisti riuscì a fuggire, ma piuttosto che tentare il rientro a casa come fecero in tanti, si arruolò dopo qualche mese tra i partigiani.
Da clandestino, costretto alla macchia, evitò il contatto epistolare con la famiglia per non attirare eventuali rappresaglie nemiche e non mettere in pericolo di vita i suoi. Nell’unica lettera ricevuta dalla moglie, ma andata persa, si rivolgeva a lei chiamandola “madre” e al figlio “fratellino”. Non è noto, neppure se nei due mesi precedenti gli fosse giunta la notizia della morte del fratello Francesco, caduto nei pressi del Ponte Olivo a Gela il 10 luglio 1943 mentre combatteva da una batteria contraerea contro gli alleati sbarcati in Sicilia.
La permanenza di Bruni in una città come Parma, dove si respirava un alto senso di responsabilità civile e di non appartenenza agli ideali fascisti, dovette far maturare in lui la convinzione di una partecipazione attiva alla lotta partigiana con il nome di “Moro”. E, infatti, entrò a far parte prima della formazione partigiana Sap Parma e poi militò come gregario nella 143ª Brigata “Aldo”, una delle formazioni della Garibaldi che operava in Emilia Romagna e con la quale intraprese azioni di lotta clandestina, finché il 26 dicembre del 1944 non venne catturato da truppe nazifasciste che lo tennero prigioniero per qualche giorno a Parma prima di trasferirlo nel lager di Mauthausen dove giunse il 4 febbraio 1945, dopo essere stato condotto nel Campo di transito di Bolzano. Immatricolato con il numero 126088, fu classificato nella categoria Schutz come falegname. 
Alcune notizie relative al suo arresto fanno pensare a un atto eroico, simile a quello compiuto da Salvo d’Acquisto. In un’azione contro i nazisti, si racconta, prese su di sé la colpa dell’esplosione di una bomba a mano contro di loro per salvare i compagni. Secondo altre notizie, invece, cadde in mano nazista a causa di una delazione. Qualcuno lo denunciò, come purtroppo accadeva spesso, per qualche miserabile lira.
I nazifascisti gli fecero comunque pagare cara la sua appartenenza a una banda partigiana. Mauthausen voleva dire sopportare prove atroci, dai lavori forzati, ad angherie e maltrattamenti quotidiani, all’annientamento della propria personalità, alla morte per finire cenere nei forni crematori. Condizioni di vita impossibili.
Geniale morì per polmonite il 18 marzo 1945, neppure due mesi prima dell’arrivo dell’esercito americano il 5 maggio 1945 dopo aver subito torture che facevano parte della quotidianità del campo.
Testimoniano di aver assistito alla sua morte Angelo Bianchi e Annibale Visconti che riuscirono a sopravvivere alla deportazione. Visconti lo cita nelle sue memorie esaltandone la determinazione di soldato che imbraccia le armi per difendere i valori della resistenza antifascista. 
Del suo nobile sacrificio rimangono due foto da militare, di cui una con il fratello, e una lapide, quella posta dal Comune di Parma all’inizio di via d’Azeglio, nel 1955 in occasione del decennale della ‪Resistenza. Il nome di Geniale Bruni compare insieme a quello di altri caduti del quartiere nella lotta contro il fascismo e, in particolare, insieme a chi si contrappose al fascismo fin dai suoi albori. Emerge, infatti, il nome di Guido Picelli, che nacque proprio tra quelle case e che fu uno dei massimi protagonisti della resistenza armata, fondatore dell’organizzazione paramilitare «Arditi del Popolo». Nella targa sono incisi i nomi di coloro che morirono nelle Barricate del 1922, contro i fascisti di Italo Balbo, o nella guerra civile spagnola, di chi morì come partigiano e di chi, come Bruni, nei campi di concentramento. In quello stesso borgo, dove è posta la targa, le suore Chieppine aiutarono la popolazione a nascondere le armi che dopo l’8 settembre erano state recuperate nella vicina caserma. 
Bruni fu riconosciuto «Partigiano combattente caduto» con anzianità dal 1 gennaio 1944 al 18 marzo 1945 nella Brigata 143a Garibaldi.
Ad Aiello Calabro, dove il Partito comunista italiano sotto la direzione del poeta reggino Peppe Verduci aveva svolto un’intensa attività politica fin dal 1943, gli fu dedicata la locale sezione al fine di esaltare i valori della resistenza per la quale morirono anche altri giovani aiellesi. 
Per quanto riguarda la famiglia, la moglie e il figlio presero la via dell’Argentina. Costretti dalle difficoltà economiche, nei primi anni Cinquanta raggiunsero l’altra delle sorelle Ioselli, Adelina, sposata con un acquappesano emigrato già da qualche anno. A Buenos Aires, dove si era stabilita una cospicua comunità di acquappesani, Orsilia si è poi risposata formando una nuova famiglia. (Francesca Rennis) © ICSAIC 2020

Nota bibliografica

  • Annibale Visconti, 126491 non voglio più essere un numero, Grafiche STEP editrice, Parma 1978;
  • Giuseppe Verduci, Frammenti di Storia e Ricordi, Pellegrini, Cosenza 2006;
  • Bruno Pino, L’aiellese che finì nel lager per salvare i compagni«il Quotidiano della Calabria», 25 aprile 2007;
  • I deportati politici 1943-1945, del Libro dei Deportati, tomo I, a cura di Giovanna D’Amico, Giovanni Villari, Francesco Cassata, Mursia, Milano 2009, p. 405.

Nota archivistica

  • Archivio della Gedemkstätte di Mautahusen;  
  • Archivio dell’International tracing service (Its) di Bad Arolsen;
  • Archivio di Stato di Cosenza, Registro Fogli matricolari;
  • Archivio Icsaic, Fondo Anpi Cosenza, busta 9, fascicolo 3.

Nota

  • Si ringrazia il sig. Francesco Bruni, familiare di Geniale, per le informazioni fornite.
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