Crupi, Pasquino

Pasquino Crupi [Bova Marina (Reggio Calabria), 24 marzo 1940 – 19 agosto 2013]  

Nacque in una famiglia povera, ultimo di nove figli, da Vincenzo e da Isodiana Palamara. Il padre, carraio, anarchico e antifascista, lo mantenne agli studi così come gli altri figli. Crebbe nell’emulazione dei fratelli maggiori, soprattutto di Giovanni, il secondogenito, professore dell’Università di Messina e preside della Facoltà di ingegneria dello stesso ateneo. Giovanissimo, avvertì con grande sensibilità le contraddizioni e le disuguaglianze sociali e nello stesso tempo, il bisogno di ergersi a paladino dei diritti delle classi subalterne. Dopo il diploma di maturità conseguito a Reggio Calabria si iscrisse alla Facoltà di lettere dell’Università di Messina dove si laureò. Insegnò nelle scuole superiori della provincia e, successivamente, nell’Università per stranieri «Dante Alighieri» di Reggio Calabria dove ricoprì la carica di prorettore.
Nel 1968 sposò Rosaria Tripepi ed ebbe due figli,  Isodiana e Vincenzo.
Credette nei valori e negli ideali del Socialismo e già adolescente si batté per la loro realizzazione. «Io sono un animale politico di stampo massimalista – scrisse in una sua breve ma densa autobiografia – mia madre mi generò, la politica mi prese subito».  Esordì in un pubblico comizio a 18 anni nel piccolo paese di Pietrapennata di Palizzi e da allora, senza soluzione di continuità, nelle piazze delle città della Calabria e nei convegni, prestò la sua voce alla causa della democrazia, della giustizia sociale e del meridionalismo. Ebbe, per dono naturale, la parola facile e l’articolato linguaggio di un visionario, e di questa dote fece uno dei suoi maggiori punti di forza. Fu sindaco di Bova Marina dal 1984 al 1987, assessore, consigliere comunale e presidente dell’Usl di Melito Porto Salvo. Dalla giunta regionale di centro destra eletta nel 2000 ebbe l’incarico di presidente dell’Arecu (Agenzia regionale per la Cultura).    
Dal 1953 militò nel Pci e frequentò  l’Istituto di studi comunisti  conosciuto come Scuola delle Frattocchie. Refrattario a ogni disciplina di partito, esercitò il diritto di critica e l’autonomia di pensiero e, nel 1971, per dissenso ideologico, fu radiato dal Pci. Nel 1972 passò nelle file del Psi assumendo incarichi dirigenziali a carattere provinciale, regionale e nazionale. Manciniano dalla prima ora, amava ripetere di «non essere mai stato dalle parti di Milano né dalle parti di Craxi». Nel 1994 si separò dai compagni socialisti e fu candidato alla Camera dei deputati nel Movimento Meridionale. Il 1995 è l’anno della candidatura alla presidenza della Giunta regionale nel Partito della Rifondazione Comunista. Entrò poi nelle fila dei Comunisti Italiani, mantenendo comunque spazi di libertà di pensiero di parola e di critica. 
Esercitò il giornalismo da opinionista, da critico letterario e da direttore di testata senza mai dismettere l’abito del polemista corrosivo, spesso irriverente nei confronti dei poteri e dei potenti. «L’intellettuale deve stare all’opposizione – diceva – e non serve messa». Esordì diciottenne su «l’Unità» e scrisse articoli su «Rinascita», la rivista politico-culturale del Pci; su «Riforma della scuola» di Lucio Lombardo Radice, su «Cinema Nuovo» di Guido Aristarco e, non ancora ventenne, su «Umanità Nova», rivista anarchica fondata da Errico Malatesta nel 1920. Come per molti altri giornalisti calabresi, la sua formazione avviene però sul «Gazzettino del Jonio» settimanale fondato nel 1953 da Nicola Primerano e Nicola Zitara e diretto da Titta Foti fino al 1976. 
Nel 1974, per incarico di Giacomo Mancini, assunse la direzione del settimanale «Calabria Oggi», collaborò a «Chiarezza» di Luigi Gullo, a «Calabria», rivista mensile del Consiglio regionale, e ai quotidiani «Il Giornale di Calabria», «Gazzetta del Sud», «Oggi Sud», «Il Garantista», «Calabria Ora» su cui tenne la rubrica Luna rossa. Assunse infine la direzione del periodico d’informazione, attualità e cultura «La Riviera» e la mantenne fino a pochi giorni dalla sua scomparsa. 
Severo e acuto cultore di studi letterari, rifuggiva da ogni forma di lirismo, dalla letteratura evocativa, dalla «pagina bella» che si risolve nell’esercizio stilistico, nella parola e sulla parola. Al realismo magico di Alvaro preferiva e opponeva il realismo operativo di Saverio Strati, la letteratura di denuncia  che nasce dall’attrito con la realtà in cui si depositano i fatti della vita reale.
La dottrina marxista costituì, per lui, la chiave di lettura dei meccanismi sociali, ma anche il pensiero guida per l’interpretazione e l’analisi sociologica della letteratura.
Diresse una collana di Classici calabresi, ma l’opera fondamentale restano i quattro volumi di Storia della letteratura calabrese in cui, con scrupolo documentaristico e piglio critico di stampo sociologico, esaminando autori e testi, dimostra la grande ricchezza culturale della Calabria, documenta la presenza degli intellettuali calabresi nei grandi movimenti culturali a partire dal medioevo e fino a tutto il Novecento, e registra il contributo che, con le loro opere, nel corso dei secoli hanno dato alla cultura nazionale ed europea. All’edizione maior, seguirono altre edizioni, calibrate per gli scolari, per gli studenti delle scuole medie, per gli stranieri frequentanti i corsi universitari, per gl’insegnanti d’italiano all’estero, e per i calabresi all’estero. 
Tuttavia non amava essere considerato un letterato, e rivendicava per sé la definizione di «meridionalista senza conversione». Avvertì l’impegno per la causa del mezzogiorno come una missione, andando instancabilmente su e giù per la Calabria parlando nelle piazze, nelle scuole, nei convegni e partecipando ai dibattiti.
Studiò con acume il fenomeno migratorio a cui dedicò studi fondamentali e rievocò le lotte contadine per le terre demaniali nel Marchesato di Crotone conclusesi con un eccidio avvenuto a Fragalà, il 29 ottobre 1949. 
Prese posizione anche di fronte a fatti di cronaca che sconvolsero l’opinione pubblica, come l’omicidio del presidente delle Ferrovie dello Stato, Ludovico Ligato avvenuto nel 1989 a Reggio, e l’uccisione da parte dei carabinieri, di quattro giovani calabresi sospettati di programmare un sequestro di persona dalle parti di Luino nel 1990. L’ultima sua opera, La questione meridionale al tempo della diffamazione calcolata del Sud (2013) costituisce una panoramica del pensiero dei grandi meridionalisti e offre un quadro storico complessivo del problema.
Fece professione di ateismo, ma, a suo modo, fu uomo religiosissimo e devoto alla Madonna di Polsi. Conobbe, frequentò ed ebbe dimestichezza amicale con eminenti sacerdoti con i quali affrontò problemi spirituali e teologici; tra questi, il mariologo padre Stefano de Fiores e soprattutto il padre Superiore del Santuario di Polsi, don Giosofatto Trimboli. 
La sua scomparsa, a 73 anni, ha destato cordoglio unanime sincera costernazione in tutta la regione, e anche tra i suoi storici avversari politici. La città di Reggio ha intestato a suo nome il Palazzo della Cultura, l’Università per Stranieri la biblioteca.

Opere

  • Mario La Cava, Pellegrini, Cosenza 1968;
  • Saverio Strati e la letteratura d’invenzione sociale, Qualecultura, Vibo Valentia 1971;
  • La Bibbia dei poveri (con Carmelo Filocamo), D’Anna, Firenze 1971;
  • La letteratura calabrese contemporanea, D’Anna, Firenze 1972;
  • Storia tascabile della letteratura calabrese, Pellegrini, Cosenza 1972;
  • La mala terra, D’Anna, Firenze 1974;
  • Francesco Perri, Calabria Oggi, Reggio Calabria 1975;
  • Maramao perché sei morto, Pellegrini, Cosenza 1976;
  • La letteratura nello stato d’assedio. Scrittori e popolo nel Mezzogiorno, Longo, Ravenna 1977;
  • La Repubblica rossa di Caulonia: una rivoluzione tradita?, Casa del libro, Reggio Calabria 1977;
  • Letteratura ed emigrazione, Casa del Libro, Reggio Calabria 1979;
  • Un popolo in fuga. Viaggi letterari tra gli emigrati d’Italia, del Mezzogiorno, della Calabria, Pellegrini, Cosenza 1982;
  • Roghudi. Un’isola grecanica asportata, Pellegrini, Cosenza 1982;
  • Processo a mezzo stampa. Il 7 aprile, Com 2, Venezia 1982;
  • L’uomo la donna e il letterato. Saggio sulla condizione femminile nella Calabria del 900, Pellegrini, Cosenza 1984;
  • Stragi di stato nel Mezzogiorno contadino, Pellegrini, Cosenza 1985;
  • Il giallo colore del sangue di Luino, Calabria Oggi, Reggio Calabria 1990;
  • L’anomalia selvaggia. Camorra, mafia, picciotteria e ’ndrangheta nella letteratura calabrese del Novecento,Sellerio, Palermo, 1993;
  • Lodovico Ligato. Balla con i lupi – Ammazzato come un cane, Periferia, Cosenza 1993;
  • Storia della letteratura calabrese. Autori e testi, 4 voll., Periferia, Cosenza 1993-1997;
  • La tonnellata umana. L’emigrazione calabrese 1870-1980, Barbaro Edizioni, Oppido Mamertina 1995;
  • Il Patisso (racconti), Virgiglio, Rosarno 1995;
  • Rossi di sera, (romanzo), Studio Giovanni Morabito, Reggio Calabria 1995;
  • La Madonna di Polsi nella letteratura calabrese del Novecento, Grafica Enotria, Reggio Calabria 1996;
  • I fatti di Melissa. Il Sud tra svolta e tramonto (con Visconte Frontera), Falzea, Reggio Calabria 1999;
  • La letteratura calabrese raccontata ai calabresi all’estero, Lineaerre, Reggio Calabria 1999;
  • La letteratura calabrese raccontata ai ragazzi, Kaleidon, Reggio Calabria 2000;
  • Sommario di Storia della letteratura calabrese per insegnanti di lingua italiana all’estero, 2 voll., International A/M, Reggio Calabria 2002;
  • Benedetto Croce e glia studi di letteratura calabrese, Pellegrini, Cosenza 2003;
  • Il paesaggio storico calabrese nei testi letterari dell’Ottocento e Novecento, Città del Sole, Reggio Calabria 2007;
  • Natale. Scendendo dalle stelle con i poeti del popolo, Città del Sole, Reggio Calabria 2007;
  • Il genio dei calabresi. Atlante culturale della CalabriaCittà del Sole, Reggio Calabria 2007;
  • La letteratura calabrese per la scuola media, 3. voll., Pellegrini, Cosenza 2009;
  • Sfruttati e sfrattati. L’Unità d’Italia vista dai magni spiriti del meridionalismo, Pellegrini, Cosenza 2010;
  • La ’ndrangheta nella letteratura calabrese, Pellegrini, Cosenza 2010;
  • Lezioni di letteratura calabrese dalle origini ai nostri giorni, Pellegrini, Cosenza 2011;
  • La questione meridionale ai tempi della diffamazione calcolata, Ferrari, Rossano Calabro 2013.

Nota bibliografica

  • Filippo Violi, Storia e Letteratura Greca di Calabria, Rexodes Magna Grecia, Reggio Calabria, 2000;
  • Santino Salerno (a cura di), Un gambero rosso. Nota autobiografica di un meridionalista senza conversione, Citta del Sole, Reggio Calabria 2014;
  • Santino Salerno, (a cura di), Scritti sparsi di un meridionalista critico militante, Città del Sole, Reggio Calabria 2016.
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