Colosimo, Gaspare

Gaspare Colosimo [Colosimi (Cosenza) 8 aprile 1859 – Napoli, 7 settembre 1944]

Figlio di Pietro Paolo e di Artemisia Colosimo, appartenenti a famiglie della borghesia agraria, seguì il percorso tipico dei rampolli del notabilato rurale calabrese.In seguito alla morte del padre, quando era in tenera età, si trasferì a Napoli, affidato alle cure dello zio Domenico Colosimo, consigliere di Cassazione. Alla morte dello zioentrò nel Convitto Nazionale Vittorio Emanuele II, dove fu allievo dell’abate Giuseppe Petroni, insigne latinista e grecista,del sacerdote calabrese Vincenzo Padula e di Pasquale Turiello, un patriota e scrittore italiano che combatté con Garibaldi. Sposò Tommasina Grandinetti, nipote del senatore Francesco Saverio Arabia, giurista e letterato nativo di Dipignano (Cosenza), dalla quale ebbe tre figli, Paolo, Domenico e Maurizio.
A Napoli si laureò in Giurisprudenza ed esercitò la professione forense, partecipando a  diversi importanti processi dell’epoca: difese Luigi Diaco nel 1888 davanti alla II Corte d’Assise di Napoli, Carlo Altobelli davanti al Tribunale di Milano nel 1897 e nel 1900 era presente al processo Summonte-Casale.
Di tendenze repubblicane avanzate, negli anni giovanili fu tenuto d’occhio dalla polizia, ma ben presto, accettando il principio del Crispi «la Repubblica ci divide, la Monarchia ci unisce», abbandonò il gruppo repubblicano che a Napoli aveva in Giovanni Bovio il principale esponente, e si schierò  con il duca di San Donato, Gennaro Sambiase Sanseverino, sindaco di Napoli,uno dei più potenti uomini politici napoletani. Per cui, una volta eletto deputato, divenne uno stretto collaboratore di Giovanni Giolitti.
Fervente massone, prima di diventare, nel 1982, deputato nel collegio di Serrastrettadove fu eletto ininterrottamente per nove legislature, fu consigliere provinciale nel mandamento di Casoria nel 1889 e consigliere comunale di Napoli nel 1891, Colosimo svolse un’intensa attività giornalistica, collaborando a numerosi periodici, tra cui  «La Lombardia» e il «Secolo» di Milano, il «Fascio della democrazia»di Roma. Nel 1882 a Napoli fondò un suo giornale d’ispirazione repubblicana, «La Lanterna» a ricordo dell’omonimo giornale del francese Henri Rochefort, protagonista della Comune di Parigi e al quale il Colosimo, a quel tempo ispirava tutta la sua azione politica. Il giornale, tuttavia, non incontrò il favore del pubblico, per cui fu costretto, dopo pochi numeri, a cessare le pubblicazioni.
La sua attività parlamentare, durata ininterrottamente fino al 1924, iniziò nelle file del radicalismo, ma il peso politico sempre crescente che Giolitti incominciava a esercitare nella vita del paese e la costante trasformistica della classe dirigente meridionale lo convinsero ad inserirsi nel gioco delle maggioranze parlamentari. Non molto intensa e impegnata fu la sua partecipazione ai lavori della Camera, limitando i suoi interventi alle discussioni sui bilanci dei diversi ministeri o a iniziative legislative di carattere locale, riguardanti la Calabria e il Napoletano.
Entrato nella cerchia degli amici di Giolitti, certamente per il tramite  del cognato, on. Pietro Rosano, Colosimo ne divenne un valido mediatore presso la classe dirigente calabrese e napoletana. Tuttavia, pur rimanendo fedele, sostanzialmente, alla politica giolittiana, della quale si fece interprete, in modo particolare, per i metodi di pressione, adottati nel suo collegio durante le competizioni elettorali, il Colosimo non disdegnò di entrare in altre formazioni governative e fu proprio con altri uomini politici che occupò cariche importanti.
Dopo brevi incarichi come sottosegretario all’Agricoltura col Pelloux nel 1898, alla Giustizia con Giolitti 1906, nel 1912 alle Colonie, sempre con Giolitti,  e dopo una fugace comparsa come ministro delle Poste (24 novembre 1913-21 marzo 1914) nello stesso ministero,  Colosimo  accettò, sicuro di non offendere la suscettibilità politica del suo protettore, che ne venne informato a cose avvenute, l’incarico, a titolo personale, di ministro delle Colonie, nel governo di unità nazionale, presieduto da Boselli.
Riconfermato nel ministero Orlando dopo la caduta del governo Boselli, in seguito alla rotta di Caporetto, Colosimo continuò nella sua politica, dotando le colonie di alcune infrastrutture necessarie ed elargendo, sull’esempio di quelli concessi dalla Francia all’Algeria, gli statuti libici. Il provvedimento, oggetto di molte critiche, con la concessione del Parlamento alla Tripolitania, poi esteso alla Cirenaica, poneva su un nuovo piano i rapporti italo-arabi, che avviavano quelle popolazioni verso la forma del protettorato.
Durante la permanenza di Orlando a Parigi, impegnato nelle trattative di pace, Colosimo, vicepresidente del Consiglio, resse il governo in un momento difficile per la vita del paese, esasperato dall’andamento negativo delle trattative di pace a Parigi, da una crisi economica aggravata dalle difficoltà di riconversione dell’industria bellica in industria di pace, dal nascente movimento fascista: per cui si assisteva, piuttosto, a una crisi che coinvolgeva l’intero sistema liberale.
L’inattività, peraltro, del governo guidato dal Colosimo, il quale dovette fronteggiare un tentativo, appena ventilato, di un colpo di Stato organizzato dal generale Giardino, insieme col fallimento della missione parigina, portò alla caduta del governo Orlando. Il Colosimo, che nel periodo della sua vicepresidenza si era fatto latore presso il re di una bozza di trattative con la Santa Sede per la soluzione dei contrasti tra Stato e Chiesa, concluse praticamente la sua carriera politica, in quanto non venne inserito in nessun’altra formazione governativa, nemmeno nell’ultimo governo Giolitti; con questo mantenne, però, continui rapporti, nel sollecitarlo ad assumere le redini del governo dopo Facta.
Eletto deputato, per l’ultima volta, nel 1921 nelle file dell’Unione nazionale democratica, nel 1924 non riuscì a farsi inserire nel “listone”, per cui decise di ritirarsi a vita privata. Il suo ritiro venne diversamente interpretato, come protesta da parte di alcuni, come prudenza da parte di altri. Certo è che, dopo aver fatto parte della Commissione per la delega dei pieni poteri a Mussolini, il 18 settembre 1924 venne nominato senatore del Regno per la terza categoria.
Durante il fascismo si accinse alla stesura delle sue memorie, ma non riuscì a realizzare il progetto di pubblicarle e ora sonoconservate nel Fondo Colosimo presso l’Archivio di Stato di Catanzaro.
Morì a Napoli nel 1944 nell’istituto per ciechi da lui stesso fondato e intitolato al figlio Paolo, scomparso prematuramente. (Giuseppe Masi) © ICSAIC 2019

Tra le sue opere 

  • Questioni meridionali, Roma 1902; 
  • Interessi coloniali, Milano 1918; 
  • La politica di collaborazione indigena nelle nostre colonie, Roma 1918.

Nota bibliografica

  • Giuseppe Masi, Gaspare Colosimo, in Dizionario biografico degli italiani; vol. 27, Istituto dell’Enciclopedia Italiana, Roma 1982
  • I Senatori del Regno 1848-1931, Segretariato generale del Senato, Roma 1931; 
  • Maurizio Colosimo, Opera tratta dagli scritti di Gaspare Colosimo(19161919), Scuola Tipografica, Pompei 1959;
  • Maurizio Colosimo, Articoli  giovanili di Gaspare Colosimo(18771909), Tipografia Amitrano, Napoli, 1960
  • Jole Lattari Giugni, I parlamentari della Calabria dal 1861 al 1967, Roma 1967, pp. 245 sgg.;
  • Antonio Guarasci, Politica e società in Calabria dal Risorgimento alla RepubblicaIl collegio di Rogliano, Frama’s, Chiaravalle Centrale 1974, ad Indicem;
  • I deputati al Parlamento dal 1848, Centro Romano Editoriale, Roma 1978; 
  • Raffaele Colapietra (a cura di), Documenti dell’Archivio Colosimo in Catanzaro, Giuffré, Milano 1981;
  • Mario Missori, Governi, alte cariche dello Stato, alti magistrati e prefetti del Regno d’Italia, Ministero per i beni culturali e ambientali P.A.S., Sussidi 2, Roma 1989; 
  • Antonio Garcea, La corrispondenza Orlando – Colosimo (1919 maggio 7 – giugno 12), «Rivista storica calabrese», N.S., 1-2, 1993, pp. 317-334;
  • Vanni Clodomiro,  Il diario di Gaspare Colosimo, ministro delle Colonie (1916-1919), Istituto Storico Italiano per l’Età Moderna e Contemporanea, Roma 2012;
  • Vittorio Cappelli,La lunga durata e i percorsi del notabilato calabrese , «Rivista Calabrese di Storia del ‘900»,  1, 2013, p. 37. 

Fonti archivistiche

  • Arch. centrale dello Stato, Roma, Carte Boselli, b. 1, fasc. 13; Carte VEOrlandoCorrispondenza, b. 3, fasc. Colosimo
  • Arch. di Stato di Catanzaro, Fondo Colosimo
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