Cristiani, Antonio

Antonio Cristiani [Maida (Catanzaro), 24 febbraio 1894 – Parigi, 29 agosto 1986] 

Era il primo di sette figli, nato da Francesco e da Maria Talese (zia dello scrittore Gay Talese), entrambi di Maida. Suo padre, sarto, era stato più volte in Argentina, dove aveva appreso il metodo di taglio «Darroux». Aveva ereditato dal padre la passione per il mestiere. A soli quattordici anni, in occasione della fugace visita del Re Vittorio Emanuele III a Maida dopo il terremoto del 1908, osò spedire per posta al sovrano un suo «tracciato di taglio» col disegno di un vestito. Il plico venne «attenzionato» e i Carabinieri avvisarono il padre del ragazzo che diede al figlio due sonori ceffoni. L’episodio lasciò il segno di una inquieta adolescenza foriera di un futuro costruito, passo dopo passo, con intelligenza creativa, con fantasia, ma con i piedi per terra e con risultati di vera eccellenza. Infatti, da adulto, ebbe modo di incontrare di persona il Re e tanti altri Capi di Stato. 
All’età di 16 anni, fu mandato dal padre a Napoli per perfezionarsi nel mestiere. Ma nel 1911, a diciassette anni, il giovane che aveva «riscoperto» una nuova edizione del libro di Darroux, all’insaputa dei genitori si imbarcò come clandestino su una nave diretta a Marsiglia per poi raggiungere Parigi. Aveva il “sogno” di frequentare la scuola Darroux, una scuola serale che consentiva agli studenti di lavorare durante il giorno per guadagnarsi di che vivere. Era il più giovane studente della scuola. I suoi colleghi avevano dai 25 ai 50 anni. Conseguì brillantemente diversi diplomi e si perfezionò lavorando presso le più note sartorie parigine. Nella sua ascesa ai vertici dell’arte sartoriale c’è un libro “galeotto” e tanta voglia di studiare e di lavorare per conquistare, prima di tutto, la credibilità. La credibilità fondata sul lavoro secondo il tipico “schema” del «lavoro che nobilita», come accade per tutti i migranti, specialmente quelli italiani sparsi in tutto il Pianeta. D’altronde, il binomio, studio e lavoro, è la chiave del successo di un migrante che deve studiare e imparare tutto, compresa la lingua di un Paese straniero.
Nel 1914, allo scoppio della prima guerra mondiale, fu richiamato in Italia. Arruolato nel 48° Reggimento di Fanteria, partecipò alle operazioni di guerra sul Carso. In seguito, grazie alla sua conoscenza del francese, fece parte delle truppe franco-italiane a Verdun e Argonnes. Nel 1918, ritornata la pace, rientrò in Francia dove riprese con rara maestria il suo posto di tagliatore e fece parte dell’associazione sarti italiani a Parigi. Creò una sua scuola di taglio e, nel 1923, venne eletto Presidente delle Associazioni economiche italiane in Francia. In tale veste guidò una delegazione ricevuta dal Re d’Italia a San Rossore. 
Tornò in Calabria nel 1925 e a Bovalino sposò Adelina Savo. Dal loro matrimonio, nacquero tre figli, tutti a Parigi: Francis, Christian e Maria Roma
Due anni dopo organizzò iniziative rivolte a consolidare l’amicizia Francia-Italia e, tra l’altro, un incontro di artigiani francesi e italiani col Ministro delle Corporazioni Bottai.
Nel 1931 venne chiamato a far parte della Commissione dell’Alta Moda francese e partecipò attivamente a diverse esposizioni internazionali. Tutti i commissari furono propostidall’organizzatore, il Maresciallo Lyautey, per il conferimento della Legion d’onore, ad eccezione di Cristiani perché privo della nazionalità francese. Innanzi a questo “impedimento”, fece presente come avesse fatto per la Francia, battendosi a Verdun e Argonnes, quello che avevano fatto i francesi. E specificò che se avesse rinunciato alla nazionalità italiana, per prendere quella francese, sarebbe diventato un cattivo italiano. E un cattivo italiano non poteva certamente diventare un buon francese. Questi argomenti, sostenuti con orgoglio patriottico, ebbero il successo comprovato dal fatto che, con un ritardo di qualche mese rispetto ai suoi colleghi della Commissione, Antonio fu insignito dell’onorificenza di Cavaliere dell’Ordine della Legion d’onore.
Le questioni sulla nazionalità di un migrante, così come da lui poste, corrispondevano (e corrispondono sempre) alle scelte tipiche del sano orgoglio dei migranti intenzionati a non cancellare, ma a mantenere viva e visibile l’appartenenza alla cultura e alla patria di origine. Di ciò è testimonianza, tra l’altro, il fatto che alla figlia, nata a Parigi nel giorno in cui si celebra la nascita di Roma, 21 aprile (1930), impose il nome di Maria (come sua madre) e Roma, come secondo nome, per perpetuare l’amore per l’Italia.
Nel 1945, dopo la seconda guerra mondiale, i rapporti italo-francesi erano pessimi. E ciò è del tutto comprensibile a causa della guerra mondiale di aggressione messa in atto dal nazifascismo contro la Francia. Cristiani, forte della credibilità del suo passato di ex combattente nella prima guerra mondiale e delle buone relazioni che aveva intessuto sin dal 1918, contribuì a ristabilire buoni rapporti fra italiani e francesi. Un episodio di questo impegno comprende la vicenda relativa alla diceria, una tipica “fake news” della propaganda nazista, secondo cui nel 1940 i profughi civili, mentre tentavano di scappare verso la Loira, sarebbero stati vilmente mitragliati da aerei italiani. Attraverso ricerche documentali Cristiani riuscì a dimostrare come le voci fossero infondate. La vicenda ebbe echi nei giornali e testimonianze autorevoli, tra le quali quelle di Pompidou a sostegno della verità storica divulgata da Cristiani.
Svolse una intensa attività nell’associazionismo degli ex combattenti italiani presenti in Francia e, da Presidente della stessa Associazione, si fece promotore di iniziative a favore della pace, dell’unità europea e del disarmo. Infatti è stato fra i fondatori e vice presidente del CEAC – Confederazione Europea degli ex Combattenti che sono stati fra i sostenitori più convinti e convincenti delle idee unificanti di una Europa senza più guerre. È stato uno degli autorevoli promotori di iniziative di pace a livello nazionale, a livello europeo e in una dimensione mondiale, com’è il caso, solo per fare un esempio, del famoso convegno di Cassino del maggio del 1960 nel quale gli esponenti dei rappresentanti delle associazioni degli ex combattenti provenienti da tutto il Pianeta si incontrarono, ancorché fra ex nemici, per sostenere la necessità di una pace duratura ed effettiva. Ha fatto parte delle autorità chiamate a Roma per le celebrazioni del 4 novembre e ricevute al Quirinale. È stato invitato più volte ufficialmente da De Gaulle alla cerimonia della commemorazione della vittoria dell’11 novembre presso l’Arco di Trionfo. Ha presenziato alla cerimonia per il traforo del Monte Bianco su invito del Presidente della Repubblica Giuseppe Saragat, che egli conosceva fin dall’epoca del fascismo quando Saragat era stato in esilio in Francia.
Nell’archivio privato del figlio Francis sono custoditi importanti disegni e modelli dell’arte sartoriale; articoli di giornali riguardanti impegni professionali; documenti sulle iniziative europee e internazionali a favore della pace; lettere scambiate con autorità di varie nazionalità; numerose fotografie di personalità che hanno frequentato l’Atelier di Rue de La Paix: dalle grandi star del cinema e dello spettacolo, da Ministri e finanche da altezze reali, com’è il caso del Re dell’Arabia Saudita e dell’Emiro del Kuwait. Basta fare alcuni nomi del cinema per comprendere la dimensione internazionale della sua fama: Gregory Peck, Gary Cooper, Silvana Mangano, Fernandel, Ingrid Bergman, Marcello Mastroianni, etc. Era denominato “il sarto dei Re e delle stars”.
Anche nella letteratura è rimasta traccia della sua notorietà, com’è il caso dello scrittore Roland Dorgelès de l’Accadémie Goncourt, che fa dire a un personaggio di un suo romanzo di essere veramente elegante perché vestiva «Chez Cristiani, a rue de la paix, le meilleur!».
È stato, insomma, un grande sarto che, col suo lavoro e col suo ingegno, ha raggiunto l’apice del successo nell’alta moda dentro e fuori i confini della Francia.
Le sue molteplici e numerose esperienze sono state, sotto alcuni aspetti, anticipatrici di una “cittadinanza europea” e oggetto di significativi riconoscimenti e di onorificenze conferite, queste ultime, da tre Paesi europei: Italia, Francia e Germania: Médaille Militaire d’honneur en argent avec glaives (1920); Cavaliere della Corona d’Italia, 1929; Chevalier de la Légion d’honneur (1931);Cavaliere ufficiale della Corona d’Italia (1932); Commendatore della Corona d’Italia (1937);Cavaliere della Repubblica Italiana (1949); Cavaliere Ufficiale Repubblica Italiana (1957); Officier de la Légion d’Honneur (1962); Commendatore Repubblica Italiana (1969); Commandeur de la Légion d’Honneur (1970); Grande Ufficiale della Repubblica Italiana (1974); Cavaliere di gran Croce della Repubblica Italiana (1975); Ufficiale al merito della Repubblica della Germania (1977).
È morto all’età di 92 anni e riposa nel Cimetière des Battignolles di Parigi. (Antonio Pileggi) © ICSAIC 2021 – 01

Nota bibliografica

  • Roland Dorgelès, A Bas l’Argent!, Éditions Albin Michel, Parigi 1965;
  • Emanuela Andreoni, Consacrata in un romanzo la fama di Antonio Cristiani, il celebre “tailleur” calabrese ha avuto una significativa citazione in un’opera dell’accademico Roland Dorgelés, «Il Tempo», 25 ottobre 1966;
  • Ex-nemici sullo stesso suolo. È partita da Parigi l’iniziativa della pace, «Giornale d’Italia», 26 aprile 1960;
  • Gay Talese, Ai figli dei figli, Rizzoli, Milano 1992.
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