Celia, Antonio

Antonio Celia [Morano Calabro (Cosenza), 11 giugno 1889 – Barranquilla (Colombia), 5 settembre 1983]

Nato da Gaetano e da Angela Vitola, in una famiglia dedita al commercio di vino, olio e frutta secca, emigra una prima volta nel 1904, appena quindicenne, dirigendosi a Porto Alegre, nel sud del Brasile, dove vivono numerosissimi emigrati moranesi. Ma incontra molte difficoltà e due anni dopo, nel 1906, decide di spostarsi in Colombia, dove l’avevano preceduto due suoi fratelli. Sbarcato a Puerto Colombia, si reca a Ciénaga (Dipartimento del Magdalena) dove i fratelli Biagio e Gennaro, sfruttando l’auge dell’economia bananiera della multinazionale United Fruit Company, gestiscono un emporio. Dal 1913 al 1922, prima da Ciénaga e poi da Barranquilla, è uno dei sostenitori del giornale socialista, poi comunista, di Morano «Vita Nuova», fondato e diretto da Nicola De Cardona. Dopo il ritorno dei suoi fratelli in Italia, lascia l’azienda commerciale di famiglia al cognato Carmelo De Marco – che ha sposato sua sorella Alba – e agli altri moranesi Antonio Russo e Rocco Voto, per spostarsi a Barranquilla, dove costituisce una società con Biagio Barletta, anch’egli di Morano. I due, assieme anche a Pasquale Faillace, dopo avere rilevato il calzaturificio dei colombiani Roberto e Ricardo Echeverría, nel 1917 fondano la Fabrica Italiana de Calzado “Faitala” de Celia & Barletta, che diventa in breve una delle più importanti aziende industriali della città con sede in un grande edificio situato nel Paseo Colòn. La fabbrica arriva a produrre oltre 5 mila paia di scarpe al mese, con macchine importate dalla Germania e dagli Stati Uniti, dando lavoro a circa 150 persone, molte delle quali sono immigrati italiani. Con lo stesso Barletta fonda anche una conceria, la Empresa de Curtidos Barranquilla, che fornisce di materia prima i principali calzaturieri del Paese. Importa anche lucido da scarpe e prodotti di conceria dagli Usa e dalla Germania. In seguito, assieme al socio Biagio Barletta costruisce l’Edificio Barcel, nella centralissima calle San Blas.
Nel 1921, sposa Rosina Cozzarelli, nata a Barranquilla da Antonio e Maria Rosanìa, immigrati da Castelnuovo di Conza, in provincia di Salerno. Dal matrimonio nascono due figli, Antonio e Angelina. Nel 1939, con moglie e figli, rientra a Morano per rivedere il paese e i familiari. Dopo un breve soggiorno in Italia con la famiglia, il 19 gennaio 1940 s’imbarca a Genova sulla motonave «Orazio», gemella della «Virgilio», della Società Italiana di Navigazione. La nave è diretta in Cile, a Valparaíso (dal porto di Cristobal in Panamà avrebbero preso un’altra nave per raggiungere Barranquilla). Il 21 gennaio, però, in seguito a una misteriosa esplosione seguita da un incendio, l’«Orazio» s’inabissa a 35 miglia al largo di Tolone. Perdono la vita 114 passeggeri, tra i quali si contano molti ebrei in fuga dai nazifascisti. I coniugi Celia, con i figli Antonio e Angelina e il giovane Giovanni Mazzanti, a loro affidato dai suoi genitori, fortunosamente si salvano e successivamente rientrano in Colombia con un’altra nave.
Nel 1942, l’industria calzaturiera Celia Barletta & Co viene sottoposta all’amministrazione fiduciaria del Banco de la República di Barranquilla, come tutte le imprese possedute in Colombia da cittadini italiani e tedeschi durante la seconda guerra mondiale. L’azienda sarà liberata dal regime di amministrazione fiduciaria dei beni nell’agosto del 1944, ma nel frattempo i beni intestati alla moglie di Antonio Celia (nove case) erano stati riconsegnati dopo appena un mese, perché Rosina Cozzarelli era cittadina colombiana. Celia riceve, inoltre, un sussidio mensile di 600 pesos.
Dopo la morte di Biagio Barletta, intervenuta nell’ottobre 1947 a Napoli, dà seguito per molti anni alla sua attività nell’industria calzaturiera. Alla fine degli anni Quaranta fonda la ditta Celia & Faillace e nel 1962, col figlio primogenito Antonio (Barranquilla, 1932-2018), fonda la Fabrica de Calzado Trevi. Il figlio Antonio, all’attività imprenditoriale affiancherà quella sociale e giornalistica: negli anni Ottanta sarà presidente del Country Club di Barranquilla; successivamente sarà assiduo editorialista del quotidiano «El Heraldo» (nel 2012 riunirà molti suoi editoriali nel libro El placer de recordar).  Sposato nel 1955 con Cecilia Martinez Aparicio, Antonio junior ha quattro figli. Uno di essi, Antonio Celia Martinez Aparicio, diventa presidente di «Promigas», la compagnia del gas di Barranquilla e del Caribe colombiano, nonché presidente della Camera di Commercio di Barranquilla. Un’altra figlia, Carla Celia, è apprezzata pittrice e versatile organizzatrice culturale (è anche direttrice del rinomato «Carnaval de Barranquilla»); l’artista, negli anni Novanta, ha tra l’altro aperto il ristorante «Nonna Rosa», che richiama nel nome la nonna materna (Rosina Cozzarelli) e la sua cucina italiana. 
Il patriarca di questa vicenda familiare, Antonio Celia Vitola, muore a Barranquilla nel 1983, ormai ultranovantenne. (Vittorio Cappelli) © ICSAIC 2021 – 01

Nota bibliografica

  • «Vita Nuova», 1913-1922;
  • S. P. Solano, Ensayos fabriles y estructura social del Barranquilla a finales del siglo XIX, «Cámara de Comercio», XVI, 161, 1994; 
  • Vittorio Cappelli, Emigranti, moschetti e podestà. Pagine di storia sociale nell’area del Pollino (1880-1943), Il Coscile, Castrovillari 1995;
  • Antonio Celia Cozzarelli, La tragedia del Orazio. 21 de enero 1940, «Revista Miércoles» allegata al quotidiano «El Heraldo», Barranquilla, 20 maggio 1998;
  • Viloria De La Hoz, Banco de la República en Barranquilla (1923-1951), «Quadernos de Historia Econòmica y Emopresarial», 6, 2000;
  • Dino Manco Bermúdez, Nuestro ancestros. Colonia italiana en Barranquilla, Man Comunicaciones, Barranquilla 2000, pp. 100-104; 
  • Vittorio Cappelli, Tra “Macondo” e Barranquilla. Gli italiani nella Colombia caraibica dal tardo Ottocento alla Seconda guerra mondiale, «Altreitalie», 27, 2003 (traduzione spagnola in «Memoria & Sociedad», X, 20, 2006);
  • Testimonianza degli eredi Barletta-Mainieri, Morano Calabro, aprile 2003); 
  • Vittorio Cappelli, Italiani elle altre Americhe. Calabresi in Colombia, Panamà, Costa Rica e Guatemala, La Mongolfiera, Doria di Cassano Jonio 2004, pp. 120-121;
  • «Gente Caribe», 18 ottobre 2005; 
  • Testimonianza di Antonio Celia Cozzarelli (Barranquilla, 31 marzo e 5 aprile 2005);
  • Vittorio Cappelli, Tra emigranti socialisti e massoni. “Il complotto di Barcellona”: un fantomatico attentato a Mussolini, immaginato lungo le piste dell’emigrazione italiana in Colombia e in Centroamerica, «Daedalus» (on line), 1, 2007, pp. 27-59;
  • Vittorio Cappelli, Profughi ebrei ed emigranti italiani sulla rotta Genova-Centro America-Sud Pacifico. Il naufragio del transatlantico Orazio del 1940, in Storie di italiani nelle altre Americhe. Bolivia, Brasile, Colombia, Guatemala e Venezuela, Rubbettino, Soveria Mannelli 2009, pp. 103-122;
  • Antonio Celia Cozzarelli, El placer de recordar, Ed. Aziertos, Barranquilla 2012;
  • Antonio Celia Vitola. Pionero en la fabricación de calzado, «La Ola Caribe», 4 luglio 2013;
  • Alejandro Rosales Mantilla, Falleció el empresario Antonio Celia Cozzarelli, «El Heraldo», 3 giugno 2018.

Nota archivistica

  • Archivio Centrale dello Stato, Direzione Generale Pubblica Sicurezza, Affari Generali, Complotti, H2=112, 1927; 
  • Archivo del Banco de la República, Fondo de Estabilización, Bogotà.
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