Butera, Vittorio Maria

Vittorio Maria Butera [Conflenti (Catanzaro), 23 dicembre 1877 – Catanzaro 25 marzo 1955]

Figlio unico, nacque da Tommaso e Maria Teresa de Carusi, una famiglia di proprietari terrieri. A pochi mesi dal parto morì la madre e fu affidato alle cure della balia e della  nonna materna Peppina. Compiuto il ciclo del scuola elementare sotto la guida del maestro Emanuele de Carusi (che ricorderà nella poesia Thuornu ara scola) secondo le consuetudini del tempo delle famiglie cospicuegli furono impartite lezioni private di latino, francese, italiano e matematica al fine di acquisire un bagaglio culturale adeguato alla sua classe sociale perché il padre desiderava affidargli la gestione della proprietà di famiglia.
Lo zio paterno Giovanni, direttore dell’ospedale della Marina militare a Portovenere (La Spezia),aveva una diversa visione dell’evoluzione subita dalla società e nel 1890 convinse il padre ad affidargli Vittorio affinché compisse un regolare corso di studi. Vittorio, così, poté frequentare diversi collegi: La Spezia, Catanzaro, Messina, dove si iscrisse alla facoltà di ingegneria, e Napoli dove si laureò nel 1905. L’inizio della vita lavorativa lo vide impegnato in più località: Roma (vi diresse la realizzazione del quartiere di Santa Croce in Gerusalemme), Palermo e Crotone, finché nel 1909 vinse un concorso e fu assunto come ingegnere nell’Amministrazione Provinciale di Catanzaro. Nel capoluogo calabrese conobbe Bianca Vitale, donna molto bella, che sposò nel 1911. La coppia non ebbe figli. Nel tempo raggiunse la carica di ingegnere capo della Provincia. Andò in pensione nel 1949. Fu per insistenza degli amici che Butera appena andato in quiescenza si decise a pubblicare la prima raccolta di poesie Prima cantu e duoppu cuntu (Roma 1950)Altre due raccolte, Tuornu e ccantu, tuornu e ccuntu e Inedite, furono pubblicate postume, nel 1960 e nel 1978..
Aveva manifestato la tendenza a comporre versi  a quindici anni con il componimento in lingua italiana Larve quotidiane nel quale esprimeva i tormenti romantici dell’adolescenza. La successiva predilezione per la poesia dialettale sarebbe dovuta alla conoscenza di Michele Pane, poeta vernacolare di Adami di Decollatura che viveva negli Usa. Il loro primo incontro avvenne nella farmacia Pantano di Conflenti nel 1899, quando Pane fu indotto dagli astanti a recitare una delle sue poesie più famose, Tora. Questa declamazione colpì Butera tanto che determinò la sua scelta di continuare a scrivere poesie ma in dialetto conflentese. Il rapporto fra i due proseguì per via epistolare  e poetica. Nel 1937 la figlia di PanePenelope Libertà, tornò in Italia per conoscere la famiglia del futuro marito. Pane per questa occasione scrisse A mia figlia Libertà nei cui versi la esortava ad andare a vedere i luoghi natii del padre e a salutare per lui i parenti e gli amici, fra i quali Butera, che rispose con altri versi al messaggio del poeta del Reventino A staffetta (la messaggera), in cui consolò il Pane dicendo che tutti lo salutavano e lo rimpiangevano per la sua lontananza negli Usa. Vittorio nel 1938 dedicò a Pane una seconda poesia simpatica e nostalgica al tempo stesso Frittulijandu. Una volta scommisero su chi sarebbe morto per prima. Iniziò Pane scrivendo nel 1941 (A me stesso) per Vittorio Butera  e questi rispose nel 1952 con la lirica Vittorio Butera a Michele Pane. Il poeta di Conflenti perse la scommessa, in quanto Pane lo precedette morendo nel 1953.
L’ispirazione lirica di Butera ha origine nel suo paese natale, luogo dell’infanzia e della nostalgia, ricco di ricordi di figure amate. Ma alla sua attenzione non sfuggono gli eventi nazionali e internazionali che coinvolgono anche la società calabrese. e guerre, l’emigrazione, i danni del fascismo gli fanno temere lo smarrimento dei valori atavici e dell’identità territoriale. Da qui nasce il bisogno di trasmettere  il linguaggio degli avi insieme alla loro visione del mondo.
Le fonti letterarie della sua opera poetica sono state individuate nella favola antica (Esopo e Fedro), Trilussa, Di Giacomo, La Fontaine. Con Trilussa ci fu un’amicizia testimoniata  nei manoscritti. L’opera di Butera è divisa in canti e cunti; i canti sono il luogo dei sentimenti e della nostalgia, i cunti rientrano nel genere favolistico.
Il poeta conflentese manifestò antifasci­smo integrale che, pur scaturendo essenzialmente dalla mancanza di libertà prodotta dal regime, si estende a  ogni iniziativa, a ogni aspetto del par­tito totalitario e della politica del duce: il concorda­to, la guerra, la sterile propaganda; persino l’intro­duzione degli acquedotti gli offre lo spunto per la contestazione in «’A funtana ‘e Fruntera» e il gusto macchiettistico in «Duce 1922», dove i fascisti sono rappresentati come priscari, ossia pupazzi che fanno i bambini utilizzando «’na mmerda de vue».
Particolare curiosità desta la sua corrispondenza con il cognato capitano Ettore Vitale, caduto sul Carso nel 1915, al quale rispondeva in versi alle lettere ricevute dalla zona di combattimento.
Morì a 78 anni a Catanzaro. La sua salma, negli anni successivi, fu tumulata a Gradisca d’Isonzo perché la moglie si trasferì nel comune friulano per abitare con i congiunti che vivevano lì. (Mario Saccà) © ICSAIC

Opere

  • Prima cantu e doppu cuntu, Vittorio Bonacci, Roma 1949;
  • Tuornu e ccantu – tuornu e ccuntu, a cura di Giuseppe Isnardi e Guido Cimino, Bonacci, Roma 1960;
  • Inedite, a cura del Centro di Cultura Popolare Unla di Conflenti, Rubbettino, Soveria Mannelli 1978;
  • Vittorio Butera (con prefazione di Umberto Bosco), MIT, Cosenza 1978;
  • Canta Pueta, edizione completa di tutte le poesie a cura di Carlo Cimino e Vincenzo Villella, F.lli Gigliotti, Lamezia Terme 1990;
  • Canti e cunti, Centro Studi Vittorio Butera, Lamezia Terme 2007;
  • Lettere in prosa e in versi, Centro Studi Vittorio Butera, Lamezia Terme 2008.

Nota bibliografica

  • Luigi Costanzo, Poesia dialettale, «Nuova Antologia», settembre 1950, pp. 97 s.; 
  • M. Valerio La Vecchia, Vittorio Butera favoleggiatore e lirico, in «Scrittori calabresi», 1, gennaio 1954, pp. 5 s.; 
  • Luigi Costanzo, Ricordo di Vittorio Butera, «Brutium», XXXIV, 3-4, 1955, p. 4; 
  • «Calabria letteraria», marzo 1956 (numero speciale dedicato a Butera).
  • Emilio Barillaro, Il Trilussa calabrese, «Calabria letteraria», IV, 1956, pp. 32 s.; 
  • Agostino Pernice, Il poeta della favola leggiadra, «Calabria letteraria», IV, 1956, pp. 42 s.; 
  • Teresa Geny Villella, Il dialetto di Vittorio Butera, «Calabria letteraria», VI, 1958, pp. 43 s.;
  • Giuseppe Isnardi, Frontiera Calabrese, Napoli 1965;
  • Laura Posa, Butera, Vittorio Maria, in Dizionario Biografico degli Italiani, vol. 15, Treccani, Roma 1972;
  • Antologia poetica, con saggio introduttivo di Pietro Pizzarelli e note esplicative di Umberto Di Stilo, Pellegrini, Cosenza 1984;
  • Carmine Chiodo, Fortunato Seminara e altri scrittori e poeti calabresi del Novecento, Universitalia, Roma 2014;
  • Mario Saccà, Il soldato e il poetaEttore Vitale, memoria e storia di un eroe della prima guerra mondiale, «Rivista Calabrese di Storia del ’900», 2, 2016, pp. 7-18.
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