Colucci, Vincenzo

Vincenzo Colucci [Gioiosa Jonica (Reggio Calabria), 12 ottobre 1846 – Bagni di Lucca (Lucca), 25 settembre 1918)

Nacque da Giovan Battista e Caterina Albanese, originaria di Cittanova e figlia del dottor Giuseppe, valente medico che si arruolò volontario nell’armata di Napoleone e fece parte del Consiglio del corpo medico dell’esercito francese. Anche Giovan Battista, medico pure lui e bravo poeta, fu un fervente patriota antiborbonico e prese parte ai moti del 1848. Arrestato il 6 aprile del 1850, dopo aver peregrinato per diverse carceri della Calabria, il 16 luglio 1851 venne tradotto in quello di Reggio dove otto mesi dopo morì di stenti e privazioni, prima ancora che venisse celebrato il processo a suo carico. La madre Caterina, che aveva da poco partorito l’ultima figlia, avuta notizia dell’arresto, pensò che il marito fosse stato ucciso e cadde in un grave stato di prostrazione che la portò a morte l’8 dicembre 1852, tre mesi prima del coniuge. I funerali della povera Caterina furono partecipati e solenni e, secondo la testimonianza di Felice Valentino che, inseguito dalla polizia, si era rifugiato a Cittanova in casa del dottore Giuseppe Raffaele Raso, furono una manifestazione antiborbonica che nessuno osò reprimere.
Rimasto orfano, il piccolo Vincenzo venne affidato al nonno materno, il quale ne curò l’educazione e l’istruzione chiamando come precettori due dotti sacerdoti e il prof. Domenico De Cristo, che gli impartì lezioni di greco, di filosofia e di storia. Morto il nonno nel 1861, passò sotto la tutela dello zio materno, l’avvocato Cesare Albanese, il quale continuò a seguire il percorso tracciato dal padre e completò l’educazione del nipote con gli stessi criteri. Nel 1864 fu mandato a studiare a Napoli dove frequentò il Liceo classico e nel luglio del 1867 conseguì la licenza liceale. S’iscrisse alla facoltà di Medicina, però l’anno dopo si trasferì a Bologna con l’intenzione di conseguire la laurea, ma attratto dalle lezioni del prof. Giovan Battista Ercolani, luminare della medicina veterinaria, da poco trasferitosi da Torino, e affascinato dal suo metodo, abbandonò gli studi di medicina e s’iscrisse alla Scuola di Veterinaria. Studiò con grande passione e con profitto tanto che in quattro anni ottenne la laurea con lode. Nel 1870, ancora studente, il prof. Ercolani lo nominò direttore di Anatomia e una volta laureato, nel marzo del 1872, lo volle come suo assistente alla cattedra di anatomia patologica.
In realtà, come aveva sempre assicurato allo zio Cesare, aveva intenzione di ritornare in Calabria per esercitare la professione di veterinario con lo scopo di giovare al miglioramento delle tecniche di allevamento del bestiame. Effettivamente rientrò a Cittanova ma le pressioni dei tanti amici e soprattutto del suo Maestro, lo convinsero a tornare a Bologna e nel 1880 gli venne conferito l’incarico di assistente di clinica. L’anno dopo il prof. Ercolani venne eletto deputato ed affidò al suo assistente la cattedra di anatomia, che gli venne confermata anche dopo la morte del Maestro, avvenuta nel 1883. 
Nel 1884 entrò a far parte della Regia Accademia delle Scienze e nel 1886 vinse il concorso presso l’Università di Parma che mantenne fino al 1893. In quello stesso anno accettò l’incarico di direttore del Macello di Messina e voci malevole insinuarono che l’avesse fatto perché gli garantiva una retribuzione più elevata, mentre la figlia Augusta, molti anni dopo, con una lettera alla rivista «L’Università italiana» smentì questa versione attribuendo la scelta ai forti dissidi che imperversavano in quella Università. 
Entrato a Parma con regolare concorso, si trovò a lottare con l’invidia e il mal animo di numerosi colleghi che cercarono con ogni mezzo di ostacolarlo sottraendogli materiali e finanziamenti per la ricerca scientifica. Nonostante tutto, nei sette anni in cui insegnò a Parma, portò a termine molte ricerche e avviò alcune sperimentazioni d’avanguardia riuscendo a pubblicare fino a due memorie all’anno, premiate tra l’altro per il loro valore e la loro originalità.
Nel 1894 ebbe l’incarico di direttore del Gabinetto di Patologia Generale e anatomia patologica zooiatrica presso la facoltà di Veterinaria dell’Università di Pisa e nel 1896 con la definitiva conferma nel ruolo tornò all’insegnamento e tenne la cattedra di Patologia Generale. 
Nel 1898 venne nominato componente del Consiglio provinciale di Sanità per la provincia di Pisa per il triennio 1898-1901 e riconfermato nel triennio successivo. 
Autore di decine di pubblicazioni scientifiche relative a studi e osservazioni, uomo di profonda cultura, di perfetta integrità di pensiero e di costumi, di indiscussa autorità, con i suoi studi sulle malattie degli animali domestici, con le sue ricerche per la migliore conservazione   e per il progresso del patrimonio zootecnico e con il suo insegnamento ha contribuito, svecchiando le strutture e rinnovando la metodologia, alla costruzione della moderna scuola veterinaria italiana. La sua produzione scientifica ebbe ampi riconoscimenti da parte di insigni studiosi sia in Italia che all’estero. Mantenne la direzione dell’Istituto pisano per vent’anni, praticamente fino alla conclusione della sua eminente carriera accademica e scientifica, che coincise con la sua morte.
Nella “sua” Cittanova è ricordato da una via a lui intestata e da una lapide apposta sulla facciata della sua casa dettata da Giuseppe Tarsitani e scoperta il 1° gennaio del 1925. (Antonio Orlando) @ ICSAIC 2021 – 5 

Nota bibliografica

  • Vincenzo De Cristo, Cittanova nei fasti del Risorgimento italiano dal 1799 al 1870, Tip. San Giuseppe, Messina 1913; 
  • Augusta Colucci, Ricordo di mio padre, «L’Università Italiana», II, 1918, p. 100;
  • Ettore Ravenna, L’opera scientifica di Vincenzo Colucci, «La clinica veterinaria», II, 1922;
  • Ugo Barpi, Vincenzo Colucci, in Vincenzo De Cristo (a cura di), Galleria degli uomini e delle donne illustri e benemeriti delle Calabrie, I, VI, Casa editrice A. Genovesi & Figli, Palmi 1926;
  • Arturo Zito de Leonardis, Cittanova di Curtuladi, Mit Edizioni, Cosenza 1986.
  • Ruggero Benassi, La storia della veterinaria, Federazione Nazionale Ordini Veterinari Italiani, Roma, luglio 2010;
  • Bruno Romboli, Giovanni Braca, La Scuola di patologia veterinaria pisana: da Gabinetto di Patologia generale ed anatomia patologia zooiatrica a Dipartimento di Patologia animale (1871-1995), in Atti del II convegno nazionale di Storia della Medicina veterinaria (Reggio Emilia, 25-26 marzo 1995), Brescia 2011. 
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