Bruzzano, Luigi

Luigi Bruzzano (Monteleone di Calabria, 1 marzo 1838 – 7 gennaio 1902) 

Nacque nell’odierna Vibo Valentia da Baldassarre, originario di Fiumefreddo Bruzio, “fabbricatore” domiciliato nel comune di Stefanaconi, e da Francesca Paola Gasparro appartenente a una antica famiglia locale di proprietari. Etnologo e folclorista, scrittore e patriota, compì gli studi primari e secondari nella città natale e li proseguì  nella scuola pubblica di diritto di Catanzaro, essendo impedito al tempo l’accesso alla Università di Napoli. Seguì per tre anni il corso di letteratura tenuto da Liborio Manichini, discepolo di Francesco De Sanctis. Visse in un periodo cruciale per la storia d’Italia e in quell’ambiente maturò idee liberali che lo indussero a partecipare e lottare per l’Unità d’Italia. 
Nel 1860, così, prima dello sbarco di Garibaldi sul continente, era tra i Cacciatori della Sila, il contingente digaribaldini calabresi guidati dal generale Francesco Stocco. E si trovava tra i garibaldini che a Soveria Mannelli disarmarono le truppe di Francesco II agli ordini del generale Ghio. Seguì Garibaldi fino a Napoli, dove si stabilì dall’anno successivo. Sui giornali dell’ex capitale borbonica pubblicò alcuni suoi componimenti e alcune poesie patriottiche composte durante il soggiorno a Catanzaro e già circolate fra gli studenti dei corsi di Manichini. Rientrò quindi nella sua città, dove nel 1861, anno in cui pubblicò un volume di poesie patriottiche (Versi, 1861), fu nominato  professore del Regio Liceo Filangeri.
A ventotto anni, il 15 settembre 1867 sposò Francesca Santacaterina appartenente a una nobile famiglia di Monteleone, che morì nel 1872, dalla quale ebbe tre figli: Maria Rosa, Baldassarre e Francesca Paola. 
Si fece notare subito nell’ambiente locale, ricco di fermenti culturali. Scrisse la commedia Un amore segretorappresentata nel Teatro Vibonese nel 1863, e poi ancora una farsa, un saggio sulla fonetica monteleonese, e due volumi con 28 novelle greche di Roccaforte, raccolte a partire dal 1883Anche se imbevuto di cultura classica, con altri intellettuali vibonesi di fine Ottocento (professori, aristocratici, esponenti della borghesia agraria), fu molto attento alla realtà del momento. Il suo nome, così, è indissolubilmente legato  al movimento folklorico della Calabria. Infatti si occupò soprattutto di cultura popolare. Si deve a lui la fondazione una rivista di letteratura popolare apprezzata da filologi e studiosi del settore, «La Calabria», stampata presso la tipografia Passafaro, che diresse per molti anni, dal 15 ottobre 1888, quando apparve il primo numero,al 1902 e che si interruppe con la morte del suo direttore (molti anni dopo, Raffaele Lombardi Satriani, con la rivista «Folklore calabrese», idealmente si collegò a quella esperienza. 
Fu la prima rivista in Italia a definirsi «di letteratura popolare» e aperta alle minoranze linguistiche che in Calabria sono ben presenti, sia in area grecanica e sia in area albanofona. Bruzzano, riuscì a coinvolgere nell’iniziativa un gruppo di studiosi locali e demologi della città come Ettore Capialbi col quale aveva un sodalizio culturale, il poeta Carlo Messinissa Presterà, ispettore scolastico del Circondario, il sacerdote Ottavio Ortona,  l’avvocato Eugenio Scalfari, direttore de «L’Avvenire Vibonese» e nonno dell’omonimo fondatore del quotidiano «La Repubblica», e lo studioso Giovan Battista Marzano, nativo di Polistena ma di famiglia patrizia vibonese, conosciuto come storico e archeologo oltre che come demo-psicologo. Sulla rivista scrivevano inoltre Antonio Julia, Salvatore Mele, Vincenzo De Cristo, Pietro Ardito, Giovanni di Giacomo, Nicola Lombardi Satriani, Giovan Battista Moscato, Ottavio Ortona e altri studiosi calabresi del tempo. 
«La Calabria» fu cosi presentata dal suo fondatore e direttore: «Tre anni fa, quando io col mio amico Ettore Capialbi pubblicavo nella quarta pagina de L’avvenire vibonese i racconti greci di Roccaforte, pochi fannulloni, miei concittadini, assordarono di grida la redazione del giornale, per indurla a smettere le pubblicazioni di tutte quelle nostre chiacchiere. Le belle e dotte recensioni, che uomini illustri e miei maestri scrissero di quei racconti nell’Archivio per le tradizioni popolari e nella Rivista di filosofia d’Italia e provenienti da taluni professori della stessa Grecia, dettero torto a quei dottori da caffè che tuttavia ci guardavano con un sorriso di scherno e di compassione. Ora pubblico a mie spese una rivista di letteratura popolare, nella quale saranno inserite in gran numero novelline greche ed albanesi inedite, e scritti che riguardano gli usi e i costumi di queste contrade. Tale impresa’ sarà proseguita con coraggio, se i miei colleghi calabresi vorranno darmi una mano e se avrò il compatimento di quegli uomini illustri, che altra volta si occuparono a scrivere dei raccontini greci, raccolti da me e dal mio amico Capialbi».
Nella rivista, che all’epoca rappresentò uno dei maggiori poli di aggregazione degli studi demologici, di canti e di tradizioni del popolo calabrese, raccolse le sue ricerche linguistiche e quelle di altri autori delle «isole» di origine greca della Calabria jonica, e vi pubblicò una fiaba di Condofuri, alcuni racconti di Bova e ventotto novelline di Roccaforte, fornendo anche un grande contributo demopsicologico, di canti e di tradizioni della Calabria. Sulla rivista di Bruzzano apparvero anche novelle e canzoni di paesi albanofoni della Calabria, come Vena, Zangarone, Pallagorio, San Nicola dell’Alto e Falconara, nonché usi e costumi di Laureana di Borrello, Serra San Bruno e Cetraro, articoli sulle rappresentazioni sacre di Monteleone e di Nicastro, sulle nenie di Pizzo, molti proverbi monteleonesi e nicoteresi, ninne-nanne del mandamento di Serra e di Soriano, leggende di Squillace, di Santa Caterina al Jonio e di Jonadi, canti di Acri e di Rossano, San Lucido, Cetraro, Crotone, Catanzaro, Pentone, Cittànova, Palmi, Jatrinoli, Rombiolo, Mileto, Filandari, San Costantino di Briatico, Filadelfia, Serrastretta, Sambiase, Panettieri, Pizzoni e Dasà;
Fu membro onorario dell’«Accademia Dafnica» di Acireale, socio corrispondente dell’Accademia cosentina e dalla Società Koràes di Atene.
Morì all’età di 64 anni. La sua città natale lo ricorda con una via e una scuola media intitolate a suo nome. (Leonilde Reda) © ICSAIC 2020

Opere

  • Versi, s.n., Napoli 1861;
  • Di alcune parole greche usate corrottamente dai Monteleonesi: osservazioni, Tip. dell’Avvenire, Messina 1875;
  • Il dialetto albanese di Vena, s.n., Catanzaro 1882;
  • Racconti Greci di Roccaforte, 2 voll. (con Ettore Capialbi), tip. Francesco Raho, Monteleone 1885.

Nota bibliografica

  • Antonio Cipollini, Luigi Bruzzano, patriota e folklorista calabrese, «Rivista d’Italia», maggio 1911, pp. 761-783;
  • Fulvio Mazza (a cura di), Vibo Valentia. Storia cultura economia, Rubbettino, Soveria Mannelli 1995, ad indicem;
  • Nicola Provenzano, I versi del giovane Luigi Bruzzano, patriota e poeta, «Rogerius», 1, 2008, pp. 39-42;
  • Filippo Curtosi e Giuseppe Candido (a cura di), La Calabria. Antologia della rivista di letteratura popolare la Calabria diretta da Luigi Bruzzano, (prefazione di Vittorio De Seta e introduzione di Luigi Maria Lombardi Satriani), Città del Sole, Reggio Calabria 2009.

Nota archivistica

  • Comune di Vibo Valentia (Monteleone di Calabria), Registro degli atti di matrimonio, atto n. 49, 15 settembre 1867.
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