Cosenza, Giuseppe Francesco

Giuseppe Francesco Cosenza [Luzzi (Cosenza), 17 settembre 1846 – New York, 2 giugno 1922]

© di Tarcisio Pingitore
(riproduzione vietata)

Figlio primogenito del bracciante Raffaele e della contadina Carmela Santagata, ebbe due sorelle che morirono in tenera età, come i giovani genitori, nel corso degli anni Cinquanta dell’Ottocento. Di conseguenza, il piccolo Peppino, rimasto orfano di entrambi i genitori all’età di nove anni, andò a vivere in casa della nonna paterna Angela Colletta, che invano tentò di fargli imparare un mestiere prima al seguito di un sarto e poi presso un falegname. Nella bottega dell’ebanista, infatti, il ragazzo preferiva occupare il suo tempo ad abbozzare testine e figure di santi, rivelando precocemente uno straordinario talento artistico, che attirò l’attenzione e l’interesse del sacerdote Cesare Pellicorio. Questi, appassionato egli stesso di pittura, si interessò del giovane Cosenza tra la fine degli anni Cinquanta e gli inizi degli anni Sessanta dell’800, fornendogli i primi insegnamenti di disegno e pittura, oltre che della lingua italiana.
Nel 1865 si recò per la prima volta a Napoli dove, fin da subito, tentò di intraprendere gli studi al Reale Istituto di Belle Arti. Dopo circa sei mesi di permanenza, forse per mancanza di soldi, decise di rientrare a Luzzi ma con l’intenzione di tornare di nuovo nella città partenopea per riprendervi gli studi interrotti. Affinché potesse realizzare questa sua aspirazione, fece allora richiesta di un sussidio al Consiglio dell’Amministrazione Provinciale di Cosenza, la cui istanza gli venne però respinta nella seduta del 16 dicembre del 1865.
A Luzzi, nel frattempo, animato da tanta passione e volontà, nel corso dell’anno 1866 eseguì per il clero le opere raffiguranti San Francesco Saverio che confessa un negro (per la chiesa di San Giuseppe), Gesù Crocifisso e il San Pietro d’Alcantara in estasi (per la chiesa della Madonna della Cava). Altre opere, invece, gli furono richieste sia da don Ferdinando Vivacqua, sia da don Luigi Barberio, avvocato cosentino, che aveva sposato la luzzese Teresina Vivacqua, parente dello stesso benestante, don Ferdinando. 
Circa tre anni dopo, finalmente, nel gennaio del 1868, fortunatamente il Consiglio Provinciale concesse al giovane Cosenza il tanto atteso sussidio, ossia una “pensione” annua di 425 lire. Conseguentemente l’artista partì per Napoli nel mese di luglio dello stesso anno e prontamente iniziò il suo alunnato al Reale Istituto di Belle Arti, seguendo il corso di Disegno Elementare del maestro Giovanni Salomone, nella Scuola di Disegno e di Figura, che dal 1869 al 1875 fu diretta dal maestro Giuseppe Mancinelli. 
Nel mese di novembre del 1869 vinse un concorso, all’interno dell’Accademia, bandito dal Consiglio Provinciale cosentino, consistente in £.1000 annue per un triennio.
Sin dal 1870, sono anche noti gli stretti rapporti di amicizia che a Napoli l’artista intrattiene con Francesco Paolo Michetti. Sempre nei primissimi anni Settanta, inoltre, si innamora della giovane cantante lirica Emilia Contreras, originaria di Procida, che poi diventerà sua moglie nel 1876 e madre dei suoi quattro figli: Raffaele, Carmela, Mario e Giannina.
Nel suo paese natio l’artista ritornerà nell’estate del 1871 (pare, per l’ultima volta), con l’intento di effettuarvi studi dal vero ispirati all’ambiente locale, per fare poi ritorno a Napoli nel mese di dicembre.
A Napoli, nel 1872, fu presente per la prima volta all’annuale mostra della Società Promotrice di Belle Arti e partecipò anche al concorso governativo per il pensionato di Roma, classificandosi al quarto posto, dopo i tre vincitori. Deluso dall’esito del concorso, ricevette allora il conforto dal suo amico Michetti, che lo invitò a trascorrere con lui, in varie località in Abruzzo, un periodo di lavoro e di vacanza durante l’estate del 1873.
Nel corso della prima metà degli anni Settanta, Cosenza risulta essere tra i fautori della seconda fase di vita del sodalizio artistico della «Scuola di Resina», nel cui ambiente era stato introdotto, assieme all’amico Michetti, dal maestro Edoardo Dalbono. 
L’artista luzzese, a Napoli, si inserì nella compagine artistica più in auge della città, divenendo «uno dei protagonisti dell’epoca d’oro della scuola napoletana tra anni Settanta e Ottanta dell’Ottocento, grazie alla sperimentazione di una innovativa pittura di luce aggiornata a livello internazionale tramite l’esempio di Mariano Fortuny Marsal» (Berardi, 2011). Nel 1877 partecipò all’Esposizione Nazionale di Napoli con i due quadri di genere: Blitz imprudente e Piazza del Pendino, e in seguito esporrà varie volte alle Promotrici di Torino, Napoli, Genova, Firenze e alla mostra di Brera, a Milano, negli anni 1874 e nel 1885. 
Nella stessa città partenopea, dal 1878 al 1881 collaborò, come cronista-disegnatore, con l’importante giornale «L’Illustrazione Italiana», edito dai fratelli Treves di Milano. 
Durante la sua attività di pittore a Napoli, l’artista dipinse soprattutto marine, sia con scene di pescatori che con passeggiate in barca sul mare o anche soggetti tipicamente balneari, animati da sensuali bagnanti che prendono il sole sulla spiaggia di Mergellina. Sempre a Napoli, nel 1883 firmò un contratto scritto con i fratelli Buonoconto, nei confronti dei quali si impegnò a realizzare 210 dipinti di piccolo formato, dal mese di settembre 1883 al 15 novembre 1884. Per la vendita di queste opere, dal cui ricavato i fratelli Buonoconto avrebbero dovuto riscuotere dal Cosenza il doppio della somma versatagli prima, l’artista si recò in varie città italiane, in alcune capitali europee e poi in America. Nel mese di maggio giunse a Londra, dove le sue opere suscitarono l’interesse di vari collezionisti e mercanti d’arte e dove barattò anche quattro opere con il letterato e artista John Ruskin. Nell’ottobre del 1886, da Londra, partì poi per l’America, con destinazione New York, sia per far conoscere e vendere le sue opere sia per accompagnare la moglie che, in veste di cantante lirica, doveva intraprendere una tournée, per un anno nel Nuovo Continente, al seguito della «Compagnia Grande Opera Italiana» diretta da Angelo Iacchia. 
Ma, i due coniugi, trascorso un anno (alla fine dei loro impegni contrattuali) avendo ritenuto, evidentemente, che a New York, avrebbero potuto più facilmente vedere realizzate le loro aspirazioni di artisti, presero la decisione di rimanervi in via definitiva. Da New York, nel 1888, l’artista parteciperà con 13 opere, per lo più soggetti di marine, alla grande esposizione italiana a Londra; e due anni dopo, fu nominato professore onorario di Pittura del Reale Istituto di Belle Arti di Napoli, su proposta del suo vecchio maestro Vincenzo Marinelli. Da New York, nel 1893, si recò a Chicago, dove prese parte all’Esposizione Universale di Chicago (World’s Columbian Exposition), in veste di membro della giuria del Dipartimento «Fine Arts», sezione italiana.
Nel corso degli anni Novanta continuò a dipingere assiduamente, realizzando soprattutto acquarelli e disegni, anche a scopo pubblicitario, assieme a una serie di miniature.
L’ultima produzione di opere, legata al periodo americano, invece, fa registrare un’inversione di rotta nella pittura dell’artista, nel senso che sfocia dal Realismo al Simbolismo, tendente al Liberty. 
A cominciare dai primi anni della sua permanenza a Napoli, si cimentò anche in vari ambiti letterari, come conferma la sua raccolta di poesie dal titolo Ore della vita/Versi segreti e rime. Così pure dicasi per l’inedita raccolta di pensieri dal titolo Germogli di loto/Massime, Avvisi e Parabole. Scrisse anche libretti musicali per la grande opera lirica, fra i quali il libretto-poesia, scritto in 4 atti, Inda/Adoratori del fuoco e quello col titolo La rosa di Sennaar, scritto nel 1892. (Tarcisio Pingitore) © ICSAIC 2020

Nota bibliografica essenziale

  • Costantino Abbatecola, Guida e critica dell’Esposizione Nazionale di Belle Arti di Napoli del 1877, Tipografia L. Gargiulo, Napoli 1877, p. 280. 
  • Rosario Caputo, Giuseppe Cosenza, in La Scuola di Resina nell’Ottocento napoletano, Grimaldi & C. Editori, Napoli, 2013, pp. 140-143.
  • Angelo De Gubernatis, Cosenza Giuseppe, in Dizionario degli artisti italiani viventi, Gonnelli Editore, Firenze 1889, p. 145.
  • Maria Della Rocca, Giuseppe Cosenza, in L’Arte moderna in Italia/Studi, biografie e schizzi, Editori Treves, Milano,1883, pp. 217-219.
  • Enrico Giannelli, Giuseppe Cosenza, in Artisti napoletani viventi, Tipografia Melfi e Joele, Napoli 1916, pp. 164-165.
  • Gianluca Berardi,  comunicazione scritta inviata, tramite e-mail, da Roma, il 18 giugno 2011, in «Archivio “Giuseppe Cosenza”, Tarcisio Pingitore, Luzzi (CS)».
  • Enzo Le Pera, Giuseppe Cosenza, in Arte in Calabria tra Otto e Novecento, Rubbettino, Soveria Mannelli 2001, pp. 60-63. 
  • Tarcisio Pingitore, Giuseppe Cosenza (1846-1922). Disegnatore a Napoli per “L’Illustrazione Italiana”, dal 1878 al 1881, Edizioni Pubblisfera, San Giovanni in Fiore (Cosenza) 2005.
  • Tarcisio Pingitore, Giuseppe Cosenza (1846-1922)/ Il pensiero dipinto dal Realismo al Simbolismo, Edizioni Pubblisfera, San Giovanni in Fiore (Cosenza) 2014.
  • Tonino Sicoli, Quegli idilli sul mare, “il Quotidiano”, 23 agosto 2009, pp.18-19
  • Emilio Treves, Due quadri di marine, “L’Illustrazione Italiana”, 2° semestre, Fratelli Treves, Milano 1880, pp. 182, 184.
  • Isabella Valente, Giuseppe Cosenza, in Le forme del reale/Il naturalismo e l’immaginario  storico ed esotico nella pittura napoletana del secondo Ottocento, in F. C. Greco, M, Picone Pretrusa, I. Valente, La pittura napoletana dell’Ottocento  (a cura di F. C. Greco), Pironti, Napoli 1993, pp. 53, 55, 70, 111, 112.
RSS
Twitter
Visit Us
Follow Me
YouTube
Instagram